Mese: aprile 2018

“I CELTI SCACCIARONO GLI ETRUSCHI LA CUI CIVILTA’ STAVA GIA’ DECADENDO….”

“I CELTI SCACCIARONO GLI ETRUSCHI LA CUI CIVILTA’ STAVA GIA’ DECADENDO….”

Coppe?

Coppe etrusco-celtiche Museo Archeologico di Monterenzio (Bologna)
Potrebbe avere ragione lo storico T.G.E. Powel che nel suo libro “I Celti” (titolo originale “The Celts”, Thames&Hudson, Londra 1999, seconda Ed.) scrive a proposito degli stessi: “I Galli (come li definivano i Romani, o i Celti come si autodefinivano) si stabilirono dapprima nella valle superiore del Po e lungo i suoi affluenti. Essi travolsero e scacciarono (nb) gli Etruschi, la cui civiltà stava già decadendo, e non c’è dubbio che furono proprio i segni della debolezza degli Etruschi a far intravvedere il miraggio di ricchi bottini e di buone terre da colonizzare……..” (Op. cit pag. 18). L’Autore aggiunge: “Le prove archeologiche dimostrano che gli invasori giunsero dai passi alpini e che la loro patria d’origine si trovava in Svizzera e nella Germani meridionale”.

Brocca a becco d'anatra in bronzo

Brocca a becco d’anatra etrusco-celtica – Monterenzio (Bologna) Museo Archeologico

Chi erano in sostanza le tribù giunte in Italia? Ancora l’Autore: “Gli ‘Insubri’ furono i primi arrivati, e sembra che stabilissero il loro centro in un luogo che denominarono Mediolanum, cioè Milano. ….Successivamente arrivarono i ‘Boi’ e i ‘Lingoni’ che traversarono questa regione per trovare stanza in Emilia, mentre gli ultimi gruppi migranti furono i ‘Senoni’ che si stabilirono nelle terre meno ricche lungi le coste adriatiche dell’Umbria”. Ma non basta, l’Autore precisa anche che: “Non solo gli invasori Celti si spostavano come futuri coloni con le famiglie e i loro beni al seguito, ma erano accompagnate da bande mobili di guerrieri che compivano razzie in territori più meridionali”.

Olla etrusco celtica

Manufatto in terracotta (ghirario?) – Museo etrusco-celtico di Monterenzio (Bologna)

L’Autore ci da un quadro complessivo, molto sintetico, di quella che fu l’occupazione celtica in Italia, nelle terre che furono di dominio Etrusco ed aggiunge che: “La fine dell’indipendenza della Gallia Cisalpina (così chiamata dai Romani ndr) giunse soltanto nel 192 a.C, quando i Romani sconfissero i Boi nella loro roccaforte che doveva divenire poi la moderna Bologna”. In sostanza il dominio Celtico nell’Italia centrosettentrionale durò circa due secoli: dall’inizio del IV secolo a.C. all’inizio del II secolo a.C. In brevissimo tempo le tribù si spostarono dal Nord al Sud e nel 390 a.C. invasero e saccheggiarono Roma. Questa è una data sicura della quale dobbiamo tenerne conto.

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Scheletro di guerriero celtico – Monterenzio (Bologna)  Museo Archeologico etrusco-celtico

Ma torniamo a quanto afferma Powel: “Essi (Celti) travolsero e scacciarono gli Etruschi, la cui civiltà stava già decadendo…” Dobbiamo chiederci perché la civiltà etrusca stava già decadendo. Proprio in questo periodo 405 a.C. (secondo la tradizione) inizia l’assedio di Veio, una delle maggiori e più importanti città dell’Etruria, da parte dei Romani. Nel 396 Veio viene conquistata e distrutta dai Romani e il suo territorio viene incorporato nello Stato romano. Approfittando di questo stato di tensione fra Romani ed Etruschi, con relativo indebolimento dovuto alla guerra, i Celti progettano e decidono di invadere in massa il territorio Etrusco e nel 390, nella battaglia di Allia, sconfiggono anche i Romani, saccheggiando Roma nello stesso anno.

