LINGUISTICA ESTRUSCA

TARQUINIA “TOMBA DELLE LEONESSE”: DUE PANTERE AFFRONTATE. PERCHE’ LE STESSE SONO RAFFIGURATE AFFRONTATE? E’ UNA QUESTIONE DI SIMMETRIA? INOLTRE, QUALE SIGNIFICATO SIMBOLICO SI PUO’ DARE A TALI RAPPRESENTAZIONI? RISPOSTA AD UNA MIA LETTRICE

TARQUINIA “TOMBA DELLE LEONESSE”: DUE PANTERE AFFRONTATE. PERCHE’ LE STESSE SONO RAFFIGURATE AFFRONTATE? E’ UNA QUESTIONE DI SIMMETRIA? INOLTRE, QUALE SIGNIFICATO SIMBOLICO SI PUO’ DARE A TALI RAPPRESENTAZIONI? RISPOSTA AD UNA MIA LETTRICEtomba delle leonesse

PANTERE CON FRECCE

Rispondo volentieri ad un quesito che mi ha posto la lettrice Rossella Sala:
Buonasera ho letto con interesse i suoi libri e le scrivo per avere un suo parere.Torno da un viaggio a Tarquinia dove ho potuto finalmente visitare le tombe dipinte all’interno delle quali spesso appaiono nel frontone dell’affresco coppie di animali contrapposti (per esempio tomba dei leopardi); la guida a cui ho rivolto la domanda sul significato simbolico di essi mi rispose che non ce n’era nessuno specifico e che gli animali erano contrapposti per questioni di simmetria nel dipinto.
Puo’ dirmi se anche lei è dello stesso parere oppure se si puo’ dare a questo tipo di rappresentazioni un significato simbolico e quale?


Gent.ma Rossella,
Devo fare un “errata corrige” su quanto scritto da me nell’articolo: “Tarquinia – Tomba dei leoni (rossi) – Perché i leoni sono raporesentati affrontati?”, pubblicato su questo Blog ieri 15 maggio 2018. Purtroppo mi ha tratto in inganno il fatto che a Tarquinia ci siano due tombe con i leoni: una, la “Tomba delle leonesse” (che in realtà sono delle pantere femmine) e l’altra detta dei “leoni rossi”.

Ovviamente per quanto riguarda la domanda di fondo, da Lei posta, nella quale chiedeva la ragione per la quale le ‘leonesse’ (in realtà pantere) , fossero state rappresentate ‘affrontate’ e non, per esempio, tutte e due rivolte verso destra o sinistra. Come ho avuto modo di accennare nell’articolo suddetto le belve (pantere, dette ‘leonesse”) sono raffigurate entro un echino, che ha la forma di triangolo, ed è la parte sommitale di un edificio, mi modo particolare di un tempio (in questo caso di una tomba nobiliare). Essendo tale triangolo più alto nella parte centrale e rastremato agli angoli della base, il pittore ha dovuto tener conto di questa particolarità geometrica e, cioè, che la parte anteriore dell’animale è più alta della parte posteriore e degrada in altezza fino ad arrivare alla coda. Tenendo conto di questo fattore, il pittore, giocoforza, ha dovuto rappresentare le due fiere affrontate, in modo tale che le parti anatomiche più alte degli animali convergessero al centro del triangolo (punto più alto). Solo in questa posizione, affrontata, le due ‘leonesse’ (pantere), formano, esse stesse, un triangolo dentro al triangolo. Questa è la mia risposta alla sua domanda centrale.

E’ quindi una questione di simmetria, come giustamente ha detto la Guida turistica, ma, soprattutto, è una questione di utilizzazione razionale dello spazio compreso nel triangolo dell’echino all’interno della tomba.
Per quanto riguarda il significato simbolico che si può dare a questo tipo di rappresentazioni, dobbiamo tener conto che la pantera è un animale, secondo la mitologia (indipendentemente dalla sua ferocia),  avido di vino, e appartiene al seguito di Dionisio, dio dell’ebbrezza,  e,  di Afrodite dea dell’amore. Siccome, in generale, gli affreschi delle tombe (che io conosco) di Tarquinia hanno un filo conduttore, un racconto di vita o mitologico, una specie di allegoria (come potrebbe essere, nel Rinascimento, vedi i cicli dei dipinti: l’ “Allegoria della Primavera”, o quella della “Nascita di Venere” – Botticelli – Firenze – Galleria degli Uffizi – ). Anche questa ‘allegoria’ (*) (cioè il racconto che si ’snoda nella tomba) vuole essere un tributo o meglio, è un trionfo alla bevanda preferita degli etruschi: il vino che è causa di ebbrezza, vita spensierata caratterizzata da frastuono e balli sfrenati dionisiaci o bacchici (Dioniso per i greci, Bacco per gli etruschi)
Mi voglia scusare, gentile Lettrice, ma questa commistione fra “leonesse” (che sono pantere) e “leoni rossi” mi ha tratto in inganno. Spero, comunque, di avere esaudito la sua richiesta in maniera soddisfacente.
Paolo Campidori, Copyright
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(*) Non si può parlare più di solo simbolismo, ma anche di allegoria mitologica

TARQUINIA – TOMBA DEI LEONI (ROSSI) PERCHE’ I LEONI SONO RAFFIGURATI ‘AFFRONTATI’?

TARQUINIA – TOMBA DEI LEONI (ROSSI) PERCHE’ I LEONI SONO RAFFIGURATI ‘AFFRONTATI’? 

 

ORIGINI CARTAGINEVI SEC. A.C. MARMO

Due leoni affrontati proteggono il cosiddetto “albero della vita” – Arte cartaginese (?) sec. VI a.C.

