Mese: marzo 2018

RICOSTRUITO IL DISEGNO DEGLI ‘ORANTI’ DEL MENHIR (TEMPIO DEL SOLE) DI MONTESENARIO

RICOSTRUITO IL DISEGNO DEGLI ‘ORANTI’ DEL MENHIR (TEMPIO DEL SOLE) DI MONTESENARIO

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Montesenario, a giudicare anche da questi disegni che raffigurano degli ‘Oranti’ da me ritrovati insieme al tempio dedicato al dio Sole, è sempre stato un luogo sacro, un posto “vociato alla” preghiera, alla contemplazione, alla invocazione del dio celeste. C’è una ‘continuità’ fra questo tempio del Neolitico e il Convento dei Frati Serviti dio Montesenario? Penso di sì. 

La strana costruzione, che veniva indicata dalle popolazioni locali come il Masso del Fuso, situato presso il Convento di Montesenario (lato Polcanto), ormai non ha più misteri. Il sottoscritto ritrovatore l’ha identificato come un Menhir del XIII- XII secolo a.C. adibito a Santuario per l’adorazione del dio Sole. Anche i disegni degli oranti ritrovati dal sottoscritto all’interno del Santuario megalitico non sono più un mistero, in quanto sono stati ricostruiti nelle loro linee essenziali. Si tratta di tre ‘oranti’, vale a dire persone che si sono recati sul Monte Senario a pregare l’astro per eccellenza: il sole. I tre personaggi raffiguranti nel disegno corrispondono a un uomo e una donna e
un bambino, forse sul loro figlioletto. Le figure sono decrescenti, come grandezza a partire dal padre, poi la donna (sulla destra del disegno) e un bambino (sulla sinistra del disegno). Sia l’uomo che la donna portano alla cintura, un attrezzo, forse un’ascia, utile anche come arma. Il bambino invece non porta con sé nessuna arma. Le figure, stilizzate, sono inginocchiate con le estremità divaricate. Davanti alle figure dell’uomo e della donna splende un bellissimo sole, raffiguranti da un pallino centrale e otto raggi intorno allo stesso. Le figure sono state disegnate in nero con un colore, forse di origine vegetale. Si tratta di una scoperta importantissima, anche perché dimostra in modo evidente che il Monte Senario è sempre stato un monte “a vocazione” sacra, sede di tempio. Anche oggi sul
Monte Senario esiste un Convento, quello dei Servi di Maria, esistente a partire dalla metà del XIII secolo. Credo che questo del sottoscritto sia il primo ritrovamento in Toscana di un Menhir con disegni del XIII-XII secolo a.C.
Paolo Campidori, Copyright

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IL LUCUMONE ETRUSCO – Le cariche e l’etimologia – ARTICOLO DI MASSIMO PITTAU

              IL LUCUMONE ETRUSCO
           Le cariche e l’etimologia

Ricevo dal Prof. Massimo Pittau questo suo articolo che pubblico volentieri sul mio Blog

CONIUGI ETRUSCHI DI VOLTERRA

Lucumones «re» (plur.), glossa latino- etrusca (TLE 843; ThLE1 416). Il noto commentatore di Virgilio, Servio, ha scritto testualmente lucumones qui sunt reges lingua Tuscorum (Aen. II, 278); nam Tuscia duodecim lucumones habuit, id est reges (Aen. VIII, 475).

Da queste chiare testimonianze di Servio si deduce che: I) lucumones significava reges «re»; II) I lucumoni erano a capo delle dodici leghe o federazioni degli Etruschi. Queste si riunivano annualmente nel tempio della dea Northia, presso Orvieto (Livio, VII 3,7), anche per infiggere i clavi annales, quelli che indicavano il trascorrere degli anni dall’inizio dell’arrivo degli Etruschi dalla Lidia in Italia, probabilmente il 698 avanti Cristo.

  È noto che, secondo la tradizione,
all’inizio la città di Roma fu retta dai
noti sette re, secondo i seguenti ordine e
data:

Romulus (753-716 a.C.); Numa Pompilius (715-673 a.C.).

