MONGHIDORO E LE SUE ORIGINI – IL DESTINO COMUNE DEGLI ABITANTI DI MONGHIDORO (SCARICALASINO), IN PROVINCIA DI BOLOGNA. CON LE GENTI CONFINANTI DELLA TOSCANA, ALIAS, “ALTO MUGELLO” – PARTI I-II-III

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Armaciotto dei Ramazzotti, un valoroso condottiero, che combatté, a seconda della ‘opportunità’, con Bolognesi, Fiorentini e con il Papa. Qui è rappresentato in una bellissima scultura sul Palazzo del Municipio di Monghidoro

C’è qualcosa che lega gli abitanti di Monghidoro (Monghidoro Scaricalasino) con gli abitanti della Valle d’Idice, di Loiano, di Pietramala, della Raticosa, di Monte Bibele, di Monterenzio, di Caburaccia, di Visignano, di Bordignano, del Peglio, di Firenzuola, pur essendo questo bellissimo paese, situato, un po’ discosto, a Ovest di Monterenzio e Montebibele, su una salubre collina (quasi montagna) già sede nell’Alto Medio-Evo del potente castello di “Scaricalasino”, forse degli Ubaldini.

Gianni Morandi e Marino Lorenzini già Sindaco di Monghidoro

Da non dimenticare Marino Lorenzini (“l’estro a misura di fisarmonica”), Ex Sindaco e mio Amico; Gianni Morandi, che nacque qui a Monghidoro e passò la sua infanzia con la famiglia, originaria del posto; Carlo Calzolari, un estroso artista “fai-da-te” che tradusse il Pinocchio in dialetto monghidorese, etc. etc,

Ebbene questo legame è costituito dalle stesse origini, cioè dalle stesse radici. Questi territori dove si parla un bolognese un po’ particolare (mischiato al romagnolo e al dialetto ligure) furono in origine “villanoviani” autoctoni (gli stessi che ritroviamo in Toscana ), in altre parole li potremmo definire come “etnie” Liguri; gli stessi, poi, conobbero la dominazione Celtica ed infine, quella Romana. E’ mia opinione che la cultura Etrusca, quella cioè che ha inizio nella Toscana e nel Lazio settentrionale, ad iniziare dalla fine del VII sec. a.C., qui in questi luoghi, passò appena “di striscio”. E, tuttavia, gli Etruschi passarono da qui, lo si deduce dai siti archeologici di Monterenzio o Montebibele, dove sembra che, dopo infinite lotte sanguinarie con le tribù celtiche, avessero, infine, trovato una forma di ‘convivenza’ con le stesse

 

PRINCIPE VALENTINO

Cesare Borgia detto il Valentino, in costume di ‘Condottiero’

Ma anche la storia dei secoli più vicini a noi, parlo dell’alto medioevo e del medioevo, contesi da due grandi e fori città: Firenze e Bologna, ebbero molto in comune , in quanto furono occupati dalle orde barbariche sanguinarie, fra queste, le più aberranti, furono i Goti, poi i Longobardi. Poi fu la volta dei Conti , i francofoni, di Carlo Magno, poi le varie Signorie, finché la Chiesa Romana non estese la sua “lunga mano”, favorendo la formazione di un territorio o “Stato della Chiesa”. Se facciamo eccezione a questa ultima realtà, che vide Firenze sotto l’egida della Casa Medicea e che incise molto su questi popoli, avremo la possibilità di riconoscere a tutte queste popolazioni dell’Appennino Tosco-Emiliano-Romagnolo un ionico ‘destino’, naturalmente con varianti locali non trascurabili.

