NEVICATA A FONTEBUONA

‘E si sa che quando l’arrìa un’ista’e eccezionale ‘e tu ti dei aspettare anco un inverno a’ qui mo’. Finarmente gli è arriva’a la neve anco a i’ Fontibona, e che neve. Prima i’ celo gl’ha comincia’o a dientare scuro, ma si sae, quello l’è tarmente variabile che da un momento all’attro tu t’aspetti che torni i’ sereno, i’ bru, e magari, anco qualche raggio di sole. Ma questa ‘orta, positivo, Qualcuno facea le ‘ose su i’ serio. Per mene, l’ero convinto, se i’ tempo si fusse messo proprio di buzzo, l’arebbe dato un’infarinatina, di chelle che coprono appena le ‘ase e gli arberi e, magari, sulla strada, ‘la sarebbe ita dopo i’ passaggio di qualche atumobile. Ho aperto la finestra della mi ‘asa, ho messo appena i naso fora e mi sono accorto che fialoccava sempre di piue. Sta’ a vedi che i’ tempo si mette a fare i’ bischero. Poi sono torno alle mi’ occupazioni convinto che una nevicata di chelle bone ‘un ce l’arebbe data nemmeno se ci si fosse messi a piangere in sguizzero. Tanto ‘e dicono che c’è la cappa ni’ celo, l’effetto sera, insomma tutto un mescolio si ‘ose, che ci prediano alle preisioni di’ tempo, tutte le sere appena e’ ci si siede òper mettessi a taola. In vece, questa ‘orta, Quello lasse e ‘un cià presi pe’ i’ culo. L’è comincia’o a nevicare forte, e la neve prima la venia carma carma, diritta come un fuso. Poi i’ nevistio l’ha cominciao a riortolare e, in un battibaleno, l’ha riempito tetti, muri, arberi, pilastri, cartelli, strade, isomma ogni ‘osa. Che festa,, ci semo chiamati tutti dalle finestre delle ‘ase, tutti a vedere questo spettacolo. Certo, l’è buffo, tutti in paese, l’hanno un soprannome e chi ‘un l’ae ‘e viene chiamato co’ i prioprio nome e da i’ nome della su’ mamma. Per esempio, Paolo dell’Italia, Romolino della Cice, Roberto della Pia, Giuliano della Settima e via discorendo. Paolo dell’Italia gl’era in fondo l’Arco, con un ombrellone che e’ parea un ombrello da spiaggia. Gl’ho detto: “O Paolo, ma che ‘La vo’ piglia’ tutta tene la neve? Serbane un po’ anco a noi. Poi venendo in sue dinanzi alla su’ ‘asa, c’era Bruno di’ Bianchini, i su’ fratello, che spala’a che parea uno spalaneve. A lui gl’ho detto: “laora, laora, tanto oggi ‘un tu sudi”. Un l’aessi mai detto: M’ha tira’o una pala’a di neve, che e’ pareo un pupazzo, di chello co’ i’ cappellino e la pipa in bocca. “’Un si fa cosie agli amici” – gl’ho detto – e quando s’è rigirato gl’ho rifilato una palla di neve prioprio sulla zucca. “Tu m’a’ beccato, m’ha detto, alla prossima”. “Si, ho escramato, la prossima…..chissae quando la ritornerà una neviata cosie!”