ORIGINI VILLANOVIANO-ETRUSCHE – TEORIE

TARQUINIA “TOMBA DELLE LEONESSE”: DUE PANTERE AFFRONTATE. PERCHE’ LE STESSE SONO RAFFIGURATE AFFRONTATE? E’ UNA QUESTIONE DI SIMMETRIA? INOLTRE, QUALE SIGNIFICATO SIMBOLICO SI PUO’ DARE A TALI RAPPRESENTAZIONI? RISPOSTA AD UNA MIA LETTRICE

TARQUINIA “TOMBA DELLE LEONESSE”: DUE PANTERE AFFRONTATE. PERCHE’ LE STESSE SONO RAFFIGURATE AFFRONTATE? E’ UNA QUESTIONE DI SIMMETRIA? INOLTRE, QUALE SIGNIFICATO SIMBOLICO SI PUO’ DARE A TALI RAPPRESENTAZIONI? RISPOSTA AD UNA MIA LETTRICEtomba delle leonesse

PANTERE CON FRECCE

Rispondo volentieri ad un quesito che mi ha posto la lettrice Rossella Sala:
Buonasera ho letto con interesse i suoi libri e le scrivo per avere un suo parere.Torno da un viaggio a Tarquinia dove ho potuto finalmente visitare le tombe dipinte all’interno delle quali spesso appaiono nel frontone dell’affresco coppie di animali contrapposti (per esempio tomba dei leopardi); la guida a cui ho rivolto la domanda sul significato simbolico di essi mi rispose che non ce n’era nessuno specifico e che gli animali erano contrapposti per questioni di simmetria nel dipinto.
Puo’ dirmi se anche lei è dello stesso parere oppure se si puo’ dare a questo tipo di rappresentazioni un significato simbolico e quale?


Gent.ma Rossella,
Devo fare un “errata corrige” su quanto scritto da me nell’articolo: “Tarquinia – Tomba dei leoni (rossi) – Perché i leoni sono raporesentati affrontati?”, pubblicato su questo Blog ieri 15 maggio 2018. Purtroppo mi ha tratto in inganno il fatto che a Tarquinia ci siano due tombe con i leoni: una, la “Tomba delle leonesse” (che in realtà sono delle pantere femmine) e l’altra detta dei “leoni rossi”.

Ovviamente per quanto riguarda la domanda di fondo, da Lei posta, nella quale chiedeva la ragione per la quale le ‘leonesse’ (in realtà pantere) , fossero state rappresentate ‘affrontate’ e non, per esempio, tutte e due rivolte verso destra o sinistra. Come ho avuto modo di accennare nell’articolo suddetto le belve (pantere, dette ‘leonesse”) sono raffigurate entro un echino, che ha la forma di triangolo, ed è la parte sommitale di un edificio, mi modo particolare di un tempio (in questo caso di una tomba nobiliare). Essendo tale triangolo più alto nella parte centrale e rastremato agli angoli della base, il pittore ha dovuto tener conto di questa particolarità geometrica e, cioè, che la parte anteriore dell’animale è più alta della parte posteriore e degrada in altezza fino ad arrivare alla coda. Tenendo conto di questo fattore, il pittore, giocoforza, ha dovuto rappresentare le due fiere affrontate, in modo tale che le parti anatomiche più alte degli animali convergessero al centro del triangolo (punto più alto). Solo in questa posizione, affrontata, le due ‘leonesse’ (pantere), formano, esse stesse, un triangolo dentro al triangolo. Questa è la mia risposta alla sua domanda centrale.

E’ quindi una questione di simmetria, come giustamente ha detto la Guida turistica, ma, soprattutto, è una questione di utilizzazione razionale dello spazio compreso nel triangolo dell’echino all’interno della tomba.
Per quanto riguarda il significato simbolico che si può dare a questo tipo di rappresentazioni, dobbiamo tener conto che la pantera è un animale, secondo la mitologia (indipendentemente dalla sua ferocia),  avido di vino, e appartiene al seguito di Dionisio, dio dell’ebbrezza,  e,  di Afrodite dea dell’amore. Siccome, in generale, gli affreschi delle tombe (che io conosco) di Tarquinia hanno un filo conduttore, un racconto di vita o mitologico, una specie di allegoria (come potrebbe essere, nel Rinascimento, vedi i cicli dei dipinti: l’ “Allegoria della Primavera”, o quella della “Nascita di Venere” – Botticelli – Firenze – Galleria degli Uffizi – ). Anche questa ‘allegoria’ (*) (cioè il racconto che si ’snoda nella tomba) vuole essere un tributo o meglio, è un trionfo alla bevanda preferita degli etruschi: il vino che è causa di ebbrezza, vita spensierata caratterizzata da frastuono e balli sfrenati dionisiaci o bacchici (Dioniso per i greci, Bacco per gli etruschi)
Mi voglia scusare, gentile Lettrice, ma questa commistione fra “leonesse” (che sono pantere) e “leoni rossi” mi ha tratto in inganno. Spero, comunque, di avere esaudito la sua richiesta in maniera soddisfacente.
Paolo Campidori, Copyright
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(*) Non si può parlare più di solo simbolismo, ma anche di allegoria mitologica

LA STRADA VILLANOVIANO-ETRUSCA DA FIESOLE (E FIRENZE) VERSO IL MUGELLO

LA STRADA VILLANOVIANO-ETRUSCA DA FIESOLE (E FIRENZE) VERSO IL MUGELLO

Veduta di Montesenario dal Tempio arcaico di Fiesole

Foto n. 1 – Fiesole Scavi etruschi. Il tempio arcaico etrusco (circa VII-VI sec. a.C) con la facciata rivolta verso Est. Sullo sfondo, in direzione Nord, indicato dalla freccia rossa, è ben visibile, a occhio nudo, il  Monte Senario, dove, recentemente, ho ritrovato e identificato un tempio megalitico e altre ‘risultanze’ di epoca proto-villanoviana e villanoviana, etrusca e romana. La strada villanoviano-etrusca lambiva la vetta del Monte Senario e proseguiva in direzione Nord, verso il Mugello, come indicato nella foto n. 2
Noi abbiamo sempre pensato (con le dovute eccezioni) che gli Etruschi venissero dall’Ovest, per capirci dalle ‘Maremme’ (come le definiva l’archeologo Giulio Lensi Orandi) e, durante un arco di tempo molto lungo, si siano spostate verso l’Emilia e la Romagna ed ivi si siano stabilite. Non sempre le ‘testimonianze’ archeologiche, storiche, etc. ci confermano questa ‘migrazione dall’Ovest verso l’Est. Talvolta è. anzi, il contrario (vedasi il ritrovamento, ad esempio, del tempio Megalitico di Montesenario che farebbe pensare ad una ‘migrazione’ in senso opposto, cioè dal Nord verso Sud).

