FERRAGLIA: OASI DI PACE?

Questo paesino di nobili e antiche origini, si trova su una bella collina a N-W di Fontebuona, sulla strada, una volta sterrata, che porta a Cerreto e alle Caselline. Il piccolo borgo di Ferraglia è molto carino, molto caratteristico. Al centro di esso si trova la bella chiesetta di San Niccolò a Ferraglia, con il suo campanile a vela e due campane. Tutt’intorno alla chiesa, alcune casette e fienili ora in gran parte restaurati e adibiti a civile abitazione. Proprio in cima al cocuzzolo a 50 metri dalla chiesa c’è il piccolo cimitero, stretto fra quattro mura, con un piccolo tabernacolo nella parte che guarda il Mugello. Ferraglia è un piccolo paradiso, uno di quei rari posti dove si può ancora godere la quiete assoluta, interrotta, di quando in quando, dall’abbaiare dei cani, dal frusciare di una brezzolina fresca (siamo in inverno) o dallo starnazzare dei fagiani nel folto del “marrucheto”. Non guasterebbe in questa pace sentire di tanto in tanto lo scampanìo allegro delle campane della vicina chiesetta. Una volta, quando parroco di questa chiesa era mio zio, le campane venivano suonate alle ore canoniche, ma quelli erano altri tempi! Ora, sembra, che il meccanismo elettrico, recentemente installato, non funzioni più e la chiesetta non fa più sentire la sua “presenza” e la sua voce argentina nella valle. Al posto di questa melodia, un’altra melodia della natura: ogni tanto un refolo di vento gelido, come un colpo di tosse, si fa sentire strisciando sui declivi dei campi, dove ha appena fatto capolino il grano, oppure sulle chiome secche della roverella, producendo il caratteristico rumore dello “scrocchiare” delle foglie secche. Il “marruco” è veramente il dominatore di questo poggio. Fra i suoi rami pungenti, fra i suoi tronchi solidi, vi trovano sicuro rifugio il fagiano e la lepre e altri uccelli che vi nidificheranno all’arrivo della stagion buona. In questo periodo, invernale, i “marruchi” si colorano di un bel giallo, poiché fra i suoi rami si sono insediati dei bei licheni che in questo periodo fioriscono, producendo dei fiori gialli, appena visibili con la lente d’ingrandimento. Ma ci sono altre pianticelle come il gigaro e il pungitopo che se ne stanno “chiotti chiotti” al riparo dei vecchi muri a secco, che una volta caratterizzavano i confini dei poderi delle nostre campagne. Anche i muschi si trovano negli interstizi di questi muri e sono di un bel color verde con delle tonalità sul giallo paglierino. E’ questa di Ferraglia un’oasi di incomparabile bellezza e sarebbe bene che essa venisse preservata così com’è. Tutt’intorno a Ferraglia vi è un panorama ancora intatto. Accanto, il Poggio Conca, che filtra le sue acque genuine a valle, alimentando sorgenti come la Fonte del Pruno o la Fonte Buona che ha dato nome al paese. Più in là, in cima a una montagna a NW si scorgono i ruderi delle case, di quello che una volta era un paese “vivo”, cioè Scarabone. Proprio davanti a Ferraglia, la “capelluta” cima del Poggio Razzo, una collina a forma piramidale, che ha sul cocuzzolo un boschetto di cipressi. Più avanti le colline mugellane di Spugnole e del Trebbio e sullo sfondo, ricoperte da un manto di neve le montagne del firenzuolino. Il panorama a Ferraglia è godibile a 360 gradi. Ad est i monti della Tassaia e ancora a SE, sulla sommità del monte, il Santuario dei Servi di Montesenario. Ora tutto è brullo, tutto è grigio, come certi licheni secchi sulle maruche. Gli unici colori sono dati dalle bacche rosse della rosa canina e dal verde dei campi dove fanno capolino le verdi pianticelle del grano. Ma in primavera sarà un’esplosione di colori, dal bianco del ciliegio selvatico, dei biancospini, del perastro, al rosa, al rosso al blu dei fiori di campo. Questa di Ferraglia e Cerreto è una vera ricchezza, naturale, un libro aperto sulla natura da studiare, ammirare e rispettare. In questa pace c’è il segreto della nostra esistenza. Peccato non si sentano più le campane, che con il loro suono argentino avrebbero completato un quadro così idillico.