QUANDO IL PIEVANO SI CURAVA CON LE PRESINE DI CICALA

Un ricordo curioso dell’amato Pievano Don Mario Martinuzzi

Don Mario Martinuzzi è nato a Campi Bisenzio il 23 marzo 1920. Ha iniziato la scuola elementare nel 1925 quando ancora aveva 5 anni. Si ricorda di una maestra che si chiamava Belinda Panerai, voleva che diventasse suo alunno poiché si era affezionata al bimbo. Nel 1929 nel mese di ottobre entra in Seminario La Calza di Firenze. Allora a Firenze c’erano due seminari uno era Cestello in San Frediano mentre La Calza era in Porta Romana. Esiste ancora il seminario, ma la via ha cambiato nome e si chiama Via dei Serragli. Alla mia domanda: – perché Lei, Don Mario si è fatto sacerdote?- Don Mario risponde: “Dopo la prima comunione avvenuta nel ’29, da allora, ho espresso il desiderio al padre di farmi sacerdote. Il papà era parrucchiere e mentre il babbo lavorava e faceva i capelli ai clienti, io, che ero ancora piccolo, insaponavo, pettinavo, davo l’acqua di colonia ai clienti del babbo, facevo insomma questi piccoli lavori di apprendistato. Il babbo aveva la bottega a Campi, di fronte alla Cassa di Risparmio. Non ho avuto ostacoli da parte dei genitori per farmi sacerdote, anzi erano contenti. La mia famiglia era composta di babbo, mamma e un fratello che si chiama Marcello. Passai dodici anni in seminario dal 1930 al 1942 e feci tutti gli studi in quell’istituto: 5 di ginnasio, 3 di liceo e 4 di teologia. Terminai il seminario a 22 anni, esattamente nel 1942, il 6 dicembre. Fui ordinato sacerdote, per la festività di San Nicola protettore, tra l’altro, di una chiesa vicino a Vaglia che si chiama Ferraglia. Io ero molto amico di Don Guido Campidori, parroco di quella chioesa e ci incontravamo in occasione delle principali ricorrenze religiose. Io suonavo bene l’armonium e avevo una bella voce, e anche per questo ero richiesto dai parroci. Tornando all’inizio del mio sacerdozio, essendo troppo giovane, quando terminai gli studi, ebbi una dispensa di 2 anni dal papa Pio XII per esercitare il sacerdozio (allora ci volevano almeno 24 anni). Come prima destinazione fui mandato alla chiesa di Cerreto Maggio, dove è stato girato il film televisivo di Don Milani. Quando sono arrivato alla Chiesa di Cerreto Maggio dicevo la messa solo alla domenica poi tornavo alla chiesa di Vaglia ospite del Pievano Don Italo Fabbri. Nel febbraio del 1943 fui inviato cappellano a Barberino di Mugello presso la chiesa di San Silvestro e mi detti subito da fare, ripresi il canto dei giovani, facevamo del teatro. Una volta tornando da Borgo San Lorenzo in bici, dopo una sudata abbondante, mi ammalai di pleurite doppia. Le cure del medico non mi facevano niente. Alcune donne mi consigliarono di prendere delle prese di cicala, un medicamento empirico, ma quelle bestioline che strillano d’agosto sugli alberi quando è caldo fecero il loro effetto. Il giorno seguente stavo già meglio e in poco tempo queste cicale mi rimisero al mondo. Quando dissi al dottore cosa aveva preso si mise a ridere. D’altronde -replicò Don Mario – le medicine sue non mi facevano niente! Era il periodo brutto della guerra e anche le medicine erano autarchiche, vale a dire tutta acqua. In questo periodo gli americani cominciarono a bombardare, mentre io mi trovavo ancora all’ospedale”. – Domando: come ha vissuto Lei la guerra a Cerreto Maggio? – Don Mario replica: “Mancava tutto, soldi non ce n’erano, stavamo rinchiusi in canonica,o fuori a zappettare l’orto, ad aiutare il contadino nei suoi lavori, e a fare anche il muratore”. – E quando sono arrivati i tedeschi?- “Ci presero tutti e ci misero dentro una stalla senza mangiare. Tornarono la sera da Monte Morello stanchi e fradici e ci caricarono delle loro munizioni, ci misero in fila e ci portarono alla Casaccia di Paterno e lì in un prato grande cominciarono a fare esercitazioni verso di noi finché fui liberato da un ufficiale tedesco. Gli altri, invece, li portarono a Vaglia e il giorno dopo li condussero a Bologna e furono liberati, in seguito, dietro interessamento dell’Arcivescovo di Firenze Elia della Costa. Nella chiesa di Cerreto io avevo un bellissimo quadro, una tavola, raffigurante la Madonna col Bambino, che interessava molto a un loro ufficiale, il quale probabilmente lo voleva sottrarre alla proprietà della chiesa. Di ciò mi avvertì un soldato, che pur essendo con i tedeschi, era di Bolzano. Allora io di notte andai a togliere il quadro dalla chiesa e lo rinchiusi in una piccola cripta, e questo quadro, grazie a Dio è tutt’ora presso di me, nella Pieve di Vaglia, e ne sono molto affezionato. La Soprintendenza però, ha esaminato la tavola in questione, ma ancora non si è pronunciata in modo inequivocabile circa il periodo in cui il quadro fu fatto. In effetti, sulla tavola si notano delle ridipinture successive alla fattura originale”. – Come è stata l’esperienza di Cerreto Maggio, post guerra?- “Passata la guerra, da poco, fui chiamato a Vaglia a sostituire Don Fabbri che andò parroco alla Pieve di San Giuliano a Settimo, vicino a Scandicci. Quando sono arrivato a Vaglia, sono cominciati i guai, poiché la canonica e la chiesa erano da riparare, il podere era in stato deplorevole, allora mi detti da fare personalmente, facendo anche l’operaio e obbligandomi in prima persona con banche e con privati finanziatori . Successivamente realizzai il campo sportivo, il campo da tennis, la pista per il pattinaggio, insomma lavorai sodo per la comunità di Vaglia. Poi misi in piedi un circolo ricreativo, nella ex casa del contadino. Durante la mia permanenza è stata ristrutturata la chiesa, rifatta la strada, ingrandito il piazzale”. – Riguardo la gente di Vaglia?- “Ho avuto molti contatti con le famiglie e ho conosciuto i loro problemi. Abbiamo fatto sorgere la Misericordia, che, una volta, questo servizio era veramente impensabile. La Misericordia ha ora il suo locale, autonomo”. – Don Mario, allora lei è pentito di essersi fatto sacerdote?- “Mai pentito, anzi, ringrazio Dio per tutto ciò che mi ha dato e tempo fa ho celebrato il 50° di sacerdozio, e nel 2002 ho festeggiato il 60°. Complimenti don Mario Martinuzzi!