Balli celtici a Monghidoro

Balli di ‘sapore’ celtico a Monghidoro

Ecco perché io considero i luoghi e i paesi di Loiano, del Monghidorese, di Piancaldoli, e del crinale di Visignano-Monti, come un “unicum”, una stessa razza, che ha conosciuto realtà diverse ma le cui vicissitudini storiche antiche sono pressoché le stesse. Se, tuttavia, facciamo un passo indietro, durante il Trecento, il Quattrocento, ma soprattutto il Cinquecento, le ‘sfumature’ storiche di questi “popoli della montagna, alias “Appennino-Tosco-Emiliano-Romagnolo” sono assai diversificate, da luogo a luogo (ad esempio Monghidoro da Pioncaldoli, oppure Loiano da Visignano; in particolari modo due destini diversi quelle fra Toscani (diventati poi Etruschi), Emiliani, diventati poi Celtici, e Romagnoli, come dice lo stesso nome, che subirono la colonizzazione dei Romani.

MONGHIDORO DAL FANTORNO

Il paese di Monghidoro e la sua dislocazione logistica sul crinale del Monte, visto dalla Ex antica Osteria (ora Nuova Osteria) del Fantormo, sul crinale che divide l’Emilia dalla Toscana

La storia, nelle sue pieghe più nascoste, ci documenta (ma non bene, anzi) che la conquista dei territori Monghidoresi, di Loiano e dei loro comuni limitrofi, diventando territori dello Stato della Chiesa, fu molto travagliata. Queste diventarono uno Stato, più o meno ‘estorto’ alla volontà popolare, che il Papa volle dare, come dote, al proprio figlio detto “Il Valentino”, il quale, detto fra noi, che ne combinò ti tutti i colori. Egli fu l’autore, tra l’altro della distruzione (incendio) di tutti gli archivi parrocchiali della Provincia di Bologna ed Imola, poiché per questo “uomo politico”, “condottiero”, assai discutibile, era importante solo cancellare il passato glorioso, le abitudini, le tradizioni di queste genti nonché la storia e le leggi a cui erano stati per secoli amministrati. D’altronde questa, era una “tecnica distruttiva” degli antichi Romani, non migliori di lui, i quali applicavano la “damnatio memoriae”, cioè l’oblio perpetuo di ogni loro forma di civiltà e di storia popolare (se vogliamo anche usare una parola abusata ‘campanilistica’) a tutti quei popoli vinti, per i quali si voleva distruggere per sempre e irrimediabilmente le loro origini.
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Fine I Parte

 

MONGHIDORO:  “ISOLA LINGUISTICA E STORICA”, POSTA A CAVALLO FRA TOSCANA ED EMILIA-ROMAGNA

Vicolo a Monghidoro

Un angolo del Castello di Monghidoro “Scaricalasino”, volta ad arco a sesto acuto, tipici Trecenteschi con  lastricato 

Una vera e propria ‘marea’ di persone hanno visitato e letto il mio articolo precedente: “IL DESTINO COMUNE DEGLI ABITANTI DI MONGHIDORO (SCARICALASINO), IN PROVINCIA DI BOLOGNA. CON LE GENTI CONFINANTI DELLA TOSCANA, ALIAS, “ALTO MUGELLO” su questo mio Blog  “Paolocampidorinuvoblog” http://www.paolocampidorinuovoblog.wordpress.com;  e,  altrettanti amici lettori lo stanno facendo questa mattina e in questo momento (sono le ore 10,30 circa di mercoledì 22 novembre 2017). Ovviamente ringrazio tutti gli amici Monghidoresi (e naturalmente anche  tutti gli altri). Spero con questo mio articolo di aver portato un contributo importante e aggiornato agli ultimissimi miei studi e ricerche sull’origine di Monghidoro, del Castello di Scaricalasino (accenni) e dei luoghi limitrofi di crinale, che da Monghidoro arrivano fino alla località Monti, dove abitavano i miei avi: i Campidori “‘e Campidùr).

