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TARQUINIA – TOMBA DEI LEONI (ROSSI) PERCHE’ I LEONI SONO RAFFIGURATI ‘AFFRONTATI’?

TARQUINIA – TOMBA DEI LEONI (ROSSI) PERCHE’ I LEONI SONO RAFFIGURATI ‘AFFRONTATI’? 

 

ORIGINI CARTAGINEVI SEC. A.C. MARMO

Due leoni affrontati proteggono il cosiddetto “albero della vita” – Arte cartaginese (?) sec. VI a.C.

 

Etimo ed origine:

Leone: detto per la sua forma e maestà “il re degli animali”. Il vero etimo certo è che la forma greca”Léon” – genitivo “Leôntos” è entrata nel latino dando luogo a “leo”, “leonis” (la derivazione diretta del lemma latino da quello greco è da escludersi, altrimenti avremmo avuto “leo”, “leontis”). Nella lingua etrusca lo troviamo su una gemma con la figura di una leonessa che allatta.
Leuna, etrusco,  (Leonis) è un  gentilizio maschile da confrontare con quello latino “Leonius”, nonché col latino “leo”, “leonis”. “Leunei” (Leonia) etrusco, femminile del gentilizio Leuna.
L’epigrafia etrusca ci rivela l’esistenza anche di un’altra epigrafe: “THANIAS LEUNAL” (Tania di Leonia). L’epigrafe è scritta da destra verso sinistra.

leone epigrafe

L’epigrafe etrusca THANIAS LEUNAL da me ricopiata nella sua forma originale ed è scritta da destra verso sinistra
E’ probabile che i leoni dipinti sull’echino della Tomba dei leoni (rossi) di Tarquinia esprimano un gentilizio, una specie di emblema araldico della nobile famiglia tarquinese “Leuna” “Leunei”.
Per quanto riguarda, specificamente, l’origine del simbolo ‘Leone’, esso si perde nella notte dei tempi, ed è sicuramente di origine orientale,  anche perché l’habitat  naturale di questo animale è orientale-africano. Nella tomba dei leoni di Tarquinia (come nelle altre tombe della stessa necropoli) gli affreschi sono carichi di simbologia e di allegoria che in questa sede, sarebbe davvero difficile trattare.

Tarquinia tomba dei leoni rossi

Leoni affrontati dipinti sull’echino della tomba dei “leoni rossi” di Tarquinia 
In sostanza la raffigurazione dei due leoni, accovacciati,  non intenti ad aggredire una preda (spesso un cerbiatto), testimonierebbero, tra l’altro,   che il defunto ha trascorso in vita un periodo di pace, o almeno di “relativa pace”, e, aggiungerei di prosperità economica.
I leoni infatti esprimono forza, potenza, ferocia, ma allo stesso tempo, pace, tranquillità, sicurezza. Dobbiamo considerare, che nel periodo cosiddetto ellenistico, l’allegoria (e la mitologia) greca hanno  preso il posto della simbologia (anche se parzialmente), ragion per cui moltissime cose sono cambiate nella religione degli etruschi. Questo cambiamento ci porta a pensare che le pitture (affreschi) che si trovano dentro le tombe di Tarquinia o altra località etrusca, non siano da considerare singolarmente, ma nella loro totalità, dando vita ad una storia, una specie di mosaico fatto di tante tessere,  il cui insieme rappresenta un solo tema. Il simbolo invece, al contrario dell’allegoria esprimeva un concetto, anche se ampio, ma contenuto nella sua singolarità.
Ancora oggi abbiamo il cognome Leoni ed esistono tanti stemmi nobiliari dove figurano uno o più leoni in varie posizioni: accovacciati, rampanti, etc.
Da quanto arguito dobbiamo trarne le seguenti conclusioni:
a) che la tomba detta dei “leoni rossi” di Tarquinia sia appartenuta  alla nobile famiglia etrusca dei Leuna (Leoni);
b) che i leoni affrontati con le fauci aperte, esprimono la possibilità di un’aggressione latente (potenziale), contro chiunque osasse fare violenza alla famiglia o ad un membro della stessa;
c) che originariamente i leoni affrontati erano posti come ‘guardiani’ dell’albero della vita (uno alla destra, ed uno alla sinistra del tronco dell’albero) (**);
d) che nelle tombe tarquinesi i leoni dipinti sono posti uno alla destra, uno alla sinistra di un mensolone, somigliante alla parte rastremata di una clessidra, che aveva la funzione di reggere il tetto (una specie di ‘tholos’),  in quanto la tomba è la raffigurazione  realistica dell’interno  di una casa etrusca (tarquinese), formando una specie di triangolo, il cui numero ‘3’, numero perfetto, rappresentava l’essenza del loro credo, ovvero, la perfezione, e corrispondeva, secondo la loro religione di origine orientale alle tre divinità adorate: la Luna, il Sole e l’Astro del mattino (Venere). Gli stessi etruschi raffigurati sui sarcofagi ostentano la mano con le tre dita: pollice, indice e medio.
L’elenco potrebbe continuare di molto….

 

(**) Vedi foto sopra

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“I CELTI SCACCIARONO GLI ETRUSCHI LA CUI CIVILTA’ STAVA GIA’ DECADENDO….”

