Mese: novembre 2017

DUE NUOVE TEORIE DELLE ORIGINI DEGLI ETRUSCHI FORMULATE DA PAOLO CAMPIDORI, DA AFFIANCARE A QUELLE GIA’ ESISTENTI?

DUE NUOVE TEORIE DELLE ORIGINI DEGLI ETRUSCHI FORMULATE DA PAOLO CAMPIDORI, DA AFFIANCARE A QUELLE GIA’ ESISTENTI?

CONIUGI ETRUSCHI DI VOLTERRA

Seguendo i canoni, ormai ‘fossilizzati’ formulati dai cosiddetti capi-scuola, che riguardano le origini degli

Etruschi (meglio sarebbe definirli Villanoviani- Etruschi), riproporremo le suddivisioni, ormai ‘cementificate’, ad uso e consumo delle scuole di tutti i gradi, università comprese. Quella che mi sembra reggere il passo con i tempi, nel senso che trova meno ostracismi, da parte degli studiosi ritengo sia quella del notissimo archeologo, capo-scuola Massimo Pallottino, che dopo aver elencato le varie “teorie delle origini” del passato e del presente, nel suo libro “Etruscologia” (una pietra miliare nello studio della scienza etruscologia), ne ha formulata una nuova tutta sua, che analizzeremo qui di seguito. Ma, dato che lo studio dell’etruscologia è in evoluzione, e cambia, non dico minuto dopo minuto, ma certamente giorno dopo giorno, vorrei mettere al corrente di due nuovi aspetti o due nuove teorie, da me formulate, delle quali credo, bisognerebbe tenerne conto.

BRONZETTO ETRUSCO CON I CAPO ?

Le teorie sulle origini, secondo il Pallottino potrebbero essere riassunte brevemente come segue:

a) TEORIA ORIENTALE: “….. facile spiegazione di alcune caratteristiche “orientali” della civiltà etrusca”. Questa tesi è la più nota e accettata in tutto il mondo;

b) TEORIA SETTENTIONALE: riguarda la “discesa degli incineratori dalle terremare verso l’Italia peninsulare. Tra questi sarebbero stati non soltanto

gli Italici, ma anche gli Etruschi”;

c) AUTOCTONOMIA: “Considerati i legami fra l’etrusco e le lingue pre-indoeuropee nel Mediterraneo, il popolo etrusco non sarebbe giunto in Italia dopo gli Indo-Europei, ma rappresenterebbe invece un relitto delle più antiche popolazioni pre- indoeuropee, una specie di isola etnica…”

d) TEORIA DELLA FORMAZIONE IN LOCO: (formulata dallo stesso Pallottino).: a questo scopo scrive il Pallottino: “si potrà discutere di una origine di una provenienza per ciascuno di tali elementi (lingua, costumi, etc,. NdR); ma per il fenomeno complessivo che essi determinano, il concetto più appropriato sarà quello della formazione. Perché tale osservazione risulti più chiara noteremo che nessuno pensa di chiedersi donde provengano gl’Italiani, o i Francesi…..etc.”.

Io aggiungerei però che è lecito chiedersi, ad esempio, da dove provengano gli Americani attuali degli Stati Uniti d’America

ETRUSCO DI POGGIO COLLA

Alle tesi summenzionate io aggiungerei due mie tesi sulle origini dei “Villanoviani-Etruschi” da me formulate:

e) L’INDIVIDUALITA’ (E LA DIVERSITA’) DELLE ORIGINI DELLE SINGOLE CITTA’ STATO

ETRUSCHE

La mia teoria sulle Origini degli Etruschi si basa sul seguente principio: ad ogni città -stato (o territorio specifico etrusco) si deve riconoscere una propria origine, quasi sempre, ma non necessariamente (non obbligatoriamente) DIVERSA DALLE ALTRE “CITTA’-STATO”. In altre parole dobbiamo riconoscere ad ogni singola città un percorso storico individuale, specifico, variabile da città a città . Ad esempio, le origini di Vetulonia, possono essere diverse da quelle di Cortona, come quella di Tarquinia, diversa da quella di Chiusi, etc. In altre parole ogni singola città ha il suo “percorso storico particolare”, ed è proprio per questa ragione che gli Etruschi si definivano una “MEZCLA”, cioé una ‘mescola’, ovvero, una federazioni di Città-Stato che avevano ciascuna una propria storia, ma che si riconoscevano NEI PRINCIPI BASILARI E FORSE ORIGINARI tipo quello della della religione, della lingua, delle feste, delle ricorrenze religiose, etc.;

f) LO “STILE ETRUSCO”

Ma di un altro fatto dobbiamo tenere conto quando si parla di origine dei “Villanoviani-Etruschi” ed è quello dell “STILE ETRUSCO”. I “Villanoviani-Etruschi” avevano uno stile tutto particolare, che non mirava alla creazione del ‘bello’ ma alla creazione dell’utile. Un oggetto, un manufatto era buono se era funzionale

allo scopo per cui era stato fatto. Specialmente per tutto ciò che concerneva la liturgia religiosa. Quindi l’arte degli Etruschi, contrariamente a quanto si vorrebbe far credere, con corrisponde a nessun canone, né a quello greco, né a quello romano. E’ un tipo di arte a sé, dove, vi si trova sempre un ‘pizzico di ‘grezzo’, di “non-finito”, di rozzo, di poco elegante (anche nei manufatti più belli), ma proprio per queste caratteristiche l’arte etrusca è arte eccellente! I manufatti troppo belli, troppo rifiniti, molte volte sono oggetti di importazione. Per questa ragione l’arte etrusca si differenzia moltissimo da quella greco-romana, in cui lo scopo principale dell’oggetto o del manufatto, sta proprio nella bellezza, nello stile, nella precisione, nell’aulicità , etc.

Paolo Campidori, Copyright paolocampiodoriarte@gmail.com

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ATTENZIONE ARTICOLO DA RILEGGERE E CORREGGERE

MONGHIDORO: “ISOLA LINGUISTICA (ETRUSCO-CELTICA) E STORICA”, POSTA A CAVALLO FRA TOSCANA ED EMILIA-ROMAGNA

 

MONGHIDORO:  “ISOLA LINGUISTICA (ETRUSCO-CELTICA) E STORICA”, POSTA A CAVALLO FRA TOSCANA ED EMILIA-ROMAGNA

Vicolo a Monghidoro

Un angolo del Castello di Monghidoro “Scaricalasino”, volta ad arco a sesto acuto, tipici Trecenteschi con  lastricato 

Una vera e propria ‘marea’ di persone hanno visitato e letto il mio articolo precedente: “IL DESTINO COMUNE DEGLI ABITANTI DI MONGHIDORO (SCARICALASINO), IN PROVINCIA DI BOLOGNA. CON LE GENTI CONFINANTI DELLA TOSCANA, ALIAS, “ALTO MUGELLO” su questo mio Blog  “Paolocampidorinuvoblog” http://www.paolocampidorinuovoblog.wordpress.com;  e,  altrettanti amici lettori lo stanno facendo questa mattina e in questo momento (sono le ore 10,30 circa di mercoledì 22 novembre 2017). Ovviamente ringrazio tutti gli amici Monghidoresi (e naturalmente anche  tutti gli altri). Spero con questo mio articolo di aver portato un contributo importante e aggiornato agli ultimissimi miei studi e ricerche sull’origine di Monghidoro, del Castello di Scaricalasino (accenni) e dei luoghi limitrofi di crinale, che da Monghidoro arrivano fino alla località Monti, dove abitavano i miei avi: i Campidori “‘e Campidùr).

Ballo antico Monghi

La rievocazione popolare di uno dei balli tradizionali di ‘sapore’ celtico, durante una festa a Monghidoro

Monghidoro da sempre è stata la strada “di transito”, uno ‘snodo’ di strade importantissime, che, verso Nord portavano a Felsina (Bologna); verso Ovest si  collegavano con l’etrusca strada di montagna per raggiungere Marzabotto (Misa) e posti limitrofi (Montovolo, Montaguto Ragazza, etc.);  e, ad Est, per collegarsi con la strada proveniente dalla Toscana e che, passando dalla Valle del fiume Idice (idronimo) raggiungeva le località di Monterenzio (Montebibele), fino a sfociare nella vallata dei fiumi emiliani e raggiungere la parte più a Est di Felsina e con essa tutta la Romagna (San Leo, Spina, Verucchio, etc.) (N.B. questa non era l’unica strada, che raggiungeva luoghi etruschi della Romagna ).

