IL TEMPIO PROTO-VILLANOVIANO DI MONTESENARIO: UNA STORIA IMPORTANTE

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Un’altro disegno antropomorfo “ometto villanoviano” ritrovato
nell’ultima mia visita al sito. Non è chiaro come gli altri ma si notano distintamente testa, braccia e gambe
La visita, l’ultima in ordine di tempo, che io ho fatto ieri all’edificio megalitico di Montesenario, ha avuto dei successi insperati che mi hanno permesso di capire ancora un po’ di più l’origine e la funzione di questo ‘monumento’.
Sintetizzando ho scoperto alcune novità importanti:
a) il ritrovamento del disegno di un altro ‘ometto’ villanoviano (o proto-villanoviano) eseguito alla stessa maniera degli altri, con una vernice nera;
b) il ritrovamento di un muro ad angolo realizzato con la tecnica “a incastro”, come veniva usato per le mura villanoviano-etrusche, cioè non con sassi squadrati, ma per la maggior parte trapezoidali, con rincalzi, come si vede dalle foto
c) la consapevolezza che il presunto tempio doveva essere molto più grande e che la parte che vediamo oggi, con una specie di cupola sormontanti, doveva essere la parte terminale.

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Un particolare di un ‘terrazzo’ che doveva essere l’inizio della scala che conduceva al ‘tempio’ collocato sopra a una decina di metri. Da notare nei muri lo stile tipico “villanoviano-etrusco”
Detto questo cercherò di analizzare punto per punto le novità che solo
ieri ho potuto analizzare meglio.
L’ometto di cui al punto a) non è facilmente identificabile poiché è stato disegnato su un grosso masso, il quale, rotolando, si è fermato su un piccolo pianoro, lasciando però il disegno dell’ometto a testa in giù. Dello stesso sono ben riconoscibili, la testa, un poco inclinata, le braccia leggermente piegate, le gambe piegate (inginocchiato?), e al centro il membro virile.
E’ difficile dare una datazione precisa a questi disegni, che tuttavia sarebbero collocabili in un vasti o arco di tempo che può andare dall’XI sec. a.C al VIII sec. a.C. Questi ometti, mi permettono di fare anche un’altra considerazione, e cioè quella che queste genti (popoli) villanoviani e proto-villanoviani non conoscevano un sistema di scrittura, ma comunicavano esclusivamente con i simboli.

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Il tempio, foto realizzata “in campo lungo” dimostra le reali
dimensioni del ‘tempio’ e la parte sorretta da tholos è solo la parte terminale, adibita come cella-osservatorio
Fra questi simboli che io ho ritrovato nel territorio di Montesenario- Polcanto-Sassaia gli “ometti villanoviani” sono di gran lunga quelli più usati. Si trovano infatti, specialmente nelle strade che collegano Polcanto con Montesenario e Sassaia (Luogo di antico Convento Benedettino). Questi si trovano spesso ‘graffiti’ o disegnati su piccoli sassi (ma anche sassi più grandi) e, la particolarità di questi è che sembra vogliano ‘comunicare’ la presenza di un luogo, oppure lo stato d’animo degli stessi. Alcuni di questi saltano dalla gioia, alcuni, stranamente, si coprono gli occhi con le mani, come in segno di disperazione, altri saltano, ballano, corrono, insomma, sono proprio un vero mistero! M allora ci chiediamo: cosa veramente significano, cosa vogliono trasmettere, comunicare, ai loro contemporanei, o ai loro posteri? Questo, può darsi fosse il loro linguaggio. Oltre a questi ritratti antropomorfi, si trovano delle ‘crocelline’, moltissime frecce e, un simbolo formato da un punto centrale con quattro o sei punti che lo circondano. Quasi sicuramente è il simbolo del sole, che gli stessi adoravano, lo stesso simbolo che ritroviamo all’interno della cella, dove su una lastra sono disegnati gli ‘ornati’ (Vedi articoli precedenti). Questi stessi simboli, con qualche variante si trovata anche nelle urne cinerarie del villanoviano (Vedi Giovannangelo Camporeale – Gli Etruschi – Storia e civiltà, UTET 2008, pag. 105-107). Solo più tardi si sentì la necessità di adottare un sistema di comunicazione fatto con le lettere dell’alfabeto.

Il ‘tempio’ visto da sotto, all’interno della cella i disegni antropomorfi (“ometti”)
Per quanto riguarda il punto b) cioè il muro ad angolo, realizzato con la tecnica “a incastro” (o villanoviano-etrusca), esso potrebbe essere il muro che circondava un pianerottolo, e poteva essere il punto dove iniziava una scala che portava al Tempio, posto a circa dieci metri sopra di esso. E’ interessante vedere come i massi, non squadrati, sono incastrati fra di loro con la tecnica che potremmo dire (solo per definizione) etrusca. Essi sono ‘rincalzati’ o fermati da piccole pietre che ne garantiscono la stabilità.
Infine, per quanto riguarda il punto c) nella nella visita al “monumento megalitico”, guardando le enormi pietre che facevano parte delle stesso e che sono rotolate giù a valle, mi sono reso conto che il tempio originale aveva forme ben più ampie di quelle che vediamo adesso. Questo ci da l’idea dell’importanza che il ‘monumento’ avesse non solo per le popolazioni del luogo, ma anche per le popolazioni circonvicine.

Paolo Campidori, Copyright

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