“I CELTI SCACCIARONO GLI ETRUSCHI LA CUI CIVILTA’ STAVA GIA’ DECADENDO….”

Coppe?

Coppe etrusco-celtiche Museo Archeologico di Monterenzio (Bologna)
Potrebbe avere ragione lo storico T.G.E. Powel che nel suo libro “I Celti” (titolo originale “The Celts”, Thames&Hudson, Londra 1999, seconda Ed.) scrive a proposito degli stessi: “I Galli (come li definivano i Romani, o i Celti come si autodefinivano) si stabilirono dapprima nella valle superiore del Po e lungo i suoi affluenti. Essi travolsero e scacciarono (nb) gli Etruschi, la cui civiltà stava già decadendo, e non c’è dubbio che furono proprio i segni della debolezza degli Etruschi a far intravvedere il miraggio di ricchi bottini e di buone terre da colonizzare……..” (Op. cit pag. 18). L’Autore aggiunge: “Le prove archeologiche dimostrano che gli invasori giunsero dai passi alpini e che la loro patria d’origine si trovava in Svizzera e nella Germani meridionale”.

Brocca a becco d'anatra in bronzo

Brocca a becco d’anatra etrusco-celtica – Monterenzio (Bologna) Museo Archeologico

Chi erano in sostanza le tribù giunte in Italia? Ancora l’Autore: “Gli ‘Insubri’ furono i primi arrivati, e sembra che stabilissero il loro centro in un luogo che denominarono Mediolanum, cioè Milano. ….Successivamente arrivarono i ‘Boi’ e i ‘Lingoni’ che traversarono questa regione per trovare stanza in Emilia, mentre gli ultimi gruppi migranti furono i ‘Senoni’ che si stabilirono nelle terre meno ricche lungi le coste adriatiche dell’Umbria”. Ma non basta, l’Autore precisa anche che: “Non solo gli invasori Celti si spostavano come futuri coloni con le famiglie e i loro beni al seguito, ma erano accompagnate da bande mobili di guerrieri che compivano razzie in territori più meridionali”.

Olla etrusco celtica

Manufatto in terracotta (ghirario?) – Museo etrusco-celtico di Monterenzio (Bologna)

L’Autore ci da un quadro complessivo, molto sintetico, di quella che fu l’occupazione celtica in Italia, nelle terre che furono di dominio Etrusco ed aggiunge che: “La fine dell’indipendenza della Gallia Cisalpina (così chiamata dai Romani ndr) giunse soltanto nel 192 a.C, quando i Romani sconfissero i Boi nella loro roccaforte che doveva divenire poi la moderna Bologna”. In sostanza il dominio Celtico nell’Italia centrosettentrionale durò circa due secoli: dall’inizio del IV secolo a.C. all’inizio del II secolo a.C. In brevissimo tempo le tribù si spostarono dal Nord al Sud e nel 390 a.C. invasero e saccheggiarono Roma. Questa è una data sicura della quale dobbiamo tenerne conto.

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Scheletro di guerriero celtico – Monterenzio (Bologna)  Museo Archeologico etrusco-celtico

Ma torniamo a quanto afferma Powel: “Essi (Celti) travolsero e scacciarono gli Etruschi, la cui civiltà stava già decadendo…” Dobbiamo chiederci perché la civiltà etrusca stava già decadendo. Proprio in questo periodo 405 a.C. (secondo la tradizione) inizia l’assedio di Veio, una delle maggiori e più importanti città dell’Etruria, da parte dei Romani. Nel 396 Veio viene conquistata e distrutta dai Romani e il suo territorio viene incorporato nello Stato romano. Approfittando di questo stato di tensione fra Romani ed Etruschi, con relativo indebolimento dovuto alla guerra, i Celti progettano e decidono di invadere in massa il territorio Etrusco e nel 390, nella battaglia di Allia, sconfiggono anche i Romani, saccheggiando Roma nello stesso anno.

Elmo celtico

Elmo celtico – Monterenzio Museo Archeologico Etrusco-celtico

Ormai i Celti si sono insediati stabilmente nei territori già occupati dagli Etruschi, i quali, come dice il Powell, sono stati cacciati dai loro territori. Se la cosa ci sembra verosimile, ci chiediamo in quali territori gli stessi abbiano riparato. E qui si fanno le ipotesi più disparate. Si dice che gli Etruschi fuggirono nell’Italia settentrionale, nel Tirolo e nei borghi dolomitici (Vipiteno ad es. sarebbe un toponimo di origine etrusca), altri abbiano trovato rifugio via mare, altri ancora abbiano coesistito con gli stessi Celti; ne abbiamo un esempio a Monterenzio, Montebibele (Bologna) dove tribù celtiche convivevano vicino a villaggi etruschi. Molti avranno scelto di mettere a servizio dei vincitori le proprie esperienze artigianali (ceramica, ferro, gioielli, etc.) , e molti di essi sono finiti schiavi oppure hanno scelto di arruolarsi negli eserciti dei vincitori.

