IL ”SOLO” 24 ORE

Questo racconto all’agro-dolce vuole mettere in risalto il disagio di alcuni vecchietti-e che si ritrovano soli, spesso malati, senza nessuno che li accudisca. Il problema che va affrontato con maggior serietà, cercando di sensibilizzare l’opinione pubblica
Vorrei tranquillizzare gli amici lettori del Galletto che nel titolo con c’è un errore, nel senso che ho voluto proprio scrivere il “solo” e non il “sole”, giornale economico, che ogni tanto mi capita di leggere. Lo leggo volentieri, in modo particolare, quando nella politica italiana non ci si capisce più nulla ed allora, essendo la politica, quasi sempre una conseguenza immediata dell’economia, ecco che, leggendo questo giornale spesso e volentieri si riesce a capire il perché di tanti atteggiamenti che alla luce del sole ci sembrano paradossali e assurdi. Se vuoi capire fino in fondo, il perché di tanta ostinazione a voler fare questa guerra all’Iraq, sarà bene forse che tu vada a leggere un po’ di economia e allora tu capirai, per esempio, come mai gli americani in USA viaggiano tranquillamente sulle loro grosse autovetture con la “gasoline” (benzina) a 0,25 euro al litro o poco più, e perché questo privilegio, che gli americani hannonon se lo vogliono far sfuggire di mano. E allora è necessario, secondo gli americani, “controllare” e sfruttare altri giacimenti petroliferi, e si sa l’Iraq è il terzo produttore mondiale di petrolio. Ma questa è una mia idea? O forse la pensano così anche diversi “pink journal”, tipo il Financial Times oppure il nostro italiano “Sole 24 Ore”. E’ vero, il terrorismo esiste, è una cosa che tutti gli stati devono combattere, ma non basta, bisogna anche risalire all’origine del terrorismo, bisogna analizzare le cause che lo hanno determinato. Non si può far sempre guerra, bisogna anche sedersi a un tavolo e discutere, e bisogna soprattutto attuare quella “giustizia sociale” di cui tanto si parla, ma che nessuno poi vuol mettere in pratica. Oggi il mondo conta, se non erro, ben 7 miliardi di abitanti, metà dei quali vivono nell’agiatezza o ad un livello di benessere accettabile. L’altra metà, invece, vive nella miseria più assoluta, e addirittura, c’è una buona percentuale di persone (e purtroppo fra questi molti bambini) che muoiono di fame. Bisogna finalmente metterselo in testa, che il mondo non appartiene solo ad una nazione o ad una élite molta ristretta di stati. Il mondo appartiene a tutti, nessuno escluso. Questo se lo dovrebbero mettere bene in testa certi governanti, che si comportano da autentici “padroni del mondo”. Se non mi sbaglio, Dio ci ha creato tutti nella stessa maniera e quando veniamo al mondo tutti abbiamo diritto di respirare l’aria pura (e non inquinata), di correre per i prati, di avere cibo ed acqua sufficienti e di dividere equamente le risorse che la natura ci ha messo a disposizione. Oggi si dice che siamo in troppi e non c’è cibo per tutti. Magari per ridurre di un po’ la popolazione si vorrebbe ricorrere a quei mezzi sbrigativi, vedi bomba atomica, che in poche ore risoverebbero, dicono loro, il problema della fame. E’ come se si dicesse che in una famiglia a basso reddito non c’è da mangiare per tutti e si optasse per sterminare la metà dei componenti. Oggi nessuno, ma veramente nessuno, può dire di essere il padrone, neppure in casa propria, oppure nella propria nazione. Viviamo in una realtà globalizzata nella quale non possiamo dire come si diceva in un programma di A. Celentano “francamente me ne infischio” degli altri. Poi lo vediamo, tutti i giorni, le “carrette” che viaggiano in mezzo al mare di “disperati” in cerca di fortuna. E’ veramente il momento di cominciare a ragionare in un altro modo. Ho conosciuto, tempo fa, in Alto Mugello, un certo Virgilio, un vecchietto arzillo (per fortuna), che ha 93 anni. Vive, si fa per dire, con una pensione, almeno fino a poco tempo fa, di circa 350 euro al mese. Purtroppo a Virgilio non è rimasto nessuno nella vita, aveva un fratello più giovane, infermo, che lui“curava” a tempo pieno e che purtroppo era morto due o tre anni fa. In questo paese dell’Alto Mugello, il nostro Virgilio, 93enne, doveva occuparsi di sé con la paura di dover un giorno