Foto 2-3-4 – Il tempio megalitico II Millennio a.C da me identificato sulle falde del Monte Senario (lato Polcanto), in parte distrutto (forse in epoca celtica o romana) con i disegni antropomorfi che ho ritrovato all’interno della ‘cella’ posta al limite di un lungo ambulacro. I disegni raffigurano ‘oranti’ inginocchiati davanti al simbolo del dio Sole (un puntino con otto raggi intorno)

Siamo nel campo delle ipotesi ed è difficile avallare questa o quella teoria. Sembrerebbe certo è che le popolazioni Villanoviane, Protovillanoviane e Neolitiche, abbiano i seguito un percorso, nelle loro ‘migrazioni’ (ovviamente in un lungo arco di tempo), da Nord verso sud (per capirci, dall’Emilia Romagna alla Toscana); mentre, sembrerebbe, che le ‘migrazioni’ etrusche (a partire da circa il VII sec. a.C) abbiano seguito l’itinerario inverso (cioè dalle Maremme all’Emilia Romagna).

Copia di Cartina Mugello part

Foto n. 5 – La pianta del Vicariato di Scarperia (sec. XVII, Archivio di Stato di Firenze) ci mostra, con due frecce rosse, quale doveva essere, in linea di massima (non particolareggiato) il percorso della strada villanoviano-etrusca da e verso il Mugello e l’Emilia Romagna

A parte queste ipotesi, resta invece la realtà dei fatti e cioè i percorsi stradali, gli idronimi, i toponimi, etc. . Una strada villanoviano-etrusca (e forse anche precedente) doveva, per forza di cose, congiungere Fiesole (e Firenze) con il Mugello, oltrepassando il crinale di Montesenario (dove si trova un tempio megalitico da me scoperto e identificato). Un primo percorso, di crinale o di mezza costa univa due punti-chiave: Fiesole (e Firenze) (1)-Montesenario, questo sarebbe documentato da una epigrafe o pietra miliare (sempre da me ritrovata) in cui si legge in lingua etrusca sinistrorsa “FISL IX”, cioè “per Fiesole IX”.

SECONDA EPIGRAFE FIPSL IX

Foto n.6 – Questa è la seconda epigrafe etrusca da me ritrovata a Montesenario. Come si può ben vedere la scritta è stata (volutamente e in epoca imprecisata, forse romana) corretta e abrasa per cancellare il ricordo di passate civiltà che abitavano questi territori. La scritta, tuttavia è ancora ben leggibile FISL IX

L’altro tratto di strada villanoviano etrusca avrebbe unito il “monte sacro” (Monte Senario, sede di tempio solare megalitico)  con il Mugello giungendo a Cardetole e Livizzano (oggi Lezzano) per proseguire verso Senni (toponimo di origine etrusca), Luco (toponimo origine etrusca confluito nel latino), per poi oltrepassare la catena Appenninica verso l’Emilia Romagna. Ovviamente trattandosi di periodi di storia così lontano da noi, e potendosi avvalere solo di pochissime ‘testimonianze’ archeologiche, tutte le notizie esposte in questo mio articolo vanno ‘maneggiate’ con estrema cautela, o come si usa dire “con i guanti”, lasciando sempre aperta la ‘porticina’ ad eventuali nuove e, perché no, ipotesi e scoperte  più valide delle mie.
Paolo Campidori, Copyright
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(1) Non dimentichiamo che Firenze era una città-villaggio villanoviana. Essa era ubicata all’interno della “città-quadrata”. Durante gli scavi di inizio Novecento furono ritrovati gli stanziamenti, vicino al fiume Arno e una necropoli villanoviana, con oggetti tipo urne cinerarie, e vasellame in bucchero e utensili vari. Uno studio su Firenze villanoviana (serio) ancora non è stato fatto, speriamo che gli Enti preposti (Soprintendenza Archeologica) inizino uno scavo sistematico e scientifico inteso all’individuazione dell’antica città ubicata sulle rive dell’Arno

ETRUSCOLOGIA E FILOSOFIA: “LE FALSE SICUREZZE”?

ETRUSCOLOGIA E FILOSOFIA: LE FALSE SICUREZZE II?
Chi sono i veri Etruschi e i veri Americani?

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Il ‘menhir’ identificato dal sottoscritto (Paolo Campidori) nella foresta demaniale di Montesenario (lato Polcanto (Firenze). Si tratta di un tempio megalitico, forse dedicato ad sole o Ishtar (la “stella del mattino”. E’ composto da un lungo ambulacro e di una cella coperta da un tetto a forma rotondeggiante a forma di carapace. Potrebbe trattarsi anche di un osservatorio astronomico oppure di una tomba di un Principe proto-villanoviano. L’edificio megalitico è stato distrutto in epoca imprecisata, ma restano intatte ancora alcune parti importanti dello stesso. 

Noi ci mettiamo davanti ad una branca importante del sapere umano, come, ad esempio, la filosofia, l’arte e le lingue orientali, ed anche l’etruscologia, disciplina di cui mi occupo, con una sicurezza disarmante, e, magari, abbiamo letto appena un libro, o ‘spilluzzicato’ qua e là, come si fa nella sala antipasti di un ristorante. Ma questo non è giusto e neppure è corretto. Studiare una disciplina come l’etruscologia è necessaria una vita intera. In etruscologia, poi, come in altre discipline, ad esempio la filosofia e l’etruscologia, non ci sono, per evidenti ragioni, ‘dogmi’ di fede (assolute).

