MUGELLO LIGURI

LA STRADA VILLANOVIANO-ETRUSCA DA FIESOLE (E FIRENZE) VERSO IL MUGELLO

LA STRADA VILLANOVIANO-ETRUSCA DA FIESOLE (E FIRENZE) VERSO IL MUGELLO

Veduta di Montesenario dal Tempio arcaico di Fiesole

Foto n. 1 – Fiesole Scavi etruschi. Il tempio arcaico etrusco (circa VII-VI sec. a.C) con la facciata rivolta verso Est. Sullo sfondo, in direzione Nord, indicato dalla freccia rossa, è ben visibile, a occhio nudo, il  Monte Senario, dove, recentemente, ho ritrovato e identificato un tempio megalitico e altre ‘risultanze’ di epoca proto-villanoviana e villanoviana, etrusca e romana. La strada villanoviano-etrusca lambiva la vetta del Monte Senario e proseguiva in direzione Nord, verso il Mugello, come indicato nella foto n. 2
Noi abbiamo sempre pensato (con le dovute eccezioni) che gli Etruschi venissero dall’Ovest, per capirci dalle ‘Maremme’ (come le definiva l’archeologo Giulio Lensi Orandi) e, durante un arco di tempo molto lungo, si siano spostate verso l’Emilia e la Romagna ed ivi si siano stabilite. Non sempre le ‘testimonianze’ archeologiche, storiche, etc. ci confermano questa ‘migrazione dall’Ovest verso l’Est. Talvolta è. anzi, il contrario (vedasi il ritrovamento, ad esempio, del tempio Megalitico di Montesenario che farebbe pensare ad una ‘migrazione’ in senso opposto, cioè dal Nord verso Sud).

Foto 2-3-4 – Il tempio megalitico II Millennio a.C da me identificato sulle falde del Monte Senario (lato Polcanto), in parte distrutto (forse in epoca celtica o romana) con i disegni antropomorfi che ho ritrovato all’interno della ‘cella’ posta al limite di un lungo ambulacro. I disegni raffigurano ‘oranti’ inginocchiati davanti al simbolo del dio Sole (un puntino con otto raggi intorno)

Siamo nel campo delle ipotesi ed è difficile avallare questa o quella teoria. Sembrerebbe certo è che le popolazioni Villanoviane, Protovillanoviane e Neolitiche, abbiano i seguito un percorso, nelle loro ‘migrazioni’ (ovviamente in un lungo arco di tempo), da Nord verso sud (per capirci, dall’Emilia Romagna alla Toscana); mentre, sembrerebbe, che le ‘migrazioni’ etrusche (a partire da circa il VII sec. a.C) abbiano seguito l’itinerario inverso (cioè dalle Maremme all’Emilia Romagna).

Copia di Cartina Mugello part

Foto n. 5 – La pianta del Vicariato di Scarperia (sec. XVII, Archivio di Stato di Firenze) ci mostra, con due frecce rosse, quale doveva essere, in linea di massima (non particolareggiato) il percorso della strada villanoviano-etrusca da e verso il Mugello e l’Emilia Romagna

A parte queste ipotesi, resta invece la realtà dei fatti e cioè i percorsi stradali, gli idronimi, i toponimi, etc. . Una strada villanoviano-etrusca (e forse anche precedente) doveva, per forza di cose, congiungere Fiesole (e Firenze) con il Mugello, oltrepassando il crinale di Montesenario (dove si trova un tempio megalitico da me scoperto e identificato). Un primo percorso, di crinale o di mezza costa univa due punti-chiave: Fiesole (e Firenze) (1)-Montesenario, questo sarebbe documentato da una epigrafe o pietra miliare (sempre da me ritrovata) in cui si legge in lingua etrusca sinistrorsa “FISL IX”, cioè “per Fiesole IX”.

SECONDA EPIGRAFE FIPSL IX

Foto n.6 – Questa è la seconda epigrafe etrusca da me ritrovata a Montesenario. Come si può ben vedere la scritta è stata (volutamente e in epoca imprecisata, forse romana) corretta e abrasa per cancellare il ricordo di passate civiltà che abitavano questi territori. La scritta, tuttavia è ancora ben leggibile FISL IX