 

Etimo ed origine:

Leone: detto per la sua forma e maestà “il re degli animali”. Il vero etimo certo è che la forma greca”Léon” – genitivo “Leôntos” è entrata nel latino dando luogo a “leo”, “leonis” (la derivazione diretta del lemma latino da quello greco è da escludersi, altrimenti avremmo avuto “leo”, “leontis”). Nella lingua etrusca lo troviamo su una gemma con la figura di una leonessa che allatta.
Leuna, etrusco,  (Leonis) è un  gentilizio maschile da confrontare con quello latino “Leonius”, nonché col latino “leo”, “leonis”. “Leunei” (Leonia) etrusco, femminile del gentilizio Leuna.
L’epigrafia etrusca ci rivela l’esistenza anche di un’altra epigrafe: “THANIAS LEUNAL” (Tania di Leonia). L’epigrafe è scritta da destra verso sinistra.

leone epigrafe

L’epigrafe etrusca THANIAS LEUNAL da me ricopiata nella sua forma originale ed è scritta da destra verso sinistra
E’ probabile che i leoni dipinti sull’echino della Tomba dei leoni (rossi) di Tarquinia esprimano un gentilizio, una specie di emblema araldico della nobile famiglia tarquinese “Leuna” “Leunei”.
Per quanto riguarda, specificamente, l’origine del simbolo ‘Leone’, esso si perde nella notte dei tempi, ed è sicuramente di origine orientale,  anche perché l’habitat  naturale di questo animale è orientale-africano. Nella tomba dei leoni di Tarquinia (come nelle altre tombe della stessa necropoli) gli affreschi sono carichi di simbologia e di allegoria che in questa sede, sarebbe davvero difficile trattare.

Tarquinia tomba dei leoni rossi

Leoni affrontati dipinti sull’echino della tomba dei “leoni rossi” di Tarquinia 
In sostanza la raffigurazione dei due leoni, accovacciati,  non intenti ad aggredire una preda (spesso un cerbiatto), testimonierebbero, tra l’altro,   che il defunto ha trascorso in vita un periodo di pace, o almeno di “relativa pace”, e, aggiungerei di prosperità economica.
I leoni infatti esprimono forza, potenza, ferocia, ma allo stesso tempo, pace, tranquillità, sicurezza. Dobbiamo considerare, che nel periodo cosiddetto ellenistico, l’allegoria (e la mitologia) greca hanno  preso il posto della simbologia (anche se parzialmente), ragion per cui moltissime cose sono cambiate nella religione degli etruschi. Questo cambiamento ci porta a pensare che le pitture (affreschi) che si trovano dentro le tombe di Tarquinia o altra località etrusca, non siano da considerare singolarmente, ma nella loro totalità, dando vita ad una storia, una specie di mosaico fatto di tante tessere,  il cui insieme rappresenta un solo tema. Il simbolo invece, al contrario dell’allegoria esprimeva un concetto, anche se ampio, ma contenuto nella sua singolarità.
Ancora oggi abbiamo il cognome Leoni ed esistono tanti stemmi nobiliari dove figurano uno o più leoni in varie posizioni: accovacciati, rampanti, etc.
Da quanto arguito dobbiamo trarne le seguenti conclusioni:
a) che la tomba detta dei “leoni rossi” di Tarquinia sia appartenuta  alla nobile famiglia etrusca dei Leuna (Leoni);
b) che i leoni affrontati con le fauci aperte, esprimono la possibilità di un’aggressione latente (potenziale), contro chiunque osasse fare violenza alla famiglia o ad un membro della stessa;
c) che originariamente i leoni affrontati erano posti come ‘guardiani’ dell’albero della vita (uno alla destra, ed uno alla sinistra del tronco dell’albero) (**);
d) che nelle tombe tarquinesi i leoni dipinti sono posti uno alla destra, uno alla sinistra di un mensolone, somigliante alla parte rastremata di una clessidra, che aveva la funzione di reggere il tetto (una specie di ‘tholos’),  in quanto la tomba è la raffigurazione  realistica dell’interno  di una casa etrusca (tarquinese), formando una specie di triangolo, il cui numero ‘3’, numero perfetto, rappresentava l’essenza del loro credo, ovvero, la perfezione, e corrispondeva, secondo la loro religione di origine orientale alle tre divinità adorate: la Luna, il Sole e l’Astro del mattino (Venere). Gli stessi etruschi raffigurati sui sarcofagi ostentano la mano con le tre dita: pollice, indice e medio.
L’elenco potrebbe continuare di molto….

 

(**) Vedi foto sopra

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MASSIMO PITTAU: DANZA DANZARE DERIVANO DALL’ETRUSCO

MASSIMO PITTAU: DANZA DANZARE DERIVANO DALL’ETRUSCO

 

Nonostante ci sia qualche ‘benpensante’ che cerca di mettermi in urto con il Prof. Massimo Pittau, uno dei massimi etruscologi viventi (e lo posso sottolineare) apostrofandomi come uno ‘stupido’ e l’esimio Professore e Rettore di Università, Massimo Pittau, come un cioccolataio (*). Vorrei in questa sede rinnovare tutta la mia fiducia e la mia stima verso uno studioso che ha dedicato più di quarant’anni (*) allo studio della linguistica storica (etrusco e sardiano). Certamente non sempre i nostri studi e le nostre ricerche sono andati nella stessa direzione, esistono dei modi di vedere differenti, ma la ricchezza di idee è proprio ciò che contraddistingue la qualità delle ricerche. Certo non voglio paragonarmi, in nessuna maniera, al livello altissimo di Massimo Pittau, io sono un “cultore etruscologo”, niente più.  Ho imparato moltissimo da lui riguardo allo studio dell’epigrafia etrusca, e per questo mi sento in dovere di ringraziarlo con tutto il mio cuore. Questa precisazione era doverosa ed io l’ho inserita in questo Prologo molto volentieri.