Elmo celtico

Elmo celtico – Monterenzio Museo Archeologico Etrusco-celtico

Ormai i Celti si sono insediati stabilmente nei territori già occupati dagli Etruschi, i quali, come dice il Powell, sono stati cacciati dai loro territori. Se la cosa ci sembra verosimile, ci chiediamo in quali territori gli stessi abbiano riparato. E qui si fanno le ipotesi più disparate. Si dice che gli Etruschi fuggirono nell’Italia settentrionale, nel Tirolo e nei borghi dolomitici (Vipiteno ad es. sarebbe un toponimo di origine etrusca), altri abbiano trovato rifugio via mare, altri ancora abbiano coesistito con gli stessi Celti; ne abbiamo un esempio a Monterenzio, Montebibele (Bologna) dove tribù celtiche convivevano vicino a villaggi etruschi. Molti avranno scelto di mettere a servizio dei vincitori le proprie esperienze artigianali (ceramica, ferro, gioielli, etc.) , e molti di essi sono finiti schiavi oppure hanno scelto di arruolarsi negli eserciti dei vincitori.

Elmo da parata celtico ed altri opggetti

Elmo da parata celtico ed altri oggetti – Monterenzio (Bologna) Museo Archeologico

Nel 311 gli Etruschi hanno ancora la parvenza di essere una Federazione in grado di poter “tirare avanti”. Ma nel 311 a.C. combattono una disastrosa guerra contro Roma, ed i Romani penetrano nell’Etruria centrale e interna, costringendo gli Etruschi ad una pace, iniziando il declino vero e proprio. Le guerre fra Roma e gli Etruschi si susseguono e cadono città come Volsini e Vulci. Le città etrusche sono costrette ad entrare in alleanza con Roma: l’Etruria ‘Federata’. E’ la fine per gli Etruschi. I Romani intanto si preparano a combattere anche i dominatori Celti e ci riescono nella Battaglia di Talamone dove i Celti vengono annientati, nel 225 a.C. La vera e propria indipendenza della Gallia termina nel 192 a.C quando i Romani sconfissero i Boi nella loro roccaforte: Bologna. “Sic transit gloria mundi”.
PAOLO CAMPIDORI, COPYRIGHT

CHE SENSO AVREBBE TORNARE ALLE URNE?

CHE SENSO AVREBBE TORNARE ALLE URNE?

 

Paolo Campidori: Autore dell’articolo

Sono andato a ‘rispolverare’ (si fa per dire) un mio articoletto, o meglio una mia ‘opinione’ sull’esito delle ultime Elezioni Politiche, terminate con un “nulla di fatto”. Tanto valeva non andarci. Tuttavia, da questa tornata elettorale, qualche indicazione è venuta fuori come la solenne bocciatura della politica del Governo in carica (DEM). Su ciò non ci piove sopra. Quale altra indicazione è venuta fuori? Che nessuno dei partiti  o delle coalizioni non ha raggiunto il fatidico ‘quorum’, cioè, quella maggioranza necessaria per governare “da soli”. Ed anche questa è un’indicazione limpida, chiara e fresca come l’acqua di sorgente!

Se è vero  che i DEM devono considerarsi ‘sconfitti’, è anche vero che gli altri non possono cantare vittoria, in quanto si tratta  sicuramente di una vittoria , ma ‘mutila’, incompleta. E questo vale per i cosiddetti ‘Grillini’ e Coalizione di Centro-Destra. Un’ultima indicazione, netta, è venuta fuori dalle urne ed è quella che l’unico  ‘partito’ vincitore è il “partito dell’astensionismo”. Ma di questo nessuno (con le dovute eccezioni) ha parlato, anzi, si fa di tutto per nascondere una verità così eclatante: circa il 40% degli elettori  non sono andati alle urne, oppure hanno votato schede bianche, nulle, etc. Ciò significa che il 40%, circa, di elettori non si sente rappresentato da nessun partito o da nessuna forza politica. Altro che trionfalismi!

E’ un fatto grave, soprattutto in una nazione, come l’Italia, che ostenta primati di libertà e democrazia, circa il 40% non si riconosca in nessun partito al potere.  E’ evidente, e non poteva esserlo altrimenti, che da una situazione del genere non poteva venir fuori nulla, o per lo meno “nulla di buono” (inteso nel senso di miglioramento). Siamo in una fase molto critica, i partiti e le coalizioni (due in particolare) stanno scaldando in motori e anche i muscoli, per dimostrare agli altri che i più forti sono loro? Ma sarà vero? Dubito che da questa situazione, uscita dalle elezioni, ci sia un vero ‘vincitore’, che può dettare legge sia all’uno che all’altro.

