ARTE MUGELLO

“PARROCCHIANI DEL MONDO”? – IL SUPERAMENTO DEL CONCETTO “PARROCCHIA” – L’opinione di Paolo Campidori

L’opinione di Paolo Campidori
“PARROCCHIANO DEL MONDO?”
Il superamento del concetto “parrocchia”

Crocifisso Montesenario del Tacca.jpg

Il bellissimo Crocifisso barocco del Tacca nella Chiesa del Convento dei Servi di Maria a Montesenario (Firenze) Copyright

Ore 9,15 Studio di casa. Cosa si fa questa mattina? Mi verrebbe voglia di scrivere un ‘articolino’ su un argomento che però è delicato. Si tratta, nientepopodomenoché, di alcuni aspetti che,  secondo me,  dovrebbero essere ‘aggiornati’ nella nostra chiesa cattolica (articolo rivolto ai soli cattolici).
Ad esempio, io sarei del parere di modificare e superare l’ordinamento attuale, che divide la curia in parrocchie. Se questo tipo di organizzazione per territorio è andata bene per secoli, per motivi legittimi legati al momento, ciò non significa che non si possa superare il concetto di “apprtenenza parrocchiale”. Quanti motivi potrei addurre per giustificare quanto sto dicendo? Tanti e sono così lapalissiani che non sto neppure ad elencarli. Mi limiterò a dire che la parrocchia ha perso quella importanza territoriale, amministrativa che aveva una volta e ciò dovuto a fattori tipo storico come l’inurbamento ‘selvaggio’, l’estrema mobilità delle persone  (oggi in un posto, domani in un altro) o  magari, un giorno in patria e il giorno successivo all’estero. Il “mondo è diventato un grande paese” e, purtroppo, solo la parrrocchia e l’organizzazione parrocchiale è rimasta stabile, immobile. Di fronte a questa situazione che nega, di fatto, l’amatissimo ‘campanilismo’ dei ‘benpensanti’ (e, in qualche caso,  ‘bacchettoni’); la Chiesa dovrebbe contrapporre un ordinamento più ‘agile’, più consono ai tempi. Andrebbe superata l’idea del ‘parrocchialismo’ e del “luogo comune”: “Tu di quale parrocchia sei?”. Io risponderei: “sono della parrocchia mondiale”. Inoltre,  (questa è una ‘cattiveria bella e buona, e, lo riconosco) la ‘famigerata’ (in senso buono) “compagnucci de ‘a parrocchietta” di Alberto Sordi è sempre più di moda e, sempre più, vanno a spasso, ma braccetto,  insieme,  Parrocchia e Casa del popolo. Meglio cosi? Per alcuni sì. Per me no, la politica non dovrebbe, neppur minimamente, essere coinvolta con la religione. Superare il concetto di ‘parrocchialismo’ e, di conseguenza,  l’idea di appartenenza ad una parrocchia ben specifica, dovrebbe essere uno degli obbiettivi prioritari (sepur irto di ostacoli) cui dovrebbe tendere la Chiesa Romana. Mi fa ridere Padre Livio di Radio Maria, quando riferisce che la sua è considerata “una parrocchia sotto-marina”, ed ha ragione. Il parrocchiano, nelle sue linee generali, dovrebbe essere libero di frequentare qulsiasi chiesa della propria città, del proprio paese della propria nazione e diventare “parrocchiano del mondo”, ma soprattutto “cristiano del mondo”.  La ‘politica’ della Chiesa è quella che si prefigge lo scopo  di abbattere i muri (reali o ideali) che dividono nazioni, etnie, popoli, ed è un bene che recentemente la stessa abbia  preso posizione sui muri ‘ideati’ e, in parte realizzati, da Trump per separare gli U.S.A. dal Messico ed evitare cioè che migliaia di persone povere invadessero un paese che è “stra-ricco” . La Chiesa  si è battuta   per ‘sbriciolare’ il famigerato “muro di Berlino”, la Chiesa, che almeno nelle omelie del Pontefice si batte, giorno dopo giorno, affinché si abbattano le barriere economiche, sociali, ma soprattutto per realizzare quel ‘sogno’  di poter confessare liberamente la propria religione in ogni parte del mondo. Nonostante si dicano tante cose, la ‘parrocchietta’, tuttavia, oggi, rimane un luogo isolato, avulso gerarchicamente e geograficamente, confinata da un muro ideale, che stenta ad aprirsi al mondo. Se, tutto questo una volta era comprensibile (parlo dal Medio Evo ad oggi), per ragioni di difficoltà e pericoli di spostamento, per motivi sociali ed economici, religiosi, etc., oggi, non è più comprensibile. Al concetto di ‘parrocchiano’ di una chiesa qualsiasi, dovrebbe sostituirsi il concetto di “parrocchiano del mondo”. Il fedele cristiano-cattolico dovrebbe, con una adeguata riforma, sentirsi a suo agio in tutte le parrocchie della sua città, della sua nazione, del mondo intero. Questa dovrebbe, secondo il mio modesto parere, la battaglia più urgente che il nostro amatissimo e simpatico Papa Francesco dovrebbe ingaggiare, in maniera decisiva, da subito. Dobbiamo sperare?…….PARROCCHIANI DEL MONDO? Un articolo di Paolo Campidori