Paolo Campidori

(*) Anch’io mi dedico allo studio dell’etruscologia da quando mio figlio Leonardo aveva meno di due anni, ed essendo egli nato nel 1973, il calcolo è breve e non difficile: 45 anni!

(**) Come se fare il cioccolataio fosse un mestiere disonorevole. Già da questo si misura la levatura e il valore intrinseco di qualche personaggio che non amo definire con il suo vero nome.

 

DANZA, DANZARE
derivano dall’etrusco
Il sostantivo ital. danza ed il verbo danzare finora sono praticamente privi di etimologia. Di solito viene richiamato il francese medioevale danser, ma nessun linguista è riuscito ad andare oltre con qualche proposta veramente convincente (DELI2, Etim).
A mio giudizio gli ital. danza e danzare derivano dalla lingua etrusca per due diverse ragioni: in primo luogo perché possediamo la numerose raffigurazioni pittoriche di danzatori dipinti soprattutto nella famosa “tomba del triclinio” di Tarquinia, in secondo luogo perché abbiamo conferme linguistiche dateci da numerosi vocaboli etruschi. Che sono i seguenti:
TAMSNI «Tamsinia», gentilizio femm. di TAMSNIE(-S) (ET, Cr 1.96, 111; Vc 1.86).
TAMSNIES «(di) Tamsin(i)o», gentilizio masch. in genitivo anche patronimico fossilizzato (LEGL 78), da confrontare con quello lat. Tamsin(i)us (RNG) (ET, Cr 1.161/2) che richiama chiaramente la radice *tams- *tans- = «danza,-are» (è del tutto conosciuta l’alternanza etrusco-latina T/d; LLE norma 4).
TANASAR «danzatori, istrioni, pantomimi, attori» = lat. histr(i)ones, significato assicurato dall’iscrizione bilingue TLE 541; -R è la desinenza del plur. (ET, Ta 7.9, 10) APAS
TANASAR / TANASAR «attori di Babbo /
attori» (iscrizioni dipinte accanto alle figure di due uomini piangenti nella “Tomba degli Auguri”) (TLE 82, 83). Gli histriones venivano assoldati sia per compiangere il morto, sia per dar luogo a mimi funerari.
TANŚINA «Tansin(i)o», gentilizio masch., variante
di TAMSNIE(-S) (ET, Vn 0.1).
TANSINEI «Tansinia», femm. di TANŚINA (ET, Cl 1.1028).
ΘANASA «danzatore, istrione, pantomimo, attore». (ThLE 416; ET, Cl 1.2552 – rec; bilingue su tegola) AΘ TREPI ΘANASA \ AR TREBI histrio (glossa latino-etrusca) «Ar(runte) Trebio
istrione» (dunque etr. ΘANASA = lat. histrio,-onis che deriva, anch’esso, dall’etrusco). In etrusco l’alternanza T/Θ è cosa pacifica (LLE norma 3). ΘANS (Liber linteus, III 22; IV 16; IX 4, 20) «danzatore, istrione, attore», sing. di ΘANSUR (vedi). (AV 0.14 – rec; su parete di strada) ΘANS «attore, costruttore (?)».
ΘANSE (ET, AV 1.3 – rec; su fronte di sepolcro) «Tansio», nome individuale masch. di liberti, da confrontare col gentilizio lat. Thansius (RNG), col significato originario di «danzatore, istrione, attore» (cognomen).
ΘANSEI «Tansia», femm. di ΘANSE (ET, Cl 1.1832). ΘANSES (ET, AV 2.19) «di Tansio», genitivo di ΘANSE «Tansio».
ΘANSESCA (ΘANSES-CA) «quello di Tansio». (TLE 215; ET, Vs 6.24; marchio di fabbrica su askos) ΘANSESCA NUMNAL ACIL «opera quella di Tansio (figlio) di Numenia».
ΘANSI «Tansio», variante di ΘANSE. (ET, Cl 1.491 – rec; su ossario) ΘANSI PETRUS LAVTNI «Tansio liberto di Petrone»; (Cl 1.1768 – rec; su tegola) ΘANSI ZUXNIS «Tansio (liberto) di Succonio». (Cl 1. 882, 883, 1001, 1522, 1829, 1830, 1831). ΘANSIAL «di Tansia», genitivo di *ΘANSEI
«Tansia» (ET, Ta 1.149).
ΘANSINAL «di Tansinia», genitivo di ΘANSINEI (ET, Cl 1.459, 1423, 1424).
ΘANSINAS «(di) Tansin(i)o», gentilizio masch. in genitivo anche patronimico fossilizzato (LEGL 78), da confrontare con quello lat. Thamsin(i)us (RNG). (ET, AT 1.192 – 4f3p; su fronte di sepolcro) TA SUΘI AVLES ΘANSINAS «questa tomba (è) di Aulo
Tansin(i)o». (AT 1.193; Vs 1.294).
ΘANSINEI «Tansinia», femm. del gentilizio ΘANSINA(-S) (ET, Vs 1.207; Cl 1.1049, 1832, 1833). ΘANSIS «di Tansio», genitivo di ΘANSE (ET, AS 1.187, 442; Cl 1.1830, 1831).
ΘANSISA «quello-a (figlio-a) di Tansia», matronimico pronominale del femm. del gentilizio ΘANSE (ET, Cl 1.993, 994, 1043, 1240, 2481). ΘANSUR (Liber linteus, II 3, 16; IV 3; V 5, 12) «danzanti, istrioni, attori», plur. di ΘANS. ΘANZINAL «di Tansinia», genitivo di ΘANZINEI (ET, AS 1.126, 165).
ΘANZINEI «Tansinia», gentilizio femm., variante di ΘANSINEI. È da osservare il nesso NZ, che si ritrova nell’ital. danza/danzare, diversamente che nell’antico francese danser.
Bibliografia essenziale e Sigle
AEI Devoto G., Avviamento alla etimologia italiana – Dizionario Etimologico, Firenze 19682.
CIL Corpus inscriptionum latinarum.
DELI Cortelazzo M. – Zolli P., Dizionario Etimologico della Lingua Italiana, I-V, Bologna 1979-1988; DELI2 II ediz. a cura di M. Cortelazzo e M. A. Cortelazzo, col soprattitolo Il nuovo etimologico, 1999. DELL Ernout A. – Meillet A., Dictionnaire Étymologique de la Langue Latine, IV édit., IV tirage, Paris 1985.
ET Rix H., Etruskische Texte, Editio Minor, I Einleitung, Konkordanz, Indices; II Texte, Tübingen 1991 (le sigle di tutte le iscrizioni citate sono quelle adottate in questa importante opera).
LEGL Pittau M., La Lingua Etrusca – grammatica e lessico, Nùoro 1997 (Libreria Koinè Sassari).
LLE Pittau M., Lessico della Lingua Etrusca – appellativi antroponimi toponimi, Roma 2012, Società Editrice Romana (Libreria Koinè Sassari).
ThLE Thesaurus Linguae Etruscae, I Indice lessicale, Roma 1978; I Supplemento, 1984; Ordinamento inverso dei lemmi, 1985; II Supplemento, 1991; III Supplemento, 1998. II ediz., Pisa-Roma 2009.
TLE Pallottino M., Testimonia Linguae Etruscae, Firenze 1954, I ediz., II ediz. 1968.