Cosa dovremmo attenderci quindi? Una posizione di stallo senza vinti né vincitori. Uno ‘stillicidio’ politico che durerà mesi, se non anni. Si dovrà per forza di cose dar atto ad un ‘inciucio’ (all’italiana) che presuppone, in via di massima, una “ammucchiata” di partiti e ‘partitini’, e,  questo non è certamente la soluzione che gli Italiani si aspettavano.

Tornare alle urne? Credo che non avrebbe senso alcuno. Anzi, ma questo è solo un mio parere, le elezioni non hanno mai risolto nulla!

Paolo Campidori, Copyright

Segue: articolo che scrissi all’indomani delle ultime elezioni politiche (lo trovi nell’Archivio di questo Blog mese di marzo)

ELEZIONI: LA MIA OPINIONE – HA VINTO L’ASTENSIONISMO
Se è vero che queste elezioni siano state un vero successo per certi partiti e una vera e propria débacle per altri, si può altrettanto dire, con una certa sicurezza che non ha vinto nessuno. In effetti né la coalizione di centro-destra, né il Movimento 5 stelle (grillini) hanno raggiunto la soglia necessaria per poter governare autonomamente. Qualcuno lo aveva preannunciato. Parlo del nostro Papa, il simpaticissimo Francesco, che aveva ‘ammonito’ il nostro Presidente della Repubblica, che, lo stesso, avrebbe trovato grosse difficoltà a formare il nuovo Governo ‘uscito’ da questa tornata elettorale.

Ci sono, è vero, degli sconfitti ….il potere logora? Forse sì. Certo che per il PD ha pesato enormemente la politica europea, troppo remissiva ed anche la politica extracomunitaria, troppi immigrati. A queste vanno aggiunte altre cause: una mancata attenzione politica per una maggiore giustizia sociale.

Ricapitolando, trovo giusto che certi partiti esultino (Centro-destra, Grillini), ma mi chiedo una cosa chi è il vero vincitore? Nessuno parla che l’affluenza alle urne, trattandosi di una consultazione politica (elezione del nuovo Governo) è stata bassa, circa il 70%; se a questa aggiungiamo le schede nulle, bianche, etc. la percentuale scende vistosamente. Dunque, secondo la mia opinione il ‘partito’ che ha vinto davvero queste Elezioni 2018 è l’astensionismo (che è previsto dalla nostra Costituzione). Ma nessuno ne parla. Perché?

PAOLO CAMPIDORI, Copyright

 

LA STRADA VILLANOVIANO-ETRUSCA DA FIESOLE (E FIRENZE) VERSO IL MUGELLO

LA STRADA VILLANOVIANO-ETRUSCA DA FIESOLE (E FIRENZE) VERSO IL MUGELLO

Veduta di Montesenario dal Tempio arcaico di Fiesole

Foto n. 1 – Fiesole Scavi etruschi. Il tempio arcaico etrusco (circa VII-VI sec. a.C) con la facciata rivolta verso Est. Sullo sfondo, in direzione Nord, indicato dalla freccia rossa, è ben visibile, a occhio nudo, il  Monte Senario, dove, recentemente, ho ritrovato e identificato un tempio megalitico e altre ‘risultanze’ di epoca proto-villanoviana e villanoviana, etrusca e romana. La strada villanoviano-etrusca lambiva la vetta del Monte Senario e proseguiva in direzione Nord, verso il Mugello, come indicato nella foto n. 2
Noi abbiamo sempre pensato (con le dovute eccezioni) che gli Etruschi venissero dall’Ovest, per capirci dalle ‘Maremme’ (come le definiva l’archeologo Giulio Lensi Orandi) e, durante un arco di tempo molto lungo, si siano spostate verso l’Emilia e la Romagna ed ivi si siano stabilite. Non sempre le ‘testimonianze’ archeologiche, storiche, etc. ci confermano questa ‘migrazione dall’Ovest verso l’Est. Talvolta è. anzi, il contrario (vedasi il ritrovamento, ad esempio, del tempio Megalitico di Montesenario che farebbe pensare ad una ‘migrazione’ in senso opposto, cioè dal Nord verso Sud).