Ballo antico Monghi

La rievocazione popolare di uno dei balli tradizionali di ‘sapore’ celtico, durante una festa a Monghidoro

Monghidoro da sempre è stata la strada “di transito”, uno ‘snodo’ di strade importantissime, che, verso Nord portavano a Felsina (Bologna); verso Ovest si  collegavano con l’etrusca strada di montagna per raggiungere Marzabotto (Misa) e posti limitrofi (Montovolo, Montaguto Ragazza, etc.);  e, ad Est, per collegarsi con la strada proveniente dalla Toscana e che, passando dalla Valle del fiume Idice (idronimo) raggiungeva le località di Monterenzio (Montebibele), fino a sfociare nella vallata dei fiumi emiliani e raggiungere la parte più a Est di Felsina e con essa tutta la Romagna (San Leo, Spina, Verucchio, etc.) (N.B. questa non era l’unica strada, che raggiungeva luoghi etruschi della Romagna ).

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Il Sasso di Castro, una delle maggiori bellezze naturali della zona, purtroppo deturpato inesorabilmente dalla speculazione edilizia e industriale. Nei pressi di questo Monte, in zona Traversa, passava la strada che dal Mugello occidentale conduceva a Monghidoro-Scaricalasino

 Monghidoro era quindi un importante snodo strategico: stradale e militare che “faceva gola” sia ai Bolognesi che ai Fiorentini, nonché dagli Signori Imolesi e, per questa ragione, è stato più volte conteso dalle parti, e il suo destino è stato segnato da lotte continue. Il castello, di Monghidoro (Scaricalasino)ossia, le rovine del castello (della fortezza difensiva) sono sotterrate, a vari livelli,  sulla collina più alta del Monte, zona detta appunto ‘Castello’.  Accurati scavi potrebbero riportare in luce la parte difensiva più importante: la rocca e il mastio (ultimo baluardo delle fortificazioni medievali).

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Monghidoro – La zona del Castello ancora ‘intatta’

 

Tuttavia ad un occhio attento non possono sfuggire tanti particolari, tanti scorci, come vicoli, coperti da volte, oppure la struttura di certe abitazioni, i tetti molto spioventi, una volta coperti da lastre di arenaria,  che chiaramente parlano di cose lontane, di uomini, di “servi della gleba”, di cavalieri,  di artigiani, di palafrenieri, di fabbri, di maniscalchi e dei ‘fondachi’ (botteghe) dove essi lavoravano.

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Un altro angolo suggestivo dell’antico Castello di Monghidoro

Certo Monghidoro, un paese dalle lontanissime origini Liguri (o Ligustiche), ha dovuto soccombere e, in maniera massiccia, alle invasioni celtiche, le quali però preferivano abitare  in  luoghi boscosi, dominanti i  percorsi dei fiumi, come la Valle dell’Idice (fra questi citiamo: Monterenzio, Montebibele), che come abbiamo detto, in periodi successivi, più vicini a noi (alla nostra era) hanno raggiunto una forma di “PAX” forzata o di convivenza con queste popolazioni che arrivavano direttamente, oltre che  dalla Liguria, anche e soprattutto,   dalle Gallie (popoli d’oltre Alpe).

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Un antico tabernacoletto del XIX secolo dedicato alla Madonna del Piratello (venerata in molti luoghi dell’Emilia e Romagna, sul muro di una antica casa a Monghidoro

E’, tuttavia probabile che qui a Monghidoro, i Celti abbiano avuto un loro avamposto, un posto di osservazione privilegiato. Gi Etruschi e i Romani, che conoscevano molto bene la pericolosità bellica di quest popolazioni Liguri o Celtiche, si guardavano bene dall’attraversare i loro territori, ma usavano strade parallele a quelle ed a una certa distanza.  I Liguri, o Celti,  non organizzavano delle vere e proprie guerre, ma delle ‘guerriglie, degli ‘escatomatages’ rapidi, repentini, molto efficaci e, subito dopo si ritiravano nel folto delle boscaglie. Combattevano nudi, imberbi, depilati, per non offrire alcun appiglio al nemico, con un armamento  leggerissimo: uno scudo di cuoio (talvolta di bronzo),  una lancia e  un coltello (o pugnale) che reggevano fra i denti.  Come abbigliamento portavano sulle loro nudità solo un ‘torque’ al collo in metallo prezioso.