LA STRADA VILLANOVIANO-ETRUSCA DA FIESOLE (E FIRENZE) VERSO IL MUGELLO

LA STRADA VILLANOVIANO-ETRUSCA DA FIESOLE (E FIRENZE) VERSO IL MUGELLO

Veduta di Montesenario dal Tempio arcaico di Fiesole

Foto n. 1 – Fiesole Scavi etruschi. Il tempio arcaico etrusco (circa VII-VI sec. a.C) con la facciata rivolta verso Est. Sullo sfondo, in direzione Nord, indicato dalla freccia rossa, è ben visibile, a occhio nudo, il  Monte Senario, dove, recentemente, ho ritrovato e identificato un tempio megalitico e altre ‘risultanze’ di epoca proto-villanoviana e villanoviana, etrusca e romana. La strada villanoviano-etrusca lambiva la vetta del Monte Senario e proseguiva in direzione Nord, verso il Mugello, come indicato nella foto n. 2
Noi abbiamo sempre pensato (con le dovute eccezioni) che gli Etruschi venissero dall’Ovest, per capirci dalle ‘Maremme’ (come le definiva l’archeologo Giulio Lensi Orandi) e, durante un arco di tempo molto lungo, si siano spostate verso l’Emilia e la Romagna ed ivi si siano stabilite. Non sempre le ‘testimonianze’ archeologiche, storiche, etc. ci confermano questa ‘migrazione dall’Ovest verso l’Est. Talvolta è. anzi, il contrario (vedasi il ritrovamento, ad esempio, del tempio Megalitico di Montesenario che farebbe pensare ad una ‘migrazione’ in senso opposto, cioè dal Nord verso Sud).

Foto 2-3-4 – Il tempio megalitico II Millennio a.C da me identificato sulle falde del Monte Senario (lato Polcanto), in parte distrutto (forse in epoca celtica o romana) con i disegni antropomorfi che ho ritrovato all’interno della ‘cella’ posta al limite di un lungo ambulacro. I disegni raffigurano ‘oranti’ inginocchiati davanti al simbolo del dio Sole (un puntino con otto raggi intorno)

Siamo nel campo delle ipotesi ed è difficile avallare questa o quella teoria. Sembrerebbe certo è che le popolazioni Villanoviane, Protovillanoviane e Neolitiche, abbiano i seguito un percorso, nelle loro ‘migrazioni’ (ovviamente in un lungo arco di tempo), da Nord verso sud (per capirci, dall’Emilia Romagna alla Toscana); mentre, sembrerebbe, che le ‘migrazioni’ etrusche (a partire da circa il VII sec. a.C) abbiano seguito l’itinerario inverso (cioè dalle Maremme all’Emilia Romagna).

Copia di Cartina Mugello part

Foto n. 5 – La pianta del Vicariato di Scarperia (sec. XVII, Archivio di Stato di Firenze) ci mostra, con due frecce rosse, quale doveva essere, in linea di massima (non particolareggiato) il percorso della strada villanoviano-etrusca da e verso il Mugello e l’Emilia Romagna

A parte queste ipotesi, resta invece la realtà dei fatti e cioè i percorsi stradali, gli idronimi, i toponimi, etc. . Una strada villanoviano-etrusca (e forse anche precedente) doveva, per forza di cose, congiungere Fiesole (e Firenze) con il Mugello, oltrepassando il crinale di Montesenario (dove si trova un tempio megalitico da me scoperto e identificato). Un primo percorso, di crinale o di mezza costa univa due punti-chiave: Fiesole (e Firenze) (1)-Montesenario, questo sarebbe documentato da una epigrafe o pietra miliare (sempre da me ritrovata) in cui si legge in lingua etrusca sinistrorsa “FISL IX”, cioè “per Fiesole IX”.