Tullus Hostilius (673-641 a.C.) (già prospettato come di origine etrusca); Ancus Martius (640-616 a.C.) (di etnia sabina); Tarquinius Priscus (616-579 a.C.) (di etnia etrusca); Servius Tullius (578-535 a.C.) (di etnia etrusca); Tarquinius Superbus (535-509 a.C.) (di etnia etrusca).

  Con la cacciata da Roma di questa dinastia
di origine in larga prevalenza etrusca,

finisce in maniera definitiva il regime monarchico dei lucumoni a Roma ed a questi restano solamente cariche nominali e religiose, quali appunto quella che abbiamo visto che si espletava annualmente nel tempio della dea Northia.

Esisteva inoltre il Rex sacrorum «re delle funzioni sacre» o il Rex sacrificus o sacrificulus «re che effettuava i sacrifici».

Si deve considerare che, siccome l’alternanza delle sillaba iniziale LUX/

LAUX è frequente in etrusco (cfr. ACLNEI, AUCLINEI; AFLE AUFLE; LLE norma 1) e siccome è frequente la conversione degli appellativi con gli antroponimi e coi toponimi, risultano molte le varianti dell’appellativo che ci sono state conservate:

  LUCUMU «lucumone» (sing.) (ET, AH 1.11)
ACILU LUCUMU «Acilio lucumone».
  LUXUMNI «Laucumnio» gentilizio masch.

LAUXME, LAUXMSNI «Laucumnio»; LAUXMES, LAUXUMES, LUXUMES «di Laucumnio»; LAUXMSNEI, LAUXUMSNEI «Laucumnia»; LAUXUMAL, LAUXUMNIAL, LAUXUMSNAL «di Laucumnia»; LAUXUMESA, LAUXMS[N]ALISA «quello (figlio-a) di Laucumnia»; LAUXUMNETI (LAUXUMNE-TI) (Liber linteus, IX 33) «nella reggia (lucumonia)» oppure «nella (durante la) lucumonia» (LEGL).

Tutto ciò premesso, sono dell’avviso che è possibile prospettare l’origine e il significato, cioè l’etimologia dell’appellativo lucumone in virtù dei tre seguenti vocaboli etruschi:

LUCAIRCE (SPURE-M LUCAIR-CE) (sostantivo
con congiunzione enclitica e preterito
debole) probabilmente «e servì la città (di
Tarquinia) da lucumone», da confrontare con
LUCUMU «lucumone» (non “comandò o resse”,
dato che l’iscrizione è di epoca recente e
il lucumone ormai aveva solo incarichi
religiosi) (TLE 131 rec; ET, Ta 1.17,
epitaffio di Laris Pulenas; corrige GTLE
168, 170).

LUVXUMESAL, LUVXMSAL probabilmente «della lucumonia». (ThLE2 247; su aequipondium «peso di bronzo», marchio impresso a titolo di garanzia).

LUVCTI probabilmente LUVC-TI «nel luogo, nel loculo» (in locativo), da confrontare col lat. locus, finora di origine ignota (DELL, Etim). (ET, Ta 1.219 – 3/2; su cippo di tufo) LUVCTI VELA S(EΘRES) L(UPU) A(VILS) IIII «nel loculo (c’è) Velia (figlia di) S(etre) morta a 4 anni».

Orbene, premesso che lucumones richiama il raro aggettivo lat. ‘munis,-e’ «che svolge una carica o un incarico» (DELL), mi sembra che sia lecito, con buona probabilità, dedurre dai tre citati vocaboli etruschi, che ‘lucumone’ in origine significasse “che ha la carica di tenere il luogo”, che ha la carica di tenere il potere”.

VANGELO: E FACILE FRAINTEDERE?

VANGELO: E FACILE FRAINTEDERE?

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Un bellissimo tabernacolo con l’effigie della Madonna del Piratello, che si trova su un muro di un’abitazione di Monghidoro (Bologna)

Cosa mi riferisco? Un po’ a tutto il Vangelo. Parlo come storico e lascio da parte la fede, essendo cristiano cattolico. L’oggetto del contendere è una frase sibillina che si trova in una lettera di San Paolo “Apostolo” e, precisamente, nella Lettera agli Efesini (Ef, 5,22).

