UN DOLMEN DEL NEOLITICO A MONTESENARIO

OMETTO VILLANOVIANO

Forse non tutti sapranno che nel corso delle mie ricerche, ma solo un mese fa, circa, ho individuato, seguendo mie piste, che non hanno niente a che fare con le “carte sentieristiche” (ma seguendo ‘reperti’ ben precisi) un Dolmen, un monumento eccezionale che ho individuato e ‘repertato’ come tale. I Dolmen appartengono alla famiglia del grandioso Dolmen di Stonehenge in Inghilterra, ma altri dolmen, più piccoli, esistono anche in Sardegna, nel Salento, sulla costa francese, etc. A questa seconda famiglia appartiene il Dolmen, che io ho individuato e catalogato, che sulle carte sentieristiche era indicato come “bellezza naturale” detta “Casa del Fuso”. La realtà è ben altra. Si tratta di un Dolmen di eccezionale importanza storica ed artistica che si trova in una delle pendici di Montesenario sul lato Est verso Polcanto. A questo dolmen che consta di una cella coperta con un tetto a chiocciola, e un lungo ‘dromos ho dato il nome di “Casa della Principessa, proprio per stabilire un rapporto regale fra il manufatto e le antiche famiglie principesche del periodo Neolitico.

TEMPIO VEDUTA TOTALE

Il ‘monumento in questione non è quindi né Etrusco, né Villanoviano, ma potremmo assegnarlo al periodo proto-villanoviano. In questa zona Appenninica, che comprende tutto il Mugello orientale, vivevano da moltissimo tempo popoli e tribù Liguri (o Ligustici), i quali non avevano niente da spartire con gli Etruschi (che sono venuti dopo). Tutto il Mugello orientale ha questa origine ligure: i Liguri Magelli o BOI, che in sostanza, altro non erano che popolazioni celtiche (più tardi chiamate Galliche).

ometto che adora il sole intero

Vorrei che tutti prendessero visione di questa realtà. Si passa dalla Croce di metallo e si scende su una strada di crinale per circa un quarto d’ora. Si oltrepassano due passaggi obbligati fra sassi e a destra ci si immette in una stradina, ed ecco che appare questa grande meraviglia! Il Dolmen non è integro, nel senso che è stato distrutto parzialmente  dall’uomo a da eventi naturali, quali smottamenti e terremoti, ma una buona parte resta tuttora, forse quella più bella. Doveva trattarsi di una tomba principesca, oppure di un osservatorio astrale, o infine, un santuario per compiere i rituali sacri.
Paolo Campidori, Copyright

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