Elmo da parata celtico ed altri opggetti

Elmo da parata celtico ed altri oggetti – Monterenzio (Bologna) Museo Archeologico

Nel 311 gli Etruschi hanno ancora la parvenza di essere una Federazione in grado di poter “tirare avanti”. Ma nel 311 a.C. combattono una disastrosa guerra contro Roma, ed i Romani penetrano nell’Etruria centrale e interna, costringendo gli Etruschi ad una pace, iniziando il declino vero e proprio. Le guerre fra Roma e gli Etruschi si susseguono e cadono città come Volsini e Vulci. Le città etrusche sono costrette ad entrare in alleanza con Roma: l’Etruria ‘Federata’. E’ la fine per gli Etruschi. I Romani intanto si preparano a combattere anche i dominatori Celti e ci riescono nella Battaglia di Talamone dove i Celti vengono annientati, nel 225 a.C. La vera e propria indipendenza della Gallia termina nel 192 a.C quando i Romani sconfissero i Boi nella loro roccaforte: Bologna. “Sic transit gloria mundi”.
PAOLO CAMPIDORI, COPYRIGHT

LA STRADA VILLANOVIANO-ETRUSCA DA FIESOLE (E FIRENZE) VERSO IL MUGELLO

LA STRADA VILLANOVIANO-ETRUSCA DA FIESOLE (E FIRENZE) VERSO IL MUGELLO

Veduta di Montesenario dal Tempio arcaico di Fiesole

Foto n. 1 – Fiesole Scavi etruschi. Il tempio arcaico etrusco (circa VII-VI sec. a.C) con la facciata rivolta verso Est. Sullo sfondo, in direzione Nord, indicato dalla freccia rossa, è ben visibile, a occhio nudo, il  Monte Senario, dove, recentemente, ho ritrovato e identificato un tempio megalitico e altre ‘risultanze’ di epoca proto-villanoviana e villanoviana, etrusca e romana. La strada villanoviano-etrusca lambiva la vetta del Monte Senario e proseguiva in direzione Nord, verso il Mugello, come indicato nella foto n. 2
Noi abbiamo sempre pensato (con le dovute eccezioni) che gli Etruschi venissero dall’Ovest, per capirci dalle ‘Maremme’ (come le definiva l’archeologo Giulio Lensi Orandi) e, durante un arco di tempo molto lungo, si siano spostate verso l’Emilia e la Romagna ed ivi si siano stabilite. Non sempre le ‘testimonianze’ archeologiche, storiche, etc. ci confermano questa ‘migrazione dall’Ovest verso l’Est. Talvolta è. anzi, il contrario (vedasi il ritrovamento, ad esempio, del tempio Megalitico di Montesenario che farebbe pensare ad una ‘migrazione’ in senso opposto, cioè dal Nord verso Sud).

Foto 2-3-4 – Il tempio megalitico II Millennio a.C da me identificato sulle falde del Monte Senario (lato Polcanto), in parte distrutto (forse in epoca celtica o romana) con i disegni antropomorfi che ho ritrovato all’interno della ‘cella’ posta al limite di un lungo ambulacro. I disegni raffigurano ‘oranti’ inginocchiati davanti al simbolo del dio Sole (un puntino con otto raggi intorno)

Siamo nel campo delle ipotesi ed è difficile avallare questa o quella teoria. Sembrerebbe certo è che le popolazioni Villanoviane, Protovillanoviane e Neolitiche, abbiano i seguito un percorso, nelle loro ‘migrazioni’ (ovviamente in un lungo arco di tempo), da Nord verso sud (per capirci, dall’Emilia Romagna alla Toscana); mentre, sembrerebbe, che le ‘migrazioni’ etrusche (a partire da circa il VII sec. a.C) abbiano seguito l’itinerario inverso (cioè dalle Maremme all’Emilia Romagna).

Copia di Cartina Mugello part

Foto n. 5 – La pianta del Vicariato di Scarperia (sec. XVII, Archivio di Stato di Firenze) ci mostra, con due frecce rosse, quale doveva essere, in linea di massima (non particolareggiato) il percorso della strada villanoviano-etrusca da e verso il Mugello e l’Emilia Romagna

A parte queste ipotesi, resta invece la realtà dei fatti e cioè i percorsi stradali, gli idronimi, i toponimi, etc. . Una strada villanoviano-etrusca (e forse anche precedente) doveva, per forza di cose, congiungere Fiesole (e Firenze) con il Mugello, oltrepassando il crinale di Montesenario (dove si trova un tempio megalitico da me scoperto e identificato). Un primo percorso, di crinale o di mezza costa univa due punti-chiave: Fiesole (e Firenze) (1)-Montesenario, questo sarebbe documentato da una epigrafe o pietra miliare (sempre da me ritrovata) in cui si legge in lingua etrusca sinistrorsa “FISL IX”, cioè “per Fiesole IX”.