Foto 2-3-4 – Il tempio megalitico II Millennio a.C da me identificato sulle falde del Monte Senario (lato Polcanto), in parte distrutto (forse in epoca celtica o romana) con i disegni antropomorfi che ho ritrovato all’interno della ‘cella’ posta al limite di un lungo ambulacro. I disegni raffigurano ‘oranti’ inginocchiati davanti al simbolo del dio Sole (un puntino con otto raggi intorno)

Siamo nel campo delle ipotesi ed è difficile avallare questa o quella teoria. Sembrerebbe certo è che le popolazioni Villanoviane, Protovillanoviane e Neolitiche, abbiano i seguito un percorso, nelle loro ‘migrazioni’ (ovviamente in un lungo arco di tempo), da Nord verso sud (per capirci, dall’Emilia Romagna alla Toscana); mentre, sembrerebbe, che le ‘migrazioni’ etrusche (a partire da circa il VII sec. a.C) abbiano seguito l’itinerario inverso (cioè dalle Maremme all’Emilia Romagna).

Copia di Cartina Mugello part

Foto n. 5 – La pianta del Vicariato di Scarperia (sec. XVII, Archivio di Stato di Firenze) ci mostra, con due frecce rosse, quale doveva essere, in linea di massima (non particolareggiato) il percorso della strada villanoviano-etrusca da e verso il Mugello e l’Emilia Romagna

A parte queste ipotesi, resta invece la realtà dei fatti e cioè i percorsi stradali, gli idronimi, i toponimi, etc. . Una strada villanoviano-etrusca (e forse anche precedente) doveva, per forza di cose, congiungere Fiesole (e Firenze) con il Mugello, oltrepassando il crinale di Montesenario (dove si trova un tempio megalitico da me scoperto e identificato). Un primo percorso, di crinale o di mezza costa univa due punti-chiave: Fiesole (e Firenze) (1)-Montesenario, questo sarebbe documentato da una epigrafe o pietra miliare (sempre da me ritrovata) in cui si legge in lingua etrusca sinistrorsa “FISL IX”, cioè “per Fiesole IX”.

SECONDA EPIGRAFE FIPSL IX

Foto n.6 – Questa è la seconda epigrafe etrusca da me ritrovata a Montesenario. Come si può ben vedere la scritta è stata (volutamente e in epoca imprecisata, forse romana) corretta e abrasa per cancellare il ricordo di passate civiltà che abitavano questi territori. La scritta, tuttavia è ancora ben leggibile FISL IX

L’altro tratto di strada villanoviano etrusca avrebbe unito il “monte sacro” (Monte Senario, sede di tempio solare megalitico)  con il Mugello giungendo a Cardetole e Livizzano (oggi Lezzano) per proseguire verso Senni (toponimo di origine etrusca), Luco (toponimo origine etrusca confluito nel latino), per poi oltrepassare la catena Appenninica verso l’Emilia Romagna. Ovviamente trattandosi di periodi di storia così lontano da noi, e potendosi avvalere solo di pochissime ‘testimonianze’ archeologiche, tutte le notizie esposte in questo mio articolo vanno ‘maneggiate’ con estrema cautela, o come si usa dire “con i guanti”, lasciando sempre aperta la ‘porticina’ ad eventuali nuove e, perché no, ipotesi e scoperte  più valide delle mie.
Paolo Campidori, Copyright
paolocampidoriarte@gmail.com
paolocampidori@yahoo.it

(1) Non dimentichiamo che Firenze era una città-villaggio villanoviana. Essa era ubicata all’interno della “città-quadrata”. Durante gli scavi di inizio Novecento furono ritrovati gli stanziamenti, vicino al fiume Arno e una necropoli villanoviana, con oggetti tipo urne cinerarie, e vasellame in bucchero e utensili vari. Uno studio su Firenze villanoviana (serio) ancora non è stato fatto, speriamo che gli Enti preposti (Soprintendenza Archeologica) inizino uno scavo sistematico e scientifico inteso all’individuazione dell’antica città ubicata sulle rive dell’Arno