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Il Sasso di Castro, una delle maggiori bellezze naturali della zona, purtroppo deturpato inesorabilmente dalla speculazione edilizia e industriale. Nei pressi di questo Monte, in zona Traversa, passava la strada che dal Mugello occidentale conduceva a Monghidoro-Scaricalasino

 Monghidoro era quindi un importante snodo strategico: stradale e militare che “faceva gola” sia ai Bolognesi che ai Fiorentini, nonché dagli Signori Imolesi e, per questa ragione, è stato più volte conteso dalle parti, e il suo destino è stato segnato da lotte continue. Il castello, di Monghidoro (Scaricalasino)ossia, le rovine del castello (della fortezza difensiva) sono sotterrate, a vari livelli,  sulla collina più alta del Monte, zona detta appunto ‘Castello’.  Accurati scavi potrebbero riportare in luce la parte difensiva più importante: la rocca e il mastio (ultimo baluardo delle fortificazioni medievali).

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Monghidoro – La zona del Castello ancora ‘intatta’

 

Tuttavia ad un occhio attento non possono sfuggire tanti particolari, tanti scorci, come vicoli, coperti da volte, oppure la struttura di certe abitazioni, i tetti molto spioventi, una volta coperti da lastre di arenaria,  che chiaramente parlano di cose lontane, di uomini, di “servi della gleba”, di cavalieri,  di artigiani, di palafrenieri, di fabbri, di maniscalchi e dei ‘fondachi’ (botteghe) dove essi lavoravano.

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Un altro angolo suggestivo dell’antico Castello di Monghidoro

Certo Monghidoro, un paese dalle lontanissime origini Liguri (o Ligustiche), ha dovuto soccombere e, in maniera massiccia, alle invasioni celtiche, le quali però preferivano abitare  in  luoghi boscosi, dominanti i  percorsi dei fiumi, come la Valle dell’Idice (fra questi citiamo: Monterenzio, Montebibele), che come abbiamo detto, in periodi successivi, più vicini a noi (alla nostra era) hanno raggiunto una forma di “PAX” forzata o di convivenza con queste popolazioni che arrivavano direttamente, oltre che  dalla Liguria, anche e soprattutto,   dalle Gallie (popoli d’oltre Alpe).

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Un antico tabernacoletto del XIX secolo dedicato alla Madonna del Piratello (venerata in molti luoghi dell’Emilia e Romagna, sul muro di una antica casa a Monghidoro

E’, tuttavia probabile che qui a Monghidoro, i Celti abbiano avuto un loro avamposto, un posto di osservazione privilegiato. Gi Etruschi e i Romani, che conoscevano molto bene la pericolosità bellica di quest popolazioni Liguri o Celtiche, si guardavano bene dall’attraversare i loro territori, ma usavano strade parallele a quelle ed a una certa distanza.  I Liguri, o Celti,  non organizzavano delle vere e proprie guerre, ma delle ‘guerriglie, degli ‘escatomatages’ rapidi, repentini, molto efficaci e, subito dopo si ritiravano nel folto delle boscaglie. Combattevano nudi, imberbi, depilati, per non offrire alcun appiglio al nemico, con un armamento  leggerissimo: uno scudo di cuoio (talvolta di bronzo),  una lancia e  un coltello (o pugnale) che reggevano fra i denti.  Come abbigliamento portavano sulle loro nudità solo un ‘torque’ al collo in metallo prezioso.

Carlo Calzolari pinocchio

Quindi è supponibile che Etruschi e Romani abbiano scelto, per i loro spostamenti, strade di crinale, dove era sempre faccele orientarsi, dove era difficile impantanassi e dove erano meno probabili gli agguati. Le stesse evitavano l’attraversamento dei loro villaggi,  per maggior  sicurezza.

PINOCCHIO

Probabilmente sulla Via della Futa Etruschi e Romani prediligevano la strada mediana della Futa, quella che passando dal Passo dell’Osteria Bruciata, attraverso Le Valli e il Peglio (ritrovamento di idoli etruschi, conservati a  a Cortona), raggiungeva Culcedra (toponimo ligure, celtico?), Pietra Mora, Cavrenno, per continuare verso Spedaletto, Casa Romana, e quindi verso l’Adriatico.

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L’antichissimo portale della Pieve di Cornacchiaia (Firenzuola)

La storia di questi posti è appena rintracciabile nel tardo periodo Romano, con la presenza del Santo San Zanobi, che avrebbe dato il nome all’omonimo Sasso di San Zanobi. Per gli etruschi, attualmente, abbiamo pochi riferimenti, se non un idolo  – come abbuiamo detto – affigurante Tinia (Zeus), ritrovato presso i “vulcani del Peglio” ed una iscrizione in lingua etrusca, ovvero,  una dedica ad un dio etrusco.

Quindi, in tempi più vicini a noi, quando gli Etruschi persero il dominio sul Mare Tirreno e Mediterraneo, essi dovettero privilegiare i loro spostamenti, per forza di cose, per “via terra”. Ma si tratta solo di ‘passaggi’ di uomini, di carovane, di soldati, non di veri e propri stanziamenti  (se si esclude Monterenzio e Montebibele, fino ad oggi non si può registrare la loro presenza abitativa: villaggi).

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Il sasso di san Zanobi, notissimo per un fatto che si ricollega alla credenza popolare e cioè che lo stesso fu spostato da San Zanobi (vescovo Fiorentino) fin qui,  su un dito del Santo, vincendo così la gara con il demonio.

 Dunque Monghidoro, resta una cosa a sé, uno snodo di strade, un luogo di pagamento pedaggi, e sicuramente di alloggio e ristoro (Vedi Antica Osteria del Fantorno, nota nel periodo Medievale)posta su una strada che proveniva dalla Toscana, e passava sui crinali del Monte Beni,. Traversa, fino giù a Barberino di Mugello).

Ecco perché Monghidoro, pur avendo un “destino comune” con gli altri poipoli che abitano i crinali  dell’Appennino Tosco-Emiliano-Romagnolo, è tuttavia “un’isola” dal punto di vista etnico e linguistico, diverso da tutti gli altri. Diverso anche da Bologna, la quale ha conosciuto fortemente la presenza della cultura “Villanoviana” ma, successivamente,   quella massiccia Celtica (Bononia, toponimo tipicamente celtico).

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Sulla parete laterale della Chiesa di Cornacchiaia, il simbolo “per eccellenza” della Cristianità: il triangolo, ovvero, in numero tre, che nella simbologia Cristiana indica anche la Trinità

A conferma di questo “isolamento linguistico”, più che isolamento storico, basta leggere il libro: “Le avventure di Pinicchio” di Carlo Collodi tradotto dal Carlo Calzolari. monghidorese DOC, in “dialetto monghidorese”, e, come mi diceva  stesso (amico) Carlo Calzolari, il ‘monghidorese’  è una ‘LINGUA’ del tutto diversa, sia dal ‘patois’ locale,  parlato nei paesi vicini facenti parte del comune  firenzuolese , sia dal dialetto Bolognese, che appartine più alla ‘sfera’ dei dialetti del Nord Italia.

idolo del peglio

Idolo ritrovato in zona Peglio “Vulcano del Peglio” (Firenzuola) e conservato al MAC di Cortona. Si tratta di un Tinia (Zeus-Giove) nell’atto di scagliare uno dei suoi fulmini

Tanto per citare un’altra “isola linguistica”, questa volta in territorio ‘firenzuolese’, citerei l’isola linguistica di Cornacchiaia, ‘terminal’ stradale medievale (ma non solo) del tratto stradale  tosco-romagnolo,   della strada che giungeva da Sant’Agata in Mugello, dove esiste una bellissima Pieve millenaria, il cui pievano era Leto Casini, fratello  di Tito Casini

LAMINA DEDICA DIO CULSANS DA FIRENZUOLA

Lamina ritrovata a Firenzuola con una dedica in lingua etrusca dedicata ad dio Culsans (dio delle Porte – Giano)

Cornacchiaia era paese natale  del  grande scrittore cattolico Tito Casini, amico di Papini e Bargellini,  il quale ha scritto pagine indimenticabili, con un ‘lieve’ dialetto tipico di questa zona, in cui si sentono benissimo ‘commistioni’ o ‘contaminazioni’ o, ancora meglio,  un miscuglio di toscano e romagnolo

Credo che ci possiamo fermare qui per il momento con la ferma intenzione di tornare a parlare di questo paese Monghidoro, come “isola linguistica e storica” importante, posta “a cavallo” fra Toscana ed Emilia Romagna.