Carlo Calzolari pinocchio

Quindi è supponibile che Etruschi e Romani abbiano scelto, per i loro spostamenti, strade di crinale, dove era sempre faccele orientarsi, dove era difficile impantanassi e dove erano meno probabili gli agguati. Le stesse evitavano l’attraversamento dei loro villaggi,  per maggior  sicurezza.

PINOCCHIO

Probabilmente sulla Via della Futa Etruschi e Romani prediligevano la strada mediana della Futa, quella che passando dal Passo dell’Osteria Bruciata, attraverso Le Valli e il Peglio (ritrovamento di idoli etruschi, conservati a  a Cortona), raggiungeva Culcedra (toponimo ligure, celtico?), Pietra Mora, Cavrenno, per continuare verso Spedaletto, Casa Romana, e quindi verso l’Adriatico.

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L’antichissimo portale della Pieve di Cornacchiaia (Firenzuola)

La storia di questi posti è appena rintracciabile nel tardo periodo Romano, con la presenza del Santo San Zanobi, che avrebbe dato il nome all’omonimo Sasso di San Zanobi. Per gli etruschi, attualmente, abbiamo pochi riferimenti, se non un idolo  – come abbuiamo detto – affigurante Tinia (Zeus), ritrovato presso i “vulcani del Peglio” ed una iscrizione in lingua etrusca, ovvero,  una dedica ad un dio etrusco.

Quindi, in tempi più vicini a noi, quando gli Etruschi persero il dominio sul Mare Tirreno e Mediterraneo, essi dovettero privilegiare i loro spostamenti, per forza di cose, per “via terra”. Ma si tratta solo di ‘passaggi’ di uomini, di carovane, di soldati, non di veri e propri stanziamenti  (se si esclude Monterenzio e Montebibele, fino ad oggi non si può registrare la loro presenza abitativa: villaggi).

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Il sasso di san Zanobi, notissimo per un fatto che si ricollega alla credenza popolare e cioè che lo stesso fu spostato da San Zanobi (vescovo Fiorentino) fin qui,  su un dito del Santo, vincendo così la gara con il demonio.

 Dunque Monghidoro, resta una cosa a sé, uno snodo di strade, un luogo di pagamento pedaggi, e sicuramente di alloggio e ristoro (Vedi Antica Osteria del Fantorno, nota nel periodo Medievale)posta su una strada che proveniva dalla Toscana, e passava sui crinali del Monte Beni,. Traversa, fino giù a Barberino di Mugello).

Ecco perché Monghidoro, pur avendo un “destino comune” con gli altri poipoli che abitano i crinali  dell’Appennino Tosco-Emiliano-Romagnolo, è tuttavia “un’isola” dal punto di vista etnico e linguistico, diverso da tutti gli altri. Diverso anche da Bologna, la quale ha conosciuto fortemente la presenza della cultura “Villanoviana” ma, successivamente,   quella massiccia Celtica (Bononia, toponimo tipicamente celtico).

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Sulla parete laterale della Chiesa di Cornacchiaia, il simbolo “per eccellenza” della Cristianità: il triangolo, ovvero, in numero tre, che nella simbologia Cristiana indica anche la Trinità

A conferma di questo “isolamento linguistico”, più che isolamento storico, basta leggere il libro: “Le avventure di Pinicchio” di Carlo Collodi tradotto dal Carlo Calzolari. monghidorese DOC, in “dialetto monghidorese”, e, come mi diceva  stesso (amico) Carlo Calzolari, il ‘monghidorese’  è una ‘LINGUA’ del tutto diversa, sia dal ‘patois’ locale,  parlato nei paesi vicini facenti parte del comune  firenzuolese , sia dal dialetto Bolognese, che appartine più alla ‘sfera’ dei dialetti del Nord Italia.