SECONDA EPIGRAFE FIPSL IX

Foto n.6 – Questa è la seconda epigrafe etrusca da me ritrovata a Montesenario. Come si può ben vedere la scritta è stata (volutamente e in epoca imprecisata, forse romana) corretta e abrasa per cancellare il ricordo di passate civiltà che abitavano questi territori. La scritta, tuttavia è ancora ben leggibile FISL IX

L’altro tratto di strada villanoviano etrusca avrebbe unito il “monte sacro” (Monte Senario, sede di tempio solare megalitico)  con il Mugello giungendo a Cardetole e Livizzano (oggi Lezzano) per proseguire verso Senni (toponimo di origine etrusca), Luco (toponimo origine etrusca confluito nel latino), per poi oltrepassare la catena Appenninica verso l’Emilia Romagna. Ovviamente trattandosi di periodi di storia così lontano da noi, e potendosi avvalere solo di pochissime ‘testimonianze’ archeologiche, tutte le notizie esposte in questo mio articolo vanno ‘maneggiate’ con estrema cautela, o come si usa dire “con i guanti”, lasciando sempre aperta la ‘porticina’ ad eventuali nuove e, perché no, ipotesi e scoperte  più valide delle mie.
Paolo Campidori, Copyright
paolocampidoriarte@gmail.com
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(1) Non dimentichiamo che Firenze era una città-villaggio villanoviana. Essa era ubicata all’interno della “città-quadrata”. Durante gli scavi di inizio Novecento furono ritrovati gli stanziamenti, vicino al fiume Arno e una necropoli villanoviana, con oggetti tipo urne cinerarie, e vasellame in bucchero e utensili vari. Uno studio su Firenze villanoviana (serio) ancora non è stato fatto, speriamo che gli Enti preposti (Soprintendenza Archeologica) inizino uno scavo sistematico e scientifico inteso all’individuazione dell’antica città ubicata sulle rive dell’Arno

ETRUSCOLOGIA E FILOSOFIA: “LE FALSE SICUREZZE”?

ETRUSCOLOGIA E FILOSOFIA: LE FALSE SICUREZZE II?
Chi sono i veri Etruschi e i veri Americani?

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Il ‘menhir’ identificato dal sottoscritto (Paolo Campidori) nella foresta demaniale di Montesenario (lato Polcanto (Firenze). Si tratta di un tempio megalitico, forse dedicato ad sole o Ishtar (la “stella del mattino”. E’ composto da un lungo ambulacro e di una cella coperta da un tetto a forma rotondeggiante a forma di carapace. Potrebbe trattarsi anche di un osservatorio astronomico oppure di una tomba di un Principe proto-villanoviano. L’edificio megalitico è stato distrutto in epoca imprecisata, ma restano intatte ancora alcune parti importanti dello stesso. 

Noi ci mettiamo davanti ad una branca importante del sapere umano, come, ad esempio, la filosofia, l’arte e le lingue orientali, ed anche l’etruscologia, disciplina di cui mi occupo, con una sicurezza disarmante, e, magari, abbiamo letto appena un libro, o ‘spilluzzicato’ qua e là, come si fa nella sala antipasti di un ristorante. Ma questo non è giusto e neppure è corretto. Studiare una disciplina come l’etruscologia è necessaria una vita intera. In etruscologia, poi, come in altre discipline, ad esempio la filosofia e l’etruscologia, non ci sono, per evidenti ragioni, ‘dogmi’ di fede (assolute).

In questo caso e, per questa ragione, etruscologia e filosofia viaggiano nella stessa direzione, cioè senza avere, almeno per il momento alcuna possibilità di ottenere la riprova dell’autenticità di determinate tesi. Anzi, è proprio il contrario. Mi diceva un famoso ‘Biblista’, parente di un mio parente, professore, esegeta biblico che (queste sono le sue testuali parole): “più si studia e meno se ne sa”. Io gli devo dare ragione a Mons. Fulvio Nardoni, un

eccellente traduttore del Vecchio e del Nuovo Testamento dai testi antichi e originali in greco antico, ebraico antico, aramaico, etc.

EPIGRAFE DECIFRATA

Questa è una delle numerose epigrafi da me ritrovate nella foresta demaniale di Montesenario, dove si trova il Convento dei Frati dell’Annunziata di Firenze, i Servi di Maria. L’epigrafe, molto rozza, è stata scritta secondo l’uso etrusco, da destra  verso sinistra ed è stata da me decifrata dopo lungo studio. Nell’epigrafe, di epoca tardo etrusca, forse II-I sec. a.C. ci sono scritte due paroline “M CANA” che significa “Io, sono la tomba di…(segue il nome che però è mancante)

Ostentare tanta sicurezza, mette anche noi (propugnatori di “falsi o dogmi”) in un luogo sicuro, coperto, riparato, e, se fosse possibile, anche ‘blindato’. Ma le cose non stanno così. A me, sinceramente, viene da ridere quando mi pongono certe domande come: “Chi erano gli Etrtuschi”;

ed io a questi rispondo e tu dimmi “Chi sono gli Italiani? Certamente l’arte e la vita quotidiana degli Italiani dell’anno 1000 non sarà la stessa di quella del periodo Rinascimentale e, neppure quest’ultima sarà la stessa di di quella del periodo che va sotto il nome di “Barocco” (1700 circa).

Lo stesso vale per gli Etruschi: l’arte, il pensiero, la religione, il “modus vivendi” degli etruschi saranno diversi a seconda dell’epoca alla quale ci si riferisce. Ci si lambicca il cervello sulla provenienza degli stessi. Una vera ‘utopia’ (e qui uso un ‘eufemismo’?) stabilire le provenienze degli stessi. Gli Etruschi sono sempre stati Etruschi, in qualsiasi epoca e provenienza li si voglia etichettare. Dire che gli etruschi sono ‘autoctoni’, o dire che gli stessi provengono da una qualsiasi

parte del mondo è un “non-sense” e non corrisponde a nessuna realtà.