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Attenzione!! testo da rileggere e correggere.

UN DOLMEN DEL NEOLITICO A MONTESENARIO

UN DOLMEN DEL NEOLITICO A MONTESENARIO

OMETTO VILLANOVIANO

Forse non tutti sapranno che nel corso delle mie ricerche, ma solo un mese fa, circa, ho individuato, seguendo mie piste, che non hanno niente a che fare con le “carte sentieristiche” (ma seguendo ‘reperti’ ben precisi) un Dolmen, un monumento eccezionale che ho individuato e ‘repertato’ come tale. I Dolmen appartengono alla famiglia del grandioso Dolmen di Stonehenge in Inghilterra, ma altri dolmen, più piccoli, esistono anche in Sardegna, nel Salento, sulla costa francese, etc. A questa seconda famiglia appartiene il Dolmen, che io ho individuato e catalogato, che sulle carte sentieristiche era indicato come “bellezza naturale” detta “Casa del Fuso”. La realtà è ben altra. Si tratta di un Dolmen di eccezionale importanza storica ed artistica che si trova in una delle pendici di Montesenario sul lato Est verso Polcanto. A questo dolmen che consta di una cella coperta con un tetto a chiocciola, e un lungo ‘dromos ho dato il nome di “Casa della Principessa, proprio per stabilire un rapporto regale fra il manufatto e le antiche famiglie principesche del periodo Neolitico.

TEMPIO VEDUTA TOTALE

Il ‘monumento in questione non è quindi né Etrusco, né Villanoviano, ma potremmo assegnarlo al periodo proto-villanoviano. In questa zona Appenninica, che comprende tutto il Mugello orientale, vivevano da moltissimo tempo popoli e tribù Liguri (o Ligustici), i quali non avevano niente da spartire con gli Etruschi (che sono venuti dopo). Tutto il Mugello orientale ha questa origine ligure: i Liguri Magelli o BOI, che in sostanza, altro non erano che popolazioni celtiche (più tardi chiamate Galliche).

ometto che adora il sole intero

Vorrei che tutti prendessero visione di questa realtà. Si passa dalla Croce di metallo e si scende su una strada di crinale per circa un quarto d’ora. Si oltrepassano due passaggi obbligati fra sassi e a destra ci si immette in una stradina, ed ecco che appare questa grande meraviglia! Il Dolmen non è integro, nel senso che è stato distrutto parzialmente  dall’uomo a da eventi naturali, quali smottamenti e terremoti, ma una buona parte resta tuttora, forse quella più bella. Doveva trattarsi di una tomba principesca, oppure di un osservatorio astrale, o infine, un santuario per compiere i rituali sacri.
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NELLA VAL D’ORCIA RIEMERGE DAL TERRENO (E DAI SECOLI) LA COSIDDETTA “DEA CULONA” UN MANUFATTO PROTO-VILLANOVIANO (FINE II MILLENNIO A.C.)

NELLA VAL D’ORCIA RIEMERGE DAL TERRENO (E DAI SECOLI) LA COSIDDETTA “DEA CULONA”, UN MANUFATTO PROTO-VILLANOVIANO (FINE II MILLENNIO A.C.)

Ho ricevuto una richiesta di ‘aiuto’ da parte di una ricercatrice abitante nella Val d’Orcia (Senese) a riguardo di un ‘manufatto’, facente parte, forse,  di un monumento statuario-megalitico, detto  della  “la Dea culona”. Siccome la cosa mi sembrava molto interessante e di interesse generale, per i miei lettori, ho chiesto all’interessata (scopritrice del manufatto) di autorizzarmi a pubblicare la sua richiesta e la mia risposta. Ed eccole:

Gent.mo Paolo Campidori,
eccoLe i glutei e la ‘vulva’ (*****) di quella che io chiamo “la dea culona” (130 cm di diametro)
Le faccio presente che questo luogo, nascosto tra le crete, si trova in linea d’aria a circa 2000mt da sepolture etrusche a camera con dromos, che lo dominano dall’alto di una collina.
Prima o poi, al di là delle mie supposizioni, vorrei davvero che qualcuno mi illuminasse.

Nicoletta Martello

 

Gentile Dr.ssa Nicoletta Martello, 

Come faccio a darLe un giudizio su un  frammento, seppur notevole, e anche scarsamente documentato? Le foto sono belle ma dovrebbero essere più particolareggiate, per un verso; più ‘generali’ dall’altro. Poi avrei bisogno di una piantina, anche fatta alla buona, di come sono esattamente dislocati i reperti, come sono direzionali (ad esempio Nord-Sud; Ovest-Est, etc.), dove si trovano esattamente (cartina topografica); inoltre, se ci sono frammenti  di un certo interesse; su quale tipo di pietra sono lavorati. Naturalmente andrebbe fatta anche ‘ “autopsia” (termine tecnico usato in linguistica etrusca per indicare la visione ‘diretta di un reperto o di una epigrafe (la parola è stata mutuata dalla chirurgia); se ci sono dei graffiti, oppure dei disegnini, infine, se possiede una foto fatta dall’alto (non Google), ma ad esempio con un drone o con un dirigibile (!!).

 Poi,  notizie di quando ha identificato i reperti, come mai sono emersi dalla terra? forse un cataclisma, un ‘dilavamento’ delle acque, dissotterrati da una ruspa, da un aratro? Insomma tutta una serie di elementi che, per forza di cose, prima di fare un’autopsia diretta, devono essere viste e studiate. Inoltre, non sono da sottovalutare le sue personali impressioni, i suoi appunti, se ce l’ha.. Inutili, o quasi, sono certi (non tutti) articoli fatti  archeologi tecnocrati e ‘tecnicisti’.   Sono degli specialisti di singoli reperti, si ‘innamorano’ di quelli e vanno avanti tutta la vita, così.

Sarebbe  essenziale capire anche lo “stile’ artistico” dei manufatti (*), e infine, il confronto con altri simili. Codeste forme troppo rotondeggianti della cosiddetta “dea culona”, mi ‘parlerebbero’ di Celti, di popoli venuti dal Nord dell’Italia, dalla Renania, dalla Westfalia, dalla Gallia in periodi proto-storici o proto-villanoviani, più precisamente verso la fine del II Millennio a.C. Come vede, la cosa presenta una certa difficoltà, ma ciò non toglie che io abbia la voglia  di aiutarLa. Già da ora Le dico, però,  che non sarà una ‘passeggiata’,  una cosa facile,  che si “fa lì per lì” (come un caffè), ma, la stessa,  comporta un certo studio preventivo. Le ripeto –  fare un ‘autopsia’ sul luogo prima di aver ‘vagliato’ e risolto, almeno in parte, certi ‘problemi’  sarebbe perfettamente inutile.

Ossuario a capanna

La casa, cosiddetta “capanna villanoviana” conservata nel Museo di Vetulonia
 Può certamente  contare su di me e sulle mie conoscenze. Purtroppo, i  miei studi, fino ad ora si erano concentrati su Etruschi e Villanoviani, e, ho dovuto documentarmi anche su questo periodo proto-villanoviano-“neolitico”  da non molto tempo, da quando ho ritrovato un bellissimo Dolmen, un megalite, forse un ‘Santuario”, forse una tomba principesca, o forse un osservatorio astrale,  nella zona di Montesenario (Vaglia-Firenze)-Polcanto (Borgo San Lorenzo-Firenze).

