Mese: gennaio 2018

IL MENHIR CICLOPICO DI MONTESENARIO: UN TEMPIO DEL SOLE?

IL MENHIR CICLOPICO DI MONTESENARIO: UN TEMPIO DEL SOLE?

Tempio dio sole a Montesenario?


Ormai si può affermare con una certa convinzione, ma anche ‘sicurezza’, dopo approfonditi studi da me fatti sul Menhir di Montesenario che si tratta di una costruzione ciclopica, non di una delle tante bellezze maturali ‘create’ dalla natura. Questo Menhir è stato costruito proprio dall’uomo in un periodo in cui è difficile fissare i confini storici, che tuttavia, possiamo collocarlo fra il III e il I millennio a.C.E’ una costruzione, che per le sue caratteristiche, senz’altro si può definire come ‘ciclopica’. Esistevano dunque i ciclopi? A giudicare da questi massi che sono stati collegati e messi uno sopra all’altro per formare un tempio, oppure un osservatorio astronomico, la risposta potrebbe anche essere affermativa. Secondo la Bibbia i ciclopi (persone molto più grandi della media) sono realmente esistiti, e il gigantesco ‘edificio’ di Montesenario, comprova che questa sarebbe la prova più evidente. Si tratta di massi lunghi una ventina, forse più, e alito alcuni metri, forse due-tre, dei grossi parallelepipedi irregolari che sono stati trasportati (NB) per un tragitto più o neo lungo. Una volta arrivati a destinazione sono stati sollevati per decine di metri dal pianoro sottostante a quello superiore, massi che pesano centinaia di tonnellate. Questi ‘ciclopi’ che non
saranno stati grandi come la Bibbia ci tramanda (su ciò che c’è scritto sulla Bibbia, bisogna sempre fare una certa tara, non perché la Bibbia sia falsa, ma perché i testi, a quei tempi, venivano tramandati di padre in figlio, oralmente. Quindi è possibile che un’aggiuntina oggi, e altre nel corso dei secoli, sia diventata una cosa sproporzionata. Faccio un esempio, se in una battaglia gli Ebrei avevano ucciso 1000 persone, secondo quanto risultva il giorno della battaglia, poteva capitare che questi diventassero 10.000….e a”nche 100.000…). Tutti i libri della storia, tramandati oralmente vanno “presi con le tenaglie”, come si dice. Questi ‘ciclopi’, primi abitanti delle colline del Mugello (non saprei come chiamarli altrimenti) e, in particolare, coloro che hanno vissuto per secoli, anzi millenni, sulle falde del Monte Senario, in epoca preistorica cosa hanno costruito? Sicuramente questo tempio, di cui restano vistosi avanzi, il cui sito sito da me identificato per la prima volta, è stato da me ribattezzato come “Casa della Principessa (*)”. Dirò ancora di più, per me quello doveva essere un tempio dedicato al dio Sole. Perché affermo questo? Per tutta una serie di motivi che è molto difficile sintetizzare. Dirò solo che nelle strade di questo territorio e nei boschi ho ritrovato numerosissime pietre con simboli particolari, fra questi, un punto centrale,
circondato da altri cinque-sei puntini disposti intorno allo stesso, chiaramente sta a significare la sfera del Sole, con i suoi raggi intorno. Questo simbolo, di solito, è accompagnato da altri simboli, di natura e valenza diversa, come gli ometti, da me definiti, “protovillanoviani”, nelle pose più disparate: saltano, corrono, allargano le braccia, si portano le mani sugli occhi, inginocchiati, in adorazione, etc. etc. Altri simboli si trovano su questi ciottoli e rocce: punte di freccia, indicazione dei punti cardinali a forma di croce, linee segmentate, per indicare le distanze di un percorso, specie di mappe, etc. Cosa volevano comunicare questi “ometti” l’esistenza di un villaggio? di un tempio? Oppure qualcosa di tragico, sconvolgente, di origine umana o naturale (terremoti, grossi smottamenti naturali….? E’ un mistero! Bisogna calcolare, inoltre, che questi disegni di “ometti protovillanoviani” e altra simbologia, si riferiscono a un periodo più recente rispetto a quello ‘ciclopico’, riferibile al menhirs, e alle grotte sparse un po’ ovunque nel bosco; e, nondimeno, delle mura ciclopiche, che sono state da me ritrovate per prima, e, mi hanno condotto in seguito al tempio del Sole. Il culto del Sole veniva praticato dalle popolazioni che ‘frequentavano’ o che vivevano sulle pendici di Montesenario. Il tempio era formato da un lungo