SECONDA EPIGRAFE FIPSL IX

Foto n.6 – Questa è la seconda epigrafe etrusca da me ritrovata a Montesenario. Come si può ben vedere la scritta è stata (volutamente e in epoca imprecisata, forse romana) corretta e abrasa per cancellare il ricordo di passate civiltà che abitavano questi territori. La scritta, tuttavia è ancora ben leggibile FISL IX

L’altro tratto di strada villanoviano etrusca avrebbe unito il “monte sacro” (Monte Senario, sede di tempio solare megalitico)  con il Mugello giungendo a Cardetole e Livizzano (oggi Lezzano) per proseguire verso Senni (toponimo di origine etrusca), Luco (toponimo origine etrusca confluito nel latino), per poi oltrepassare la catena Appenninica verso l’Emilia Romagna. Ovviamente trattandosi di periodi di storia così lontano da noi, e potendosi avvalere solo di pochissime ‘testimonianze’ archeologiche, tutte le notizie esposte in questo mio articolo vanno ‘maneggiate’ con estrema cautela, o come si usa dire “con i guanti”, lasciando sempre aperta la ‘porticina’ ad eventuali nuove e, perché no, ipotesi e scoperte  più valide delle mie.
Paolo Campidori, Copyright
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(1) Non dimentichiamo che Firenze era una città-villaggio villanoviana. Essa era ubicata all’interno della “città-quadrata”. Durante gli scavi di inizio Novecento furono ritrovati gli stanziamenti, vicino al fiume Arno e una necropoli villanoviana, con oggetti tipo urne cinerarie, e vasellame in bucchero e utensili vari. Uno studio su Firenze villanoviana (serio) ancora non è stato fatto, speriamo che gli Enti preposti (Soprintendenza Archeologica) inizino uno scavo sistematico e scientifico inteso all’individuazione dell’antica città ubicata sulle rive dell’Arno

ETRUSCOLOGIA E FILOSOFIA: “LE FALSE SICUREZZE”?

ETRUSCOLOGIA E FILOSOFIA: LE FALSE SICUREZZE II?
Chi sono i veri Etruschi e i veri Americani?

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Il ‘menhir’ identificato dal sottoscritto (Paolo Campidori) nella foresta demaniale di Montesenario (lato Polcanto (Firenze). Si tratta di un tempio megalitico, forse dedicato ad sole o Ishtar (la “stella del mattino”. E’ composto da un lungo ambulacro e di una cella coperta da un tetto a forma rotondeggiante a forma di carapace. Potrebbe trattarsi anche di un osservatorio astronomico oppure di una tomba di un Principe proto-villanoviano. L’edificio megalitico è stato distrutto in epoca imprecisata, ma restano intatte ancora alcune parti importanti dello stesso. 

Noi ci mettiamo davanti ad una branca importante del sapere umano, come, ad esempio, la filosofia, l’arte e le lingue orientali, ed anche l’etruscologia, disciplina di cui mi occupo, con una sicurezza disarmante, e, magari, abbiamo letto appena un libro, o ‘spilluzzicato’ qua e là, come si fa nella sala antipasti di un ristorante. Ma questo non è giusto e neppure è corretto. Studiare una disciplina come l’etruscologia è necessaria una vita intera. In etruscologia, poi, come in altre discipline, ad esempio la filosofia e l’etruscologia, non ci sono, per evidenti ragioni, ‘dogmi’ di fede (assolute).

In questo caso e, per questa ragione, etruscologia e filosofia viaggiano nella stessa direzione, cioè senza avere, almeno per il momento alcuna possibilità di ottenere la riprova dell’autenticità di determinate tesi. Anzi, è proprio il contrario. Mi diceva un famoso ‘Biblista’, parente di un mio parente, professore, esegeta biblico che (queste sono le sue testuali parole): “più si studia e meno se ne sa”. Io gli devo dare ragione a Mons. Fulvio Nardoni, un

eccellente traduttore del Vecchio e del Nuovo Testamento dai testi antichi e originali in greco antico, ebraico antico, aramaico, etc.

EPIGRAFE DECIFRATA

Questa è una delle numerose epigrafi da me ritrovate nella foresta demaniale di Montesenario, dove si trova il Convento dei Frati dell’Annunziata di Firenze, i Servi di Maria. L’epigrafe, molto rozza, è stata scritta secondo l’uso etrusco, da destra  verso sinistra ed è stata da me decifrata dopo lungo studio. Nell’epigrafe, di epoca tardo etrusca, forse II-I sec. a.C. ci sono scritte due paroline “M CANA” che significa “Io, sono la tomba di…(segue il nome che però è mancante)

Ostentare tanta sicurezza, mette anche noi (propugnatori di “falsi o dogmi”) in un luogo sicuro, coperto, riparato, e, se fosse possibile, anche ‘blindato’. Ma le cose non stanno così. A me, sinceramente, viene da ridere quando mi pongono certe domande come: “Chi erano gli Etrtuschi”;

ed io a questi rispondo e tu dimmi “Chi sono gli Italiani? Certamente l’arte e la vita quotidiana degli Italiani dell’anno 1000 non sarà la stessa di quella del periodo Rinascimentale e, neppure quest’ultima sarà la stessa di di quella del periodo che va sotto il nome di “Barocco” (1700 circa).

Lo stesso vale per gli Etruschi: l’arte, il pensiero, la religione, il “modus vivendi” degli etruschi saranno diversi a seconda dell’epoca alla quale ci si riferisce. Ci si lambicca il cervello sulla provenienza degli stessi. Una vera ‘utopia’ (e qui uso un ‘eufemismo’?) stabilire le provenienze degli stessi. Gli Etruschi sono sempre stati Etruschi, in qualsiasi epoca e provenienza li si voglia etichettare. Dire che gli etruschi sono ‘autoctoni’, o dire che gli stessi provengono da una qualsiasi

parte del mondo è un “non-sense” e non corrisponde a nessuna realtà.