TEMPIO VEDUTA TOTALE

La foto del ‘dolmen’ proto-villanoviano, da me ritrovato e repertato nella zona di Montesenario-Polcanto (Firenze), la ‘località’ era già indicata nelle mappe sentieristiche come “Masso del Fuso”, da me ribattezzato come “Casa della Principessa” (***)

  Di questo periodo ho trovato molto interessanti certi riferimenti archeologici del Neolitico, , specialmente nella zona di Mores in Sardegna,etc. (**), ma ci sono bellissimi ‘dolmen anche nel Salento, in Sicilia, in Francia sulla Coste Rouge, in Inghilterra (dei quali il più conosciuto è ‘Stonehenge’).

Dolmen de Coste Rouge de Soumont

Bellissimo Dolmen sulla Coste Rouge (Francia)

 Però per procedere bene nello studio della “Dea culona” (almeno secondo il mio metodo di lavoro) sarebbe necessario cancellare tutti i nostri pregiudizi (****), le nostre intuizioni, certe nostre ‘sicurezze’ e aprire la mente a tutta una serie di ipotesi che potrebbero risultare tutte (o quasi) potenzialmente valide. Poi queste, sempre secondo il mio ‘metodo’ di studio, andrebbero ‘vagliate’ e, solo successivamente,  approfondire gli aspetti che si rivelano più credibili, insomma che danno più affidamento.

Dolmen di Sa coveccada Mores SS (Sardegna)

Dolmen di Mores in Sardegna

 Come vede, Dr.ssa Nicoletta Martello,  c’è un lavoro enorme da fare, io sono qua, La seguirò, “passo dopo passo”, tutte le volte che lo riterrà utile. Le posso però anticipare, che scoprire manufatti del Neolitico, nella terra che fu degli Etruschi e prima ancora dei Villanoviani, non è cosa da poco. Non pensi (spero di sbagliarmi) che la Soprintendenza Le venga in aiuto (sic!) guardi io ho passato una buona parte della mia vita nelle Soprintendenze alle Gallerie (tipo Uffizi, Pitti, Restauri, etc.), e sono, come già Le avevo detto,  sempre stato in ‘stretto’ contatto contatto con i Soprintendenti. So, come questi ragionano,  lo dico per esperienza..Non  aggiungo altro.

Le auguro buon lavoro e a risentirci quando Lei vorrà

PAOLO CAMPIDORI
Studioso della civiltà etrusca, Copyright

Blogs: http://www.culturamugellana.com,  www.paolocampiodorinuovoblog.wordpress.com

Paolo Campidori,  
paolocampidoriarte@gmail.com
Cell 331 455687

Gentile Dr.ssa Nicoletta Martello, La  informo che pubblicherò sul mio Blog “www.paolocampidorinuovoblog.wordptess.com” oppure “www.culturamugellana.com” questa lettera, in  quanto non ravvedo, nel contenuto della stessa contenuti personali, soggetti alla privacy, ma  argomenti interessantissimi di “interesse generale”. Se Lei ha qualcosa in contrario La prego di inviarmi una e-mail ed io provvederò alla immediata cancellazione della lettera-articolo

(*) Cosa più attinente a studiosi storici dell’arte che agli archeologi

(**) Altri dolmen interessantissimo si trovano a Monte Bubbonia (molto simili a quelli da me ritrovati a Montesenario)

(***) Intendendo per ‘casa’ una Tomba principesca (?)

(****) “Pregiudizi:  più difficili da disintegrare degli atomi” (Einstein)

(*****) Il linguaggio immediato e diretto allude ad un precedente scambio di corrispondenza e di documentazione fotografica

Grotte da me individuate a Montesenario (Firenze) usate nel periodo Proto-Villanoviano, forse da popolazioni Liguri (Celtiche)

Dolmen di Monte Bubbonia

Dolmen di Monte Bubbonia, molto simile a quelli da me repertati a Montesenario (Firenze)

Alcune note sulla scopritrice del reperto in Val d’Orcia (Siena): “La dea ‘culona’”

Nicoletta Martello

Nicoletta Martello, è un personaggio a dir poco ‘eclettico’ (anch’io sono in tale categoria -Vedi Prof. massimo Pittau): mamma di tre bellissimi figli, insegnante, ricercatrice naturalistica, campionessa (NB) di Tiro con l’arco, accanita ricercatrice di ‘testimonianze’ antiche (Etruschi, etc.), nonché grande camminatrice. Una donna davvero eccezionale. E’ originaria della città di Romeo e Giulietta (Verona), ma abita da tantissimo tempo  in Toscana,  sulle bellissime rive del Lago Trasimeno. E’ una donna sportiva, ama molto la natura! Qui la vediamo con un ‘rettile’ (forse un ramarro?) che mostra con non-chalance  al fotografo.

Per le informazioni e la foto su Nicoletta Martello ho attinto dall’articolo: “La donna che cammina” di Nicola Dal Falco

 

UNA MASCHERA APOTROPAICA SULLA STRADA VILLANOVIANO-ETRUSCA CHE DA FIRENZE-FIESOLE CONDUCE IN MUGELLO?

UNA MASCHERA APOTROPAICA SULLA STRADA VILLANOVIANO-ETRUSCA CHE DA FIRENZE-FIESOLE CONDUCE IN MUGELLO?

Maschera in pietra

Dopo aver pubblicato e documentato sul Social  “Facebook”  (Internet) circa un ritrovamento da me fatto sulla strada Villanoviano-etrusca “Firenze – Fiesole -Montesenario – Buonsollazzo – Mugello”il mio ritrovamento  di un ‘ciottolo’  (misure 14x13x8) sul quale è scolpita una ‘faccia’, che a me è parso ravvisare in una maschera apotropaica, ho ricevuto, oltre ai complimenti di molte persone, anche interessanti domande in  rapporto allo stesso oggetto.

Ma veniamo alla descrizione del reperto. Il ciottolo, di epoca villanoviano-etrusca,  è scolpito (forse con una punta metallica) e sulla parte superiore  si distinguono nettamente gli occhi,  la bocca, il mento allungato (forse la raffigurazione di una barba?). Il naso risulta schiacciato (a causa del continuo ‘calpestìo’ di uomini e animali) con le narici ben evidenziate. Gli occhi sono incavati, come pure la bocca, e le narici e su questi tratti del volto si notano alcuni rimasugli di un colorante nero, forse una tinta, di colore nero- carbone. Gli occhi sono di forma allungata (all’orientale). La parte ‘esposta’ è di un colore verdastro. Alcuni disegnini (graffiti) sono appena visibili sulla guancia destra (forse un sole con i raggi?), sulla tempia, e, sulla testa una spirale (doppia) disegnata con lo stesso colore nero ed, infine,  forse una stellina. La parte inferiore del ciottolo è liscia e non presenta alcun segno. Potrebbe trattarsi di una maschera funeraria, messa su una tomba, oppure di una maschera apotropaica, messa vicino ad una casa con lo scopo di cacciare gli spiriti maligni. Questa è la mia ipotesi, certamente da valutare con  attenzione.

Maschera apotropaica

Dopo aver pubblicato la foto di questo mio ritrovamento, con questa didascalia:

“Maschera apotropaica, probabile origine etrusca VI-V sec. a.C?L’aggettivo apotropaico (dal greco αποτρέπειν, apotrépein = “allontanare”) viene normalmente attribuito a un atto, oggetto o persona atti ad allontanare gli influssi maligni. “. Da me ritrovata percorrendo, alcuni giorni fa, una antica strada etrusco-romana che collegava Firenze con il Mugello”

il Signor Lorenzo Giannetti, mi ha fatto una domanda, che ho ritenuto pertinente pubblicarla, anche perché, il Signor Lorenzo, mi ha scritto non in forma privata, ma visibile a chiunque. Riporto lo scambio di corrispondenza: domande e risposte, credendo di far cosa utile ed interessante per tutti.