IL TEMPIO PROTO-VILLANOVIANO DI MONTESENARIO: UNA STORIA IMPORTANTE

IL TEMPIO PROTO-VILLANOVIANO DI MONTESENARIO: UNA STORIA IMPORTANTE

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Un’altro disegno antropomorfo “ometto villanoviano” ritrovato nell’ultima mia visita al sito. Non è chiaro come gli altri ma si notano distintamente testa, braccia e gambe
La visita, l’ultima in ordine di tempo, che io ho fatto ieri all’edificio megalitico di Montesenario, ha avuto dei successi insperati che mi hanno permesso di capire ancora un po’ di più l’origine e la funzione di questo ‘monumento’.
Sintetizzando ho scoperto alcune novità importanti:
a) il ritrovamento del disegno di un altro ‘ometto’ villanoviano (o proto-villanoviano) eseguito alla stessa maniera degli altri, con una vernice nera;
b) il ritrovamento di un muro ad angolo realizzato con la tecnica “a incastro”, come veniva usato per le mura villanoviano-etrusche, cioè non con sassi squadrati, ma per la maggior parte trapezoidali, con rincalzi, come si vede dalle foto
c) la consapevolezza che il presunto tempio doveva essere molto più grande e che la parte che vediamo oggi, con una specie di cupola sormontanti, doveva essere la parte terminale.

Mura ad angolo di edificio megalitico

Un particolare di un ‘terrazzo’ che doveva essere l’inizio della scala che conduceva al ‘tempio’ collocato sopra a una decina di metri. Da notare nei muri  lo stile tipico “villanoviano-etrusco”
Detto questo cercherò di analizzare punto per punto le novità che solo ieri ho potuto analizzare meglio.
L’ometto di cui al punto a) non è facilmente identificabile poiché è stato disegnato su un grosso masso, il quale, rotolando, si è fermato su un piccolo pianoro, lasciando però il disegno dell’ometto a testa in giù. Dello stesso sono ben riconoscibili, la testa, un poco inclinata, le braccia leggermente piegate, le gambe piegate (inginocchiato?), e al centro il membro virile.
E’ difficile dare una datazione precisa a questi disegni, che tuttavia sarebbero collocabili in un vasti o arco di tempo che può andare dall’XI sec. a.C al VIII sec. a.C. Questi ometti, mi permettono di fare anche un’altra considerazione, e cioè quella che queste genti (popoli) villanoviani e proto-villanoviani non conoscevano un sistema di scrittura, ma comunicavano esclusivamente con i simboli.

Tempio con campo lungo

Il tempio, foto realizzata “in campo lungo” dimostra le reali dimensioni del ‘tempio’ e la parte sorretta da tholos è solo la parte terminale, adibita come cella-osservatorio

Fra questi simboli che io ho ritrovato nel territorio di Montesenario-Polcanto-Sassaia gli “ometti villanoviani” sono di gran lunga quelli più usati. Si trovano infatti, specialmente nelle strade che collegano Polcanto con Montesenario e Sassaia (Luogo di antico Convento Benedettino). Questi si trovano spesso ‘graffiti’ o disegnati su piccoli sassi (ma anche sassi più grandi) e, la particolarità di questi è che sembra vogliano ‘comunicare’ la presenza di un luogo, oppure lo stato d’animo degli stessi. Alcuni di questi saltano dalla gioia, alcuni, stranamente, si coprono gli occhi con le mani, come in segno di disperazione, altri saltano, ballano, corrono, insomma, sono proprio un vero mistero! M allora ci chiediamo: cosa veramente significano, cosa vogliono trasmettere, comunicare, ai loro contemporanei, o ai loro posteri? Questo, può darsi fosse il loro linguaggio. Oltre a questi ritratti antropomorfi, si trovano delle ‘crocelline’, moltissime frecce e, un simbolo formato da un punto centrale con quattro o sei punti che lo circondano. Quasi sicuramente è il simbolo del sole, che gli stessi adoravano, lo stesso simbolo che ritroviamo all’interno della cella, dove su una lastra sono disegnati gli ‘ornati’ (Vedi articoli precedenti). Questi stessi simboli, con qualche variante si trovata anche nelle urne cinerarie del villanoviano (Vedi Giovannangelo Camporeale – Gli Etruschi – Storia e civiltà, UTET 2008, pag. 105-107). Solo più tardi si sentì la necessità di adottare un sistema di comunicazione fatto con le lettere dell’alfabeto.