ambulacro, composto da macigni colossali e lastre altrettanto grandi. Impossibile, per noi, pensare di
smuovere e di mettere in opera macigni così colossali. Erano talmente forti questi ‘ciclopi’? Quale era la tecnica da loro adottata per ‘maneggiare’, erigere grosse muraglie (come quella che si trova a Sud di Montesenario), per costruire questi templi che ricordano tanto da vicino la molto più famosa Stonehenge che si trova in In ghilterra? Eppure questi enormi macigni sono stati trasportati (con cosa?), sollevati (con l’ausilio di funi resistentissime?), collocati. Inoltre molti macigni sono stati lavorati, ‘tagliati’, sagomati, forati (per fissarvi dei pali?), insomma, non sappiamo con quali mezzi essi abbiamo realizzato queste costruzioni. Inoltre, questi massi sono stati anche ‘lavorati’, ad esempio per fare degli incastri affinché i massi rimanessero più fermi (come cementatati fra di loro, ma in realtà sono opere “a secco”).
Purtroppo, come si può dedurre da ciò che resta di questo ‘menhir’, un bel giorno, qualche cosa di disastroso deve essere accaduto di enormi proporzioni: un invasione di popoli, una guerra fratricida, un evento naturale, tellurico o uno smottamento? Qualcosa deve essere successo. Escluderei l’ultima opzione, in quanto se la causa
responsabile fosse stata un terremoto, essa avrebbe interessato tutta la zona, mentre, queste distruzioni si registrano solo in alcuni siti di Montesenario: sito del Tempio, delle mura ciclopiche che si trovano a Sud e nella parte occidentale delle pendici, presso la grotta detta di San Manetto. Lasciamo quella che fu la conclusione di una civiltà durata forse alcuni millenni ed occupiamoci del tempio. Dicevamo che lo stesso tempio è posizionato in direzione Nord- Sud, mentre sul lato Est, dove sorge il Sole, si aprono delle finestrine, realizzate a mano, con utensili rudimentali. Viene subito da pensare che il tempio potrebbe essere stato anche un osservatorio, per l’adorazione del Dio Sole nascente (nasce ad Est), E’ opinabile che queste popolazioni ‘ciclopiche’ (preistoriche), adorassero in ginocchio il Sole nei pochi minuti in cui faceva capolino dietro le montagne, fino a diventare una enorme palla brillante. Gli Etruschi, più tardi, pur avendo mantenuto questa forma di adorazione del Sole, come unico loro vero Dio, lo avevano simbolizzato con una enorme croce uncinata (arpionata), che saliva le montagne arrampicandosi con questi arpioni (o uncini), simbolo, molto più tardi detto ‘svastica’ o croce uncinata.
Quanto dico, non è supposizione ma è documentato in un disegno in nero all’interno di quella che era la
‘cella’ del tempio. Due persone disegnate con la tecnica tipica “proto-villanoviana”, insieme ad un’altra più piccola (forse babbo, mamma e figlio- a) sono inginocchiati, con le braccia e le mani aperte, la testa un po’ reclinata all’indietro, in atto di adorazione del Dio sole, un puntino con diversi raggi, che si trova sopra di loro. Credo che non ci siano più dubbi. Il territorio intorno alla cima del Montesenario era abitato fina dalla Preistoria, era un popolo religiosissimo che adorava il Sole, forse era anche un popolo pacifico, che viveva di caccia e di allevamento. Non è meraviglioso tutto questo? E, forse, non è neppure molto ‘fantasioso’ pensare che gli Etruschi, derivammo da questi popoli preistorici che abitavano le colline del Mugello, una di queste era Montesenario.Paolo Campidori, Copyright http://www.culturaetrusca.blog paolocampidori@yahoo.it paolocampidoriarte@gmail.com