Lorenzo Giannetti:

C’è un modo sicuro per capire se è un manufatto umano o una pietra comune che assomiglia a una faccia? Non riferito a questo ritrovamento, ma in generale.
Paolo Campidori:

Ci sono dei posti popolati da antichissime civiltà, ad esempio i Liguri nel Neolitico, in Mugello, come i Liguri Magelli, che hanno lasciato molte testimonianze, come graffiti e simboli: crocette, frecce, ‘ometti’ in vari atteggiamenti, come quelli che si trovano negli ossuari a casetta di Vulci o Vetulonia e altre località.  Questi ‘indizi’ simbolici, molto importanti, rivelano l’esistenza di villaggi neolitici, ancora da scoprire. Sono proprio questi ‘indizi’ che mi hanno portato alla scoperta di un ‘dolmen’ neolitico nella zona di Montesenario-Polcanto-Vaglia (Prov. di Firenze),  un probabile tempio (veda anche  mio Blog: http://www.paolocampidorinuovoblog.wordpress.com).
Lorenzo Giannetti:

Su questo non ci piove. La mia domanda è: esistono prove oggettive o segni distintivi che possono distinguere un manufatto da una pietra erosa o da una macchia nel muro che assomiglia alla faccia di cristo?Lorenzo Giannetti

Paolo Campidori:

Io le rispondo in base alla mia competenza, cioè quella di un ‘cultore’ storico e “cultore etruscologo”  (*). Lei mi fa delle domande ‘tecniche’ che competono ad un tecnico, in questo caso ad un archeologo (che io non sono). Potrei provare, tuttavia, a darle una risposta in merito a quanto chiede, facendo sempre riferimento al reperto da me ritrovato. Sull’oggetto ci sono tracce di colore scuro, forse di origine vegetale, dello stesso tipo dei “disegni-graffiti” che io ho trovato in zona (Veda mio Bog http://www.paolocampidorinuovoblog.wordpress.com). Se la natura di questi colori fosse veramente di origine organica (e non minerale, o altro), penso, ma non sono sicuro, che forse, sarebbe possibile tentare una datazione mediante l’esame con l’isotopo radioattivo del “carbonio 14”. Personalmente però ritengo, per tutta una serie di motivi che è difficile elencare in questa sede, che tale esame diventa più approssimativo (quindi insicuro), via via che ci si allontana nel tempo. Quindi la sicurezza, almeno per il momento, di trovarsi davanti ad un originale o ad una copia, non ci sarà mai. Tutti sanno che i Musei di tutto il mondo abbondano di ‘copie’, di “falsi d’autore” e…ahimé di falsi ritenuti originali! Ecco perché gioca un ruolo importante il riferimento storico e logistico dell’oggetto ritrovato. Inoltre è possibile un processo di ‘comparazione’degli ‘stili’, cioè delle componenti artistiche che caratterizzano l’oggetto. Queste ultime sono estremamente improntanti, anche se non decisive. Anche qui c’è un margine d’errore veramente notevole (Lei ricorda le celebri, ormai, “teste di Modigliani”?)Ma l’elenco potrebbe allungarsi di molto! Guardi, le dico questo, perché  io provengo dai Musei Statali Fiorentini, dove ho passato una buona parte della mia vita.   Concludendo, certamente un archeologo, un trecnico,  potrà dirle molto di più di un oggetto, di un reperto qualsiasi, perché questo è proprio il suo lavoro. Però…..non si faccia troppe illusioni!…….. 

PAOLO CAMPIDORI, COPYRIGHT

(*) Quest’ultima definizione di “cultore etruscologo”   la devo all’amico glottologo, di fama,  il Prof. Massimo Pittau ed è  molto meglio  di altre, spesso offensive.  Talvolta, per definire il nostro lavoro di “appassionati-etruscologi” e la nostra fatica in favore della Cultura e dell’Archeologia, in genere ,  vengono  usate   definizioni  “irriverenti”  (per usare un eufemismo) come quella usata da uno  “pseudo-linguista-archeologo”  (1), il quale definisce il nostro impegno nella Cultura in qualità di “OperatorAcademically-Non-Correct” (2) con il massimo del disprezzo:  “etruscologi altrimenti validi“.  l

(1) Per educazione non faccio il nome…..

(2) “Accademicamente-non-corretto” (in quanto ci manca il titolo di Accademici).  Questa definizione è mia (ANCO=Academically -Non-Correct-Operators).

 

 

DIZIONARIO AGGIORNATO DEI SIMBOLI ETRUSCHI – DI PAOLO CAMPIDORI CON AGGIUNTA DI TOPONIMI E DOCUMENTAZIONE FOTOGRAFICA

DIZIONARIO AGGIORNATO DEI SIMBOLI ETRUSCHI – DI PAOLO CAMPIDORI CON AGGIUNTA DI TOPONIMI E DOCUMENTAZIONE FOTOGRAFICA

 

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Afroditismo: il culto di Afrodite proviene dall’isola di Cipro, dove fu venerato come compagno di Afrodite. Afrodite era barbuto e portava abiti femminili. In Atene fu introdotto verso la fine del V secolo, e, possiamo supporre che i Greci lo introdussero anche in Etruria verso la metà del V sec. a.C.

Agonismo: la vicenda agonistica costituì un atto evocativo e come tale pericoloso; la vittoria dell’eroe significò l’atto eroico per eccellenza, una conquista ottenuta con la potenza delle qualità virili, corrispondenti alle qualità proprie dell’eroe durante il combattimento; Vedi anche ‘Giochi, etc.’
Albero: l’albero è quasi sempre rappresentato come un arbusto. Pertanto i riti, le cerimonie o quanto altro, intervallati da arbusti, di alloro o di altra essenza, credo che debbano essere intese come svolte all’aperto, nella natura, nei boschi. Gli alberi (arbusti) nelle scene dipinte, servono anche per separare una scena da un’altra, oppure come una cortina di nascondimento, come nel caso della Tomba dei Tori. L’albero significò l’energia universale che si propaga nella manifestazione, come l’energia vitale si propaga dalle radici sotto terra attraverso il tronco nei rami, nelle foglie, nei frutti;
Alfabeto: la scrittura giunse in Etruria verso la fine del VIII sec. a.C. Esso non sostituì radicalmente la simbologia (anche l’alfabeto è un insieme di mezzi simbolici), ma si sostituì piano piano ad essa, o, per lo meno, la simbologia fu un po’ svuotata del suo valore religioso. Per gli etruschi del VII-VI sec. a.C. fu molto più importante indicare il nome e la famiglia del defunto, la funzione che svolgeva nella vita e anche l’età della durata della vita che i simboli della religione del defunto. Agli Etruschi non era più sufficiente, sapere se quella era una tomba di un uomo o di una donna (simbolo fallico oppure ‘rasoio lunato’, o simbolo a forma di casa, o specchio); essi vollero indicare qualcosa di più del sesso. L’alfabeto costituì un aiuto valido anche per quelle tombe che all’interno avevano più defunti. Forse l’alfabeto più antico che sia mai stato ritrovato è quello di Marsiliana 675-650 a.C. E’ un documento di eccezionale valore che ci ha permesso di comprendere meglio la scrittura etrusca;

ALFABETO DI MARSILIANA D'ABEGNA
Alloro: alberelli di alloro ricorrono spesso nella pareti dipinte delle tombe di Tarquinia, come boschetti veri e propri. La pianta qualifica Apollo, come divinità purificante e che al tempo stesso libera dalle epidemie. A Roma uno degli attributi di Apollo era Medicus.
Ammone: da un’epigrafe etrusca: mi amnu arce, dove ‘mi’ starebbe per questo, ‘arce’ edificò, amnu è Ammone e deriva da sumero ‘amna’ (Samas, il sole; accadico ‘samsu’)
Anatre: vittoria (impossibilità di affondare, possibilità di passare all’altra sponda); esse significano l’impossibilità di affondare nelle acque che scorrono, rappresentano la possibilità di coloro, pur essendo affondabili, sono capaci di passare sull’altra sponda. E’ allusione alla vittoria sulle forze telluriche, oscure e titaniche

