“CASALE” DELLE MERAVIGLIE

E’ stata una giornata spesa bene quella passata ieri, giorno di Pasqua, presso una zia di mia moglie a Casale, una frazione di san Godendo. “Sai – ha detto mia moglie Deanna – ha telefonato la zia Giustina da Casale e vuole che il giorno di Pasqua andiamo da Lei, mi ha detto che farà i tortelli e l’agnello”. Dicendo questo mia moglie, forse si attendeva un rifiuto da me, invece, sapendo che la zia Giustina è un’ottima cuoca e sa fare i tortelli, come pochi sanno fare, e anche perché tutte le volte che ci sono andato ci siamo ritrovati in un ottimo ambiente, con le cugine e i cugini di Deanna, ho accettato subito. Maria Cristina, anche lei, è un cuoca provetta, non è stata da meno nel preparare certi dolcetti all’Alkermes e degli “spumini” davvero speciali. Ma anche Gianni, 87 anni, zio di mia moglie, si è dato daffare, sempre intorno al fuoco, a mettere dei bei pezzi di carpine e di quercia, per rendere l’aria un po’ più familiare, e riscaldare un po’, dato che fuori pioveva e faceva freddo. Devo dire che a me piace moltissimo questo paesino, che si trova fra il Muraglione e le alte montagne che separano il versante fiorentino da quello casentinese. La Giustina, che ha nel suo bel giardino tanti bei polli e altri animali da giardino, ha sempre qualcosa di “nuovo”, qualcosa di speciale. Oltre ad avere quattro belle micine (una di queste si chiama “Ruffianina”) che spesso e volentieri vanno a mangiare nel pollaio, rubacchiando, il mangiare dei polli, ha una gallina davvero speciale che lei chiama la “Ritina”. Questa è buffissima, poiché in estate, perde completamente le penne (fa davvero pena vederla tutta spennacchiata) e quando arriva la cattiva stagione si copre di un bel piumaggio, variopinto, che fa invidia alle altre galline. Inoltre lo zio Gianni, che anche lui è nato e vissuto a Casale, per una vita intera, tra un ceppo e, l’altro che metteva sul fuoco, mi raccontava dei suoi trascorsi, della vita militare, sette anni in tutto, e del periodo che ha trascorso in Inghilterra, come prigioniero degli Inglesi. “Mi trattavano bene – diceva Gianni tra un ceppo e l’altro – ci davano anche il thè ogni pomeriggio”. Quante cose mi ha raccontato, dal ’39, giorno che è partito per il militare, fino al ’42, prigioniero prima degli americani e,poi degli inglesi. Avrebbe voluto raccontarmi anche gli altri quattro anni di guerra cioè quelli dal ’43 al ’47, ma il tempo è tiranno, poiché siamo dovuti ripartire per la città. Maria Cristina mi ha detto: “Stai tranquillo, non ti preoccupare, gli altri anni te li racconterà la prossima volta che vieni a Casale”. Abbiamo riso di gusto. Però prima di andar via Giustina, mi ha detto: “Ti voglio far vedere un’altra cosa”. “Cosa vorrà farmi vedere? – mi sono chiesto. E’ andata giù nell’orto e nelle mani aveva un qualcosa che assomigliava, per un po’ a un limone, per altro verso a un fiore o meglio a un tulipano. Poi se lo guardavi da sopra assomigliava a una mano, che fa quel gesto scaramantico, insomma le corna! Certo, con un po’ di fantasia, o ritornando con la mente nei secoli passati, si sarebbe potuto pensare a qualcosa di magico, di stregato, come ad esempio, alla mela stregata di Biancaneve. Ma niente di tutto questo, il limone, assume queste forme, quando è “attaccato” da un acaro, una specie di ragnetto, detto appunto “Acaro delle meraviglie”, poiché fa diventare i limoni, talmente strani che fanno pensare appunto a qualcosa, di bizzarro, di fantasioso di meraviglioso, appunto. Ci siamo congedati da Giustina, Giovanni, e cugini con un po’ di tristezza, era tanto bello stare in quel paesino, che ha di fronte il bellissimo scenario del Muraglione, verso la sommità del quale le nebbie salivano e scendevano e rendevano il paesaggio ancor più bello. Davvero vale la pena andare in questi posti della montagna fiorentina, posti belli, ancora selvaggi, che non mancheranno mai di sorprendere e meravigliare.