PERMETTE? SONO CRISTIANO! GESU’ CRISTO: IL PRIMO ‘MARTIRE’ CRISTIANO. E’ LECITO, O NO, PER I CRISTIANI PROFESSARE LA LORO FEDE?

 

Gesu Cristo passione

Il ritratto di Cristo con la corona di spine – Disegno di Paolo Campidori (autodidatta)

Un’ultima cosina per finire….”just to finish with”, come dicono gli Inglesi. Gesù Cristo è il primo Martire Cristiano, dopo di lui i martiri, cominciando dall’Impero Romano, ai giorni nostri non si contano più….Molti, Troppi? Per alcuni no, che vorrebbero proprio sterminarci. Però sono 2000 anni che ci provano, ma ancora non ci sono riusciti….per fortuna? Dipende dai punti di vista…Quante vittime, quanto sangue…utile? inutile? Dipende dai punti di vista. Ma se i musulmani hanno diritto di credere e praticare la loro religione, perché non dovrebbero averla i Cristiani? Una cosa è certa: i Cristiani non offriranno mai sacrifici né all’Imperatore Romano, né a Napoleone, né a “Imperatori” dei nostri giorni. Crediamo nell’aldilà, in una vita futura dopo la morte, che male c’è? Mi rifaccio ad una domanda che fecero a Cristo in un altra occasione (che io ho modificato per adattarla): “E’ lecito o no per i Cristiani professare la loro fede?” Si?  No? Per il momento, visto che ancora lo possiamo fare recitiamo questa bella preghiera nella versione originale:
Padre (NB) nostro,
che sei nei cieli
sia santificato il tuo nome
venga il tue Regno
sia fatta la tua volontà
come in cielo, così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
rimetti a noi i nostri debiti 
come noi li rimettiamo ai nostri debitori
e non ci indurre nella ‘prova’ (*)
ma liberaci dal ‘maligno’ (**)

Così sia

Se volessimo fare una breve esegesi “alla buona”, perché io non sono né un teologo, né un esegeta potremmo dire alcune ‘cosette’, molto interessanti, senza bisogno di salire in cattedra, che non ho mai fatto e mai lo farò.

Padre nostro, in questa espressione, di affetto, Dio si ‘qualifica’, ci manda a dire che Lui, solo Lui, è il nostro Padre, ovvero il nostro ‘Babbo’, come lo chiamiamo noi fiorentini e toscani. C’è una bella differenza nel dire “Padre Nostro” o “Babbo Nostro”,  e dire “Divinità nostra”, mi sembra non ci sia bisogni di spiegarlo.

Che sei nei cieli , potrebbe alludere al fatto che Dio, nostro Padre, si ‘cela’, si nasconde alla nostra vista. Perché? Chi lo sa? Forse perché vuole essere cercato da noi? Difficile dirlo.

“Sia santificato il tuo nome”, certo questa espressione non ha lo stesso significato che aveva nella lingua aramaica, lingua che parlava Gesù Cristo. “Santi” nella lingua etrusca significava bianco, ad esempio “vino bianco”  (proprio come quello che il sacerdote usa per la S. Messa. ‘Santificare’ forse significava “liberare il concetto “Dio” da ogni ‘fronzolo’, da nomi o nomignoli, in altre parole ‘purificare’. Ma è solo una ipotesi.

“Venga il tuo Regno”. Gesù parla di Regno, non parla di Paradiso, e, ancora precisa: “Regno degli uomini di buona volontà”. Cosa significa “uomini di buona volontà”, intuibile anche se difficile a spiegare. Forse sono tutti coloro che anelano ad avere una società migliore, più buona, più giusta (impossibile in questo mondo).

“Sia fatta la tua volontà”, questo è il “punto dolens” del Padre Nostro. Noi non sopportiamo di fare la volontà altrui, anche se quell’Altrui è Dio in persona. Non siamo angeli, consoliamoci!

“Come in cielo, così in terra”, vale a dire qui sulla terra, dove abitano gli uomini, e nel ‘nascondimento’ dove Io, Yaveh, abito.

“Dacci oggi il nostro pane” per noi ‘moderni’ la cosa ci fa un po’ ridere e rodere. Oltre a volere il pane ogni giorno (quotidiano), noi vogliamo, l’auto sportiva, un bello stipendio, una villa al mare ed una in montagna, e un bel conto corrente pieno di soldoni. Non siamo angeli!

“Rimetti a noi i nostri debiti“, diceva San Paolo (mio omonimo): “Noi saremo debitori del nostro prossimo (e sottinteso Dio) finché non lo ameremo come Dio ci ha amati...!” Se non mi sbaglio, giorno dopo giorno, ci scanniamo a vicenda (non tutti, però..). Qui ci dovremmo vergognare…

“E non ci indurre nella prova“, nella traduzione originale significava: “Non permettere che siamo tentati dal ‘maligno’ (diavolo); come pure “e liberaci dal ‘maligno‘ era la traduzione esatta dai testi originali.

Così sia (Aisi-soit-t-il, dicono i francesi)
(*) E’ un passo difficile questo, poiché le lingue cambiano e cambiano anche i significati (al contrario dei simboli). Tradotto dai migliori esegeti del Vangelo e della Bibbia, esso potrebbe significare: “non permettere al ‘maligno’ di tentarci”. Il maligno, nella visione cristiana, è come un leone famelico e ruggente che va in giro per sbranare la gente;
(**) la versione dai testi originali in aramaico e greco antico del Padre nostro è diversa da quella odierna: invece di “liberaci dal male (Padre nostro moderno), “liberaci dal ‘maligno’, cioè dal diavolo” (era la versione aramaica)
E chi ci crede ci crede e chi non ci vuol credere, faccia come vuole…..
Paolo Campidori; Copyright

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