Menhir Montesenario

 

Montes menh interssante veduta del fungo (domen) e parte copertura

 

Masso ciclopico a menhir Montesena

 

Uno dei massi ciclop del menh di Montes

 

Uomini ciclopici montesenario menhir

 

20180123_070951

 

Montesenario menhir grotta interno

 

Paolo Campidori, Copyright

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GLI ETRUSCHI POTEVANO VENIRE DA MOLTO LONTANO?

GLI ETRUSCHI POTEVANO VENIRE DA MOLTO LONTANO?

Dicomano – Museo Archeologico, particolari della “Stele di Londa”. La donna che doveva appartenere alla alta nobiltà, forse una principessa è raffigurata seduta, segno di ‘stabilità’, di potere tenuto “saldamente nelle mani”. Al collo ha una vistosissima collana d’oro che ricorda molto  i gioielli dei popoli del Mesoamerica e Sudmerica,  antenati degli Incas, Maya, Atzechi, etc.  Indossa un vestito (mantello) con un cappuccio che le copre la capigliatura, pettinata all’indietro e terminante con una  crocchia, composta da una treccia avvolta a cerchio e fermata dietro al capo ed aveva la  forma di una  ‘chiocciola’ (coclea (lat.), chiocciola) (*); il cappuccio le copre anche le orecchie. I profili somatici della donna sembrano ‘ricalcare’ in modo impressionante quelli delle antiche popolazioni della Mesoamerica. La somiglianza con le tombe etrusche (vedi foto sotto) è impressionante. Cito, ad  esempio,  la tomba “a edicola” della necropoli di Populonia-San Cerbone presso Piombino (Livorno)

Ritengo che sia quasi matematicamente impossibile che gli Etruschi di Poggio Colla (seguono fotografie da me scattate oggi 21 gennaio 2018 al Museo di Dicomano) non conoscessero o non fossero ‘imparentati’ con gli Etruschi che abitavano le pendici di Montesenario (Firenze), oppure con gli Etruschi di Londa, di Frascole, etc

Nelle foto che seguono, ho voluto mettere in risalto, con dei primi-piani fotografici (foto scattate da me ieri 21 gennaio 2018) il volto e i lineamenti della donna effigiata nella “Stele di Londa” conservata al Museo Archeologico di Dicomano (Firenze).  Esaminando bene  i ritratti della “donna seduta” di Londa,   mi sembra che le sue origini appartengano  più un popolo vicino alle popolazioni del Mesoamerica e Sudamerica, piuttosto che a genti asiatiche o orientali e, tantomeno, a popoli europei.  Nota bene, io mi riferisco alla donna scolpita su questa stele. Escluderei, in maniera assoluta di voler generalizzare; sappiamo infatti che gli stessi etruschi definivano le loro “città-stato” (‘rasnal’) come agglomerati di popolazioni composte da diverse etnie, ed usavano la parola ‘mezcla’, per indicare questa  “mescolanza di razze”, che componevano i loro popoli, e che si erano date delle regoli comuni politiche, amministrative, religiose, culturali etc. da applicare a tutti coloro che abitavano in questi territori. Sappiamo inoltre che le stesse “città-stato” etrusche erano governate da re o da alti magistrati, appartenenti alle famiglie più nobili).

Certo ci vorrebbe un paleontologo, anzi più paleontologi (e ce ne sono di molto specializzati) per dare un parere in merito. La testa che presenta una calotta allungata, mi farebbe pensare a etnie africane, ma qui non si tratta di “teste allungate, bensì di trecce di capelli, raccolti in ‘crocchie’, coperte da una specie di cappuccio, che fanno apparire una testa allungata.  Il naso e le labbra sono alquanto pronunciate, mentre la parte frontale è schiacciata e molto ‘arretrata’, e forma una specie di ‘scivolo’, ovvero una linea quasi  continua (con  la tempia,  appena pronunciata e rialzata);   gli zigomi sono  molto sporgenti e le mammelle turgide e prominenti.

Stele londa da dietro

Le somiglianze fra la defunta della “stele di Londa” con con quelle degli antichi abitatori della Mesoamerica, sono impressionanti e, sembrerebbe di poter dire che un forte legame ci sia stato, molto tempo fa, fra Etruschi e popoli antenati delle civiltà pre-colombiane.  Forse qualcuno si scandalizzerà, ma anche queste sono ipotesi da prendere in considerazione. Anche perché ci sono dei veri ‘misteri’ che, in qualche modo, ci spingono verso queste che ormai non sono più solo opinioni, ma realtà. Solo un paio di esempi:  Tanaquilla è un nome tipicamente sud americano e lo stesso  nome lo ritroviamo nelle epigrafi etrusche dal VI sec. a.C in poi: Tanxvil (Tanaquilla). Mamaquilla, poi era un altro nome tipico di quelle popolazioni, e con questo nome si indicava la Luna (da essi adorata più del sole).