Il Convento, demaniale, di Montesenario visto dallo spiazzato di Monte Ronzoli (il Monte Senario, è composto da due colli: il Monte Senario  (o Asinario) e Monte Ronzoli). Accanto una figura atrofizzata che rappresenta un ‘Orante’ proto-villanoviamo, da me ritrovata e identificata nel tempio-osservatorio astrale. Questo ci testimonia che il Monte Senario è sempre stato dall’antichità più remota un monte con Santuari, dedicato agli astri in epoca pagana e a Dio nell’età del Cristianesimo.

Fra le tesi che si rifanno all’origine etrusca (diverse e molte delle quali davvero fantasiose), mi sembra più ragionevole ‘abbracciare’ la tesi del grande capo-scuola Prof. Massimo Pallottino, il il quale ha formulato una ipotesi, quella della “formazione in loco”, cioè una civiltà che si è ‘contaminata’ (non in senso dispregiativo) con altri popoli, altre civiltà, nel corso dei secoli della loro vita.

Perché dico questo? Per una semplice ragione. Secondo voi qual’è l’origine degli americani U.S.A.? Si può rispondere a questa domanda nella maniera più veritiera possibile, e cioè che gli Indiani d’America, i famosi “pelle-rossa”, Sioux, Cheyenne, etc. sono il ceppo originario della Nazione denominata U.S.A; a questi, si sono aggiunti popoli venuti da altre nazioni (principalmente europee), i quali hanno colonizzato le terre che appartenevano agli Indiani (in questo contesto non ci interessa sapere come), hanno stabilito le loro abitazioni, si sono ‘fusi’ con le popolazioni locali. Lo stesso vale per gli Etruschi. Prendiamo come riferimento il Mugello, o meglio gli Etruschi Mugellani. Gli stessi sono originari di questi luoghi, ciò non toglie che abbiamo avuto apporti notevoli di popoli e di razze dai Liguri (la loro lingua ‘linguistica’ è molto antica), dal Celti, dai Romani, dai Bizantini, dai Longobardi, etc. etc.

MONTESENARIO BURIANA 8

Un santo-filosofo, un asceta ed anche un frate del Convento di Montesenario sopporta con “santa rassegnazione” (con filosofia, si direbbe oggi) i disagi della neve (freddo e malattie d’ogni genere…

Possiamo quindi dire in tutta tranquillità, senza offendere nessuno che gli Etruschi siamo noi Toscani (in modo particolare), ma anche Emiliani, e abitanti del Lazio settentrionale.  Allo stesso modo, ‘americani’ originari U.S.A sono  tutte le tribù di razza ‘pellerossa’ che hanno subito ‘contaminazioni’ durante il corso della loro storia.

 

PAOLO CAMPIDORI, COPYRIGHT http://www.culturaetrusca.blog paolocampidoriarte@gmail.com
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ETRUSCOLOGIA: LE “FALSE SICUREZZE” I
E’ tutto così nebuloso il panorama della storia Etrusca, anche se ci sono, è vero, dei “punti fissi”. Troppo difficile è parlare di un’etnia che ha un percorso storico di circa 10 secoli. Nessuno può avere delle certezze, in etruscologia; non possono esistere,almeno per il momento dei dogmi. La storia è “contro- versa” e nessuno, dico nessuno può con sicurezza assoluta (matematica o scientifica) affermare una cosa o un qualsiasi aspetto di questo popolo.

Si illude chi pensa di avere la “chiave di lettura” precisa, sicura, perché la scienza etrusca è una scienza in evoluzione, e, gli Etruschi pur possedendo una ‘base’, un’origine storica, che può essere più o meno discutibile, è stato ‘contaminato’ (nel senso più o meno buono) da mille altre culture, più o meno orientali. Anche la lingua, che è sempre stata un buon metro di valutazione per la conoscenza storica dei popoli antichi, è un miscuglio di lingue locali e di lingue europee e orientali.

E poi i periodo storico. A quale perido storico ci riferiamo? al IX sec. a.C.? al VI-V sec. a.C? al III sec. a.C. ? Noi non possiamo pensare, per fare un esempio che gli Italiani di oggi siano gli stessi dell’Anno Mille, o quelli del Rinascimento, o addirittura quelli del Risorgimento. Quando parilamo di Etruschi dobbiamo a) fare riferimento al periodo storico cui ci riferiamo b) al luogo, ovvero al territorio: gli Etruschi di Cerveteri, sono diversi da quelli di Volterra, oppure gli Etruschi di Chiusi sono diversi da qyelli di Felsina; c) a tutti gli altri aspetti, specifici per ogni città-stato dell’Etruria.