Ho estrapolato questa frase da due diversi libri dei Vangeli. La frase è la seguente:

Trad. 1 – “Le donne siano sottomesse ai mariti come al Signore; perché il marito è capo della donna, come Cristo è capo della Chiesa”.

Trad. 2 – Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore, poiché il marito è capo della moglie, come

anche Cristo è Capo della Chiesa.

Dove sta l’inghippo? Paolo che qui scrive e pensa da “ebreo dissidente” afferma che la donna e non (la moglie) deve stare sottomessa al marito, che qui è visto come nella figura di Cristo.

Apriti cielo e spalancati terra! Le ‘femministe’ insorgono, per esse le parole di Paolo sono una vera bestemmia. Perché dicono questo?
Perché non hanno capito cosa intendeva Paolo “Apostolo” con queste parole. Intanto, c’è da dire che c’è una bella differenza fra la prima traduzione (che a me sembra più giusta) dove si usa la parola ‘donna’ e, la seconda traduzione dove si usa la parola ‘moglie’. Tutti sono in grado di capire la differenza sostanziale fra il generico ‘donna’ e il più specifico ‘moglie’.

Infatti ‘donna’ è riferibile ad ogni essere femminile, non necessariamente sposata; ‘moglie’ invece è una donna che ha contratto un matrimonio ed è soggetta a quelle leggi.
Paolo dice: “le donne siano sottomesse ai mariti….etc.” ma non “da contratto”, bensì da una libera scelta (‘sponte’, spontanea); mentre nell’altro caso (non riferibile a Paolo “Apostolo”), e a me sembra una traduzione non perfetta, le mogli (n.b), siano sottomesse ai mariti, non spontaneamente,ma perché hanno contratto il vincolo del matrimonio; quindi esse devono stare soggette ai margini in virtù di una legge.

Una volta chiarito questo punto cosa voleva dire in realtà Paolo “Apostolo” nella sua Lettera.
Facciamo l’esempio di una grossa barca

che sta per lasciare il porto e recarsi nei mari più lontani. Ammettiamo anche che (è solo un esempio) che l’armatore (proprietario) non abbia ancora nominato uno ’skipper’, uno, fra tutti passeggeri, composti da uomini e donne, (ammettiamo) tutti capaci di guidare la barca. Egli sceglierà fra questi quello più capace, che abbia più esperienza, sia che si tratti di un uomo, oppure di una donna. Chiunque, uomo o donna, che risulterà più capace alla conduzione della barca avrà in mano il destino del natante e dei passeggeri. A nomina avvenuta, l’importante è che tutti i passeggeri “siano soggetti” al capitano (skipper), sia questo uomo o donna.

Paolo “Apostolo” non vuol dire affatto che la donna (o la moglie) deve essere schiava dell’uomo. Paolo, fra le righe,

vuol significare, che in un contesto familiare, o in una società, o nel matrimonio, si stabilisca pacificamente, chi, uomo o donna; marito o moglie, abbia più capacità per condurre, come in questo caso una grossa barca. Se è più capace la donna (o la moglie), sempre Paolo Apostolo “fra le righe”, benvenga, e faccia pure lei lo ’skipper’ o la Comandante della nave, oppure lasci all’uomo (o al marito) tale compito. Infatti nelle navi, negli aerei, nei treni, etc. c’è sempre un-a solo-a Comandante e spetta a lui-lei sia il comando che la responsabilità in prima persona.