Ma non finisce qui. Avete presente le grandi mura etrusche di Vulci, di Cosa, di Fiesole, ebbene la stessa tecnica costruttiva la ritrovate a Macchu Picchu, tanto per fare un esempio, oppure  presso i popoli andini con i massi incastrati a perfezione, come un mosaico.  Che dire poi delle famose piramidi di Bomarzo? Che non sono la stessa cosa delle piramidi egiziane. Che dire della gioielleria antica pre-colombiana?   Perché gli Etruschi erano bravissimi orefici, nonostante che non possedessero miniere d’oro?

MURA MACCHU PICCHU

Voi direte non è possibile, “ci stai raccontando ‘balle'”, poiché gli Italiani, per primi, con Cristoforo Colombo, nel 1492 hanno scoperto le Americhe. Io posso dirvi,dopo aver analizzato bene le cose,  con una certa sicurezza, che noi  abbiamo scoperto l’America, ma molto prima, qualcuno ha scoperto noi!

Sicurezze assolute? Nemmeno una. Ipotesi tante, tutte da vagliare e da prendere in considerazione.

PAOLO CAMPIDORI

 

Note:

(*) Il Menhir da me identificato a Montesenario (lato Polcanto), sulle mappe dei sentieri indicato come un normale “masso, bellezza naturalistica” viene segnalato come  “Masso del Fuso”. Io invece, dopo averlo o identificato come un Menhir del periodo Neolitico,  l’ho ribattezzato (dalla forma della copertura della cella):  “Masso della chiocciola“, o “Tomba della Principessa” (individuando nello stesso una probabile tomba principesca .

FORSE A MONTESENARIO UN VILLAGGIO DI ABORIGENI DEL NEOLITICO CHE VIVEVANO NELLE GROTTE.

FORSE A MONTESENARIO UN VILLAGGIO DI ABORIGENI DEL NEOLITICO CHE VIVEVANO NELLE GROTTE.

menhir uno
Mi sto convincendo sempre di più che sulle pendici intorno al Montesenario viveva un agglomerato umano di aborigeni dell’età del Neolitico, che vivevano in grotte. La parte che guarda Polcanto, ad est, è la meglio conservata, ma, dappertutto sulle pendici del Monte si vede distruzione, ovunque massi rotolati, edifici (torri, fortificazioni, scale) distrutti. Non si riesce a capire (fino ad un certo punto però) se tali distruzioni sono dovute alla mano dell’uno, oppure, se si tratta di fenomeni naturali. Ora, voi sale meglio di me (specialmente chi abita in zona) che tutto il territorio di Montesenario (e le pendici in particolare) sono zone, in parte ‘carsiche’, all’interno delle quali si sono formate grosse riserve idriche, dentro enormi grotte ed in parte, questo ‘carsismo’ è dovuto a cause telluriche, originate nel corso dei secoli.

LE MURA STONDATE AGLI ANGOLI

Se, come è giusto, bisogna prendere in considerazione questa ipotesi naturale, è ancor più giusto dar credito a ciò che gli ‘aborigeni’ (non saprei come definirli) hanno cercato di comunicare a noi posteri. Infatti i disegni e i graffiti con i famosi “ometti”, che si ritrovano anche negli nossuavi villanoviani, nelle loro pose, si portano le mani sulla testa, coprendosi gli occhi, saltano e si inginocchiano comunicandoci gesti di disperazione. E’ chiaro che questi aborigeni, hanno subito qualcosa di terrificante, qualcosa di talmente spaventoso che li ha costretti a rifugiarsi nei boschi. Vi dirò che sono proprio questi “ometti” che piano piano, poco alla volta, mi hanno condotto a quello che era il loro Santuario, con mil tipico tetto a grossi massi, disposto come un guscio di una chiocciola.