L’altro tratto di strada villanoviano etrusca avrebbe unito il “monte sacro” (Monte Senario, sede di tempio solare megalitico)  con il Mugello giungendo a Cardetole e Livizzano (oggi Lezzano) per proseguire verso Senni (toponimo di origine etrusca), Luco (toponimo origine etrusca confluito nel latino), per poi oltrepassare la catena Appenninica verso l’Emilia Romagna. Ovviamente trattandosi di periodi di storia così lontano da noi, e potendosi avvalere solo di pochissime ‘testimonianze’ archeologiche, tutte le notizie esposte in questo mio articolo vanno ‘maneggiate’ con estrema cautela, o come si usa dire “con i guanti”, lasciando sempre aperta la ‘porticina’ ad eventuali nuove e, perché no, ipotesi e scoperte  più valide delle mie.
Paolo Campidori, Copyright
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(1) Non dimentichiamo che Firenze era una città-villaggio villanoviana. Essa era ubicata all’interno della “città-quadrata”. Durante gli scavi di inizio Novecento furono ritrovati gli stanziamenti, vicino al fiume Arno e una necropoli villanoviana, con oggetti tipo urne cinerarie, e vasellame in bucchero e utensili vari. Uno studio su Firenze villanoviana (serio) ancora non è stato fatto, speriamo che gli Enti preposti (Soprintendenza Archeologica) inizino uno scavo sistematico e scientifico inteso all’individuazione dell’antica città ubicata sulle rive dell’Arno

ETRUSCOLOGIA E FILOSOFIA: “LE FALSE SICUREZZE”?

ETRUSCOLOGIA E FILOSOFIA: LE FALSE SICUREZZE II?
Chi sono i veri Etruschi e i veri Americani?

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Il ‘menhir’ identificato dal sottoscritto (Paolo Campidori) nella foresta demaniale di Montesenario (lato Polcanto (Firenze). Si tratta di un tempio megalitico, forse dedicato ad sole o Ishtar (la “stella del mattino”. E’ composto da un lungo ambulacro e di una cella coperta da un tetto a forma rotondeggiante a forma di carapace. Potrebbe trattarsi anche di un osservatorio astronomico oppure di una tomba di un Principe proto-villanoviano. L’edificio megalitico è stato distrutto in epoca imprecisata, ma restano intatte ancora alcune parti importanti dello stesso. 

Noi ci mettiamo davanti ad una branca importante del sapere umano, come, ad esempio, la filosofia, l’arte e le lingue orientali, ed anche l’etruscologia, disciplina di cui mi occupo, con una sicurezza disarmante, e, magari, abbiamo letto appena un libro, o ‘spilluzzicato’ qua e là, come si fa nella sala antipasti di un ristorante. Ma questo non è giusto e neppure è corretto. Studiare una disciplina come l’etruscologia è necessaria una vita intera. In etruscologia, poi, come in altre discipline, ad esempio la filosofia e l’etruscologia, non ci sono, per evidenti ragioni, ‘dogmi’ di fede (assolute).

In questo caso e, per questa ragione, etruscologia e filosofia viaggiano nella stessa direzione, cioè senza avere, almeno per il momento alcuna possibilità di ottenere la riprova dell’autenticità di determinate tesi. Anzi, è proprio il contrario. Mi diceva un famoso ‘Biblista’, parente di un mio parente, professore, esegeta biblico che (queste sono le sue testuali parole): “più si studia e meno se ne sa”. Io gli devo dare ragione a Mons. Fulvio Nardoni, un

eccellente traduttore del Vecchio e del Nuovo Testamento dai testi antichi e originali in greco antico, ebraico antico, aramaico, etc.

EPIGRAFE DECIFRATA

Questa è una delle numerose epigrafi da me ritrovate nella foresta demaniale di Montesenario, dove si trova il Convento dei Frati dell’Annunziata di Firenze, i Servi di Maria. L’epigrafe, molto rozza, è stata scritta secondo l’uso etrusco, da destra  verso sinistra ed è stata da me decifrata dopo lungo studio. Nell’epigrafe, di epoca tardo etrusca, forse II-I sec. a.C. ci sono scritte due paroline “M CANA” che significa “Io, sono la tomba di…(segue il nome che però è mancante)

Ostentare tanta sicurezza, mette anche noi (propugnatori di “falsi o dogmi”) in un luogo sicuro, coperto, riparato, e, se fosse possibile, anche ‘blindato’. Ma le cose non stanno così. A me, sinceramente, viene da ridere quando mi pongono certe domande come: “Chi erano gli Etrtuschi”;

ed io a questi rispondo e tu dimmi “Chi sono gli Italiani? Certamente l’arte e la vita quotidiana degli Italiani dell’anno 1000 non sarà la stessa di quella del periodo Rinascimentale e, neppure quest’ultima sarà la stessa di di quella del periodo che va sotto il nome di “Barocco” (1700 circa).

Lo stesso vale per gli Etruschi: l’arte, il pensiero, la religione, il “modus vivendi” degli etruschi saranno diversi a seconda dell’epoca alla quale ci si riferisce. Ci si lambicca il cervello sulla provenienza degli stessi. Una vera ‘utopia’ (e qui uso un ‘eufemismo’?) stabilire le provenienze degli stessi. Gli Etruschi sono sempre stati Etruschi, in qualsiasi epoca e provenienza li si voglia etichettare. Dire che gli etruschi sono ‘autoctoni’, o dire che gli stessi provengono da una qualsiasi

parte del mondo è un “non-sense” e non corrisponde a nessuna realtà.