Avete capito cosa intendeva Paolo “Apostolo”? Questo! Il Vangelo e la Bibbia vanno interpretati!
Paolo Campidori, Copyright http://www.culturaetrusca.blog paolocampidoriarte@gmail.com

 

I TRATTI FISIOGNOMICI DEGLI ETRUSCHI DI POGGIO COLLA (VICCHIO DI MUGELLO)

I TRATTI FISIOGNOMICI DEGLI ETRUSCHI DI POGGIO COLLA (VICCHIO DI MUGELLO)

Etrusco Poggio Colla bronzetto e disegno di bronzetto

Siete curiosi di conoscere come erano fatti gli Etruschi di Montesassi e Poggiocolla a Vicchio di Mugello? Eccovi accontentati. Nel museo archeologico di Dicomano c’è una piccola testina,. circa 2 cm, in bronzo, forse una statuetta propiziatoria, o forse un ex voto che rappresenta un etrusco di quel paese mugellano, verso il VI secolo a.C. Ebbene da quella piccola scultura io ho fatto l’ingrandimento fotografico (tengo a precisare che l’oggetto si trovava entro la vetrina) e dall’ingrandimento fotografico (blow up) ho realizzato il disegno, cercando di cogliere i ‘particolari più veritieri e le caratteristiche fisionomiche più evidenti e caratterizzanti del volto. Ebbene, ciò che è venuto fuori è quello di una persona, con un cappello che copre anche gli orecchi (una specie di cuffietta); gli occhi sono leggermente a mandorla, il naso molto allungato e la bocca con il labbro inferiore pronunciato (pensile), con il sorriso tipico degli etruschi (*). I capelli sono raccolti dietro la nuca a forma di ‘crocchetta’. Anche la mandibola mi sembra alquanto allungata (forse il soggetto necessitava una protesi?….). Tutto sommato un tipo gioviale, simpatico con un sorriso accattivante. Ha una ‘borsa’ pronunciata sotto l’occhio sinistro. Il ‘personaggio’ dimostra un’età variabile dai 40-50 anni. Il disegno è visibile nella mia mostra in corso presso il mio studio a Fontebuona, Via Fontebuona 517

Paolo Campidori Copyright Testo&Foto

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(*) che ritroviamo anche nella Monna Lisa di Leonardo da Vinci e in mole altre raffigurazioni artistiche

ETRUSCOLOGIA E FILOSOFIA: “LE FALSE SICUREZZE”?

ETRUSCOLOGIA E FILOSOFIA: LE FALSE SICUREZZE II?
Chi sono i veri Etruschi e i veri Americani?

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Il ‘menhir’ identificato dal sottoscritto (Paolo Campidori) nella foresta demaniale di Montesenario (lato Polcanto (Firenze). Si tratta di un tempio megalitico, forse dedicato ad sole o Ishtar (la “stella del mattino”. E’ composto da un lungo ambulacro e di una cella coperta da un tetto a forma rotondeggiante a forma di carapace. Potrebbe trattarsi anche di un osservatorio astronomico oppure di una tomba di un Principe proto-villanoviano. L’edificio megalitico è stato distrutto in epoca imprecisata, ma restano intatte ancora alcune parti importanti dello stesso. 

Noi ci mettiamo davanti ad una branca importante del sapere umano, come, ad esempio, la filosofia, l’arte e le lingue orientali, ed anche l’etruscologia, disciplina di cui mi occupo, con una sicurezza disarmante, e, magari, abbiamo letto appena un libro, o ‘spilluzzicato’ qua e là, come si fa nella sala antipasti di un ristorante. Ma questo non è giusto e neppure è corretto. Studiare una disciplina come l’etruscologia è necessaria una vita intera. In etruscologia, poi, come in altre discipline, ad esempio la filosofia e l’etruscologia, non ci sono, per evidenti ragioni, ‘dogmi’ di fede (assolute).

In questo caso e, per questa ragione, etruscologia e filosofia viaggiano nella stessa direzione, cioè senza avere, almeno per il momento alcuna possibilità di ottenere la riprova dell’autenticità di determinate tesi. Anzi, è proprio il contrario. Mi diceva un famoso ‘Biblista’, parente di un mio parente, professore, esegeta biblico che (queste sono le sue testuali parole): “più si studia e meno se ne sa”. Io gli devo dare ragione a Mons. Fulvio Nardoni, un

eccellente traduttore del Vecchio e del Nuovo Testamento dai testi antichi e originali in greco antico, ebraico antico, aramaico, etc.