MONTESENARIO DA MONTERONZOLI

La parte che si è conservata meglio è quella che guarda Pocanto, lato Est di Montesenario, a circa 500 metri in linea d’aria. Io ci sono stato oggi pomeriggio, e questa ipotesi, del villaggio neolitico, cioè di oborigini che vivevano in grotte (menhirs), sarebbe, secondo me, da prendere sempre più in considerazione. Forse coloro che hanno distrutto il Santuario, hanno risparmiato qualche grotta, ma mi sembra di dover avvalorare l’ipotesi che lo scopo principale dei colonizzatori i ‘colonizzatori’ era quello di uccidere più gente possibile e di cacciare via i superstiti per sempre dal loro territorio. Questo pomeriggio ho anche fatto un’altra scoperta, che non è da poco. IL castello, la fortificazione, le torri (saranno gli scavi a determinare con sicurezza quello che vi era sul pianoro di Monteronzoli), giacciono sotto uno strato di terra di 4-5 metri e sono visibili (de visu) dal ‘castellane’ (ora Convento) di Montesenaerio. Però, il giro delle mura, che mi sembra posteriore, al villaggio preistorico, non è di forma quadrata, ciò che faceva pensare ad una torre, ma le mura (penso si tratti di fortificazione) sono stondate agli angoli. Un altro tassello che si aggiunge alla complicata storia di Montesenario.
Paolo Campidori

Bozze da correggere

MONTESENARIO ARCHEOLOGIA – UN SITO PROTO-VILLANOVIANO

MONTESENARIO ARCHEOLOGIA – UN SITO PROTO-VILLANOVIANO

Annigoni PIETRO affresco Montesenario
Intanto questa non è un’Azienda e tantomeno un’organizzazione commerciale. Semplicemnte sono uno che fa del giornalismo e della cultura. Mi interssa molto l’arte, l’archeologia (con particolare riferimento alla civiltà Etrusca) e il giornalismo di attualità, condito con un po’ di umorismo. Non chiedo soldi a nessuno non perché sia un Paperon de’ Paperoni, ma perché non ce n’è bisogno. Vivo con il mio modesto budget personale di pensionato, e questo mi basta. Faccio queste cose per hobby, e, non voglio che questi miei interessi diventino ‘lavoro’. Ho già lavorato abbastanza. Ho ‘adottato un Logo “Adotta un nonnino” per sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema degli anziani he spesso vengono maltrattati e lasciati soli, questo non è giusto. I nostri vecchi hanno dato tanto e non hanno mai chiesto nulla in cambio. A me non costa niente (o molto poco) aggiungere un post sui social e sul mio Blog WordPress http://www.culturaetrusca.blog

Perché ho scelto Montesenario Archeologia come “punta di diamante” delle mie Pagine FB? Perchè conosco Montesenario da quando ero bambino. Io abitavo a Fontebuona ed ogni anno per la Festa dell’Ascensione una bella e nutrita comitiva partiva da Fontebuona per raggiungere, a piedi, questa località. Portavamo il mangiare a sacco: il pollo e il coniglio fritto, tante fette di pane, il vino l’acqua che consumavamo in un prato nei pressi del Convento. C’era una moltitudine di persone in questo giorno a Montsenario. Assistevamo alle funzioni, ed anche ai Vespri e poi tornavamo a casa a piedi nel pomeriggio, quasi sera. Conosco quindi Montesenario da circa 70 anni, e, tutt’oggi mi reco sul monte quasi quotidianamente.
Cosa mi propongo con queta pagina “Montesenario Archeologia”? Prima di tutto per far conoscere le bellezze di questo convento e dei dintorni a tutti, specialmente ai Mugellani e ai Fiorentini che ancora non lo conoscono. Poi, far conoscere le mie recenti scoperte archeologiche, talmente numerose e importanti che hanno stupito anche me. “Dulcis in fundo”, forse, ma non ne sono sicuro, vorrei formare una specie di Gruppo, inviando a ciascun aderente una letterina con la quale si dice che: “Da oggi la S.V. fa parte di una Pagin FB, un “gruppo virtuale” chiamato “Montesenario Archeologia”. Questo dovrebbe servire per stringere nuove amicizie con coloro che condividono i nostri comuni interessi sul “sito (ormai lo è di fatto) Montesenario”, e magari, di tanto in tanto organizzare qualche visita guidata al Convento. Ovviamente io sarei il Presidente ed altri i Consiglieri (da eleggere).
Tutto qui, non ho altro da aggiungere se non quello che voi siate così gentili di apporre un Vostro “Mi piace” su questa Pagina Facebook e, ancora meglio se vorrete aderire al Gruppo FB “Montesenario Archeologia”.
Vi saluto e vi auguro buione cose e un buon Anno 2018 che è appena iniziato.
Amichevolmente Vostro
Paolo Campidori

paolocampidoriarte@gmail.com

 