In questo caso e, per questa ragione, etruscologia e filosofia viaggiano nella stessa direzione, cioè senza avere, almeno per il momento alcuna possibilità di ottenere la riprova dell’autenticità di determinate tesi. Anzi, è proprio il contrario. Mi diceva un famoso ‘Biblista’, parente di un mio parente, professore, esegeta biblico che (queste sono le sue testuali parole): “più si studia e meno se ne sa”. Io gli devo dare ragione a Mons. Fulvio Nardoni, un

eccellente traduttore del Vecchio e del Nuovo Testamento dai testi antichi e originali in greco antico, ebraico antico, aramaico, etc.

EPIGRAFE DECIFRATA

Questa è una delle numerose epigrafi da me ritrovate nella foresta demaniale di Montesenario, dove si trova il Convento dei Frati dell’Annunziata di Firenze, i Servi di Maria. L’epigrafe, molto rozza, è stata scritta secondo l’uso etrusco, da destra  verso sinistra ed è stata da me decifrata dopo lungo studio. Nell’epigrafe, di epoca tardo etrusca, forse II-I sec. a.C. ci sono scritte due paroline “M CANA” che significa “Io, sono la tomba di…(segue il nome che però è mancante)

Ostentare tanta sicurezza, mette anche noi (propugnatori di “falsi o dogmi”) in un luogo sicuro, coperto, riparato, e, se fosse possibile, anche ‘blindato’. Ma le cose non stanno così. A me, sinceramente, viene da ridere quando mi pongono certe domande come: “Chi erano gli Etrtuschi”;

ed io a questi rispondo e tu dimmi “Chi sono gli Italiani? Certamente l’arte e la vita quotidiana degli Italiani dell’anno 1000 non sarà la stessa di quella del periodo Rinascimentale e, neppure quest’ultima sarà la stessa di di quella del periodo che va sotto il nome di “Barocco” (1700 circa).

Lo stesso vale per gli Etruschi: l’arte, il pensiero, la religione, il “modus vivendi” degli etruschi saranno diversi a seconda dell’epoca alla quale ci si riferisce. Ci si lambicca il cervello sulla provenienza degli stessi. Una vera ‘utopia’ (e qui uso un ‘eufemismo’?) stabilire le provenienze degli stessi. Gli Etruschi sono sempre stati Etruschi, in qualsiasi epoca e provenienza li si voglia etichettare. Dire che gli etruschi sono ‘autoctoni’, o dire che gli stessi provengono da una qualsiasi

parte del mondo è un “non-sense” e non corrisponde a nessuna realtà.

Il Convento, demaniale, di Montesenario visto dallo spiazzato di Monte Ronzoli (il Monte Senario, è composto da due colli: il Monte Senario  (o Asinario) e Monte Ronzoli). Accanto una figura atrofizzata che rappresenta un ‘Orante’ proto-villanoviamo, da me ritrovata e identificata nel tempio-osservatorio astrale. Questo ci testimonia che il Monte Senario è sempre stato dall’antichità più remota un monte con Santuari, dedicato agli astri in epoca pagana e a Dio nell’età del Cristianesimo.

Fra le tesi che si rifanno all’origine etrusca (diverse e molte delle quali davvero fantasiose), mi sembra più ragionevole ‘abbracciare’ la tesi del grande capo-scuola Prof. Massimo Pallottino, il il quale ha formulato una ipotesi, quella della “formazione in loco”, cioè una civiltà che si è ‘contaminata’ (non in senso dispregiativo) con altri popoli, altre civiltà, nel corso dei secoli della loro vita.

Perché dico questo? Per una semplice ragione. Secondo voi qual’è l’origine degli americani U.S.A.? Si può rispondere a questa domanda nella maniera più veritiera possibile, e cioè che gli Indiani d’America, i famosi “pelle-rossa”, Sioux, Cheyenne, etc. sono il ceppo originario della Nazione denominata U.S.A; a questi, si sono aggiunti popoli venuti da altre nazioni (principalmente europee), i quali hanno colonizzato le terre che appartenevano agli Indiani (in questo contesto non ci interessa sapere come), hanno stabilito le loro abitazioni, si sono ‘fusi’ con le popolazioni locali. Lo stesso vale per gli Etruschi. Prendiamo come riferimento il Mugello, o meglio gli Etruschi Mugellani. Gli stessi sono originari di questi luoghi, ciò non toglie che abbiamo avuto apporti notevoli di popoli e di razze dai Liguri (la loro lingua ‘linguistica’ è molto antica), dal Celti, dai Romani, dai Bizantini, dai Longobardi, etc. etc.

MONTESENARIO BURIANA 8

Un santo-filosofo, un asceta ed anche un frate del Convento di Montesenario sopporta con “santa rassegnazione” (con filosofia, si direbbe oggi) i disagi della neve (freddo e malattie d’ogni genere…

Possiamo quindi dire in tutta tranquillità, senza offendere nessuno che gli Etruschi siamo noi Toscani (in modo particolare), ma anche Emiliani, e abitanti del Lazio settentrionale.  Allo stesso modo, ‘americani’ originari U.S.A sono  tutte le tribù di razza ‘pellerossa’ che hanno subito ‘contaminazioni’ durante il corso della loro storia.

 

PAOLO CAMPIDORI, COPYRIGHT http://www.culturaetrusca.blog paolocampidoriarte@gmail.com
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ETRUSCOLOGIA: LE “FALSE SICUREZZE” I
E’ tutto così nebuloso il panorama della storia Etrusca, anche se ci sono, è vero, dei “punti fissi”. Troppo difficile è parlare di un’etnia che ha un percorso storico di circa 10 secoli. Nessuno può avere delle certezze, in etruscologia; non possono esistere,almeno per il momento dei dogmi. La storia è “contro- versa” e nessuno, dico nessuno può con sicurezza assoluta (matematica o scientifica) affermare una cosa o un qualsiasi aspetto di questo popolo.

