DA CORTONA (AREZZO) AL PEGLIO (FIRENZUOLA), PER LA VIA ETRUSCA, IN COMPAGNIA DI CULSANS, TINIA ED ALTRI DEI ETRUSCHI

LAMINA DEDICA DIO CULSANS DA FIRENZUOLA
Tavoletta in bronzo con dedica ritrovata a Firenzuola (Firenze)
Esistono pochissime testimonianze relative al culto della divinità  etrusca Culsans, alla quale si facevano offerte, come testimoniano un paio di epigrafi. Una di queste si trova incisa su una statuetta di bronzo, del periodo ellenistico, ritrovata a Cortona (Arezzo); l’altra incisa su una lamina di bronzo,  ritrovata a Firenzuola (Firenze), è anch’essa conservata a Cortona. L’origine del nome ‘Culs’ (porta?) sarebbe da connettere con diverse testimonianze linguistiche mediterranee, in particolari modo con l’antico babilonese ‘kullā» (lasciar fuori) e con l’ebraico ‘ kalû’ (chiudere) .

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Bronzetto con iscrizione votiva raffigurante la divinità etrusca Culsans
Il bronzetto di Cortona raffigura questo dio con la testa bifronte, imberbe,  nudo (indossa solo i calzari) e in testa porta un copricapo di pelle animale (di una fiera). Purtroppo l’attributo che il dio teneva nella mano destra, forse una chiave, è andato perduto. Al collo indossa un collana, cosiddetta ‘torques’. Il braccio sinistro è piegato e appoggiato al fianco sinistro e, più in basso, sulla coscia sinistra, corre verticalmente una scritta: “V Cuinti Arntias Culsansl alpan turce” che significherebbe “V(elia) Quintia (figlia) di Aruntia ha dato in dono a Culsans” .
La lamina bronzea di Firenzuola porta incisa la seguente dedica: “Culsans E:Prethnsa” (Dedicato o donato a Culsans, segue nome donatore?). Come abbiano potuto constatare le origini del nome del dio Culsans, deriverebbero dal babilonese e dall’ebraico e significherebbero ‘chiudere’, “lasciar fuori”, cosa che farebbe pensare ad una porta, come hanno ipotizzato alcuni studiosi. Quindi Culsans sarebbe il dio della porta (di una casa, di una città, e forse di un confine?).

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Idoletto in bronzo raffigurante Tinia (Zeus) ritrovato al Peglio di Firenzuola
Il fatto che il nume Culsans sia il corrispondente iconografico del dio romano Ianus latino (‘janua’=porta) è cosa probabile, ma si distingue da quest’ultimo per l’assenza della barba e per i lineamenti giovanili. Tuttavia  l’origine di immagine con doppio volto è molto antica e risale al culto Mesopotamico, mentre la statuetta di Cortona è abbastanza recente e risale al periodo ellenizzante (IV-III sec. a.C.).
Come al solito ci domandiamo come mai dei reperti così importanti come l’dolo bronzeo di Tinia, ritrovato al Peglio di Firenzuola ed anche la targhetta in bronzo con dedica a Culsans, ritrovata a Firenzuola, suppongo anche questa ritrovata nella zona del Peglio, siano finiti nel Museo di Cortona. Il museo cortonese non fornisce informazioni storiche ma pochi e semplici ragguagli identificativi.
Sappiamo invece che nella zona del Peglio di Firenzuola, esistevano, fino a non molto tempo fa i “fuochi di legno”, una definizione popolare dei ‘vulcanelli’ di gas metano che sprigionavano dei “fuochi fatui”, per un fenomeno naturale dovuto al ‘contatto’ di questo gas con l’acqua piovana. Sappiamo inoltre che gli Etruschi erano molto religiosi e scaramantici, essi equiparavano  questi fuocherelli magici, a fenomeni sovrannaturali.
La strada etrusca proveniente da Arezzo, Chiusi, Cortona valicava il Passo di Castel Guerrino, e, attraverso “Le Valli”, passava per il Peglio, luogo in cui si sprigionavano questi fenomeni naturali. Per imbonirsi gli dei e per ottenere la loro protezione, i viandanti etruschi gettavano nelle fenditure delle balze del Peglio, idoli, targhette, con dediche e invocazioni ai loro numi tutelari. Può darsi che nella zona esistesse pure un tempietto e un tabernacoletto, ma di questo non abbiamo nessuna notizia. E’ invece certo, e i ritrovamenti degli idoli, ce lo confermano che la strada etrusca,  dall’Etruria meridionale  passava proprio da quelle parti, e raggiungeva il Sasso di San Zanobi, per poi dirigersi verso l’Emilia-Romagna.
Paolo Campidori, Copyright

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