UNA MASCHERA APOTROPAICA SULLA STRADA VILLANOVIANO-ETRUSCA CHE DA FIRENZE-FIESOLE CONDUCE IN MUGELLO?

Maschera in pietra

Dopo aver pubblicato e documentato sul Social  “Facebook”  (Internet) circa un ritrovamento da me fatto sulla strada Villanoviano-etrusca “Firenze – Fiesole -Montesenario – Buonsollazzo – Mugello”il mio ritrovamento  di un ‘ciottolo’  (misure 14x13x8) sul quale è scolpita una ‘faccia’, che a me è parso ravvisare in una maschera apotropaica, ho ricevuto, oltre ai complimenti di molte persone, anche interessanti domande in  rapporto allo stesso oggetto.

Ma veniamo alla descrizione del reperto. Il ciottolo, di epoca villanoviano-etrusca,  è scolpito (forse con una punta metallica) e sulla parte superiore  si distinguono nettamente gli occhi,  la bocca, il mento allungato (forse la raffigurazione di una barba?). Il naso risulta schiacciato (a causa del continuo ‘calpestìo’ di uomini e animali) con le narici ben evidenziate. Gli occhi sono incavati, come pure la bocca, e le narici e su questi tratti del volto si notano alcuni rimasugli di un colorante nero, forse una tinta, di colore nero- carbone. Gli occhi sono di forma allungata (all’orientale). La parte ‘esposta’ è di un colore verdastro. Alcuni disegnini (graffiti) sono appena visibili sulla guancia destra (forse un sole con i raggi?), sulla tempia, e, sulla testa una spirale (doppia) disegnata con lo stesso colore nero ed, infine,  forse una stellina. La parte inferiore del ciottolo è liscia e non presenta alcun segno. Potrebbe trattarsi di una maschera funeraria, messa su una tomba, oppure di una maschera apotropaica, messa vicino ad una casa con lo scopo di cacciare gli spiriti maligni. Questa è la mia ipotesi, certamente da valutare con  attenzione.

Maschera apotropaica

Dopo aver pubblicato la foto di questo mio ritrovamento, con questa didascalia:

“Maschera apotropaica, probabile origine etrusca VI-V sec. a.C?L’aggettivo apotropaico (dal greco αποτρέπειν, apotrépein = “allontanare”) viene normalmente attribuito a un atto, oggetto o persona atti ad allontanare gli influssi maligni. “. Da me ritrovata percorrendo, alcuni giorni fa, una antica strada etrusco-romana che collegava Firenze con il Mugello”

il Signor Lorenzo Giannetti, mi ha fatto una domanda, che ho ritenuto pertinente pubblicarla, anche perché, il Signor Lorenzo, mi ha scritto non in forma privata, ma visibile a chiunque. Riporto lo scambio di corrispondenza: domande e risposte, credendo di far cosa utile ed interessante per tutti.

Lorenzo Giannetti:

C’è un modo sicuro per capire se è un manufatto umano o una pietra comune che assomiglia a una faccia? Non riferito a questo ritrovamento, ma in generale.
Paolo Campidori:

Ci sono dei posti popolati da antichissime civiltà, ad esempio i Liguri nel Neolitico, in Mugello, come i Liguri Magelli, che hanno lasciato molte testimonianze, come graffiti e simboli: crocette, frecce, ‘ometti’ in vari atteggiamenti, come quelli che si trovano negli ossuari a casetta di Vulci o Vetulonia e altre località.  Questi ‘indizi’ simbolici, molto importanti, rivelano l’esistenza di villaggi neolitici, ancora da scoprire. Sono proprio questi ‘indizi’ che mi hanno portato alla scoperta di un ‘dolmen’ neolitico nella zona di Montesenario-Polcanto-Vaglia (Prov. di Firenze),  un probabile tempio (veda anche  mio Blog: http://www.paolocampidorinuovoblog.wordpress.com).
Lorenzo Giannetti:

Su questo non ci piove. La mia domanda è: esistono prove oggettive o segni distintivi che possono distinguere un manufatto da una pietra erosa o da una macchia nel muro che assomiglia alla faccia di cristo?Lorenzo Giannetti

Paolo Campidori:

Io le rispondo in base alla mia competenza, cioè quella di un ‘cultore’ storico e “cultore etruscologo”  (*). Lei mi fa delle domande ‘tecniche’ che competono ad un tecnico, in questo caso ad un archeologo (che io non sono). Potrei provare, tuttavia, a darle una risposta in merito a quanto chiede, facendo sempre riferimento al reperto da me ritrovato. Sull’oggetto ci sono tracce di colore scuro, forse di origine vegetale, dello stesso tipo dei “disegni-graffiti” che io ho trovato in zona (Veda mio Bog http://www.paolocampidorinuovoblog.wordpress.com). Se la natura di questi colori fosse veramente di origine organica (e non minerale, o altro), penso, ma non sono sicuro, che forse, sarebbe possibile tentare una datazione mediante l’esame con l’isotopo radioattivo del “carbonio 14”. Personalmente però ritengo, per tutta una serie di motivi che è difficile elencare in questa sede, che tale esame diventa più approssimativo (quindi insicuro), via via che ci si allontana nel tempo. Quindi la sicurezza, almeno per il momento, di trovarsi davanti ad un originale o ad una copia, non ci sarà mai. Tutti sanno che i Musei di tutto il mondo abbondano di ‘copie’, di “falsi d’autore” e…ahimé di falsi ritenuti originali! Ecco perché gioca un ruolo importante il riferimento storico e logistico dell’oggetto ritrovato. Inoltre è possibile un processo di ‘comparazione’degli ‘stili’, cioè delle componenti artistiche che caratterizzano l’oggetto. Queste ultime sono estremamente improntanti, anche se non decisive. Anche qui c’è un margine d’errore veramente notevole (Lei ricorda le celebri, ormai, “teste di Modigliani”?)Ma l’elenco potrebbe allungarsi di molto! Guardi, le dico questo, perché  io provengo dai Musei Statali Fiorentini, dove ho passato una buona parte della mia vita.   Concludendo, certamente un archeologo, un trecnico,  potrà dirle molto di più di un oggetto, di un reperto qualsiasi, perché questo è proprio il suo lavoro. Però…..non si faccia troppe illusioni!…….. 

PAOLO CAMPIDORI, COPYRIGHT

(*) Quest’ultima definizione di “cultore etruscologo”   la devo all’amico glottologo, di fama,  il Prof. Massimo Pittau ed è  molto meglio  di altre, spesso offensive.  Talvolta, per definire il nostro lavoro di “appassionati-etruscologi” e la nostra fatica in favore della Cultura e dell’Archeologia, in genere ,  vengono  usate   definizioni  “irriverenti”  (per usare un eufemismo) come quella usata da uno  “pseudo-linguista-archeologo”  (1), il quale definisce il nostro impegno nella Cultura in qualità di “OperatorAcademically-Non-Correct” (2) con il massimo del disprezzo:  “etruscologi altrimenti validi“.  l

(1) Per educazione non faccio il nome…..

(2) “Accademicamente-non-corretto” (in quanto ci manca il titolo di Accademici).  Questa definizione è mia (ANCO=Academically -Non-Correct-Operators).