Si illude chi pensa di avere la “chiave di lettura” precisa, sicura, perché la scienza etrusca è una scienza in evoluzione, e, gli Etruschi pur possedendo una ‘base’, un’origine storica, che può essere più o meno discutibile, è stato ‘contaminato’ (nel senso più o meno buono) da mille altre culture, più o meno orientali. Anche la lingua, che è sempre stata un buon metro di valutazione per la conoscenza storica dei popoli antichi, è un miscuglio di lingue locali e di lingue europee e orientali.

E poi i periodo storico. A quale perido storico ci riferiamo? al IX sec. a.C.? al VI-V sec. a.C? al III sec. a.C. ? Noi non possiamo pensare, per fare un esempio che gli Italiani di oggi siano gli stessi dell’Anno Mille, o quelli del Rinascimento, o addirittura quelli del Risorgimento. Quando parilamo di Etruschi dobbiamo a) fare riferimento al periodo storico cui ci riferiamo b) al luogo, ovvero al territorio: gli Etruschi di Cerveteri, sono diversi da quelli di Volterra, oppure gli Etruschi di Chiusi sono diversi da qyelli di Felsina; c) a tutti gli altri aspetti, specifici per ogni città-stato dell’Etruria.

Gli Etruschi sono un popolo che è stato per tutto il tempo della loro esistenza ‘imparentato’ con altri popoli ed altre razze. Essi stessi si definivano una “mezcla”, cioè un ‘rimescolamento’ di popoli e di razze. Per esempio abbiamo finora parlato troppo poco dei Celti e dellepopolazioni nordiche che hanno invaso l’Etruria, abbiamo parlato troppo poco dei Cartaginesi, dei Sardi, delle popolazioni Italiche, prima del dominio Romano. Forse, conosciamo troppo poco anche del reale impatto con la Grecia antica.Senza parlare dei Villanoviani. Siamo sicurissimi che Villanoviani ed etruschi abbiano un’etnia comune?

Poi la lingua, un vero mistero, se non si affronta il problema nel verso giusto. L’Etrusco pur avendo come base ancestrale la lingua orientale e medio orientale, è un accozzaglia di lingue e dialetti, di gente proveniente da tutto il mondo (NB Ho detto “Tutto il mondo”, non solo quello ‘conosciuto). Insomma, come è giusto che esista una storia contro-versa degli Etruschi è anche vero e giusto che esista una contro- storia di qualsiasi “contro-storia”.

Insomma, tutto questo per dire, che la conoscenza degli Etruschi per il momento è frammentaria, incerta e ci sono ben poche sicurezze. Chi dice di avere in mano delle sicurezze assolute in fatto di Etruscologia, il più delle volte, sa di mentire. Non possiamo basare la nostra conoscenza della storia etrusca su un ‘coccetto’ che si trova sperduto in qualche vetrina di qualche museo italiano o straniero. “Ci vuole di più…molto di più…..

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RHASENNA=UOMO RASATO – ARTICOLO DI MASSIMO PITTAU (PRECISAZIONI IN MERITO ALLA TRADUZIONE DI PAOLO CAMPIDORI DELL’ETNICO “RHASENNA”)

RHASENNA=UOMO RASATO – ARTICOLO DI MASSIMO PITTAU (PRECISAZIONI IN MERITO ALLA TRADUZIONE DI PAOLO CAMPIDORI DELL’ETNICO “RHASENNA”)

Ricevo questo articolo dall’amico Prof. Massimo Pittau, uno dei massimi linguisti storici,  etruscologo e glottologo , relativo alle sue considerazioni  in merito alla mia traduzione dell’etnico Rhasena=Uomo rasato, che   sottoposi,  tempo fa, alla sua attenzione.    Colgo l’occasione per ringraziare e salutare il Prof. Massimo Pittau, già Professore emerito dell’Università di Sassari e Rettore universitario, autore di una cinquantina  di libri sulla lingua etrusca, fra questi anche un completissimo “Dizionario  della Lingua Etrusca” (Libreria Editrice Dessì – Sassari, 2005).

 

Rasoio villanoviano-etrusco lunato

Il ‘rasoio’ a forma di mezzaluna, trovato sovente nelle tombe maschili villanoviane-etrusche, usato da questi per ‘curarsi’ la barba (o per tagliarla). Qui vediamo un rasoio bi-tagliente, terminante con una tipica impugnatura formata da un cerchio e da due cornetti (probabilmente simboli del dio Sole)

Rhasénna = Uomo rasato

La famosa notazione di Dionigi di Alicarnasso (Antichità Romane I, 30, 3), secondo cui gli Etruschi chiamavano se stessi Rhasénna (però da interpretarsi al singolare) va senz’altro accettata come esatta per la ragione che essa vien confermata da cinque forti prove di carattere linguistico.
I) L’etnico Rhasénna trova riscontro nei seguenti toponimi della Toscana: Rasiniano (TVSL 60), Rasinano (TVS 62), Ràssina, Rassinaja (TVA 44), Rasignano (TTM 127), Rasina (TTM 34), Resignano (TTM 128), Ressiano (TTM 128).
II) Il suffisso –enna trova un esatto riscontro in toponimi toscani e italiani che sono di sicura origine etrusca: Arenna (TTM 7) Argenna (TTM 7), Argomenna (TVA 20), Brenna (TTM 11), Caetenna (TTM 13), Caprenna (TVA 26), Clarenna (TTM 16), Caucenna (TTM 16), Lusenna (TTM 26), Mecenna (TTM 26), Nesenna (TTM 29), Pantenna (TVA 41), Percenna (TTM 31), Rufenna (TTM 35), Serpenna (TTM 39), Socenna (TTM 39), Spantenna (TTM 39), Sperenna (TTM 40), Vecenna (TTM 45), Versenna (TTM 46), Vetlenna (TTM 47) e inoltre negli etr.-lat. Anna Perenna, Porsenna, Porta Ratumenna, Ravenna, Clavenna (Chiavenna, Sondrio). Considerato poi che il suffisso –enna corrisponde sicuramente all’altro –ena (LLE, norme 5, 6) i toponimi della Toscana potrebbero essere raddoppiati di numero.
III) L’etnico Rhasénna trova un esatto riscontro in vocaboli etruschi presenti in altrettante iscrizioni: Raśna, Raśnal, Raśne, Raśneś, Rasna, Rasnal, Rasnas, Rasneas, Reinsnal, Reisnei, Resna, Resnasa.
Si tratta di antroponimi (cfr. gentilizi lat. Rasen(n)ius, Resen(n)ius; RNG) oppure di un aggettivo che riferito al sostantivo Meθlum o Meχlum «Lega, Federazione, Confederazione» significa «Federazione Rasennia o Etrusca», «Stato Rasennio o Etrusco» e finendo con l’avere anche il significato generico di «statale, pubblico».
IV) Il recente etnico lat. Tuscus compare una sola volta in una sola iscrizione etrusca: Θuśce (TLE 401).
V) L’altro recente etnico lat. Etruscus non compare mai.
 