Il Convento, demaniale, di Montesenario visto dallo spiazzato di Monte Ronzoli (il Monte Senario, è composto da due colli: il Monte Senario  (o Asinario) e Monte Ronzoli). Accanto una figura atrofizzata che rappresenta un ‘Orante’ proto-villanoviamo, da me ritrovata e identificata nel tempio-osservatorio astrale. Questo ci testimonia che il Monte Senario è sempre stato dall’antichità più remota un monte con Santuari, dedicato agli astri in epoca pagana e a Dio nell’età del Cristianesimo.

Fra le tesi che si rifanno all’origine etrusca (diverse e molte delle quali davvero fantasiose), mi sembra più ragionevole ‘abbracciare’ la tesi del grande capo-scuola Prof. Massimo Pallottino, il il quale ha formulato una ipotesi, quella della “formazione in loco”, cioè una civiltà che si è ‘contaminata’ (non in senso dispregiativo) con altri popoli, altre civiltà, nel corso dei secoli della loro vita.

Perché dico questo? Per una semplice ragione. Secondo voi qual’è l’origine degli americani U.S.A.? Si può rispondere a questa domanda nella maniera più veritiera possibile, e cioè che gli Indiani d’America, i famosi “pelle-rossa”, Sioux, Cheyenne, etc. sono il ceppo originario della Nazione denominata U.S.A; a questi, si sono aggiunti popoli venuti da altre nazioni (principalmente europee), i quali hanno colonizzato le terre che appartenevano agli Indiani (in questo contesto non ci interessa sapere come), hanno stabilito le loro abitazioni, si sono ‘fusi’ con le popolazioni locali. Lo stesso vale per gli Etruschi. Prendiamo come riferimento il Mugello, o meglio gli Etruschi Mugellani. Gli stessi sono originari di questi luoghi, ciò non toglie che abbiamo avuto apporti notevoli di popoli e di razze dai Liguri (la loro lingua ‘linguistica’ è molto antica), dal Celti, dai Romani, dai Bizantini, dai Longobardi, etc. etc.

MONTESENARIO BURIANA 8

Un santo-filosofo, un asceta ed anche un frate del Convento di Montesenario sopporta con “santa rassegnazione” (con filosofia, si direbbe oggi) i disagi della neve (freddo e malattie d’ogni genere…

Possiamo quindi dire in tutta tranquillità, senza offendere nessuno che gli Etruschi siamo noi Toscani (in modo particolare), ma anche Emiliani, e abitanti del Lazio settentrionale.  Allo stesso modo, ‘americani’ originari U.S.A sono  tutte le tribù di razza ‘pellerossa’ che hanno subito ‘contaminazioni’ durante il corso della loro storia.

 

PAOLO CAMPIDORI, COPYRIGHT http://www.culturaetrusca.blog paolocampidoriarte@gmail.com
Articoli correlati: “Etruscologia: le false sicurezze”

ETRUSCOLOGIA: LE “FALSE SICUREZZE” I
E’ tutto così nebuloso il panorama della storia Etrusca, anche se ci sono, è vero, dei “punti fissi”. Troppo difficile è parlare di un’etnia che ha un percorso storico di circa 10 secoli. Nessuno può avere delle certezze, in etruscologia; non possono esistere,almeno per il momento dei dogmi. La storia è “contro- versa” e nessuno, dico nessuno può con sicurezza assoluta (matematica o scientifica) affermare una cosa o un qualsiasi aspetto di questo popolo.

Si illude chi pensa di avere la “chiave di lettura” precisa, sicura, perché la scienza etrusca è una scienza in evoluzione, e, gli Etruschi pur possedendo una ‘base’, un’origine storica, che può essere più o meno discutibile, è stato ‘contaminato’ (nel senso più o meno buono) da mille altre culture, più o meno orientali. Anche la lingua, che è sempre stata un buon metro di valutazione per la conoscenza storica dei popoli antichi, è un miscuglio di lingue locali e di lingue europee e orientali.

E poi i periodo storico. A quale perido storico ci riferiamo? al IX sec. a.C.? al VI-V sec. a.C? al III sec. a.C. ? Noi non possiamo pensare, per fare un esempio che gli Italiani di oggi siano gli stessi dell’Anno Mille, o quelli del Rinascimento, o addirittura quelli del Risorgimento. Quando parilamo di Etruschi dobbiamo a) fare riferimento al periodo storico cui ci riferiamo b) al luogo, ovvero al territorio: gli Etruschi di Cerveteri, sono diversi da quelli di Volterra, oppure gli Etruschi di Chiusi sono diversi da qyelli di Felsina; c) a tutti gli altri aspetti, specifici per ogni città-stato dell’Etruria.

Gli Etruschi sono un popolo che è stato per tutto il tempo della loro esistenza ‘imparentato’ con altri popoli ed altre razze. Essi stessi si definivano una “mezcla”, cioè un ‘rimescolamento’ di popoli e di razze. Per esempio abbiamo finora parlato troppo poco dei Celti e dellepopolazioni nordiche che hanno invaso l’Etruria, abbiamo parlato troppo poco dei Cartaginesi, dei Sardi, delle popolazioni Italiche, prima del dominio Romano. Forse, conosciamo troppo poco anche del reale impatto con la Grecia antica.Senza parlare dei Villanoviani. Siamo sicurissimi che Villanoviani ed etruschi abbiano un’etnia comune?

