MONGHIDORO:  “ISOLA LINGUISTICA (ETRUSCO-CELTICA) E STORICA”, POSTA A CAVALLO FRA TOSCANA ED EMILIA-ROMAGNA

Vicolo a Monghidoro

Un angolo del Castello di Monghidoro “Scaricalasino”, volta ad arco a sesto acuto, tipici Trecenteschi con  lastricato 

Una vera e propria ‘marea’ di persone hanno visitato e letto il mio articolo precedente: “IL DESTINO COMUNE DEGLI ABITANTI DI MONGHIDORO (SCARICALASINO), IN PROVINCIA DI BOLOGNA. CON LE GENTI CONFINANTI DELLA TOSCANA, ALIAS, “ALTO MUGELLO” su questo mio Blog  “Paolocampidorinuvoblog” http://www.paolocampidorinuovoblog.wordpress.com;  e,  altrettanti amici lettori lo stanno facendo questa mattina e in questo momento (sono le ore 10,30 circa di mercoledì 22 novembre 2017). Ovviamente ringrazio tutti gli amici Monghidoresi (e naturalmente anche  tutti gli altri). Spero con questo mio articolo di aver portato un contributo importante e aggiornato agli ultimissimi miei studi e ricerche sull’origine di Monghidoro, del Castello di Scaricalasino (accenni) e dei luoghi limitrofi di crinale, che da Monghidoro arrivano fino alla località Monti, dove abitavano i miei avi: i Campidori “‘e Campidùr).

Ballo antico Monghi

La rievocazione popolare di uno dei balli tradizionali di ‘sapore’ celtico, durante una festa a Monghidoro

Monghidoro da sempre è stata la strada “di transito”, uno ‘snodo’ di strade importantissime, che, verso Nord portavano a Felsina (Bologna); verso Ovest si  collegavano con l’etrusca strada di montagna per raggiungere Marzabotto (Misa) e posti limitrofi (Montovolo, Montaguto Ragazza, etc.);  e, ad Est, per collegarsi con la strada proveniente dalla Toscana e che, passando dalla Valle del fiume Idice (idronimo) raggiungeva le località di Monterenzio (Montebibele), fino a sfociare nella vallata dei fiumi emiliani e raggiungere la parte più a Est di Felsina e con essa tutta la Romagna (San Leo, Spina, Verucchio, etc.) (N.B. questa non era l’unica strada, che raggiungeva luoghi etruschi della Romagna ).

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Il Sasso di Castro, una delle maggiori bellezze naturali della zona, purtroppo deturpato inesorabilmente dalla speculazione edilizia e industriale. Nei pressi di questo Monte, in zona Traversa, passava la strada che dal Mugello occidentale conduceva a Monghidoro-Scaricalasino

 Monghidoro era quindi un importante snodo strategico: stradale e militare che “faceva gola” sia ai Bolognesi che ai Fiorentini, nonché dagli Signori Imolesi e, per questa ragione, è stato più volte conteso dalle parti, e il suo destino è stato segnato da lotte continue. Il castello, di Monghidoro (Scaricalasino)ossia, le rovine del castello (della fortezza difensiva) sono sotterrate, a vari livelli,  sulla collina più alta del Monte, zona detta appunto ‘Castello’.  Accurati scavi potrebbero riportare in luce la parte difensiva più importante: la rocca e il mastio (ultimo baluardo delle fortificazioni medievali).

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Monghidoro – La zona del Castello ancora ‘intatta’

 

Tuttavia ad un occhio attento non possono sfuggire tanti particolari, tanti scorci, come vicoli, coperti da volte, oppure la struttura di certe abitazioni, i tetti molto spioventi, una volta coperti da lastre di arenaria,  che chiaramente parlano di cose lontane, di uomini, di “servi della gleba”, di cavalieri,  di artigiani, di palafrenieri, di fabbri, di maniscalchi e dei ‘fondachi’ (botteghe) dove essi lavoravano.

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Un altro angolo suggestivo dell’antico Castello di Monghidoro

Certo Monghidoro, un paese dalle lontanissime origini Liguri (o Ligustiche), ha dovuto soccombere e, in maniera massiccia, alle invasioni celtiche, le quali però preferivano abitare  in  luoghi boscosi, dominanti i  percorsi dei fiumi, come la Valle dell’Idice (fra questi citiamo: Monterenzio, Montebibele), che come abbiamo detto, in periodi successivi, più vicini a noi (alla nostra era) hanno raggiunto una forma di “PAX” forzata o di convivenza con queste popolazioni che arrivavano direttamente, oltre che  dalla Liguria, anche e soprattutto,   dalle Gallie (popoli d’oltre Alpe).

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Un antico tabernacoletto del XIX secolo dedicato alla Madonna del Piratello (venerata in molti luoghi dell’Emilia e Romagna, sul muro di una antica casa a Monghidoro

E’, tuttavia probabile che qui a Monghidoro, i Celti abbiano avuto un loro avamposto, un posto di osservazione privilegiato. Gi Etruschi e i Romani, che conoscevano molto bene la pericolosità bellica di quest popolazioni Liguri o Celtiche, si guardavano bene dall’attraversare i loro territori, ma usavano strade parallele a quelle ed a una certa distanza.  I Liguri, o Celti,  non organizzavano delle vere e proprie guerre, ma delle ‘guerriglie, degli ‘escatomatages’ rapidi, repentini, molto efficaci e, subito dopo si ritiravano nel folto delle boscaglie. Combattevano nudi, imberbi, depilati, per non offrire alcun appiglio al nemico, con un armamento  leggerissimo: uno scudo di cuoio (talvolta di bronzo),  una lancia e  un coltello (o pugnale) che reggevano fra i denti.  Come abbigliamento portavano sulle loro nudità solo un ‘torque’ al collo in metallo prezioso.