o l’altro tirare i remi in barca, per il sopravvenire di una malattia. Morto questo fratello a Virgilio non era rimasto più nessuno, neppure un parente, neppure un cugino. Ma come si fa a vivere a quell’età con 350 euro al mese, dovendo pagare l’affitto della casa, l’energia elettrica per quelle due o tre lampadine che aveva in casa e non accendeva quasi mai, e un telefono con il quale sperava sempre di ricevere qualche telefonata, ma purtroppo non squillava mai. Aveva ancora in paese, per la verità, due o tre amici, che come lui erano stati “partigiani” sui monti dell’Osteria Bruciata, ma questi erano infermi, semiparalizzati, e non potevano certo andarlo a trovare. Virgilio, non aveva mai rinunciato alla propria idea di “rivoluzionario” e di “compagno” convinto. Il partito era tutto per lui. Qundo c’erano le elezioni politiche o amministrative che fossero, si faceva accompagnare volentieri al seggio, poiché, diceva lui: “il mio voto non deve mancare”. Il nostro Virgilio, era un tipo un po’ speciale, ma veramente, in tutti i sensi. Intanto era stato in gioventù un cacciatore convinto, e quell’”archibugio” che teneva appeso presso il caminetto ne avrebbe potuto raccontare delle belle, specialmente quando andava a cacciare sopra i monti del Faeto, di Riateri, sul Monte Gemoli. Quante lepri, e quanti fagiani aveva messo nel proprio “carniere”. Ma Virgilio, aveva anche un’altra dote, era una specie di rabdomante, ma forse qualcosa di più. Era una specie di “sensitivo” e quando lui passava presso un sito di un castello o di una rocca, tirava fuori la sua bacchetta “magica”, un semplice salcio, e facendola roteare, diceva, qui sotto c’è qualcosa, e immancabilente, scavando trovava monete, spade, antiche ceramiche. Si potrebbe dire che Virgilio fosse quasi un archeologo, però un archeologo nato, e si intendeva anche molto di archeologia, di Etruschi, di Celti. Quando parlava, se non fosse stato per quelle non infrequenti “resie” che snocciolava secche come un colpo di fulmine, sarebbe sembrato un libro scritto. Era talmente conosciuto, che di lui se ne era servito persino la Soprintendenza di Firenze, per itrovare certe cose antiche. Tempo fa lo andai a trovare, mi piace sempre andare a trovare certe persone anziane, simpatiche e affascinanti come lui. Purtroppo, mi raccontava, che lui è “solo 24 ore” al giorno, nessuno lo va a trovare. Ma Virgilio è un vecchietto di spirito, cammina ancora molto e quando gli arrivano le bollette della luce o del gas, si reca alla posta del paese, a piedi, per chilometri e chilometri. Pensate a 93 anni! Alcune volte si lamenta e inveisce contro il Comune che non fa questo o non fa quell’altro. “Perchè gli dai, allora sempre il voto?” – gli dico io. Ma lui su questo non vuole neppure parlarne, e, l’altro giorno mi dice: “Ora mettiti qui a sedere e accendiamo un pò il riscaldamento”. Rimasi un po’ stupefatto da quello che disse, poiché, guardandomi intorno non vidi né radiatori, né pezzi di legna da poter bruciare. Anzi, su quello che era una volta il “canto del fuoco” c’erano delle belle ragnatele. Tuttavia, Virgilio si alza, mette una bella pentolina piena d’acqua sul gas, e dopo va nel ripostiglio a prendere la borsa di gomma dell’acqua calda. Poi si riavvicina al fornello versa l’acqua bollente nella borsa e la tappa bene bene, poi mi dice: “Ecco il riscaldamento, ora – mettendomela sulle gambe – ti riscaldi un poco tu, quando ti sarai riscaldato bene bene, me la passerai a me, così mi riscalderò io”. Risi, compiaciuto di questa trovata del nostro Virgilio e dentro di me fui contendo per un mucchio di motivi. Prima di tutto poiché Virgilio è una persona che, nonostante i suoi 93 anni, non si da certo per vinto, e affronta quel poco di vita che gli rimane con l’ottimismo di un ventenne; secondariamente poiché sa cavarsela, con semplici espedienti, a quelle che sono le ristrettezze della sua situazione sociale; infine poiché essendo egli, suo malgrado, un “solo 24 ore”, sa riempire la sua vita molto meglio di noi che viviamo negli agi, e spesso nel lusso, pieni di amicizie spesso “di convenienza”. Virgilio sa vivere la sua vita semplicemente, così, come il Signore gliel’ha donata.
Paolo Campidori