LA VERA STORIA DI MONTESENARIO E DEL CONVENTO DEI SERVI DI MARIA – DI PAOLO CAMPIDORI

LA VERA STORIA DI MONTESENARIO E DEL CONVENTO DEI SERVI DI MARIA – DI PAOLO CAMPIDORI

LA STORIA DI MONTESENARIO

Spadino in bronzo

Lo spadino villanoviano-etrusco come si vede facente parte dell’arredo dell’ometto proto-villanoviano nel disegno che si trova nella cella del Santuario di  Montesenario, ritrovato da Paolo Campidori. Questo spadino-pugnale è comune anche ai Sardi del Neo-Litico (Vedi Pittau sull’argomento)

Montesenario è un luogo di culto e di preghiera. Qui vi abitano i Frati Serviti detti anche Servi di Maria, i quali salirono su questo Monte negli anni ’40 del Milleduecento. Erano frati dell’Annunziata e, per obbedienza, andarono a vivere su questo Monte ricco di storia Millenaria, sul quale avevano già vissuto genti del Neolitico, i Celti-Liguri, gli Etruschi, i Romani, poi la storia sembra finere. Esiste un enorme ‘buco’ storico che va dalla fine dell’Impero Romano fino al sec. VIII, secoli bui, drammatici, dominati dai Barbari di tutta Europa, in tutto circa tre secoli di dominio barbarico, che ebbe termine soltanto con la ‘chiamata’ dei Franchi da parte dei Papi verso la fine dell’IVI secolo d.C. Con i Franchi le cose andarono un pochino meglio, essi, dopo aver dominato con lotte sanguinose i Longobardi li vinsero e stipularono una specie di ‘concordato’ fra di loro.

epigrafe.JPG

Epigrafe etrusca ritrovata da Paolo Campidori nei pressi del Convento di Montesenario con la scritta “MI CANA” oppure “MI THANA”. Entrambe alludono alla presenza di una tomba nelle vicinanze.

I Longobardi avrebbero riconosciuto come loro Re e come loro padroni i Lonbobardi, ed essi inoltre avrebbero ceduto terre, palazzi e castelli ai Franchi. I Franchi, pur di farsi incoronare come ‘padroni’ d’Europa dai Papi, fecero molte concessioni ai Papato e alla Curia di Roma, e questi privilegi interessarono anche i Vescovadi delle varie città Italiane, i quali beneficiarono di donazioni e legati. Fra queste donazioni rientra anche il poggio di Montesenario, il cui castello era ‘ridotto, dopo le guerre fra Franchi e Longobardi , ad un mucchio di macerie, insomma, come dicevano una volta ad un ‘castellane. I primi frati che salirono al colle di Montesenario furono i rampolli delle famiglie più nobili che vivevano allora in lussuosi palazzi di Firenze trecentesca, quasi tutti banchieri (leggi prestiti ad usura). I frati, secondo la Leggenda (leggi storia dell’Ordine) dovettero ripristinare tutto, secondo i loro bisogni religiosi e liturgici.

TEMPIO VEDUTA TOTALE

Il Santuario neolitico (oppure osservatorio astronomico) del periodo Neolitico trovato e identificato da Paolo Campidori nella boscaglia di Montesenario (lato Polcanto)

Dapprima, sempre secondo la Leggenda i Frati Servi di Maria, abitarono le grotte, dove (questa è una mia aggiunta) che originariamente, verso il 1200 a.C. erano servite da ‘abituri’ alle popolazioni autoctone che vivevano di pastorizia, caccia e di una rudimentale forma di agricoltura. Piano piano i Servi di Maria, i cui meriti furono moltissimi, realizzarono una prima chiesetta, usando le pietre del Castellare e, realizzarono piccole celle per abitarvi. L’Ordine dei Servi di Maria vive secondo i principi dell’obbedienza, della carità e della castità. Questo Ordine dapprima conobbe un modo di vita molto severo basato sulla povertà, infatti i primi frati vivevano delle elemosine altrui (frati mendicanti). Il loro Ordine conta una ‘rosa di Santi’ molto importante, che ancora oggi veneriamo. Nella Chiesa attuale, una Cappella sulla Sinistra ospita le reliquie importantissime dei Sette Frati Fomndatori, tutti appartenenti a famiglie con cognomi altisonanti. Se durante il MedioEvo tutto il Monte era di proprietà degli Ubaldini (Vedi Corte Chiarese a Bivigliano stemma Ubaldini), lo erano anche i mondi vicini.