Carlo Calzolari pinocchio

Quindi è supponibile che Etruschi e Romani abbiano scelto, per i loro spostamenti, strade di crinale, dove era sempre faccele orientarsi, dove era difficile impantanassi e dove erano meno probabili gli agguati. Le stesse evitavano l’attraversamento dei loro villaggi,  per maggior  sicurezza.

PINOCCHIO

Probabilmente sulla Via della Futa Etruschi e Romani prediligevano la strada mediana della Futa, quella che passando dal Passo dell’Osteria Bruciata, attraverso Le Valli e il Peglio (ritrovamento di idoli etruschi, conservati a  a Cortona), raggiungeva Culcedra (toponimo ligure, celtico?), Pietra Mora, Cavrenno, per continuare verso Spedaletto, Casa Romana, e quindi verso l’Adriatico.

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L’antichissimo portale della Pieve di Cornacchiaia (Firenzuola)

La storia di questi posti è appena rintracciabile nel tardo periodo Romano, con la presenza del Santo San Zanobi, che avrebbe dato il nome all’omonimo Sasso di San Zanobi. Per gli etruschi, attualmente, abbiamo pochi riferimenti, se non un idolo  – come abbuiamo detto – affigurante Tinia (Zeus), ritrovato presso i “vulcani del Peglio” ed una iscrizione in lingua etrusca, ovvero,  una dedica ad un dio etrusco.

Quindi, in tempi più vicini a noi, quando gli Etruschi persero il dominio sul Mare Tirreno e Mediterraneo, essi dovettero privilegiare i loro spostamenti, per forza di cose, per “via terra”. Ma si tratta solo di ‘passaggi’ di uomini, di carovane, di soldati, non di veri e propri stanziamenti  (se si esclude Monterenzio e Montebibele, fino ad oggi non si può registrare la loro presenza abitativa: villaggi).

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Il sasso di san Zanobi, notissimo per un fatto che si ricollega alla credenza popolare e cioè che lo stesso fu spostato da San Zanobi (vescovo Fiorentino) fin qui,  su un dito del Santo, vincendo così la gara con il demonio.

 Dunque Monghidoro, resta una cosa a sé, uno snodo di strade, un luogo di pagamento pedaggi, e sicuramente di alloggio e ristoro (Vedi Antica Osteria del Fantorno, nota nel periodo Medievale)posta su una strada che proveniva dalla Toscana, e passava sui crinali del Monte Beni,. Traversa, fino giù a Barberino di Mugello).

Ecco perché Monghidoro, pur avendo un “destino comune” con gli altri poipoli che abitano i crinali  dell’Appennino Tosco-Emiliano-Romagnolo, è tuttavia “un’isola” dal punto di vista etnico e linguistico, diverso da tutti gli altri. Diverso anche da Bologna, la quale ha conosciuto fortemente la presenza della cultura “Villanoviana” ma, successivamente,   quella massiccia Celtica (Bononia, toponimo tipicamente celtico).

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Sulla parete laterale della Chiesa di Cornacchiaia, il simbolo “per eccellenza” della Cristianità: il triangolo, ovvero, in numero tre, che nella simbologia Cristiana indica anche la Trinità

A conferma di questo “isolamento linguistico”, più che isolamento storico, basta leggere il libro: “Le avventure di Pinicchio” di Carlo Collodi tradotto dal Carlo Calzolari. monghidorese DOC, in “dialetto monghidorese”, e, come mi diceva  stesso (amico) Carlo Calzolari, il ‘monghidorese’  è una ‘LINGUA’ del tutto diversa, sia dal ‘patois’ locale,  parlato nei paesi vicini facenti parte del comune  firenzuolese , sia dal dialetto Bolognese, che appartine più alla ‘sfera’ dei dialetti del Nord Italia.

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Idolo ritrovato in zona Peglio “Vulcano del Peglio” (Firenzuola) e conservato al MAC di Cortona. Si tratta di un Tinia (Zeus-Giove) nell’atto di scagliare uno dei suoi fulmini

Tanto per citare un’altra “isola linguistica”, questa volta in territorio ‘firenzuolese’, citerei l’isola linguistica di Cornacchiaia, ‘terminal’ stradale medievale (ma non solo) del tratto stradale  tosco-romagnolo,   della strada che giungeva da Sant’Agata in Mugello, dove esiste una bellissima Pieve millenaria, il cui pievano era Leto Casini, fratello  di Tito Casini

LAMINA DEDICA DIO CULSANS DA FIRENZUOLA

Lamina ritrovata a Firenzuola con una dedica in lingua etrusca dedicata ad dio Culsans (dio delle Porte – Giano)

Cornacchiaia era paese natale  del  grande scrittore cattolico Tito Casini, amico di Papini e Bargellini,  il quale ha scritto pagine indimenticabili, con un ‘lieve’ dialetto tipico di questa zona, in cui si sentono benissimo ‘commistioni’ o ‘contaminazioni’ o, ancora meglio,  un miscuglio di toscano e romagnolo

Credo che ci possiamo fermare qui per il momento con la ferma intenzione di tornare a parlare di questo paese Monghidoro, come “isola linguistica e storica” importante, posta “a cavallo” fra Toscana ed Emilia Romagna.

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Attenzione!! testo da rileggere e correggere.