Il Convento, demaniale, di Montesenario visto dallo spiazzato di Monte Ronzoli (il Monte Senario, è composto da due colli: il Monte Senario  (o Asinario) e Monte Ronzoli). Accanto una figura atrofizzata che rappresenta un ‘Orante’ proto-villanoviamo, da me ritrovata e identificata nel tempio-osservatorio astrale. Questo ci testimonia che il Monte Senario è sempre stato dall’antichità più remota un monte con Santuari, dedicato agli astri in epoca pagana e a Dio nell’età del Cristianesimo.

Fra le tesi che si rifanno all’origine etrusca (diverse e molte delle quali davvero fantasiose), mi sembra più ragionevole ‘abbracciare’ la tesi del grande capo-scuola Prof. Massimo Pallottino, il il quale ha formulato una ipotesi, quella della “formazione in loco”, cioè una civiltà che si è ‘contaminata’ (non in senso dispregiativo) con altri popoli, altre civiltà, nel corso dei secoli della loro vita.

Perché dico questo? Per una semplice ragione. Secondo voi qual’è l’origine degli americani U.S.A.? Si può rispondere a questa domanda nella maniera più veritiera possibile, e cioè che gli Indiani d’America, i famosi “pelle-rossa”, Sioux, Cheyenne, etc. sono il ceppo originario della Nazione denominata U.S.A; a questi, si sono aggiunti popoli venuti da altre nazioni (principalmente europee), i quali hanno colonizzato le terre che appartenevano agli Indiani (in questo contesto non ci interessa sapere come), hanno stabilito le loro abitazioni, si sono ‘fusi’ con le popolazioni locali. Lo stesso vale per gli Etruschi. Prendiamo come riferimento il Mugello, o meglio gli Etruschi Mugellani. Gli stessi sono originari di questi luoghi, ciò non toglie che abbiamo avuto apporti notevoli di popoli e di razze dai Liguri (la loro lingua ‘linguistica’ è molto antica), dal Celti, dai Romani, dai Bizantini, dai Longobardi, etc. etc.

MONTESENARIO BURIANA 8

Un santo-filosofo, un asceta ed anche un frate del Convento di Montesenario sopporta con “santa rassegnazione” (con filosofia, si direbbe oggi) i disagi della neve (freddo e malattie d’ogni genere…

Possiamo quindi dire in tutta tranquillità, senza offendere nessuno che gli Etruschi siamo noi Toscani (in modo particolare), ma anche Emiliani, e abitanti del Lazio settentrionale.  Allo stesso modo, ‘americani’ originari U.S.A sono  tutte le tribù di razza ‘pellerossa’ che hanno subito ‘contaminazioni’ durante il corso della loro storia.

 

PAOLO CAMPIDORI, COPYRIGHT http://www.culturaetrusca.blog paolocampidoriarte@gmail.com
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ETRUSCOLOGIA: LE “FALSE SICUREZZE” I
E’ tutto così nebuloso il panorama della storia Etrusca, anche se ci sono, è vero, dei “punti fissi”. Troppo difficile è parlare di un’etnia che ha un percorso storico di circa 10 secoli. Nessuno può avere delle certezze, in etruscologia; non possono esistere,almeno per il momento dei dogmi. La storia è “contro- versa” e nessuno, dico nessuno può con sicurezza assoluta (matematica o scientifica) affermare una cosa o un qualsiasi aspetto di questo popolo.

Si illude chi pensa di avere la “chiave di lettura” precisa, sicura, perché la scienza etrusca è una scienza in evoluzione, e, gli Etruschi pur possedendo una ‘base’, un’origine storica, che può essere più o meno discutibile, è stato ‘contaminato’ (nel senso più o meno buono) da mille altre culture, più o meno orientali. Anche la lingua, che è sempre stata un buon metro di valutazione per la conoscenza storica dei popoli antichi, è un miscuglio di lingue locali e di lingue europee e orientali.

E poi i periodo storico. A quale perido storico ci riferiamo? al IX sec. a.C.? al VI-V sec. a.C? al III sec. a.C. ? Noi non possiamo pensare, per fare un esempio che gli Italiani di oggi siano gli stessi dell’Anno Mille, o quelli del Rinascimento, o addirittura quelli del Risorgimento. Quando parilamo di Etruschi dobbiamo a) fare riferimento al periodo storico cui ci riferiamo b) al luogo, ovvero al territorio: gli Etruschi di Cerveteri, sono diversi da quelli di Volterra, oppure gli Etruschi di Chiusi sono diversi da qyelli di Felsina; c) a tutti gli altri aspetti, specifici per ogni città-stato dell’Etruria.