Gli Etruschi sono un popolo che è stato per tutto il tempo della loro esistenza ‘imparentato’ con altri popoli ed altre razze. Essi stessi si definivano una “mezcla”, cioè un ‘rimescolamento’ di popoli e di razze. Per esempio abbiamo finora parlato troppo poco dei Celti e dellepopolazioni nordiche che hanno invaso l’Etruria, abbiamo parlato troppo poco dei Cartaginesi, dei Sardi, delle popolazioni Italiche, prima del dominio Romano. Forse, conosciamo troppo poco anche del reale impatto con la Grecia antica.Senza parlare dei Villanoviani. Siamo sicurissimi che Villanoviani ed etruschi abbiano un’etnia comune?

Poi la lingua, un vero mistero, se non si affronta il problema nel verso giusto. L’Etrusco pur avendo come base ancestrale la lingua orientale e medio orientale, è un accozzaglia di lingue e dialetti, di gente proveniente da tutto il mondo (NB Ho detto “Tutto il mondo”, non solo quello ‘conosciuto). Insomma, come è giusto che esista una storia contro-versa degli Etruschi è anche vero e giusto che esista una contro- storia di qualsiasi “contro-storia”.

Insomma, tutto questo per dire, che la conoscenza degli Etruschi per il momento è frammentaria, incerta e ci sono ben poche sicurezze. Chi dice di avere in mano delle sicurezze assolute in fatto di Etruscologia, il più delle volte, sa di mentire. Non possiamo basare la nostra conoscenza della storia etrusca su un ‘coccetto’ che si trova sperduto in qualche vetrina di qualche museo italiano o straniero. “Ci vuole di più…molto di più…..

Paolo Campidori, Copyright paolocampidorinuovoblog@gmail.com

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FINALMENTE DECIFRATA E TRADOTTA L’ISCRIZIONE ETRUSCA DA ME TROVATA A MONTESENARIO (FIRENZE).

FINALMENTE DECIFRATA E TRADOTTA  L’ISCRIZIONE ETRUSCA DA ME TROVATA A MONTESENARIO (FIRENZE).

EPIGRAFE MONTESENARIO JPEG RIT.jpg

 

Il ritrovamento di questa epigrafe etrusca mi mise sulle tracce per ritrovare il ‘tempio’ megalitico (anche osservatorio astronomico?). L’epigrafge (forse incompleta?) è composta si solo due parole scritte all’etrusca, cioè da destra verso sinistra ed esattamente M CANA. M è un’abbreviazione di MI (cioè ‘io’) e CANA è un vocabolo usato in ambito funerario etrusco per delimitare una tomba, una grotta, una proprietà dentro una necropoli. Può darsi che l’epigrafe scritta molto rozzamente sulla pietra avesse come seguito un nome ad esempio MI CANA…..di Larth, di Arunte, etc.

 

EPIGRAFE DECIFRATA.jpg E’ possibile che la pietra indichi la vicinanza di una tomba etrusca, ma è anche possibile che sia stata ‘trasportata’ da un luogo nelle vicinanze. L’epigrafe è importante perché segna una continuazione e, non una semplice frequentazione, di popolazioni ed abitati che vanno dal Neolitico sec. XIII-XII a.C. al III-II sec. a.C. (colonizzazione Romana). Adesso il “percorso storico” è più chiaro grazie a questi due importanti ritrovamenti (tempio ed epigrafe) fatti dal sottoscritto, nell’arco degli ultimi due-tre anni.
PAOLO CAMPIDORI

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RHASENNA=UOMO RASATO – ARTICOLO DI MASSIMO PITTAU (PRECISAZIONI IN MERITO ALLA TRADUZIONE DI PAOLO CAMPIDORI DELL’ETNICO “RHASENNA”)

RHASENNA=UOMO RASATO – ARTICOLO DI MASSIMO PITTAU (PRECISAZIONI IN MERITO ALLA TRADUZIONE DI PAOLO CAMPIDORI DELL’ETNICO “RHASENNA”)

Ricevo questo articolo dall’amico Prof. Massimo Pittau, uno dei massimi linguisti storici,  etruscologo e glottologo , relativo alle sue considerazioni  in merito alla mia traduzione dell’etnico Rhasena=Uomo rasato, che   sottoposi,  tempo fa, alla sua attenzione.    Colgo l’occasione per ringraziare e salutare il Prof. Massimo Pittau, già Professore emerito dell’Università di Sassari e Rettore universitario, autore di una cinquantina  di libri sulla lingua etrusca, fra questi anche un completissimo “Dizionario  della Lingua Etrusca” (Libreria Editrice Dessì – Sassari, 2005).

 

Rasoio villanoviano-etrusco lunato

Il ‘rasoio’ a forma di mezzaluna, trovato sovente nelle tombe maschili villanoviane-etrusche, usato da questi per ‘curarsi’ la barba (o per tagliarla). Qui vediamo un rasoio bi-tagliente, terminante con una tipica impugnatura formata da un cerchio e da due cornetti (probabilmente simboli del dio Sole)