IL TEMPIO VISTO DA SOTTO

Il ‘tempio’ visto da sotto, all’interno della cella i disegni antropomorfi (“ometti”)
Per quanto riguarda il punto b) cioè il muro ad angolo, realizzato con la tecnica “a incastro” (o villanoviano-etrusca), esso potrebbe essere il muro che circondava un pianerottolo, e poteva essere il punto dove iniziava una scala che portava al Tempio, posto a circa dieci metri sopra di esso. E’ interessante vedere come i massi, non squadrati, sono incastrati fra di loro con la tecnica che potremmo dire (solo per definizione) etrusca. Essi sono ‘rincalzati’ o fermati da piccole pietre che ne garantiscono la stabilità.
Infine, per quanto riguarda il punto c) nella nella visita al “monumento megalitico”, guardando le enormi pietre che facevano parte delle stesso e che sono rotolate giù a valle, mi sono reso conto che il tempio originale aveva forme ben più ampie di quelle che vediamo adesso. Questo ci da l’idea dell’importanza che il ‘monumento’ avesse non solo per le popolazioni del luogo, ma anche per le popolazioni circonvicine.
Paolo Campidori, Copyright
paolocampidoriarte@gmail.com
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UN BEL ‘SELFIE’ NEOLITICO A MONTESENARIO? PERCHE’ NO…

Ricevo e pubblico volentieri questo articolo su Montesenario che mi è giunto dall’amico “Maledetto Toscano” (pseudonimo).

Paolo Campidori

UN BEL ‘SELFIE’ NEOLITICO A MONTESENARIO? PERCHE’ NO…

Disegno BISriucostruito omini viullanoviano 2
Una famiglia (composta da babbo, mamma e figlio) del Neolitico (XIII- XII sec. A.C.), sale contenta al “Santuario del Sole” di Montesenario, proveniente, forse dal Mugello, o forse da luoghi più lontani. E’ una famiglia felice, credono negli astri ed in modo particolare nel Sole (loro massima Divinità), e aspettano che sorga da dietro le montagne, e non appena il Sole si manifesta in tutta la sua bellezza, i componenti della famiglia si inginocchiano e lo adorano .

Menhr della chiocciola

Un’esperienza bellissima di fede, forse con cadenza annuale o forse unica nella vita, non sappiamo. A suggellare questa bella giornata un bel ‘selfie’ fatto alla loro maniera, alla maniera del Neolitico (II Millennio a.C.) ci sta proprio bene. La famiglia si ritrae (o si fa ritrarre), insieme, forse  mano nella mano (il disegno non è chiarissimo), e ponendo fra di loro la splendida figura del dio Sole. Per un attimo si dimentica gli affanni quotidiani, la caccia, le guerre (lo spadino che si porta alla cintura, oggi è solo ornamento), e quassù sul Montesenario, dove allora, come adesso, si respira aria buona, e si beve acqua di sorgente fresca, è facile concentrarsi nella misticità di questo luogo, ‘mistico’,  da sempre
“vocato’ (con continuità) a “monte della spiritualità” e della preghiera.

MONTESENARIO DA MONTERONZOLI

La cosa interessantissima da notare è quella che a partire, almeno, dal XIII sec. a.C., cioè da 3.500 anni (ma la storia sul monte Senario comincia molto prima), questo Monte (Senario) è da sempre luogo di pellegrinaggi e di preghiera (con intervalli dovuti ai oscuri periodi della romanità e dell’alto medioevo) e, questa prerogativa di luogo di preghiera, per eccellenza, lo è tutt’oggi con l’insediamento ormai quasi millenario di un convento appartenente all’ordine dei Sette Frati fondatori, cioè l’Ordine dei Servi di Maria, avvenuto verso la metà del XIII secolo d.C..

Questi fraticelli, nella vita importantissimi membri di nobili famiglie fiorentine, con il loro insediamento, hanno ridato al Monte Senario la sua giusta ‘vocazione’, cioè quella di  luogo di preghiera. Oggi, forse, ci dimentichiamo di questo, e non sempre questa spiritualità è rispettata e valorizzata,  anzi! Infatti,  il luogo sacro, quella parte che si trova  intorno al Convento, talvolta e da taluni visitatori (tengo a precisare: una minoranza) viene ‘paganizzato’, e trasformato in luogo ‘balneare’, con sdraie, ombrelloni (mancano i costumi da bagno, ma……), con schiamazzi vari e lasciando magari in terra rifiuti di ogni genere…..

E’ un peccato vedere un luogo sacro come Montesenario, che vanta questa continuità di “luogo di fede”  da 3500 anni, essere così bistrattato e offeso! Il riferimento, ripeto, vale solo per alcuni visitatori che scambiano questa “montagna sacra” per un agriturismo, o forse peggio!
Maledetto Toscano