Gli Etruschi sono un popolo che è stato per tutto il tempo della loro esistenza ‘imparentato’ con altri popoli ed altre razze. Essi stessi si definivano una “mezcla”, cioè un ‘rimescolamento’ di popoli e di razze. Per esempio abbiamo finora parlato troppo poco dei Celti e dellepopolazioni nordiche che hanno invaso l’Etruria, abbiamo parlato troppo poco dei Cartaginesi, dei Sardi, delle popolazioni Italiche, prima del dominio Romano. Forse, conosciamo troppo poco anche del reale impatto con la Grecia antica.Senza parlare dei Villanoviani. Siamo sicurissimi che Villanoviani ed etruschi abbiano un’etnia comune?

Poi la lingua, un vero mistero, se non si affronta il problema nel verso giusto. L’Etrusco pur avendo come base ancestrale la lingua orientale e medio orientale, è un accozzaglia di lingue e dialetti, di gente proveniente da tutto il mondo (NB Ho detto “Tutto il mondo”, non solo quello ‘conosciuto). Insomma, come è giusto che esista una storia contro-versa degli Etruschi è anche vero e giusto che esista una contro- storia di qualsiasi “contro-storia”.

Insomma, tutto questo per dire, che la conoscenza degli Etruschi per il momento è frammentaria, incerta e ci sono ben poche sicurezze. Chi dice di avere in mano delle sicurezze assolute in fatto di Etruscologia, il più delle volte, sa di mentire. Non possiamo basare la nostra conoscenza della storia etrusca su un ‘coccetto’ che si trova sperduto in qualche vetrina di qualche museo italiano o straniero. “Ci vuole di più…molto di più…..

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LA VERA STORIA DI MONTESENARIO E DEL CONVENTO DEI SERVI DI MARIA – DI PAOLO CAMPIDORI

LA VERA STORIA DI MONTESENARIO E DEL CONVENTO DEI SERVI DI MARIA – DI PAOLO CAMPIDORI

LA STORIA DI MONTESENARIO

Spadino in bronzo

Lo spadino villanoviano-etrusco come si vede facente parte dell’arredo dell’ometto proto-villanoviano nel disegno che si trova nella cella del Santuario di  Montesenario, ritrovato da Paolo Campidori. Questo spadino-pugnale è comune anche ai Sardi del Neo-Litico (Vedi Pittau sull’argomento)

Montesenario è un luogo di culto e di preghiera. Qui vi abitano i Frati Serviti detti anche Servi di Maria, i quali salirono su questo Monte negli anni ’40 del Milleduecento. Erano frati dell’Annunziata e, per obbedienza, andarono a vivere su questo Monte ricco di storia Millenaria, sul quale avevano già vissuto genti del Neolitico, i Celti-Liguri, gli Etruschi, i Romani, poi la storia sembra finere. Esiste un enorme ‘buco’ storico che va dalla fine dell’Impero Romano fino al sec. VIII, secoli bui, drammatici, dominati dai Barbari di tutta Europa, in tutto circa tre secoli di dominio barbarico, che ebbe termine soltanto con la ‘chiamata’ dei Franchi da parte dei Papi verso la fine dell’IVI secolo d.C. Con i Franchi le cose andarono un pochino meglio, essi, dopo aver dominato con lotte sanguinose i Longobardi li vinsero e stipularono una specie di ‘concordato’ fra di loro.

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Epigrafe etrusca ritrovata da Paolo Campidori nei pressi del Convento di Montesenario con la scritta “MI CANA” oppure “MI THANA”. Entrambe alludono alla presenza di una tomba nelle vicinanze.

I Longobardi avrebbero riconosciuto come loro Re e come loro padroni i Lonbobardi, ed essi inoltre avrebbero ceduto terre, palazzi e castelli ai Franchi. I Franchi, pur di farsi incoronare come ‘padroni’ d’Europa dai Papi, fecero molte concessioni ai Papato e alla Curia di Roma, e questi privilegi interessarono anche i Vescovadi delle varie città Italiane, i quali beneficiarono di donazioni e legati. Fra queste donazioni rientra anche il poggio di Montesenario, il cui castello era ‘ridotto, dopo le guerre fra Franchi e Longobardi , ad un mucchio di macerie, insomma, come dicevano una volta ad un ‘castellane. I primi frati che salirono al colle di Montesenario furono i rampolli delle famiglie più nobili che vivevano allora in lussuosi palazzi di Firenze trecentesca, quasi tutti banchieri (leggi prestiti ad usura). I frati, secondo la Leggenda (leggi storia dell’Ordine) dovettero ripristinare tutto, secondo i loro bisogni religiosi e liturgici.