Annigoni PIETRO affresco Montesenario

Pietro Annigoni, il grande Maestro di pittura del secolo appena passato, non era solo grande Artista, era anche una persona molto intelligente ed aveva un bagaglio culturale notevole. Alcuni frati o mi hanno rivelato che, quando noni dipingeva andava sempre nei boschi, per disegnare la natura, i posti, etc. Ma non solo…..

Tutta la zona dipendeva dagli Ubaldini della Pila che avevano il castello proprio sotto le pendici del Monte Senario e la chiesa del loro Castello (non andata distrutta, ma operante fino al 1700) era intitolata a San Niccolò (Santo privilegiato dei Longobardi e dei Franchi, insieme a pochi altri); mentre la loro Pieve era Santa Felicita a Faltona, poco distante, ora ubicata presso il fiume omonimo. Montesenario QUINDI DIPENDEVA GERARCHICAMENTE ED AMMINISTRATIVAMENTE DAL CASTELLO DELLE PILA E COME PIEVE DA A. FELICITA A LARCIANO O FALTONA. Anche questa era zona etrusca sia Faltona che lariano erano due toponimi di origine etrusca: Larciano deriva da Larth(Principe) e Faltona deriva da “Fal Thruna” (Trono degli Dei). Verso il 1200-1300 la gerarchia e la dipendenza amministrativa passò alle Pievi (Vedi Plesner: Una Rivoluzione stradale nel 1200) e Faltona ebbe il privilegio di avere il Fonte Battesimale

Danza rituale Questo significava che i popoli (chiese plebane) che si trovavano nella zona di Bivigliano-Monte Senario dovevano portare i loro figli alla Pieve di Faltona per essere battezzati. Poi la chiesetta di San Romolo, sull’antica strada che conduceva a Montesenario e Faltona, ebbe il privilegio dalla Curia Fiorentina di avere il Fonte Battesimale. Dicevo che tutta la zona era Villanoviano-Etrusca, e questo è dimostrato, oltre ai ‘reperti’ da me ritrovati, che ritengo importantissimi per ricostruire la storia di questo territorio, anche nell’affresco di Annigoni che si trova nel coro della Chiesa di Montesenario. Se fate attenzione (fatevi accendere la luce dai frati) i due frati che sono più in basso, appesantiti da enormi zaini, e che parlottano fra di loro, uno di essi indica all’altro certi graffiti, chiaramente neolitici o proto-villanoviani che raffigurano certi ”ometti’, come quello che io ho ritrovato numerosi nelle strade e nei boschi intorno Montesenario.

DISEGNO RUPESTRE.jpg

Da estremamente povero il Convento era diventato ricchissimo, aveva ricevuto donazioni da tutta la Toscana ma anche da tutta Italia. Il Mugello da Montesenario dino alla Val d’Astra e fiono a Livizzano (Lizzano) era di proprietà del Convento di Montesenario. Questa fu la ragione perché i Governanti, per pareggiare i loro debiti di bilancio (Non ne fu esente neppure il Governo Napoleonico) (documenti alla mano), azzerarono, di fatto la vita conventuale dei Servi di Maria e ne confiscarono tutti i loro beni. Credo che queste confische, discutibili nel merito, abbiamo dato il “colpo di grazia” a quella che che era stata la splendida era dei Frati Serviti di Montesenario.Ho tralasciato molti particolari e molti personaggi e tanti aneddoti che meriterebbero e molti personaggi e tanti aneddoti che meriterebbero almeno una menzione. Ad esempio la Famiglia fiorentina dei Della Stufa, famiglia vicino ai Medici, anzi amici di Lorenzo e Giuliano dei Medici, furono i protettori ‘ufficiali’ del Convento. Un loro antenato riposa in un monumento funebre all’interno della chiesa. Giosué Carducci, che proprio qui nel Convento di Montesenario lesse la sua nuova poesia in onore del diavolo (Leggi della nuova linee ferroviaria e della locomotiva a vapore). Ma molto di più si potrebbe dire, ma questo mi sembra sufficiente.

Paolo Campidori (da rivedere e correggere)

http://www.culturaetrusca.blog.com

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