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Idolo ritrovato in zona Peglio “Vulcano del Peglio” (Firenzuola) e conservato al MAC di Cortona. Si tratta di un Tinia (Zeus-Giove) nell’atto di scagliare uno dei suoi fulmini

Tanto per citare un’altra “isola linguistica”, questa volta in territorio ‘firenzuolese’, citerei l’isola linguistica di Cornacchiaia, ‘terminal’ stradale medievale (ma non solo) del tratto stradale  tosco-romagnolo,   della strada che giungeva da Sant’Agata in Mugello, dove esiste una bellissima Pieve millenaria, il cui pievano era Leto Casini, fratello  di Tito Casini

LAMINA DEDICA DIO CULSANS DA FIRENZUOLA

Lamina ritrovata a Firenzuola con una dedica in lingua etrusca dedicata ad dio Culsans (dio delle Porte – Giano)

Cornacchiaia era paese natale  del  grande scrittore cattolico Tito Casini, amico di Papini e Bargellini,  il quale ha scritto pagine indimenticabili, con un ‘lieve’ dialetto tipico di questa zona, in cui si sentono benissimo ‘commistioni’ o ‘contaminazioni’ o, ancora meglio,  un miscuglio di toscano e romagnolo

Credo che ci possiamo fermare qui per il momento con la ferma intenzione di tornare a parlare di questo paese Monghidoro, come “isola linguistica e storica” importante, posta “a cavallo” fra Toscana ed Emilia Romagna.

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Fine II Parte

ALCUNI ASPETTI DELLA FIGURA DI ARMACIOTTO DE’ RAMAZZOTTI DA “SCARICALASINO” (MONGHIDORO) – CONDOTTIERO DI VENTURA

ARMACIOTTO DE RAMAZZOTTI

Armaciotto de’ Ramazzotti ‘riposa’ nella  sua tomba a Bologna

Mi sembra perfettamente inutile tergiversare, su chi o su come sono state fatte queste scelte (ripristino ‘archeologico’ delle Dogane, mi riferisco a quella Monghidorese (Bologna), ma anche a quella delle Filigare (Firenze). Sicuramente è stata una scelta lecita (legittima), ma anacronistica, che arrivava proprio nel momento più (secondo il mio modesto parere) inopportuno.

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Questa è la tomba che Armaciotto de’ Ramazzotti, che ricalca un po’ lo stile medievale ed etrusco, un condottiero dalla molteplice personalità. Le sue ossa riposano (con tutti gli onori) in questa bellissima tomba Rinascimentale nella Chiesa di San Michele in Bosco a Bologna

Non perché le cosiddette Dogane non esistetterò (ripeto – non parlo solo si quella di Monghidoro) ma perché la cosa aveva ‘sapore’ campanilistico e politico. Si parlava, allora di dividere l’Italia in due; ricordate il famoso ‘muro’ che doveva separare l’Italia Padana da quella Meridionale? Inutile quindi ricercare ora le ‘responsabilità’ (se, ovviamente, ci sono state da ambo le parti), l’unico nostro obbiettivo (almeno il mio) è quello di ricercare la verità STORICA delle cose.

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Ma dobbiamo sempre sperare nel futuro e….che questi fatti brutti non accadano più…

Perché andare a “mettere in mezzo” (coinvolgere) persone,che fanno il loro lavoro? E’ quindi  ‘lapalissiano’ che facciano anche i propri interessi commerciali. Mi riferisco a certe ‘attribuzioni’ sgradevoli fatte sulla ‘pelle’ di  cittadini monghidoresi (vivi e vegeti), la cui ‘colpa’ (parlo per assurdo) e la cui  discendenza effettiva da Armaciotto, credo, sia ancora tutta da dimostrare  (nel senso che non è sicura!). Voi sapete che bisogna un po’ diffidare su certe (non tutte) “Agenzie nobiliari”, che sono disposte a tutto, dietro pagamento di forti somme di denaro….(Ma ripeto, non bisogna generalizzare)