EPIGRAFE DECIFRATA

Questa è una delle numerose epigrafi da me ritrovate nella foresta demaniale di Montesenario, dove si trova il Convento dei Frati dell’Annunziata di Firenze, i Servi di Maria. L’epigrafe, molto rozza, è stata scritta secondo l’uso etrusco, da destra  verso sinistra ed è stata da me decifrata dopo lungo studio. Nell’epigrafe, di epoca tardo etrusca, forse II-I sec. a.C. ci sono scritte due paroline “M CANA” che significa “Io, sono la tomba di…(segue il nome che però è mancante)

Ostentare tanta sicurezza, mette anche noi (propugnatori di “falsi o dogmi”) in un luogo sicuro, coperto, riparato, e, se fosse possibile, anche ‘blindato’. Ma le cose non stanno così. A me, sinceramente, viene da ridere quando mi pongono certe domande come: “Chi erano gli Etrtuschi”;

ed io a questi rispondo e tu dimmi “Chi sono gli Italiani? Certamente l’arte e la vita quotidiana degli Italiani dell’anno 1000 non sarà la stessa di quella del periodo Rinascimentale e, neppure quest’ultima sarà la stessa di di quella del periodo che va sotto il nome di “Barocco” (1700 circa).

Lo stesso vale per gli Etruschi: l’arte, il pensiero, la religione, il “modus vivendi” degli etruschi saranno diversi a seconda dell’epoca alla quale ci si riferisce. Ci si lambicca il cervello sulla provenienza degli stessi. Una vera ‘utopia’ (e qui uso un ‘eufemismo’?) stabilire le provenienze degli stessi. Gli Etruschi sono sempre stati Etruschi, in qualsiasi epoca e provenienza li si voglia etichettare. Dire che gli etruschi sono ‘autoctoni’, o dire che gli stessi provengono da una qualsiasi

parte del mondo è un “non-sense” e non corrisponde a nessuna realtà.

Il Convento, demaniale, di Montesenario visto dallo spiazzato di Monte Ronzoli (il Monte Senario, è composto da due colli: il Monte Senario  (o Asinario) e Monte Ronzoli). Accanto una figura atrofizzata che rappresenta un ‘Orante’ proto-villanoviamo, da me ritrovata e identificata nel tempio-osservatorio astrale. Questo ci testimonia che il Monte Senario è sempre stato dall’antichità più remota un monte con Santuari, dedicato agli astri in epoca pagana e a Dio nell’età del Cristianesimo.

Fra le tesi che si rifanno all’origine etrusca (diverse e molte delle quali davvero fantasiose), mi sembra più ragionevole ‘abbracciare’ la tesi del grande capo-scuola Prof. Massimo Pallottino, il il quale ha formulato una ipotesi, quella della “formazione in loco”, cioè una civiltà che si è ‘contaminata’ (non in senso dispregiativo) con altri popoli, altre civiltà, nel corso dei secoli della loro vita.

Perché dico questo? Per una semplice ragione. Secondo voi qual’è l’origine degli americani U.S.A.? Si può rispondere a questa domanda nella maniera più veritiera possibile, e cioè che gli Indiani d’America, i famosi “pelle-rossa”, Sioux, Cheyenne, etc. sono il ceppo originario della Nazione denominata U.S.A; a questi, si sono aggiunti popoli venuti da altre nazioni (principalmente europee), i quali hanno colonizzato le terre che appartenevano agli Indiani (in questo contesto non ci interessa sapere come), hanno stabilito le loro abitazioni, si sono ‘fusi’ con le popolazioni locali. Lo stesso vale per gli Etruschi. Prendiamo come riferimento il Mugello, o meglio gli Etruschi Mugellani. Gli stessi sono originari di questi luoghi, ciò non toglie che abbiamo avuto apporti notevoli di popoli e di razze dai Liguri (la loro lingua ‘linguistica’ è molto antica), dal Celti, dai Romani, dai Bizantini, dai Longobardi, etc. etc.