Poi la lingua, un vero mistero, se non si affronta il problema nel verso giusto. L’Etrusco pur avendo come base ancestrale la lingua orientale e medio orientale, è un accozzaglia di lingue e dialetti, di gente proveniente da tutto il mondo (NB Ho detto “Tutto il mondo”, non solo quello ‘conosciuto). Insomma, come è giusto che esista una storia contro-versa degli Etruschi è anche vero e giusto che esista una contro- storia di qualsiasi “contro-storia”.

Insomma, tutto questo per dire, che la conoscenza degli Etruschi per il momento è frammentaria, incerta e ci sono ben poche sicurezze. Chi dice di avere in mano delle sicurezze assolute in fatto di Etruscologia, il più delle volte, sa di mentire. Non possiamo basare la nostra conoscenza della storia etrusca su un ‘coccetto’ che si trova sperduto in qualche vetrina di qualche museo italiano o straniero. “Ci vuole di più…molto di più…..

Paolo Campidori, Copyright paolocampidorinuovoblog@gmail.com

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FINALMENTE DECIFRATA E TRADOTTA L’ISCRIZIONE ETRUSCA DA ME TROVATA A MONTESENARIO (FIRENZE).

FINALMENTE DECIFRATA E TRADOTTA  L’ISCRIZIONE ETRUSCA DA ME TROVATA A MONTESENARIO (FIRENZE).

EPIGRAFE MONTESENARIO JPEG RIT.jpg

 

Il ritrovamento di questa epigrafe etrusca mi mise sulle tracce per ritrovare il ‘tempio’ megalitico (anche osservatorio astronomico?). L’epigrafge (forse incompleta?) è composta si solo due parole scritte all’etrusca, cioè da destra verso sinistra ed esattamente M CANA. M è un’abbreviazione di MI (cioè ‘io’) e CANA è un vocabolo usato in ambito funerario etrusco per delimitare una tomba, una grotta, una proprietà dentro una necropoli. Può darsi che l’epigrafe scritta molto rozzamente sulla pietra avesse come seguito un nome ad esempio MI CANA…..di Larth, di Arunte, etc.

 

EPIGRAFE DECIFRATA.jpg E’ possibile che la pietra indichi la vicinanza di una tomba etrusca, ma è anche possibile che sia stata ‘trasportata’ da un luogo nelle vicinanze. L’epigrafe è importante perché segna una continuazione e, non una semplice frequentazione, di popolazioni ed abitati che vanno dal Neolitico sec. XIII-XII a.C. al III-II sec. a.C. (colonizzazione Romana). Adesso il “percorso storico” è più chiaro grazie a questi due importanti ritrovamenti (tempio ed epigrafe) fatti dal sottoscritto, nell’arco degli ultimi due-tre anni.
PAOLO CAMPIDORI

paolocampidoriarte@gmail.com

LA VERA STORIA DI MONTESENARIO E DEL CONVENTO DEI SERVI DI MARIA – DI PAOLO CAMPIDORI

LA VERA STORIA DI MONTESENARIO E DEL CONVENTO DEI SERVI DI MARIA – DI PAOLO CAMPIDORI

LA STORIA DI MONTESENARIO

Spadino in bronzo

Lo spadino villanoviano-etrusco come si vede facente parte dell’arredo dell’ometto proto-villanoviano nel disegno che si trova nella cella del Santuario di  Montesenario, ritrovato da Paolo Campidori. Questo spadino-pugnale è comune anche ai Sardi del Neo-Litico (Vedi Pittau sull’argomento)

Montesenario è un luogo di culto e di preghiera. Qui vi abitano i Frati Serviti detti anche Servi di Maria, i quali salirono su questo Monte negli anni ’40 del Milleduecento. Erano frati dell’Annunziata e, per obbedienza, andarono a vivere su questo Monte ricco di storia Millenaria, sul quale avevano già vissuto genti del Neolitico, i Celti-Liguri, gli Etruschi, i Romani, poi la storia sembra finere. Esiste un enorme ‘buco’ storico che va dalla fine dell’Impero Romano fino al sec. VIII, secoli bui, drammatici, dominati dai Barbari di tutta Europa, in tutto circa tre secoli di dominio barbarico, che ebbe termine soltanto con la ‘chiamata’ dei Franchi da parte dei Papi verso la fine dell’IVI secolo d.C. Con i Franchi le cose andarono un pochino meglio, essi, dopo aver dominato con lotte sanguinose i Longobardi li vinsero e stipularono una specie di ‘concordato’ fra di loro.

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Epigrafe etrusca ritrovata da Paolo Campidori nei pressi del Convento di Montesenario con la scritta “MI CANA” oppure “MI THANA”. Entrambe alludono alla presenza di una tomba nelle vicinanze.

I Longobardi avrebbero riconosciuto come loro Re e come loro padroni i Lonbobardi, ed essi inoltre avrebbero ceduto terre, palazzi e castelli ai Franchi. I Franchi, pur di farsi incoronare come ‘padroni’ d’Europa dai Papi, fecero molte concessioni ai Papato e alla Curia di Roma, e questi privilegi interessarono anche i Vescovadi delle varie città Italiane, i quali beneficiarono di donazioni e legati. Fra queste donazioni rientra anche il poggio di Montesenario, il cui castello era ‘ridotto, dopo le guerre fra Franchi e Longobardi , ad un mucchio di macerie, insomma, come dicevano una volta ad un ‘castellane. I primi frati che salirono al colle di Montesenario furono i rampolli delle famiglie più nobili che vivevano allora in lussuosi palazzi di Firenze trecentesca, quasi tutti banchieri (leggi prestiti ad usura). I frati, secondo la Leggenda (leggi storia dell’Ordine) dovettero ripristinare tutto, secondo i loro bisogni religiosi e liturgici.