II
La precedente notazione di carattere linguistico ha tutto il valore della certezza scientifica. Ma si presenta ora un’altra questione sempre di carattere linguistico, per la quale io oso prospettare una conclusione solamente plausibile o verosimile: quale era l’esatto significato originario dell’etnico Rhasénna?

La risposta a questa domanda mi era stata prospettata qualche anno or sono dal mio amico Paolo Campidori, toscano del Mugello, appassionato di storia della sua terra: Rhasénna significherebbe «(uomo o guerriero) rasato».
A me non risulta che fino al presente qualche linguista abbia approfondito il problema dell’esatto significato di Rhasénna e pertanto, almeno in linea generale, dico che ritengo questa proposta del Campidori come “accettabile”, dato che finora non ne è stata presentata alcun’altra.

Io infatti, come glottologo o linguista storico, mi sono sempre ispirato al criterio metodologico, secondo cui «è molto meglio una ipotesi azzardata, che nessuna ipotesi; infatti, da una ipotesi azzardata – che alla fine potrebbe anche risultare errata – prospettata da un linguista, potrà in seguito scaturire una ipotesi migliore e addirittura quella vincente, prospettata da un linguista successivo».


Questo dico in termini generali relativamente alla proposta del Campidori; rispetto alla quale però, a mio avviso, intervengono tre considerazioni che ottengono l’effetto di farla apparire “accettabile”, per il fatto che è “plausibile” o “verosimile.

E a questa tesi pertanto aggiungo oggi le seguenti argomentazioni linguistiche.


1) Il verbo latino radere, participio rasus, è fino al presente privo di etimologia (DELL, DELI) e, come capita spesso in casi simili, è probabile che sia entrato nella lingua latina derivando proprio da quella etrusca.
2) Per gli abitanti delle odierne nazioni di civiltà avanzata l’avere un uomo la barba più o meno lunga, oppure più o meno rasata e variamente disposta è una questione del tutto indifferente e nessuno si mette in proposito alcun problema né alcuna domanda. Invece per tutti i popoli antichi e anche per quelli moderni, ma di civiltà meno avanzata, l’avere la barba del tutto incolta o l’averla del tutto rasata oppure rasata in un certo modo oppure in un altro, aveva ed ha una sua importanza, per il motivo che toccava e tocca credenze antropo-sociologiche ed insieme religiose, dalle quale si guardavano e si guardano bene di derogare. Ad esempio, in generale avevano la barba lunga ed incolta i rappresentanti del ceto sacerdotale. Ciò premesso dico che, avendo osservato con attenzione tutte le immagini di uomini etruschi che ci sono rimaste, ho constatato che per la immensa maggioranza i maschi hanno o la barba completamente rasata, oppure hanno la barba lunga, ma coltivata con cura a forma di “pizzo”.
Ovviamente mi si obietterà che sarebbe piuttosto difficile comprendere il motivo per cui un intero popolo tenesse molto a definirsi e chiamarsi dal modo in cui i maschi si rasavano del tutto la barba oppure la coltivassero in un certo modo.
Ma io risponderei che poteva trattarsi di un vanto degli Etruschi rispetto agli altri popoli coevi che avevano usi differenti. Poteva trattarsi di una vanteria di questo tipo: «Noi siamo civili e raffinati, perché ci rasiamo la barba, voi siete incivili e rozzi perché non vi rasate e siete “barboni”».
 
Bibliografia
DELL Ernout A. – Meillet A., Dictionnaire Étymologique de la Langue Latine, Paris 1985.
DELI Cortelazzo M. – Zolli P., Dizionario Etimologico della Lingua Italiana, Bologna, I-V, 1979-1988; II ediz. 1999).
LLE Pittau M., Lessico della Lingua Etrusca – appellativi antroponimi toponimi, Roma, Società Editrice Romana, 2012.
TCL Pittau M., Tabula Cortonensis – Lamine di Pirgi e altri testi etruschi tradotti e commentati, Sassari 2000 (Libreria Koinè).
TLE Pallottino M., Testimonia Linguae Etruscae, Firenze 1954, I ediz., II ediz. 1968.
TTM Pieri S., Toponomastica della Toscana meridionale (valli della Fiora, dell’Ombrone, della Cècina e fiumi minori) e dell’Arcipelago toscano, Siena 1969 («Accademia Senese degli Intronati»).
TVA Pieri S., Toponomastica della valle dell’Arno, in Atti della «R. Accademia dei Lincei», appendice al vol. XXVII, 1918, Roma (1919).
TVSL Pieri S., Toponomastica delle Valli del Serchio e della Lima, “Accademia Lucchese di Scienze Lettere e Arti”, Lucca 2008.

PAOLO CAMPIDORI HA DECISO DI LASCIARE LE RICERCHE ETRUSCOLOGICHE “SUL CAMPO”?