Spilla con paperelle e altre decorazioni.jpg
Ancora: fiducia nella possibilità di arrestarsi per non essere travolti e trascinati dall’impeto delle nature inferiori, per insediarsi nello stato dell’essere. Piccole ancore sono state ritrovate fra le ceneri dei defunti;
Apotropaico (gesto) – Le “fiche” è un gesto scaramantico che consisteva nell’unire il pollice e l’indice della mano in modo da formare il sesso femminile. Ha lo stesso significato del “corno”. Secondo un’etimologia medievale la parola peccare è da riconduce all’ebraico ‘pag’ (fico). Il gesto delle “fiche” si ritrova con una certa frequenza nei canopi chiusini del VII-VI sec. a.C. Vedi anche voce ‘corno’ o ‘corna’
Aquila: segno divino della potenza trionfale e della gloria regale;
Arno: deriva questo nome da ‘arnus’ un fiume profondamente incassato, su base semitica;
Architettura: Gli Etruschi non furono capaci ( o non vollero) realizzare costruzioni colossali, non puntarono sul grandioso o sull’eterno; essi si limitarono al modesto raggiungibile con minimi sforzi. Lo sforzo architettonico degli Etruschi si estrinsecò soprattutto nella costruzione dei templi e delle architetture tombali. Tuttavia, la loro architettura civile, anche se non grandiosa o sfarzosa come quella dei Romani e dei Greci, fu senz’altro di tutto rispetto. Le tombe, specialmente quelle ipogee, riflettevano un po’ quella che doveva essere l’architettura domestica, che doveva essere semplice, pratica e adatta all’uso. Come materiali gli etruschi preferivano l’argilla cotta o terracotta, e di questa se ne servivano, anche per la costruzione delle tegole e degli embrici, che sono in tutto simili alle case sparse nelle campagne toscane. L’abbondanza delle foreste diede loro materia prima per costruirsi le case; scavarono le loro tombe nel sottosuolo; amarono l’argilla perché si trova dappertutto; pare che non abbiano costruito neppure un ponte. Gli etruschi non aspirarono al colossale, a differenza dei romani. Gli etruschi coltivarono l’immensità intesa come serenità del loro animo.
Arezzo: deriva dall’accadico ‘aradu’, eredu’ che significa piegare, declivio, ‘arittum’ in accadico significa anche il gomito di un corso d’acqua;
Aristocrazia guerriera: oggetti simbolici della casta aristocratica sono la lancia, simbolo del suo potere folgorante; l’ascia e la bipenne simboli della sua illuminazione spirituale; le armi attribuite agli eroi, espressioni tangibili della virilità;
Armi: Non sempre indicano tombe di guerrieri; esse sono, più sovente, espressione di quella guerra che si combatte nell’intimo dello spirito;
Arte: le manifestazioni della pittura e della scultura etrusche non sono giudicabili con metro del sentimento artistico; l’arte ebbe costantemente un valore segreto espresso mediante arcani significati simbolici dal carattere non umano . L’arte ebbe sempre un valore spirituale espresso con i simboli;
Aruspice: come il costume degli aruspici risale a epoche remote (copricapo a punta, una tunichetta e una mantellina probabilmente confezionata da un animale sacrificato), così è ipotizzabile che l’origine della tradizione della rivelazione di Tagete risale a età veneranda. Cicerone, molto critico sulla divinazione, riconosceva la funzione degli aruspici: “Prodigia portenta ad Etruscos et haruspices si senatus iussit deferunto, Etruriaque principes disciplinam doceto. (Trad. Riferiscano i prodigi, i portenti ad aruspici etruschi, se il senato lo comandò, e l’Etruria ammaestri nella disciplina gli ottimati [*])

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[*] Cioè i migliori ovvero i componenti della fazione aristocratica e conservatrice della Repubblica romana.
Ascia : simbolo illuminazione spirituale-aristocratica guerriera; con le bipenni (armi antichissime che si rifanno alla preistoria) espressero la doppia possibilità di generare e distruggere, di dare la morte e la vita;
Asfodelo: esprime il concetto di morte, simbolo di lutto. Pianta delle liliacee che, secondo la credenza, cresceva nelle praterie del mondo infero e rallegrava gli animi dei defunti. La pianta era sacra alle dee Demetra e Persefone;
Asinario: Monte Senario, dall’accadico ‘asu’ sorgente e dal semitico ‘nahr’ fiume. Quindi: “monte da dove sorge il fiume”, o “dove esistono molte sorgenti d’acqua”;
Atto eroico: vedi ‘agonismo’
Atto amoroso: vedi ‘Coito’, ‘Poli’
Azione rituale: eseguita freddamente e giustamente costituì l’unica via di salvezza degli individui e delle città;
Azione virile: consisteva per gli Etruschi nel superamento del mondo materiale e sensibile che mirava alla conquista di poteri soprannaturali, alla liberazione, attraverso la potenza;
Atteggiamenti amorosi: uomo e donna, poli antitetici capaci di raggiungere la sintesi dell’unità; questi non hanno niente a che vedere con la definizione degli etruschi come un popolo godereccio, fannullone e dedito ai baccanali e alle orge;
Banchetto: la società assira era fortemente gerarchica: lussi e agi spettavano solo al sovrano e ad un ristretto numero di famiglie che costituivano l’aristocrazia terriera. Per quanto riguarda gli Etruschi sia il banchetto che il simposio sono effettive cerimonie e anche una forma di ostentazione della ricchezza. Nel banchetto si consumano cibi e bevande, nel simposio solo bevande (quasi sempre vino).

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Barca: simbolo di Giano bifronte e quadrifronte, dio della iniziazione regale (la barca attraversa i fiumi e i mari). Attraversare fiumi e mari significa percorrere la via iniziatica e raggiungere il monte o l’isola di là dell’oceano, la MISTERIOSA ISOLA ATLANTICA SPARITA SOTTO UL DILUVIO (Paradiso terrestre?);
Biconico (ossario): vedi ‘Pozzetto’
Bilingue: Siamo alla ricerca spasmodica di una bilingue e crediamo che possa risolvere tutti i guai con la lingua etrusca. Ciò non è affatto vero poiché con quella o senza quella non saremmo capaci di comprendere l’essenza di quanto costituì la forma e la sostanza della spiritualità etrusca.
Bipenne: Significato estremamente simbolico, corrispondente all’uovo e all’albero della vita. La bipenne o scure a doppio taglio era un’arma da guerra e, cinta di un fascio di verghe, oggetto di culto e da parata del re. Roma, che la ereditò fu simbolo di potere politico e religioso;

Bipenne in bronzo .jpg

Bronzo: gli etruschi avevano realizzato una tecnica per la lavorazione del bronzo unica, e talmente evoluta che neppure oggi non conosciamo con esattezza le  fasi della lavorazione di tale lega metallica;

Oggetti decorativi in bronzo.jpg

Caccia al cinghiale: da equiparare alle cruente battaglie o combattimenti

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Caducèo: equivale simbolicamente alla doppia spirale, all’uovo cosmico, però rappresentata da serpenti avvolti in senso opposto, attorno al medesimo asse; verga con due serpenti simmetricamente intrecciati e due ali aperte alla sommità: simbolo di prosperità e di pace, era attributo degli araldi e di Mercurio, in qualità di messo di Giove
Cane-lupo: vedi la voce ‘Cerbero’
Canopo: tutti i vasi canopici ebbero un particolare forma biconica, una forma ulivata di un utero
Ref. fot. Ossuario antropomorfo femminile (o ‘canopo’) da Castiglion del Lago, Sec. VII a.C. (Staccioli Tav. 6)

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Carùn (Caronte): era il traghettatore dell’Ade. Come psicopompo trasportava le anime dei morti da una riva all’altra del fiume (Acheronte) ma solo se i loro cadaveri avevano ricevuto i rituali onori funebri; è il distruttore di tutto ciò che rende schiavi dell’individualità, della contingenza, dell’attaccamento alla vita umana;
Carro: il defunto è raffigurato sul carro affiancato dai segni di dominio e dalla donna, espressione della sua potenza. Seduto sul carro parte per la terra dei padri, per il mondo che veramente gli appartiene; abbandona famiglia, casa e tutto ciò che gli appartiene: “Lascia dietro dio sé il piacevole e lo spiacevole, non prende con sé cosa alcuna… (testo buddista)”. I cavalli avanzano verso gli stati pre-concezionali, prenatali, verso la lasa che appare sullo sfondo con le grandi ali aperte. Il carro esprime la forza vincitrice che va oltre le forme pure dove mania e ignoranza spariscono;