TEMPIO VEDUTA TOTALE

Il Santuario neolitico (oppure osservatorio astronomico) del periodo Neolitico trovato e identificato da Paolo Campidori nella boscaglia di Montesenario (lato Polcanto)

Dapprima, sempre secondo la Leggenda i Frati Servi di Maria, abitarono le grotte, dove (questa è una mia aggiunta) che originariamente, verso il 1200 a.C. erano servite da ‘abituri’ alle popolazioni autoctone che vivevano di pastorizia, caccia e di una rudimentale forma di agricoltura. Piano piano i Servi di Maria, i cui meriti furono moltissimi, realizzarono una prima chiesetta, usando le pietre del Castellare e, realizzarono piccole celle per abitarvi. L’Ordine dei Servi di Maria vive secondo i principi dell’obbedienza, della carità e della castità. Questo Ordine dapprima conobbe un modo di vita molto severo basato sulla povertà, infatti i primi frati vivevano delle elemosine altrui (frati mendicanti). Il loro Ordine conta una ‘rosa di Santi’ molto importante, che ancora oggi veneriamo. Nella Chiesa attuale, una Cappella sulla Sinistra ospita le reliquie importantissime dei Sette Frati Fomndatori, tutti appartenenti a famiglie con cognomi altisonanti. Se durante il MedioEvo tutto il Monte era di proprietà degli Ubaldini (Vedi Corte Chiarese a Bivigliano stemma Ubaldini), lo erano anche i mondi vicini.

Annigoni PIETRO affresco Montesenario

Pietro Annigoni, il grande Maestro di pittura del secolo appena passato, non era solo grande Artista, era anche una persona molto intelligente ed aveva un bagaglio culturale notevole. Alcuni frati o mi hanno rivelato che, quando noni dipingeva andava sempre nei boschi, per disegnare la natura, i posti, etc. Ma non solo…..

Tutta la zona dipendeva dagli Ubaldini della Pila che avevano il castello proprio sotto le pendici del Monte Senario e la chiesa del loro Castello (non andata distrutta, ma operante fino al 1700) era intitolata a San Niccolò (Santo privilegiato dei Longobardi e dei Franchi, insieme a pochi altri); mentre la loro Pieve era Santa Felicita a Faltona, poco distante, ora ubicata presso il fiume omonimo. Montesenario QUINDI DIPENDEVA GERARCHICAMENTE ED AMMINISTRATIVAMENTE DAL CASTELLO DELLE PILA E COME PIEVE DA A. FELICITA A LARCIANO O FALTONA. Anche questa era zona etrusca sia Faltona che lariano erano due toponimi di origine etrusca: Larciano deriva da Larth(Principe) e Faltona deriva da “Fal Thruna” (Trono degli Dei). Verso il 1200-1300 la gerarchia e la dipendenza amministrativa passò alle Pievi (Vedi Plesner: Una Rivoluzione stradale nel 1200) e Faltona ebbe il privilegio di avere il Fonte Battesimale

Danza rituale Questo significava che i popoli (chiese plebane) che si trovavano nella zona di Bivigliano-Monte Senario dovevano portare i loro figli alla Pieve di Faltona per essere battezzati. Poi la chiesetta di San Romolo, sull’antica strada che conduceva a Montesenario e Faltona, ebbe il privilegio dalla Curia Fiorentina di avere il Fonte Battesimale. Dicevo che tutta la zona era Villanoviano-Etrusca, e questo è dimostrato, oltre ai ‘reperti’ da me ritrovati, che ritengo importantissimi per ricostruire la storia di questo territorio, anche nell’affresco di Annigoni che si trova nel coro della Chiesa di Montesenario. Se fate attenzione (fatevi accendere la luce dai frati) i due frati che sono più in basso, appesantiti da enormi zaini, e che parlottano fra di loro, uno di essi indica all’altro certi graffiti, chiaramente neolitici o proto-villanoviani che raffigurano certi ”ometti’, come quello che io ho ritrovato numerosi nelle strade e nei boschi intorno Montesenario.

DISEGNO RUPESTRE.jpg

Da estremamente povero il Convento era diventato ricchissimo, aveva ricevuto donazioni da tutta la Toscana ma anche da tutta Italia. Il Mugello da Montesenario dino alla Val d’Astra e fiono a Livizzano (Lizzano) era di proprietà del Convento di Montesenario. Questa fu la ragione perché i Governanti, per pareggiare i loro debiti di bilancio (Non ne fu esente neppure il Governo Napoleonico) (documenti alla mano), azzerarono, di fatto la vita conventuale dei Servi di Maria e ne confiscarono tutti i loro beni. Credo che queste confische, discutibili nel merito, abbiamo dato il “colpo di grazia” a quella che che era stata la splendida era dei Frati Serviti di Montesenario.Ho tralasciato molti particolari e molti personaggi e tanti aneddoti che meriterebbero e molti personaggi e tanti aneddoti che meriterebbero almeno una menzione. Ad esempio la Famiglia fiorentina dei Della Stufa, famiglia vicino ai Medici, anzi amici di Lorenzo e Giuliano dei Medici, furono i protettori ‘ufficiali’ del Convento. Un loro antenato riposa in un monumento funebre all’interno della chiesa. Giosué Carducci, che proprio qui nel Convento di Montesenario lesse la sua nuova poesia in onore del diavolo (Leggi della nuova linee ferroviaria e della locomotiva a vapore). Ma molto di più si potrebbe dire, ma questo mi sembra sufficiente.

Paolo Campidori (da rivedere e correggere)

http://www.culturaetrusca.blog.com

paolocampidoriarte@gmail.com