PAOLO CAMPIDORI HA DECISO DI LASCIARE LE RICERCHE ETRUSCOLOGICHE “SUL CAMPO”?

Menhir Montesenario

PREAMBOLO

Dal lontano 1975 ad oggi 3 febbario 2018, più di quarant’anni di ricerche “sul campo” (1). La mia ‘passione’ per gli Etruschi iniziò a Vulci e Tarquinia, quando, io e mia moglie (2), decidemmo di trascorrere un mese di vacanze, ospitati in una casa di proprietà della zia di mia moglie a Montalto di Castro (Viterbo), non molto distante dagli importantissimi siti archeologici di Vulci e Tarquinia. . Da allora, questo interesse per una grande ma ‘strana’ civiltà, dalle moltissime sfaccettature – quella degli Etruschi – non si è mai assopito. Ho visitato decine di musei (3), scavi, ho letto decine e decine di libri, e io stesso, ne ho scritti due: a) Capire gli Etruschi; b) Simbologia ed origine degli etruschi.

stele Londa part.busto

Sono l’autore di diverse ‘scoperte’, anche in campo linguistico, grazie alla (determinante) collaborazione dell’amico linguista storico Prof. Massimo Pittau (4). Insieme a lui, infatti, abbiamo per la prima volta risolto il significato della parola  “Rasena”, che è il nome (etnico) (5) con il quale gli etruschi definivano se stessi. Ho trovato nuove epigrafi, e toponimi nuovi di derivazione etrusca.

Ma la scoperta principale è il ‘menhir’da me ritrovato a Montesenario (Firenze) , forse un tempio, forse un osservatorio astronomico,  che risalirebbe alla fine del II Millennio a.C. (Neolitico). Su questo e sugli altri miei ritrovamenti, devono ancora pronunciarsi gli “addetti ai lavorori”, i quali – da esperti del settore – diranno la parola decisiva (6).

(1) Vale a dire che non mi sono solo avvalso dei testi dei capo-scuola o dei testi dei loro ‘seguaci’ ritenendo le loro affermazioni in campo etruscologico, come si dice,  “oro colato”;  la mia, invece,  è sempre stata una esperienza “a tutto campo” di tipo ‘personale’, nella quale, ho sempre privilegiato le mie idee personali, teoriche ed anche pratiche; solo   successivamente, ho comparato le mie idee con quelle degli altri (Maestri compresi). Mai però, ho considerato le mie idee inferiori, di principio,  a quelle degli altri (archeologi, linguisti, antropologi, etc.)

(2) Con noi c’era anche il nostro primigenito Leonardo, che allora aveva poco meno di una anno e mezzo

(3) In Toscana, Lazio, Umbria, Emilia Romagna

(4) Uno dei massimi linguisti storici viventi. E’ l’Autore del primo vero “Vocabolario della Lingua Etrusca”, e di altri importantissimi libri in materia etruscologia (circa una cinquantina)

(5) Etnico è il nome con il quale si riconoscono  determinati popoli, che hanno una ‘matrice’ comune, in questo caso “Rasena”

(6) Speriamo che siano più solleciti del sito di Poggio Colla (Vicchio di Mugello-Firenze), dove sono occorsi ben più di due secoli.

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PAOLO CAMPIDORI HA DECISO (FOTO ARTGICOLO)

IL MENHIR CICLOPICO DI MONTESENARIO: UN TEMPIO DEL SOLE?

IL MENHIR CICLOPICO DI MONTESENARIO: UN TEMPIO DEL SOLE?

Tempio dio sole a Montesenario?