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LA VERA STORIA DI MONTESENARIO E DEL CONVENTO DEI SERVI DI MARIA – DI PAOLO CAMPIDORI

LA VERA STORIA DI MONTESENARIO E DEL CONVENTO DEI SERVI DI MARIA – DI PAOLO CAMPIDORI

LA STORIA DI MONTESENARIO

Spadino in bronzo

Lo spadino villanoviano-etrusco come si vede facente parte dell’arredo dell’ometto proto-villanoviano nel disegno che si trova nella cella del Santuario di  Montesenario, ritrovato da Paolo Campidori. Questo spadino-pugnale è comune anche ai Sardi del Neo-Litico (Vedi Pittau sull’argomento)

Montesenario è un luogo di culto e di preghiera. Qui vi abitano i Frati Serviti detti anche Servi di Maria, i quali salirono su questo Monte negli anni ’40 del Milleduecento. Erano frati dell’Annunziata e, per obbedienza, andarono a vivere su questo Monte ricco di storia Millenaria, sul quale avevano già vissuto genti del Neolitico, i Celti-Liguri, gli Etruschi, i Romani, poi la storia sembra finere. Esiste un enorme ‘buco’ storico che va dalla fine dell’Impero Romano fino al sec. VIII, secoli bui, drammatici, dominati dai Barbari di tutta Europa, in tutto circa tre secoli di dominio barbarico, che ebbe termine soltanto con la ‘chiamata’ dei Franchi da parte dei Papi verso la fine dell’IVI secolo d.C. Con i Franchi le cose andarono un pochino meglio, essi, dopo aver dominato con lotte sanguinose i Longobardi li vinsero e stipularono una specie di ‘concordato’ fra di loro.

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Epigrafe etrusca ritrovata da Paolo Campidori nei pressi del Convento di Montesenario con la scritta “MI CANA” oppure “MI THANA”. Entrambe alludono alla presenza di una tomba nelle vicinanze.

I Longobardi avrebbero riconosciuto come loro Re e come loro padroni i Lonbobardi, ed essi inoltre avrebbero ceduto terre, palazzi e castelli ai Franchi. I Franchi, pur di farsi incoronare come ‘padroni’ d’Europa dai Papi, fecero molte concessioni ai Papato e alla Curia di Roma, e questi privilegi interessarono anche i Vescovadi delle varie città Italiane, i quali beneficiarono di donazioni e legati. Fra queste donazioni rientra anche il poggio di Montesenario, il cui castello era ‘ridotto, dopo le guerre fra Franchi e Longobardi , ad un mucchio di macerie, insomma, come dicevano una volta ad un ‘castellane. I primi frati che salirono al colle di Montesenario furono i rampolli delle famiglie più nobili che vivevano allora in lussuosi palazzi di Firenze trecentesca, quasi tutti banchieri (leggi prestiti ad usura). I frati, secondo la Leggenda (leggi storia dell’Ordine) dovettero ripristinare tutto, secondo i loro bisogni religiosi e liturgici.

TEMPIO VEDUTA TOTALE

Il Santuario neolitico (oppure osservatorio astronomico) del periodo Neolitico trovato e identificato da Paolo Campidori nella boscaglia di Montesenario (lato Polcanto)

Dapprima, sempre secondo la Leggenda i Frati Servi di Maria, abitarono le grotte, dove (questa è una mia aggiunta) che originariamente, verso il 1200 a.C. erano servite da ‘abituri’ alle popolazioni autoctone che vivevano di pastorizia, caccia e di una rudimentale forma di agricoltura. Piano piano i Servi di Maria, i cui meriti furono moltissimi, realizzarono una prima chiesetta, usando le pietre del Castellare e, realizzarono piccole celle per abitarvi. L’Ordine dei Servi di Maria vive secondo i principi dell’obbedienza, della carità e della castità. Questo Ordine dapprima conobbe un modo di vita molto severo basato sulla povertà, infatti i primi frati vivevano delle elemosine altrui (frati mendicanti). Il loro Ordine conta una ‘rosa di Santi’ molto importante, che ancora oggi veneriamo. Nella Chiesa attuale, una Cappella sulla Sinistra ospita le reliquie importantissime dei Sette Frati Fomndatori, tutti appartenenti a famiglie con cognomi altisonanti. Se durante il MedioEvo tutto il Monte era di proprietà degli Ubaldini (Vedi Corte Chiarese a Bivigliano stemma Ubaldini), lo erano anche i mondi vicini.