Casa etrusca: vedi tomba a edicola di Populonia

Populonia tomba a casetta
Cavallo (accompagnato dal suo cavaliere): principio di dominio; il cavallo esprime la forza elementare della vita portatrice del principio spirituale rappresentato dal cavaliere che deve necessariamente dominarlo; allusione alla vittoria sulle forze telluriche, oscure e titaniche;
Cavaliere: che galoppa o che guida il carro afferma la padronanza del principio spirituale sulla forza vitale;
Capanna: la capanna arcaica , per la sua concezione costruttiva, l’etrusco trovò la possibilità di ottenere non solo contatti con il mondo divino, ma addirittura una vera comunione con esso. Fu per questa ragione che al vaso per raccogliere le ceneri fu sostituito un recipiente di terracotta a forma di capanna;
Centauro: esseri biformi con corpo di cavallo e busto umano. Il centauro fu considerato simbolo dell’animalità, della forza naturale e del dominio sugli istinti, in quanto la natura animalesca viene limitata dai tratti umani;
Cerbero: deriva da una base comune all’antico babilonese e assiro, ‘qerbu’, che ha il significato di ‘profondo, di ‘infero’. Esso è rappresentato come un cane-lupo a zampe tozze, che solleva il piede sinistro dotato di feroci artigli, con il muso proteso verso la preda;
Cerchio: rappresenta il cielo, l’universo; mentre il Quadrato rappresenta la terra; Il cerchio veniva tracciato per interdire lo spazio alle forze arcane che minacciavano la purità sacrale del luogo. I grandi tumuli della Banditaccia a Cerveteri, come pure quelli di Populonia sono costruiti a forma di cerchio. Coda a forma di cerchio conferma il simbolismo cosmico
Ref. fot. Cerveteri, acropoli della Banditaccia. uno dei grandi tumuli del VII-Vi sec. a.C (Staccioli tav. 9)
Cervo: emblematico animale, immagine della fragilità, della debolezza e dell’individualità umana;
Ciclo storico: fra il VII e il VI secolo a.C. in molte civiltà, da quella ellenica a quella egiziana a quella ebraica, esplosero antichi fermenti, residui di precedenti civiltà soffocate per secoli che tornarono a galla, proprie della civiltà pelasgica, genericamente definita da Erodoto.! Per il mondo ebbe inizio un nuovo ciclo storico, del quale anche noi facciamo parte; i simboli divennero solo rappresentazioni estetiche, il ritualismo sempre più stereotipato, il legame con gli dei si degradò a concetti filosofici. In India, in Grecia, in Egitto la decadenza prese il sopravvento. E’, forse, proprio in questo sfacelo che nacque Roma. Il regime aristocratico etrusco scricchiolò e il potere cadde nella mani di mercanti e popolani: nacque il regime democratico che ebbe come effetto determinante il trionfo dei princìpi materialistici e femminili. Spuntarono divinità sofferenti, riprese vigore il rito funebre, quasi dimenticato dell’inumazione. Furono questi i sintomi che annunciarono il prevalere dell’afroditismo, del sensualismo, dell’estetismo, dell’anti-tradizionalismo;
Cielo: principio attivo o elemento maschile; Terra: principio passivo o elemento femminile;
Cigno: dipinto sopra alla doppia spirale rappresenta il principio, che secondo la genesi ebraica, galleggiò sulle acque;
Ciottoli (di fiume): appaiono spesso nelle tombe etrusche e fanno parte del rituale funebre. Essi furono scagliati sugli oggetti messi a corredo del defunto frantumandoli. Il gettare ciottoli sopra o dentro le tombe costituì l’esecuzione di un preciso rito. L’individuo etrusco fu la sommatoria di tante unità differenti, di tanti ciottoli buttati l’uno sull’altro per scongiurare la disgregazione, la dissoluzione che poté seguire alla morte;
Circolo, Circolare (tumulo a pianta): rappresenta il raggiungimento della stabilità spirituale. Il circolo col centro definito, come la croce polare sui vasi con le ceneri, come la ruota, come l’ascia, come la nave sono tutti simboli corrispondenti: Nel cerchio convergevano le potenze infere; in esso per gli etruschi avveniva realmente un concilio di demoni, la cui presenza era resa evidente dai seggi vuoti ad essi destinati; come la ruota, come l’ascia, come la nave sono tutti simboli corrispondenti;
Civetta: vedi ‘Gufo’
Cocchio: cavalcato da un viaggiatore reso meno umano e liberato dagli intossicanti della vita, esprime la forza vincitrice che va oltre quelle forme dove mania e ignoranza sono definitivamente sparite;
Coito: significò la via per cui la dualità s’annulla attraverso l’uso cosciente delle energie naturali;
Combattimento: la morte si vince lottando e lottando si raggiunge l’immortalità. Questo è il significato dei combattimenti scolpiti o dipinti sulle tombe. Vedi anche la voce ‘agonismo’, “Azione virile”;

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Coppie amorose: Nelle scene di giovani coppie in vaghi atteggiamenti amorosi o sensuali rappresentano la maschilità (principio immobile e sufficiente dell’essere) e la femminilità (principio del divenire, del desiderio);

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Corno-a: gesto apotropaico. Il segno delle corna, anche oggi molto di moda nella scaramanzia quotidiana, non aveva lo stesso significato che intendiamo oggi. Alzando il dito indice e il dito mignolo della mano, si voleva significare le corna del toro, il quale nella rappresentazione simbolica e religiosa aveva il significato della falce di luna, e di conseguenza il simbolo della luna, uno degli astri adorati dagli etruschi villanoviani. Il segno quindi era da intendere come un segno di appartenenza, come oggi per noi cristiani è il simbolo della croce. La parola ‘corna’ deriva dall’accadico ‘quarna’, cioè le corna ovvero i due crescenti lunari. I corni sono delle sporgenze ai quattro lati; dell’altare. Sono particolarmente sacri e venivano bagnati dal sangue delle vittime;

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Corona: segno divino della potenza trionfale e della gloria regale;
Cortona: il nome etrusco ‘Curtun’ deriva dalla base semitica qrt, che significa città; oppure dall’ebraico ‘qeret’ (città);
Croce: significato cosmico; simbolo ispirato da un movimento rotatorio intorno a un centro mobile; la croce non vuole essere espressione del mondo , ma espressione del principio immobile che agisce e comanda il mondo. Allusione alla vittoria sulle forze telluriche, oscure e titaniche. La croce incussa era un ciottolo su cui veniva disegnata una croce ed era posta al centro della confluenza o dell’incrocio dei cardini della città. Una croce incussa è stata ritrovata nella città etrusca di Marzabotto. Croce è anche il simbolo per eccellenza dei Cristiani.
Cosa: nome della città etrusca, ora chiamata Ansedonia. Deriva dall’accadico ‘kussu’, ‘kussiu’ (sede di comando, comando, dominio);
Cherubini: dal babilonese ‘karibu’, mezzo animali e mezzo uomini che erano a guardia della porta dei templi e dei palazzi;

Chimera: Mostro della mitologia greca, che i poeti dissero col muso di leone, il corpo di capra, la coda di drago e vomitante fiamme.