Ormai si può affermare con una certa convinzione, ma anche ‘sicurezza’, dopo approfonditi studi da me fatti sul Menhir di Montesenario che si tratta di una costruzione ciclopica, non di una delle tante bellezze maturali ‘create’ dalla natura. Questo Menhir è stato costruito proprio dall’uomo in un periodo in cui è difficile fissare i confini storici, che tuttavia, possiamo collocarlo fra il III e il I millennio a.C.E’ una costruzione, che per le sue caratteristiche, senz’altro si può definire come ‘ciclopica’. Esistevano dunque i ciclopi? A giudicare da questi massi che sono stati collegati e messi uno sopra all’altro per formare un tempio, oppure un osservatorio astronomico, la risposta potrebbe anche essere affermativa. Secondo la Bibbia i ciclopi (persone molto più grandi della media) sono realmente esistiti, e il gigantesco ‘edificio’ di Montesenario, comprova che questa sarebbe la prova più evidente. Si tratta di massi lunghi una ventina, forse più, e alito alcuni metri, forse due-tre, dei grossi parallelepipedi irregolari che sono stati trasportati (NB) per un tragitto più o neo lungo. Una volta arrivati a destinazione sono stati sollevati per decine di metri dal pianoro sottostante a quello superiore, massi che pesano centinaia di tonnellate. Questi ‘ciclopi’ che non
saranno stati grandi come la Bibbia ci tramanda (su ciò che c’è scritto sulla Bibbia, bisogna sempre fare una certa tara, non perché la Bibbia sia falsa, ma perché i testi, a quei tempi, venivano tramandati di padre in figlio, oralmente. Quindi è possibile che un’aggiuntina oggi, e altre nel corso dei secoli, sia diventata una cosa sproporzionata. Faccio un esempio, se in una battaglia gli Ebrei avevano ucciso 1000 persone, secondo quanto risultva il giorno della battaglia, poteva capitare che questi diventassero 10.000….e a”nche 100.000…). Tutti i libri della storia, tramandati oralmente vanno “presi con le tenaglie”, come si dice. Questi ‘ciclopi’, primi abitanti delle colline del Mugello (non saprei come chiamarli altrimenti) e, in particolare, coloro che hanno vissuto per secoli, anzi millenni, sulle falde del Monte Senario, in epoca preistorica cosa hanno costruito? Sicuramente questo tempio, di cui restano vistosi avanzi, il cui sito sito da me identificato per la prima volta, è stato da me ribattezzato come “Casa della Principessa (*)”. Dirò ancora di più, per me quello doveva essere un tempio dedicato al dio Sole. Perché affermo questo? Per tutta una serie di motivi che è molto difficile sintetizzare. Dirò solo che nelle strade di questo territorio e nei boschi ho ritrovato numerosissime pietre con simboli particolari, fra questi, un punto centrale,
circondato da altri cinque-sei puntini disposti intorno allo stesso, chiaramente sta a significare la sfera del Sole, con i suoi raggi intorno. Questo simbolo, di solito, è accompagnato da altri simboli, di natura e valenza diversa, come gli ometti, da me definiti, “protovillanoviani”, nelle pose più disparate: saltano, corrono, allargano le braccia, si portano le mani sugli occhi, inginocchiati, in adorazione, etc. etc. Altri simboli si trovano su questi ciottoli e rocce: punte di freccia, indicazione dei punti cardinali a forma di croce, linee segmentate, per indicare le distanze di un percorso, specie di mappe, etc. Cosa volevano comunicare questi “ometti” l’esistenza di un villaggio? di un tempio? Oppure qualcosa di tragico, sconvolgente, di origine umana o naturale (terremoti, grossi smottamenti naturali….? E’ un mistero! Bisogna calcolare, inoltre, che questi disegni di “ometti protovillanoviani” e altra simbologia, si riferiscono a un periodo più recente rispetto a quello ‘ciclopico’, riferibile al menhirs, e alle grotte sparse un po’ ovunque nel bosco; e, nondimeno, delle mura ciclopiche, che sono state da me ritrovate per prima, e, mi hanno condotto in seguito al tempio del Sole. Il culto del Sole veniva praticato dalle popolazioni che ‘frequentavano’ o che vivevano sulle pendici di Montesenario. Il tempio era formato da un lungo
ambulacro, composto da macigni colossali e lastre altrettanto grandi. Impossibile, per noi, pensare di
smuovere e di mettere in opera macigni così colossali. Erano talmente forti questi ‘ciclopi’? Quale era la tecnica da loro adottata per ‘maneggiare’, erigere grosse muraglie (come quella che si trova a Sud di Montesenario), per costruire questi templi che ricordano tanto da vicino la molto più famosa Stonehenge che si trova in In ghilterra? Eppure questi enormi macigni sono stati trasportati (con cosa?), sollevati (con l’ausilio di funi resistentissime?), collocati. Inoltre molti macigni sono stati lavorati, ‘tagliati’, sagomati, forati (per fissarvi dei pali?), insomma, non sappiamo con quali mezzi essi abbiamo realizzato queste costruzioni. Inoltre, questi massi sono stati anche ‘lavorati’, ad esempio per fare degli incastri affinché i massi rimanessero più fermi (come cementatati fra di loro, ma in realtà sono opere “a secco”).
Purtroppo, come si può dedurre da ciò che resta di questo ‘menhir’, un bel giorno, qualche cosa di disastroso deve essere accaduto di enormi proporzioni: un invasione di popoli, una guerra fratricida, un evento naturale, tellurico o uno smottamento? Qualcosa deve essere successo. Escluderei l’ultima opzione, in quanto se la causa
responsabile fosse stata un terremoto, essa avrebbe interessato tutta la zona, mentre, queste distruzioni si registrano solo in alcuni siti di Montesenario: sito del Tempio, delle mura ciclopiche che si trovano a Sud e nella parte occidentale delle pendici, presso la grotta detta di San Manetto. Lasciamo quella che fu la conclusione di una civiltà durata forse alcuni millenni ed occupiamoci del tempio. Dicevamo che lo stesso tempio è posizionato in direzione Nord- Sud, mentre sul lato Est, dove sorge il Sole, si aprono delle finestrine, realizzate a mano, con utensili rudimentali. Viene subito da pensare che il tempio potrebbe essere stato anche un osservatorio, per l’adorazione del Dio Sole nascente (nasce ad Est), E’ opinabile che queste popolazioni ‘ciclopiche’ (preistoriche), adorassero in ginocchio il Sole nei pochi minuti in cui faceva capolino dietro le montagne, fino a diventare una enorme palla brillante. Gli Etruschi, più tardi, pur avendo mantenuto questa forma di adorazione del Sole, come unico loro vero Dio, lo avevano simbolizzato con una enorme croce uncinata (arpionata), che saliva le montagne arrampicandosi con questi arpioni (o uncini), simbolo, molto più tardi detto ‘svastica’ o croce uncinata.
Quanto dico, non è supposizione ma è documentato in un disegno in nero all’interno di quella che era la
‘cella’ del tempio. Due persone disegnate con la tecnica tipica “proto-villanoviana”, insieme ad un’altra più piccola (forse babbo, mamma e figlio- a) sono inginocchiati, con le braccia e le mani aperte, la testa un po’ reclinata all’indietro, in atto di adorazione del Dio sole, un puntino con diversi raggi, che si trova sopra di loro. Credo che non ci siano più dubbi. Il territorio intorno alla cima del Montesenario era abitato fina dalla Preistoria, era un popolo religiosissimo che adorava il Sole, forse era anche un popolo pacifico, che viveva di caccia e di allevamento. Non è meraviglioso tutto questo? E, forse, non è neppure molto ‘fantasioso’ pensare che gli Etruschi, derivammo da questi popoli preistorici che abitavano le colline del Mugello, una di queste era Montesenario.Paolo Campidori, Copyright http://www.culturaetrusca.blog paolocampidori@yahoo.it paolocampidoriarte@gmail.com

Menhir Montesenario

 

Montes menh interssante veduta del fungo (domen) e parte copertura

 

Masso ciclopico a menhir Montesena

 

Uno dei massi ciclop del menh di Montes

 

Uomini ciclopici montesenario menhir

 

20180123_070951

 

Montesenario menhir grotta interno

 

Paolo Campidori, Copyright

http://www.culturaetrusca.blog

paolocampidori@yahoo.it

paolocampidoriarte@gmail.com

 

 

GLI ETRUSCHI POTEVANO VENIRE DA MOLTO LONTANO?