Rhasénna = Uomo rasato

La famosa notazione di Dionigi di Alicarnasso (Antichità Romane I, 30, 3), secondo cui gli Etruschi chiamavano se stessi Rhasénna (però da interpretarsi al singolare) va senz’altro accettata come esatta per la ragione che essa vien confermata da cinque forti prove di carattere linguistico.
I) L’etnico Rhasénna trova riscontro nei seguenti toponimi della Toscana: Rasiniano (TVSL 60), Rasinano (TVS 62), Ràssina, Rassinaja (TVA 44), Rasignano (TTM 127), Rasina (TTM 34), Resignano (TTM 128), Ressiano (TTM 128).
II) Il suffisso –enna trova un esatto riscontro in toponimi toscani e italiani che sono di sicura origine etrusca: Arenna (TTM 7) Argenna (TTM 7), Argomenna (TVA 20), Brenna (TTM 11), Caetenna (TTM 13), Caprenna (TVA 26), Clarenna (TTM 16), Caucenna (TTM 16), Lusenna (TTM 26), Mecenna (TTM 26), Nesenna (TTM 29), Pantenna (TVA 41), Percenna (TTM 31), Rufenna (TTM 35), Serpenna (TTM 39), Socenna (TTM 39), Spantenna (TTM 39), Sperenna (TTM 40), Vecenna (TTM 45), Versenna (TTM 46), Vetlenna (TTM 47) e inoltre negli etr.-lat. Anna Perenna, Porsenna, Porta Ratumenna, Ravenna, Clavenna (Chiavenna, Sondrio). Considerato poi che il suffisso –enna corrisponde sicuramente all’altro –ena (LLE, norme 5, 6) i toponimi della Toscana potrebbero essere raddoppiati di numero.
III) L’etnico Rhasénna trova un esatto riscontro in vocaboli etruschi presenti in altrettante iscrizioni: Raśna, Raśnal, Raśne, Raśneś, Rasna, Rasnal, Rasnas, Rasneas, Reinsnal, Reisnei, Resna, Resnasa.
Si tratta di antroponimi (cfr. gentilizi lat. Rasen(n)ius, Resen(n)ius; RNG) oppure di un aggettivo che riferito al sostantivo Meθlum o Meχlum «Lega, Federazione, Confederazione» significa «Federazione Rasennia o Etrusca», «Stato Rasennio o Etrusco» e finendo con l’avere anche il significato generico di «statale, pubblico».
IV) Il recente etnico lat. Tuscus compare una sola volta in una sola iscrizione etrusca: Θuśce (TLE 401).
V) L’altro recente etnico lat. Etruscus non compare mai.
 
II
La precedente notazione di carattere linguistico ha tutto il valore della certezza scientifica. Ma si presenta ora un’altra questione sempre di carattere linguistico, per la quale io oso prospettare una conclusione solamente plausibile o verosimile: quale era l’esatto significato originario dell’etnico Rhasénna?

La risposta a questa domanda mi era stata prospettata qualche anno or sono dal mio amico Paolo Campidori, toscano del Mugello, appassionato di storia della sua terra: Rhasénna significherebbe «(uomo o guerriero) rasato».
A me non risulta che fino al presente qualche linguista abbia approfondito il problema dell’esatto significato di Rhasénna e pertanto, almeno in linea generale, dico che ritengo questa proposta del Campidori come “accettabile”, dato che finora non ne è stata presentata alcun’altra.

Io infatti, come glottologo o linguista storico, mi sono sempre ispirato al criterio metodologico, secondo cui «è molto meglio una ipotesi azzardata, che nessuna ipotesi; infatti, da una ipotesi azzardata – che alla fine potrebbe anche risultare errata – prospettata da un linguista, potrà in seguito scaturire una ipotesi migliore e addirittura quella vincente, prospettata da un linguista successivo».


Questo dico in termini generali relativamente alla proposta del Campidori; rispetto alla quale però, a mio avviso, intervengono tre considerazioni che ottengono l’effetto di farla apparire “accettabile”, per il fatto che è “plausibile” o “verosimile.

E a questa tesi pertanto aggiungo oggi le seguenti argomentazioni linguistiche.


1) Il verbo latino radere, participio rasus, è fino al presente privo di etimologia (DELL, DELI) e, come capita spesso in casi simili, è probabile che sia entrato nella lingua latina derivando proprio da quella etrusca.
2) Per gli abitanti delle odierne nazioni di civiltà avanzata l’avere un uomo la barba più o meno lunga, oppure più o meno rasata e variamente disposta è una questione del tutto indifferente e nessuno si mette in proposito alcun problema né alcuna domanda. Invece per tutti i popoli antichi e anche per quelli moderni, ma di civiltà meno avanzata, l’avere la barba del tutto incolta o l’averla del tutto rasata oppure rasata in un certo modo oppure in un altro, aveva ed ha una sua importanza, per il motivo che toccava e tocca credenze antropo-sociologiche ed insieme religiose, dalle quale si guardavano e si guardano bene di derogare. Ad esempio, in generale avevano la barba lunga ed incolta i rappresentanti del ceto sacerdotale. Ciò premesso dico che, avendo osservato con attenzione tutte le immagini di uomini etruschi che ci sono rimaste, ho constatato che per la immensa maggioranza i maschi hanno o la barba completamente rasata, oppure hanno la barba lunga, ma coltivata con cura a forma di “pizzo”.
Ovviamente mi si obietterà che sarebbe piuttosto difficile comprendere il motivo per cui un intero popolo tenesse molto a definirsi e chiamarsi dal modo in cui i maschi si rasavano del tutto la barba oppure la coltivassero in un certo modo.
Ma io risponderei che poteva trattarsi di un vanto degli Etruschi rispetto agli altri popoli coevi che avevano usi differenti. Poteva trattarsi di una vanteria di questo tipo: «Noi siamo civili e raffinati, perché ci rasiamo la barba, voi siete incivili e rozzi perché non vi rasate e siete “barboni”».
 