E’ risaputo che a Monghidoro esistevano nel XV-XVI secolo famiglie ‘emergenti’ e famiglie del popolo , fra le prime erano annoverate anche quelle  dei Lorenzini, dei Panzacchi, etc. etc.  Addirittura (ma su questo mi riserbo di fare un ‘ripasso’ storico “repetita iuvant”, specialmente dopo una certa età), ci fu una famosa ‘querelle’ (eufemistico), all’epoca (XV sec.),  fra membri della famiglia dei Panzacchi e quella dei Ramazzotti, con grave spargimento di sangue. A questo gravissimo episodio, che coinvolse la famiglia di Armaciotto de’ Ramazzotti (mi sembra che un membro della famiglia Panzacchi uccise il padre di Armaciotto), cosa gravissima per quei tempi, ma, per benevolenza (sic!) dello stesso Armaciotto (che era un tipo stranissimo), la famiglia Ramazzotti non  vendicò il sangue versato, ma tacitò la cosa.  Cosa molto strana!

C’è da dire che Armaciotto era anche molto furbo, e,  nel suo paese natale, voleva essere tenuto un buona reputazione, nonostante tutto. Infatti, mentre a Luco di Mugello e altre parti nel Valdarno, Prato etc. Armaciotto stuprava le monache di clausura, andandole a prelevare di notte nei conventi, esigeva inoltre lo “jus prime noctis” alle fanciulle “da marito”, escluso, forse,  il suo paese natìo . A Monghidoro, per dimostrare il lato buono della sua duplice personalità, invece, istituiva e finanziava conventi; raccoglieva fondi da destinare alle ragazze da marito, etc. etc. Insomma un personaggio – come abbiamo detto –  dalla doppia, triplice, quadruplice personalità.

 

Detto questo, e….ci sarebbe ancora da dire….!!!!! ma credo che valga la pena fermarsi qui.  Come regola generale e deontologica, dobbiamo attenerci il più possibile alla storia, alla realtà effettiva dei fatti, ai documentati (e documenti ne esistono molti!) senza andare a scomodare chi, di questa faccenda non è minimamente responsabile!

PAOLO CAMPIDORI, COPYRIGHT

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FINE DELLA III PARTE

 

RINGRAZIAMENTI ALLE REDAZIONI DEI GRUPPI O ALTRE TESTATE GIORNALISTICHE

Grazie per avere ospitato i miei tre articoli sui vostrI GruppI, o sulle vostre testate giornalistiche . La storia è sempre perfettibile, poiché i documenti spesso sono carenti, ed anche perché  “la storia è stata sempre scritta dai vincitori“. Ma, nonostante tutto, qualcosa trapela, qualcosa emerge quasi con prepotenza, nonostante la “damnatio memoriae” imposta a certi avvenimenti storici, molto drammatici e difficilmente spiegabili con la ‘razionalità’ della mente umana.

E’, quindi, compito dello storico vagliare, con attenzione, con pazienza e abnegazione, le tessere che compongono il ‘quadro’ generale della storia, in un determinato periodo storico e in un determinato territorio. Non so se ci sono riuscito. Io credo di aver messo un ‘paletto’ importante all’argomento “Monghidoro e le sue origini”, ma certamente, qualcuno, in un futuro anche prossimo, disponendo  di maggiori documenti, o fonti documentarie, farà certamente meglio di me. Per questo vi prego di accostarvi a quanto ho scritto con la consapevolezza che NIENTE E’ DEFINITIVO E TUTTO E’ MIGLIORABILE, e con la speranza in un futuro migliore. 

 Grazie Paolo Campidori

FIESOLE (FIRENZE) 23 NOVEMBRE 2017