TEMPIO VEDUTA TOTALE

Il Santuario neolitico (oppure osservatorio astronomico) del periodo Neolitico trovato e identificato da Paolo Campidori nella boscaglia di Montesenario (lato Polcanto)

Dapprima, sempre secondo la Leggenda i Frati Servi di Maria, abitarono le grotte, dove (questa è una mia aggiunta) che originariamente, verso il 1200 a.C. erano servite da ‘abituri’ alle popolazioni autoctone che vivevano di pastorizia, caccia e di una rudimentale forma di agricoltura. Piano piano i Servi di Maria, i cui meriti furono moltissimi, realizzarono una prima chiesetta, usando le pietre del Castellare e, realizzarono piccole celle per abitarvi. L’Ordine dei Servi di Maria vive secondo i principi dell’obbedienza, della carità e della castità. Questo Ordine dapprima conobbe un modo di vita molto severo basato sulla povertà, infatti i primi frati vivevano delle elemosine altrui (frati mendicanti). Il loro Ordine conta una ‘rosa di Santi’ molto importante, che ancora oggi veneriamo. Nella Chiesa attuale, una Cappella sulla Sinistra ospita le reliquie importantissime dei Sette Frati Fomndatori, tutti appartenenti a famiglie con cognomi altisonanti. Se durante il MedioEvo tutto il Monte era di proprietà degli Ubaldini (Vedi Corte Chiarese a Bivigliano stemma Ubaldini), lo erano anche i mondi vicini.

Annigoni PIETRO affresco Montesenario

Pietro Annigoni, il grande Maestro di pittura del secolo appena passato, non era solo grande Artista, era anche una persona molto intelligente ed aveva un bagaglio culturale notevole. Alcuni frati o mi hanno rivelato che, quando noni dipingeva andava sempre nei boschi, per disegnare la natura, i posti, etc. Ma non solo…..

Tutta la zona dipendeva dagli Ubaldini della Pila che avevano il castello proprio sotto le pendici del Monte Senario e la chiesa del loro Castello (non andata distrutta, ma operante fino al 1700) era intitolata a San Niccolò (Santo privilegiato dei Longobardi e dei Franchi, insieme a pochi altri); mentre la loro Pieve era Santa Felicita a Faltona, poco distante, ora ubicata presso il fiume omonimo. Montesenario QUINDI DIPENDEVA GERARCHICAMENTE ED AMMINISTRATIVAMENTE DAL CASTELLO DELLE PILA E COME PIEVE DA A. FELICITA A LARCIANO O FALTONA. Anche questa era zona etrusca sia Faltona che lariano erano due toponimi di origine etrusca: Larciano deriva da Larth(Principe) e Faltona deriva da “Fal Thruna” (Trono degli Dei). Verso il 1200-1300 la gerarchia e la dipendenza amministrativa passò alle Pievi (Vedi Plesner: Una Rivoluzione stradale nel 1200) e Faltona ebbe il privilegio di avere il Fonte Battesimale

Danza rituale Questo significava che i popoli (chiese plebane) che si trovavano nella zona di Bivigliano-Monte Senario dovevano portare i loro figli alla Pieve di Faltona per essere battezzati. Poi la chiesetta di San Romolo, sull’antica strada che conduceva a Montesenario e Faltona, ebbe il privilegio dalla Curia Fiorentina di avere il Fonte Battesimale. Dicevo che tutta la zona era Villanoviano-Etrusca, e questo è dimostrato, oltre ai ‘reperti’ da me ritrovati, che ritengo importantissimi per ricostruire la storia di questo territorio, anche nell’affresco di Annigoni che si trova nel coro della Chiesa di Montesenario. Se fate attenzione (fatevi accendere la luce dai frati) i due frati che sono più in basso, appesantiti da enormi zaini, e che parlottano fra di loro, uno di essi indica all’altro certi graffiti, chiaramente neolitici o proto-villanoviani che raffigurano certi ”ometti’, come quello che io ho ritrovato numerosi nelle strade e nei boschi intorno Montesenario.

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Da estremamente povero il Convento era diventato ricchissimo, aveva ricevuto donazioni da tutta la Toscana ma anche da tutta Italia. Il Mugello da Montesenario dino alla Val d’Astra e fiono a Livizzano (Lizzano) era di proprietà del Convento di Montesenario. Questa fu la ragione perché i Governanti, per pareggiare i loro debiti di bilancio (Non ne fu esente neppure il Governo Napoleonico) (documenti alla mano), azzerarono, di fatto la vita conventuale dei Servi di Maria e ne confiscarono tutti i loro beni. Credo che queste confische, discutibili nel merito, abbiamo dato il “colpo di grazia” a quella che che era stata la splendida era dei Frati Serviti di Montesenario.Ho tralasciato molti particolari e molti personaggi e tanti aneddoti che meriterebbero e molti personaggi e tanti aneddoti che meriterebbero almeno una menzione. Ad esempio la Famiglia fiorentina dei Della Stufa, famiglia vicino ai Medici, anzi amici di Lorenzo e Giuliano dei Medici, furono i protettori ‘ufficiali’ del Convento. Un loro antenato riposa in un monumento funebre all’interno della chiesa. Giosué Carducci, che proprio qui nel Convento di Montesenario lesse la sua nuova poesia in onore del diavolo (Leggi della nuova linee ferroviaria e della locomotiva a vapore). Ma molto di più si potrebbe dire, ma questo mi sembra sufficiente.

