VANGELO: E FACILE FRAINTEDERE?

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Un bellissimo tabernacolo con l’effigie della Madonna del Piratello, che si trova su un muro di un’abitazione di Monghidoro (Bologna)

Cosa mi riferisco? Un po’ a tutto il Vangelo. Parlo come storico e lascio da parte la fede, essendo cristiano cattolico. L’oggetto del contendere è una frase sibillina che si trova in una lettera di San Paolo “Apostolo” e, precisamente, nella Lettera agli Efesini (Ef, 5,22).

Ho estrapolato questa frase da due diversi libri dei Vangeli. La frase è la seguente:

Trad. 1 – “Le donne siano sottomesse ai mariti come al Signore; perché il marito è capo della donna, come Cristo è capo della Chiesa”.

Trad. 2 – Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore, poiché il marito è capo della moglie, come

anche Cristo è Capo della Chiesa.

Dove sta l’inghippo? Paolo che qui scrive e pensa da “ebreo dissidente” afferma che la donna e non (la moglie) deve stare sottomessa al marito, che qui è visto come nella figura di Cristo.

Apriti cielo e spalancati terra! Le ‘femministe’ insorgono, per esse le parole di Paolo sono una vera bestemmia. Perché dicono questo?
Perché non hanno capito cosa intendeva Paolo “Apostolo” con queste parole. Intanto, c’è da dire che c’è una bella differenza fra la prima traduzione (che a me sembra più giusta) dove si usa la parola ‘donna’ e, la seconda traduzione dove si usa la parola ‘moglie’. Tutti sono in grado di capire la differenza sostanziale fra il generico ‘donna’ e il più specifico ‘moglie’.

Infatti ‘donna’ è riferibile ad ogni essere femminile, non necessariamente sposata; ‘moglie’ invece è una donna che ha contratto un matrimonio ed è soggetta a quelle leggi.
Paolo dice: “le donne siano sottomesse ai mariti….etc.” ma non “da contratto”, bensì da una libera scelta (‘sponte’, spontanea); mentre nell’altro caso (non riferibile a Paolo “Apostolo”), e a me sembra una traduzione non perfetta, le mogli (n.b), siano sottomesse ai mariti, non spontaneamente,ma perché hanno contratto il vincolo del matrimonio; quindi esse devono stare soggette ai margini in virtù di una legge.

Una volta chiarito questo punto cosa voleva dire in realtà Paolo “Apostolo” nella sua Lettera.
Facciamo l’esempio di una grossa barca

che sta per lasciare il porto e recarsi nei mari più lontani. Ammettiamo anche che (è solo un esempio) che l’armatore (proprietario) non abbia ancora nominato uno ’skipper’, uno, fra tutti passeggeri, composti da uomini e donne, (ammettiamo) tutti capaci di guidare la barca. Egli sceglierà fra questi quello più capace, che abbia più esperienza, sia che si tratti di un uomo, oppure di una donna. Chiunque, uomo o donna, che risulterà più capace alla conduzione della barca avrà in mano il destino del natante e dei passeggeri. A nomina avvenuta, l’importante è che tutti i passeggeri “siano soggetti” al capitano (skipper), sia questo uomo o donna.

Paolo “Apostolo” non vuol dire affatto che la donna (o la moglie) deve essere schiava dell’uomo. Paolo, fra le righe,

vuol significare, che in un contesto familiare, o in una società, o nel matrimonio, si stabilisca pacificamente, chi, uomo o donna; marito o moglie, abbia più capacità per condurre, come in questo caso una grossa barca. Se è più capace la donna (o la moglie), sempre Paolo Apostolo “fra le righe”, benvenga, e faccia pure lei lo ’skipper’ o la Comandante della nave, oppure lasci all’uomo (o al marito) tale compito. Infatti nelle navi, negli aerei, nei treni, etc. c’è sempre un-a solo-a Comandante e spetta a lui-lei sia il comando che la responsabilità in prima persona.

Avete capito cosa intendeva Paolo “Apostolo”? Questo! Il Vangelo e la Bibbia vanno interpretati!
Paolo Campidori, Copyright http://www.culturaetrusca.blog paolocampidoriarte@gmail.com