Bibliografia
DELL Ernout A. – Meillet A., Dictionnaire Étymologique de la Langue Latine, Paris 1985.
DELI Cortelazzo M. – Zolli P., Dizionario Etimologico della Lingua Italiana, Bologna, I-V, 1979-1988; II ediz. 1999).
LLE Pittau M., Lessico della Lingua Etrusca – appellativi antroponimi toponimi, Roma, Società Editrice Romana, 2012.
TCL Pittau M., Tabula Cortonensis – Lamine di Pirgi e altri testi etruschi tradotti e commentati, Sassari 2000 (Libreria Koinè).
TLE Pallottino M., Testimonia Linguae Etruscae, Firenze 1954, I ediz., II ediz. 1968.
TTM Pieri S., Toponomastica della Toscana meridionale (valli della Fiora, dell’Ombrone, della Cècina e fiumi minori) e dell’Arcipelago toscano, Siena 1969 («Accademia Senese degli Intronati»).
TVA Pieri S., Toponomastica della valle dell’Arno, in Atti della «R. Accademia dei Lincei», appendice al vol. XXVII, 1918, Roma (1919).
TVSL Pieri S., Toponomastica delle Valli del Serchio e della Lima, “Accademia Lucchese di Scienze Lettere e Arti”, Lucca 2008.

PAOLO CAMPIDORI HA DECISO DI LASCIARE LE RICERCHE ETRUSCOLOGICHE “SUL CAMPO”?

PAOLO CAMPIDORI HA DECISO DI LASCIARE LE RICERCHE ETRUSCOLOGICHE “SUL CAMPO”?

Menhir Montesenario

PREAMBOLO

Dal lontano 1975 ad oggi 3 febbario 2018, più di quarant’anni di ricerche “sul campo” (1). La mia ‘passione’ per gli Etruschi iniziò a Vulci e Tarquinia, quando, io e mia moglie (2), decidemmo di trascorrere un mese di vacanze, ospitati in una casa di proprietà della zia di mia moglie a Montalto di Castro (Viterbo), non molto distante dagli importantissimi siti archeologici di Vulci e Tarquinia. . Da allora, questo interesse per una grande ma ‘strana’ civiltà, dalle moltissime sfaccettature – quella degli Etruschi – non si è mai assopito. Ho visitato decine di musei (3), scavi, ho letto decine e decine di libri, e io stesso, ne ho scritti due: a) Capire gli Etruschi; b) Simbologia ed origine degli etruschi.

stele Londa part.busto

Sono l’autore di diverse ‘scoperte’, anche in campo linguistico, grazie alla (determinante) collaborazione dell’amico linguista storico Prof. Massimo Pittau (4). Insieme a lui, infatti, abbiamo per la prima volta risolto il significato della parola  “Rasena”, che è il nome (etnico) (5) con il quale gli etruschi definivano se stessi. Ho trovato nuove epigrafi, e toponimi nuovi di derivazione etrusca.

Ma la scoperta principale è il ‘menhir’da me ritrovato a Montesenario (Firenze) , forse un tempio, forse un osservatorio astronomico,  che risalirebbe alla fine del II Millennio a.C. (Neolitico). Su questo e sugli altri miei ritrovamenti, devono ancora pronunciarsi gli “addetti ai lavorori”, i quali – da esperti del settore – diranno la parola decisiva (6).

(1) Vale a dire che non mi sono solo avvalso dei testi dei capo-scuola o dei testi dei loro ‘seguaci’ ritenendo le loro affermazioni in campo etruscologico, come si dice,  “oro colato”;  la mia, invece,  è sempre stata una esperienza “a tutto campo” di tipo ‘personale’, nella quale, ho sempre privilegiato le mie idee personali, teoriche ed anche pratiche; solo   successivamente, ho comparato le mie idee con quelle degli altri (Maestri compresi). Mai però, ho considerato le mie idee inferiori, di principio,  a quelle degli altri (archeologi, linguisti, antropologi, etc.)

(2) Con noi c’era anche il nostro primigenito Leonardo, che allora aveva poco meno di una anno e mezzo

(3) In Toscana, Lazio, Umbria, Emilia Romagna

(4) Uno dei massimi linguisti storici viventi. E’ l’Autore del primo vero “Vocabolario della Lingua Etrusca”, e di altri importantissimi libri in materia etruscologia (circa una cinquantina)

(5) Etnico è il nome con il quale si riconoscono  determinati popoli, che hanno una ‘matrice’ comune, in questo caso “Rasena”

(6) Speriamo che siano più solleciti del sito di Poggio Colla (Vicchio di Mugello-Firenze), dove sono occorsi ben più di due secoli.

Paolo Campidori, Copyright

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PAOLO CAMPIDORI HA DECISO (FOTO ARTGICOLO)