Paolo Campidori (da rivedere e correggere)

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MONGHIDORO: “ISOLA LINGUISTICA (ETRUSCO-CELTICA) E STORICA”, POSTA A CAVALLO FRA TOSCANA ED EMILIA-ROMAGNA

 

MONGHIDORO:  “ISOLA LINGUISTICA (ETRUSCO-CELTICA) E STORICA”, POSTA A CAVALLO FRA TOSCANA ED EMILIA-ROMAGNA

Vicolo a Monghidoro

Un angolo del Castello di Monghidoro “Scaricalasino”, volta ad arco a sesto acuto, tipici Trecenteschi con  lastricato 

Una vera e propria ‘marea’ di persone hanno visitato e letto il mio articolo precedente: “IL DESTINO COMUNE DEGLI ABITANTI DI MONGHIDORO (SCARICALASINO), IN PROVINCIA DI BOLOGNA. CON LE GENTI CONFINANTI DELLA TOSCANA, ALIAS, “ALTO MUGELLO” su questo mio Blog  “Paolocampidorinuvoblog” http://www.paolocampidorinuovoblog.wordpress.com;  e,  altrettanti amici lettori lo stanno facendo questa mattina e in questo momento (sono le ore 10,30 circa di mercoledì 22 novembre 2017). Ovviamente ringrazio tutti gli amici Monghidoresi (e naturalmente anche  tutti gli altri). Spero con questo mio articolo di aver portato un contributo importante e aggiornato agli ultimissimi miei studi e ricerche sull’origine di Monghidoro, del Castello di Scaricalasino (accenni) e dei luoghi limitrofi di crinale, che da Monghidoro arrivano fino alla località Monti, dove abitavano i miei avi: i Campidori “‘e Campidùr).

Ballo antico Monghi

La rievocazione popolare di uno dei balli tradizionali di ‘sapore’ celtico, durante una festa a Monghidoro

Monghidoro da sempre è stata la strada “di transito”, uno ‘snodo’ di strade importantissime, che, verso Nord portavano a Felsina (Bologna); verso Ovest si  collegavano con l’etrusca strada di montagna per raggiungere Marzabotto (Misa) e posti limitrofi (Montovolo, Montaguto Ragazza, etc.);  e, ad Est, per collegarsi con la strada proveniente dalla Toscana e che, passando dalla Valle del fiume Idice (idronimo) raggiungeva le località di Monterenzio (Montebibele), fino a sfociare nella vallata dei fiumi emiliani e raggiungere la parte più a Est di Felsina e con essa tutta la Romagna (San Leo, Spina, Verucchio, etc.) (N.B. questa non era l’unica strada, che raggiungeva luoghi etruschi della Romagna ).

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Il Sasso di Castro, una delle maggiori bellezze naturali della zona, purtroppo deturpato inesorabilmente dalla speculazione edilizia e industriale. Nei pressi di questo Monte, in zona Traversa, passava la strada che dal Mugello occidentale conduceva a Monghidoro-Scaricalasino

 Monghidoro era quindi un importante snodo strategico: stradale e militare che “faceva gola” sia ai Bolognesi che ai Fiorentini, nonché dagli Signori Imolesi e, per questa ragione, è stato più volte conteso dalle parti, e il suo destino è stato segnato da lotte continue. Il castello, di Monghidoro (Scaricalasino)ossia, le rovine del castello (della fortezza difensiva) sono sotterrate, a vari livelli,  sulla collina più alta del Monte, zona detta appunto ‘Castello’.  Accurati scavi potrebbero riportare in luce la parte difensiva più importante: la rocca e il mastio (ultimo baluardo delle fortificazioni medievali).

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Monghidoro – La zona del Castello ancora ‘intatta’

 

Tuttavia ad un occhio attento non possono sfuggire tanti particolari, tanti scorci, come vicoli, coperti da volte, oppure la struttura di certe abitazioni, i tetti molto spioventi, una volta coperti da lastre di arenaria,  che chiaramente parlano di cose lontane, di uomini, di “servi della gleba”, di cavalieri,  di artigiani, di palafrenieri, di fabbri, di maniscalchi e dei ‘fondachi’ (botteghe) dove essi lavoravano.