Annigoni PIETRO affresco Montesenario

Pietro Annigoni, il grande Maestro di pittura del secolo appena passato, non era solo grande Artista, era anche una persona molto intelligente ed aveva un bagaglio culturale notevole. Alcuni frati o mi hanno rivelato che, quando noni dipingeva andava sempre nei boschi, per disegnare la natura, i posti, etc. Ma non solo…..

Tutta la zona dipendeva dagli Ubaldini della Pila che avevano il castello proprio sotto le pendici del Monte Senario e la chiesa del loro Castello (non andata distrutta, ma operante fino al 1700) era intitolata a San Niccolò (Santo privilegiato dei Longobardi e dei Franchi, insieme a pochi altri); mentre la loro Pieve era Santa Felicita a Faltona, poco distante, ora ubicata presso il fiume omonimo. Montesenario QUINDI DIPENDEVA GERARCHICAMENTE ED AMMINISTRATIVAMENTE DAL CASTELLO DELLE PILA E COME PIEVE DA A. FELICITA A LARCIANO O FALTONA. Anche questa era zona etrusca sia Faltona che lariano erano due toponimi di origine etrusca: Larciano deriva da Larth(Principe) e Faltona deriva da “Fal Thruna” (Trono degli Dei). Verso il 1200-1300 la gerarchia e la dipendenza amministrativa passò alle Pievi (Vedi Plesner: Una Rivoluzione stradale nel 1200) e Faltona ebbe il privilegio di avere il Fonte Battesimale

Danza rituale Questo significava che i popoli (chiese plebane) che si trovavano nella zona di Bivigliano-Monte Senario dovevano portare i loro figli alla Pieve di Faltona per essere battezzati. Poi la chiesetta di San Romolo, sull’antica strada che conduceva a Montesenario e Faltona, ebbe il privilegio dalla Curia Fiorentina di avere il Fonte Battesimale. Dicevo che tutta la zona era Villanoviano-Etrusca, e questo è dimostrato, oltre ai ‘reperti’ da me ritrovati, che ritengo importantissimi per ricostruire la storia di questo territorio, anche nell’affresco di Annigoni che si trova nel coro della Chiesa di Montesenario. Se fate attenzione (fatevi accendere la luce dai frati) i due frati che sono più in basso, appesantiti da enormi zaini, e che parlottano fra di loro, uno di essi indica all’altro certi graffiti, chiaramente neolitici o proto-villanoviani che raffigurano certi ”ometti’, come quello che io ho ritrovato numerosi nelle strade e nei boschi intorno Montesenario.

DISEGNO RUPESTRE.jpg

Da estremamente povero il Convento era diventato ricchissimo, aveva ricevuto donazioni da tutta la Toscana ma anche da tutta Italia. Il Mugello da Montesenario dino alla Val d’Astra e fiono a Livizzano (Lizzano) era di proprietà del Convento di Montesenario. Questa fu la ragione perché i Governanti, per pareggiare i loro debiti di bilancio (Non ne fu esente neppure il Governo Napoleonico) (documenti alla mano), azzerarono, di fatto la vita conventuale dei Servi di Maria e ne confiscarono tutti i loro beni. Credo che queste confische, discutibili nel merito, abbiamo dato il “colpo di grazia” a quella che che era stata la splendida era dei Frati Serviti di Montesenario.Ho tralasciato molti particolari e molti personaggi e tanti aneddoti che meriterebbero e molti personaggi e tanti aneddoti che meriterebbero almeno una menzione. Ad esempio la Famiglia fiorentina dei Della Stufa, famiglia vicino ai Medici, anzi amici di Lorenzo e Giuliano dei Medici, furono i protettori ‘ufficiali’ del Convento. Un loro antenato riposa in un monumento funebre all’interno della chiesa. Giosué Carducci, che proprio qui nel Convento di Montesenario lesse la sua nuova poesia in onore del diavolo (Leggi della nuova linee ferroviaria e della locomotiva a vapore). Ma molto di più si potrebbe dire, ma questo mi sembra sufficiente.

Paolo Campidori (da rivedere e correggere)

http://www.culturaetrusca.blog.com

paolocampidoriarte@gmail.com