MONTESENARIO BURIANA 8

Un santo-filosofo, un asceta ed anche un frate del Convento di Montesenario sopporta con “santa rassegnazione” (con filosofia, si direbbe oggi) i disagi della neve (freddo e malattie d’ogni genere…

Possiamo quindi dire in tutta tranquillità, senza offendere nessuno che gli Etruschi siamo noi Toscani (in modo particolare), ma anche Emiliani, e abitanti del Lazio settentrionale.  Allo stesso modo, ‘americani’ originari U.S.A sono  tutte le tribù di razza ‘pellerossa’ che hanno subito ‘contaminazioni’ durante il corso della loro storia.

 

PAOLO CAMPIDORI, COPYRIGHT http://www.culturaetrusca.blog paolocampidoriarte@gmail.com
Articoli correlati: “Etruscologia: le false sicurezze”

ETRUSCOLOGIA: LE “FALSE SICUREZZE” I
E’ tutto così nebuloso il panorama della storia Etrusca, anche se ci sono, è vero, dei “punti fissi”. Troppo difficile è parlare di un’etnia che ha un percorso storico di circa 10 secoli. Nessuno può avere delle certezze, in etruscologia; non possono esistere,almeno per il momento dei dogmi. La storia è “contro- versa” e nessuno, dico nessuno può con sicurezza assoluta (matematica o scientifica) affermare una cosa o un qualsiasi aspetto di questo popolo.

Si illude chi pensa di avere la “chiave di lettura” precisa, sicura, perché la scienza etrusca è una scienza in evoluzione, e, gli Etruschi pur possedendo una ‘base’, un’origine storica, che può essere più o meno discutibile, è stato ‘contaminato’ (nel senso più o meno buono) da mille altre culture, più o meno orientali. Anche la lingua, che è sempre stata un buon metro di valutazione per la conoscenza storica dei popoli antichi, è un miscuglio di lingue locali e di lingue europee e orientali.

E poi i periodo storico. A quale perido storico ci riferiamo? al IX sec. a.C.? al VI-V sec. a.C? al III sec. a.C. ? Noi non possiamo pensare, per fare un esempio che gli Italiani di oggi siano gli stessi dell’Anno Mille, o quelli del Rinascimento, o addirittura quelli del Risorgimento. Quando parilamo di Etruschi dobbiamo a) fare riferimento al periodo storico cui ci riferiamo b) al luogo, ovvero al territorio: gli Etruschi di Cerveteri, sono diversi da quelli di Volterra, oppure gli Etruschi di Chiusi sono diversi da qyelli di Felsina; c) a tutti gli altri aspetti, specifici per ogni città-stato dell’Etruria.

Gli Etruschi sono un popolo che è stato per tutto il tempo della loro esistenza ‘imparentato’ con altri popoli ed altre razze. Essi stessi si definivano una “mezcla”, cioè un ‘rimescolamento’ di popoli e di razze. Per esempio abbiamo finora parlato troppo poco dei Celti e dellepopolazioni nordiche che hanno invaso l’Etruria, abbiamo parlato troppo poco dei Cartaginesi, dei Sardi, delle popolazioni Italiche, prima del dominio Romano. Forse, conosciamo troppo poco anche del reale impatto con la Grecia antica.Senza parlare dei Villanoviani. Siamo sicurissimi che Villanoviani ed etruschi abbiano un’etnia comune?

Poi la lingua, un vero mistero, se non si affronta il problema nel verso giusto. L’Etrusco pur avendo come base ancestrale la lingua orientale e medio orientale, è un accozzaglia di lingue e dialetti, di gente proveniente da tutto il mondo (NB Ho detto “Tutto il mondo”, non solo quello ‘conosciuto). Insomma, come è giusto che esista una storia contro-versa degli Etruschi è anche vero e giusto che esista una contro- storia di qualsiasi “contro-storia”.

Insomma, tutto questo per dire, che la conoscenza degli Etruschi per il momento è frammentaria, incerta e ci sono ben poche sicurezze. Chi dice di avere in mano delle sicurezze assolute in fatto di Etruscologia, il più delle volte, sa di mentire. Non possiamo basare la nostra conoscenza della storia etrusca su un ‘coccetto’ che si trova sperduto in qualche vetrina di qualche museo italiano o straniero. “Ci vuole di più…molto di più…..