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Un altro angolo suggestivo dell’antico Castello di Monghidoro

Certo Monghidoro, un paese dalle lontanissime origini Liguri (o Ligustiche), ha dovuto soccombere e, in maniera massiccia, alle invasioni celtiche, le quali però preferivano abitare  in  luoghi boscosi, dominanti i  percorsi dei fiumi, come la Valle dell’Idice (fra questi citiamo: Monterenzio, Montebibele), che come abbiamo detto, in periodi successivi, più vicini a noi (alla nostra era) hanno raggiunto una forma di “PAX” forzata o di convivenza con queste popolazioni che arrivavano direttamente, oltre che  dalla Liguria, anche e soprattutto,   dalle Gallie (popoli d’oltre Alpe).

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Un antico tabernacoletto del XIX secolo dedicato alla Madonna del Piratello (venerata in molti luoghi dell’Emilia e Romagna, sul muro di una antica casa a Monghidoro

E’, tuttavia probabile che qui a Monghidoro, i Celti abbiano avuto un loro avamposto, un posto di osservazione privilegiato. Gi Etruschi e i Romani, che conoscevano molto bene la pericolosità bellica di quest popolazioni Liguri o Celtiche, si guardavano bene dall’attraversare i loro territori, ma usavano strade parallele a quelle ed a una certa distanza.  I Liguri, o Celti,  non organizzavano delle vere e proprie guerre, ma delle ‘guerriglie, degli ‘escatomatages’ rapidi, repentini, molto efficaci e, subito dopo si ritiravano nel folto delle boscaglie. Combattevano nudi, imberbi, depilati, per non offrire alcun appiglio al nemico, con un armamento  leggerissimo: uno scudo di cuoio (talvolta di bronzo),  una lancia e  un coltello (o pugnale) che reggevano fra i denti.  Come abbigliamento portavano sulle loro nudità solo un ‘torque’ al collo in metallo prezioso.

Carlo Calzolari pinocchio

Quindi è supponibile che Etruschi e Romani abbiano scelto, per i loro spostamenti, strade di crinale, dove era sempre faccele orientarsi, dove era difficile impantanassi e dove erano meno probabili gli agguati. Le stesse evitavano l’attraversamento dei loro villaggi,  per maggior  sicurezza.

PINOCCHIO

Probabilmente sulla Via della Futa Etruschi e Romani prediligevano la strada mediana della Futa, quella che passando dal Passo dell’Osteria Bruciata, attraverso Le Valli e il Peglio (ritrovamento di idoli etruschi, conservati a  a Cortona), raggiungeva Culcedra (toponimo ligure, celtico?), Pietra Mora, Cavrenno, per continuare verso Spedaletto, Casa Romana, e quindi verso l’Adriatico.

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L’antichissimo portale della Pieve di Cornacchiaia (Firenzuola)

La storia di questi posti è appena rintracciabile nel tardo periodo Romano, con la presenza del Santo San Zanobi, che avrebbe dato il nome all’omonimo Sasso di San Zanobi. Per gli etruschi, attualmente, abbiamo pochi riferimenti, se non un idolo  – come abbuiamo detto – affigurante Tinia (Zeus), ritrovato presso i “vulcani del Peglio” ed una iscrizione in lingua etrusca, ovvero,  una dedica ad un dio etrusco.

Quindi, in tempi più vicini a noi, quando gli Etruschi persero il dominio sul Mare Tirreno e Mediterraneo, essi dovettero privilegiare i loro spostamenti, per forza di cose, per “via terra”. Ma si tratta solo di ‘passaggi’ di uomini, di carovane, di soldati, non di veri e propri stanziamenti  (se si esclude Monterenzio e Montebibele, fino ad oggi non si può registrare la loro presenza abitativa: villaggi).

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Il sasso di san Zanobi, notissimo per un fatto che si ricollega alla credenza popolare e cioè che lo stesso fu spostato da San Zanobi (vescovo Fiorentino) fin qui,  su un dito del Santo, vincendo così la gara con il demonio.

 Dunque Monghidoro, resta una cosa a sé, uno snodo di strade, un luogo di pagamento pedaggi, e sicuramente di alloggio e ristoro (Vedi Antica Osteria del Fantorno, nota nel periodo Medievale)posta su una strada che proveniva dalla Toscana, e passava sui crinali del Monte Beni,. Traversa, fino giù a Barberino di Mugello).

Ecco perché Monghidoro, pur avendo un “destino comune” con gli altri poipoli che abitano i crinali  dell’Appennino Tosco-Emiliano-Romagnolo, è tuttavia “un’isola” dal punto di vista etnico e linguistico, diverso da tutti gli altri. Diverso anche da Bologna, la quale ha conosciuto fortemente la presenza della cultura “Villanoviana” ma, successivamente,   quella massiccia Celtica (Bononia, toponimo tipicamente celtico).