GLI ETRUSCHI POTEVANO VENIRE DA MOLTO LONTANO?

Dicomano – Museo Archeologico, particolari della “Stele di Londa”. La donna che doveva appartenere alla alta nobiltà, forse una principessa è raffigurata seduta, segno di ‘stabilità’, di potere tenuto “saldamente nelle mani”. Al collo ha una vistosissima collana d’oro che ricorda molto  i gioielli dei popoli del Mesoamerica e Sudmerica,  antenati degli Incas, Maya, Atzechi, etc.  Indossa un vestito (mantello) con un cappuccio che le copre la capigliatura, pettinata all’indietro e terminante con una  crocchia, composta da una treccia avvolta a cerchio e fermata dietro al capo ed aveva la  forma di una  ‘chiocciola’ (coclea (lat.), chiocciola) (*); il cappuccio le copre anche le orecchie. I profili somatici della donna sembrano ‘ricalcare’ in modo impressionante quelli delle antiche popolazioni della Mesoamerica. La somiglianza con le tombe etrusche (vedi foto sotto) è impressionante. Cito, ad  esempio,  la tomba “a edicola” della necropoli di Populonia-San Cerbone presso Piombino (Livorno)

Ritengo che sia quasi matematicamente impossibile che gli Etruschi di Poggio Colla (seguono fotografie da me scattate oggi 21 gennaio 2018 al Museo di Dicomano) non conoscessero o non fossero ‘imparentati’ con gli Etruschi che abitavano le pendici di Montesenario (Firenze), oppure con gli Etruschi di Londa, di Frascole, etc

Nelle foto che seguono, ho voluto mettere in risalto, con dei primi-piani fotografici (foto scattate da me ieri 21 gennaio 2018) il volto e i lineamenti della donna effigiata nella “Stele di Londa” conservata al Museo Archeologico di Dicomano (Firenze).  Esaminando bene  i ritratti della “donna seduta” di Londa,   mi sembra che le sue origini appartengano  più un popolo vicino alle popolazioni del Mesoamerica e Sudamerica, piuttosto che a genti asiatiche o orientali e, tantomeno, a popoli europei.  Nota bene, io mi riferisco alla donna scolpita su questa stele. Escluderei, in maniera assoluta di voler generalizzare; sappiamo infatti che gli stessi etruschi definivano le loro “città-stato” (‘rasnal’) come agglomerati di popolazioni composte da diverse etnie, ed usavano la parola ‘mezcla’, per indicare questa  “mescolanza di razze”, che componevano i loro popoli, e che si erano date delle regoli comuni politiche, amministrative, religiose, culturali etc. da applicare a tutti coloro che abitavano in questi territori. Sappiamo inoltre che le stesse “città-stato” etrusche erano governate da re o da alti magistrati, appartenenti alle famiglie più nobili).

Certo ci vorrebbe un paleontologo, anzi più paleontologi (e ce ne sono di molto specializzati) per dare un parere in merito. La testa che presenta una calotta allungata, mi farebbe pensare a etnie africane, ma qui non si tratta di “teste allungate, bensì di trecce di capelli, raccolti in ‘crocchie’, coperte da una specie di cappuccio, che fanno apparire una testa allungata.  Il naso e le labbra sono alquanto pronunciate, mentre la parte frontale è schiacciata e molto ‘arretrata’, e forma una specie di ‘scivolo’, ovvero una linea quasi  continua (con  la tempia,  appena pronunciata e rialzata);   gli zigomi sono  molto sporgenti e le mammelle turgide e prominenti.

Stele londa da dietro

Le somiglianze fra la defunta della “stele di Londa” con con quelle degli antichi abitatori della Mesoamerica, sono impressionanti e, sembrerebbe di poter dire che un forte legame ci sia stato, molto tempo fa, fra Etruschi e popoli antenati delle civiltà pre-colombiane.  Forse qualcuno si scandalizzerà, ma anche queste sono ipotesi da prendere in considerazione. Anche perché ci sono dei veri ‘misteri’ che, in qualche modo, ci spingono verso queste che ormai non sono più solo opinioni, ma realtà. Solo un paio di esempi:  Tanaquilla è un nome tipicamente sud americano e lo stesso  nome lo ritroviamo nelle epigrafi etrusche dal VI sec. a.C in poi: Tanxvil (Tanaquilla). Mamaquilla, poi era un altro nome tipico di quelle popolazioni, e con questo nome si indicava la Luna (da essi adorata più del sole).

Ma non finisce qui. Avete presente le grandi mura etrusche di Vulci, di Cosa, di Fiesole, ebbene la stessa tecnica costruttiva la ritrovate a Macchu Picchu, tanto per fare un esempio, oppure  presso i popoli andini con i massi incastrati a perfezione, come un mosaico.  Che dire poi delle famose piramidi di Bomarzo? Che non sono la stessa cosa delle piramidi egiziane. Che dire della gioielleria antica pre-colombiana?   Perché gli Etruschi erano bravissimi orefici, nonostante che non possedessero miniere d’oro?

MURA MACCHU PICCHU

Voi direte non è possibile, “ci stai raccontando ‘balle'”, poiché gli Italiani, per primi, con Cristoforo Colombo, nel 1492 hanno scoperto le Americhe. Io posso dirvi,dopo aver analizzato bene le cose,  con una certa sicurezza, che noi  abbiamo scoperto l’America, ma molto prima, qualcuno ha scoperto noi!

Sicurezze assolute? Nemmeno una. Ipotesi tante, tutte da vagliare e da prendere in considerazione.

PAOLO CAMPIDORI

 

Note:

(*) Il Menhir da me identificato a Montesenario (lato Polcanto), sulle mappe dei sentieri indicato come un normale “masso, bellezza naturalistica” viene segnalato come  “Masso del Fuso”. Io invece, dopo averlo o identificato come un Menhir del periodo Neolitico,  l’ho ribattezzato (dalla forma della copertura della cella):  “Masso della chiocciola“, o “Tomba della Principessa” (individuando nello stesso una probabile tomba principesca .