Paolo Campidori, Copyright paolocampidorinuovoblog@gmail.com

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FINALMENTE DECIFRATA E TRADOTTA L’ISCRIZIONE ETRUSCA DA ME TROVATA A MONTESENARIO (FIRENZE).

FINALMENTE DECIFRATA E TRADOTTA  L’ISCRIZIONE ETRUSCA DA ME TROVATA A MONTESENARIO (FIRENZE).

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Il ritrovamento di questa epigrafe etrusca mi mise sulle tracce per ritrovare il ‘tempio’ megalitico (anche osservatorio astronomico?). L’epigrafge (forse incompleta?) è composta si solo due parole scritte all’etrusca, cioè da destra verso sinistra ed esattamente M CANA. M è un’abbreviazione di MI (cioè ‘io’) e CANA è un vocabolo usato in ambito funerario etrusco per delimitare una tomba, una grotta, una proprietà dentro una necropoli. Può darsi che l’epigrafe scritta molto rozzamente sulla pietra avesse come seguito un nome ad esempio MI CANA…..di Larth, di Arunte, etc.

 

EPIGRAFE DECIFRATA.jpg E’ possibile che la pietra indichi la vicinanza di una tomba etrusca, ma è anche possibile che sia stata ‘trasportata’ da un luogo nelle vicinanze. L’epigrafe è importante perché segna una continuazione e, non una semplice frequentazione, di popolazioni ed abitati che vanno dal Neolitico sec. XIII-XII a.C. al III-II sec. a.C. (colonizzazione Romana). Adesso il “percorso storico” è più chiaro grazie a questi due importanti ritrovamenti (tempio ed epigrafe) fatti dal sottoscritto, nell’arco degli ultimi due-tre anni.
PAOLO CAMPIDORI

paolocampidoriarte@gmail.com

ELEZIONI: LA MIA OPINIONE – HA VINTO L’ASTENSIONISMO

ELEZIONI: LA MIA OPINIONE – HA VINTO L’ASTENSIONISMO

Tramonto con la testa fra le nuvole
Se è vero che queste elezioni sono state un vero successo per certi partiti e una vera e propria débacle per altri, si può altrettanto dire, con una certa sicurezza che non ha vinto nessuno. In effetti né la coalizione di centro-destra, né il Movimento 5 stelle (grillini) hanno raggiunto la soglia necessaria per poter governare autonomamente. Qualcuno lo aveva preannunciato. Parlo del nostro Papa, il simpaticissimo Francesco, che aveva ‘ammonito’ (*) il nostro Presidente della Repubblica, che, lo stesso,
avrebbe trovato grosse difficoltà a formare il futuro nuovo Governo che sarebbe  ‘uscito’ da questa tornata elettorale di ieri 4 marzo 2018.

Ci sono, è vero, degli sconfitti ….il potere logora? Forse sì. Certo che per il PD ha pesato enormemente la politica europea, troppo remissiva ed anche la politica extracomunitaria, troppi immigrati. A queste vanno aggiunte altre cause: una mancata attenzione politica per una maggiore giustizia sociale.
Ricapitolando, trovo giusto che certi partiti esultino (Centro-destra, Grillini), ma mi chiedo una cosa chi è il vero vincitore? Nessuno parla che l’affluenza alle urne, trattandosi di una consultazione politica (elezione del nuovo Governo) è stata bassa, circa il 70%; se a questa aggiungiamo le schede nulle, bianche, etc. la percentuale sale vistosamente. Dunque, secondo la mia opinione il ‘partito’ che ha vinto davvero queste Elezioni 2018 è l’astensionismo (che è previsto dalla nostra Costituzione). Ma nessuno ne parla. Perché? Intanto nuvole nere si addensano all’orizzonte….
PAOLO CAMPIDORI

paolocampidoriarte@gmail.com

5 marzo 2018

(*) Non ricordo in quale occasione