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Sulla parete laterale della Chiesa di Cornacchiaia, il simbolo “per eccellenza” della Cristianità: il triangolo, ovvero, in numero tre, che nella simbologia Cristiana indica anche la Trinità

A conferma di questo “isolamento linguistico”, più che isolamento storico, basta leggere il libro: “Le avventure di Pinicchio” di Carlo Collodi tradotto dal Carlo Calzolari. monghidorese DOC, in “dialetto monghidorese”, e, come mi diceva  stesso (amico) Carlo Calzolari, il ‘monghidorese’  è una ‘LINGUA’ del tutto diversa, sia dal ‘patois’ locale,  parlato nei paesi vicini facenti parte del comune  firenzuolese , sia dal dialetto Bolognese, che appartine più alla ‘sfera’ dei dialetti del Nord Italia.

idolo del peglio

Idolo ritrovato in zona Peglio “Vulcano del Peglio” (Firenzuola) e conservato al MAC di Cortona. Si tratta di un Tinia (Zeus-Giove) nell’atto di scagliare uno dei suoi fulmini

Tanto per citare un’altra “isola linguistica”, questa volta in territorio ‘firenzuolese’, citerei l’isola linguistica di Cornacchiaia, ‘terminal’ stradale medievale (ma non solo) del tratto stradale  tosco-romagnolo,   della strada che giungeva da Sant’Agata in Mugello, dove esiste una bellissima Pieve millenaria, il cui pievano era Leto Casini, fratello  di Tito Casini

LAMINA DEDICA DIO CULSANS DA FIRENZUOLA

Lamina ritrovata a Firenzuola con una dedica in lingua etrusca dedicata ad dio Culsans (dio delle Porte – Giano)

Cornacchiaia era paese natale  del  grande scrittore cattolico Tito Casini, amico di Papini e Bargellini,  il quale ha scritto pagine indimenticabili, con un ‘lieve’ dialetto tipico di questa zona, in cui si sentono benissimo ‘commistioni’ o ‘contaminazioni’ o, ancora meglio,  un miscuglio di toscano e romagnolo

Credo che ci possiamo fermare qui per il momento con la ferma intenzione di tornare a parlare di questo paese Monghidoro, come “isola linguistica e storica” importante, posta “a cavallo” fra Toscana ed Emilia Romagna.

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Attenzione!! testo da rileggere e correggere.

UN DOLMEN DEL NEOLITICO A MONTESENARIO

UN DOLMEN DEL NEOLITICO A MONTESENARIO

OMETTO VILLANOVIANO

Forse non tutti sapranno che nel corso delle mie ricerche, ma solo un mese fa, circa, ho individuato, seguendo mie piste, che non hanno niente a che fare con le “carte sentieristiche” (ma seguendo ‘reperti’ ben precisi) un Dolmen, un monumento eccezionale che ho individuato e ‘repertato’ come tale. I Dolmen appartengono alla famiglia del grandioso Dolmen di Stonehenge in Inghilterra, ma altri dolmen, più piccoli, esistono anche in Sardegna, nel Salento, sulla costa francese, etc. A questa seconda famiglia appartiene il Dolmen, che io ho individuato e catalogato, che sulle carte sentieristiche era indicato come “bellezza naturale” detta “Casa del Fuso”. La realtà è ben altra. Si tratta di un Dolmen di eccezionale importanza storica ed artistica che si trova in una delle pendici di Montesenario sul lato Est verso Polcanto. A questo dolmen che consta di una cella coperta con un tetto a chiocciola, e un lungo ‘dromos ho dato il nome di “Casa della Principessa, proprio per stabilire un rapporto regale fra il manufatto e le antiche famiglie principesche del periodo Neolitico.

TEMPIO VEDUTA TOTALE

Il ‘monumento in questione non è quindi né Etrusco, né Villanoviano, ma potremmo assegnarlo al periodo proto-villanoviano. In questa zona Appenninica, che comprende tutto il Mugello orientale, vivevano da moltissimo tempo popoli e tribù Liguri (o Ligustici), i quali non avevano niente da spartire con gli Etruschi (che sono venuti dopo). Tutto il Mugello orientale ha questa origine ligure: i Liguri Magelli o BOI, che in sostanza, altro non erano che popolazioni celtiche (più tardi chiamate Galliche).

ometto che adora il sole intero

Vorrei che tutti prendessero visione di questa realtà. Si passa dalla Croce di metallo e si scende su una strada di crinale per circa un quarto d’ora. Si oltrepassano due passaggi obbligati fra sassi e a destra ci si immette in una stradina, ed ecco che appare questa grande meraviglia! Il Dolmen non è integro, nel senso che è stato distrutto parzialmente  dall’uomo a da eventi naturali, quali smottamenti e terremoti, ma una buona parte resta tuttora, forse quella più bella. Doveva trattarsi di una tomba principesca, oppure di un osservatorio astrale, o infine, un santuario per compiere i rituali sacri.
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