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Chiave: significò aprire e chiudere, legare e sciogliere, sprigionare energie allo stato libero, incatenare, fissare, arrestare l’impetuosa forza del caos. la croce ‘chiavigera’ svastica in cui due chiavi sono poste secondo l’asse verticale e due secondo quello verticale (vaso di Montescudaio), simbolismo connesso con i cosiddetti grandi e piccoli misteri, in stretta relazione col simbolismo di Giano;

Coppa: uno degli oggetti più simbolici del rito in quanto in essa veniva raccolto il sangue sacrificale delle vittime

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Croce polare (svastica) (*): L’unione dei due principi attivo e passivo, dove il principio maschile è positivo e attivo e quello femminile negativo e passivo. In sanscrito la croce polare fu chiamata ‘svastica’. Questo simbolo è ispirato da un movimento rotatorio intorno a un centro immobile. La croce è espressione del principio immobile che agisce e comanda il mondo. La simbologia della croce polare è complessa, essa richiama la simbologia della ruota e della spirale, simboli di superamento e di vittoria e quindi di rinascita.
Cronologia (sarcofagi, sculture): DETERMINARE UN’ESATTA CRONOLOGIA E’ PURA FANTASIA anche se gli archeologi hanno compilate accurate e dettagliate tavole sinottiche sì che di ogni scultura e ogni pittura pretendono di conoscere l’anno di nascita. Penso che qui venga in aiuto lo ‘stile’ artistico, decorativo, etc. dell’oggetto;
Culsans: è il dio etrusco corrispondente al latino Ianus. Infatti Ianus (lat) deriva da ‘ianua’ che significa ‘porta’; analogamente Culsu, divinità etrusca che custodisce le porte;

Danza: ha probabilmente significato apotropaico, e un chiaro riferimento alla vita ultraterrena;

Danza rituale
Dei: non furono immagini religiose, ma risultati d’esperienze concepite al di là della natura, in una visione eroica; il dio non fu un valore morale, fu semplicemente un altro essere;

Cortona il dio Culsans con scritta siulla gamba
Delfino: rappresentò l’energia fecondante, la potenza fallica;
Disciplina etrusca: ! un insieme di norme sacre e civili raccolte nei cosiddetti libri aruspicini, fulgurari, rituali e fatali. Non sappiamo niente di preciso circa questi libri. Nei libri ‘fatali’ era elencata una serie di dieci periodi, corrispondenti alla successiva storia del popolo etrusco; vedi anche la voce ‘Aruspici’
Divinizzazione superstiziosa: secondo una teoria diffusa gli etruschi sarebbero definiti tali poiché adoravano il sole e la luna. Gli etruschi invece riconoscevano nella natura sensibilizzazioni e valori simbolici di origine divina (vedi l’interpretazione dei fulmini, lo studio del volo degli
uccelli, ecc.)
Donna: principio del divenire, della bramosia e del movimento concepito come femminilità. Nella donna si volle rappresentare la potenza della terra e simbolo della spiritualità sacerdotale. La donna rivestiva un ruolo elevato e godeva di un certo prestigio nella società sumerica nel periodo protodinastico. Essa rappresentò l’esaltazione, il principio generante che illumina e rende vivente il principio individuale, la potenza del maschio;

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Doppia spirale: vedi ‘caduceo
Ellenizzante: la civiltà Etrusca, si andò sempre più secolarizzando, si umanizzò, si laicizzò, si razionalizzò fino a livellarsi con quella forma decadente e tardiva della civiltà greca;
Elmo: al pari del fallo, nelle tombe etrusche villanoviane determinava la razza maschile del defunto. L’elmo aveva anche e soprattutto il significato del guerriero, insieme a spade e altri attrezzi per la guerra;
Ercole:esprime la civiltà eroica, antigemocratica e antiamazzonica, è il distruttore dei Titani, dei mostri e dei guerrieri in rivolta. Contro di lui nulla può valere, neppure l’insidia tesa dalla donna, in questo caso particolare delle possibili deviazioni nel percorrere l’aspra via del soprannaturale
Ermafrodito: sintesi delle due potenze della natura (maschile e femminile) e quindi la restaurazione della tradizione originaria
Eroe: deve combattere e vincere contro i nemici che porta in sé medesimo, gli elementi inferiori che lo voglio dominare; la vittoria dell’eroe significò liberare la coscienza dai vincoli della corporeità, reintegrare la personalità nel suo stato di essere oltre la vita umana soggetta alla caduta;
Erotismo esasperato: nella loro crudezza queste scene rappresentano solari e olimpiche fasi iniziatiche, richiamano particolari momenti di un insegnamento segreto;
Falce di luna: vedi voce ‘Corno’
Fallo: rappresenta il principio attivo (il cielo); contrapposto al principio passivo (terra). L’unione dei due simboli dette origine alla croce; espresse la potenza rinnovatrice in via soprannaturale di tutte le facoltà, di tutte le possibilità umane; la sua presenza nelle tombe testimoniò le forze occorrenti per vincere la morte, cioè la virilità.
Fanciulla alata: vittoria in guerra o in gara, che apre al vincitore la strada dell’immortalità;
Falterona: corrisponde all’accadico ‘beltu’ ! e all’antico assiro ‘belatum’ ed ha il significato originario di altura;
Fiche: vedi voce ‘apotropaico’
Fiesole: deriverebbe il suo nome (etr. Vipsl, Visl, Visul) da divinità salutari legate a sorgenti di acqua. Il nome deriverebbe dall’accadico (w)apsu-ili (acqua del dio), quindi acqua che ha virtù benefiche;
Firenze: richiama l’accadico ‘bireti’, ‘birete, terreno circondato dalle acque;
Fiume: è simbolo dell’acqua che scorre e attraverso il fluire! e le alluvioni influenza la dinamica e la scansione del tempo.
Folgore: Segno divino della potenza trionfale e della gloria regale;
Fonti: riguardo alle fonti in archeologia e alle relative ricostruzioni storiche, Giovannangelo Camporeale esprime il proprio pensiero, che condivido in pieno: “Il ricercatore deve, più che risolvere, impostare i problemi nella maniera più corretta….qualunque ricostruzione, proprio perché tale, non può essere definitiva e nel corso del tempo può essere allargata, precisata o anche rifiutata”. Da ciò si evince che lo studioso di archeologia non deve essere! ‘arroccato’ sulle proprie idee, su ciò che ha scritto (libri, articoli), ma deve essere sempre pronto, in base a nuovi studi, nuove ricerche, a rivedere il proprio pensiero e il proprio operato, correggendolo via via nel tempo. Proprio come l’acqua di una sorgente e di una fonte, dove l’acqua scorre e sempre si rinnova;
Frecce: alludono al significato della folgore, esse furono considerate vere e proprie materializzazioni dei fulmini caduti; esse alludono ad un significato generativo;
Fulmine (dalla doppia punta fiammeggiante): doppia possibilità di generare o distruggere;
Gesto del braccio teso: esprime la potenza dell’intervento: “con mano potente”;
Ghirlande: rappresentano il dono prezioso raggiungibile dopo aver superate terribili prove e gravi pericoli; rappresentarono l’assunzione del fluido soprannaturale tramite il compiuto rituale. Tutt’ora usiamo appendere ghirlande al carro funebre del defunto.
Giochi, danze, gare ginniche, scene di guerra:
rappresentazione di atti iniziatici per superare la morte. Tito Livio definì l’azione rituale dei giochi chiamandoli “Sacra certamina” e “Res divinae” (vedi anche Agonismo); esse sono vivaci rappresentazioni di atti iniziatici per superare la morte, per vincere l’Ade, raggiungere il mondo dell’essere. I giochi (ludi) costituirono parte essenziale del rito funebre dei defunti, allo scopo di suscitare le forze salvatrici, per accompagnarli e favorirli durante il trapasso “Sacra certamina” e “Res divinae” (vedi anche Agonismo); esse sono vivaci rappresentazioni di atti iniziatici per superare la morte, per vincere l’Ade, raggiungere il mondo dell’essere.
Gorgoni: dal greco gorgòs, ‘spaventoso’. Figure terrificanti della mitologia antica che, per gli abitanti dell’area orientale del Mediterraneo (e anche per gli Etruschi), personificavano i pericoli che riserva l’Occidente ancora ampiamente ignoto;
Grandezza: la vera grandezza degli etruschi non si rivelò nei bronzi e nelle pitture, ma nel pensiero, capace di abbracciare l’universo in una visione folgorante;
Guerra e combattimento: assunsero forme e valori di ascesi eroica per il raggiungimento dello stato divino. Il caduto in battaglia passò dal piano della guerra terrena a quello della lotta cosmica: si vince la morte lottando e lottando si raggiunge l’immortalità;

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Gufo: l’animale simboleggia correntemente la dea Pallade Atena, dea che era ritenuta la personificazione della sapienza. Sul piano delle credenze popolari il gufo e la civetta hanno un significato negativo, soprattutto per la loro vita notturna e per il canto che assomiglia al pianto. Gli atzechi attribuivano a questo uccello significati ambigui, di creatura demoniaca! e di cattivo presagio;
Idoli: piccole statuette di divinità per il culto familiare. In ebraico ‘terafin’.
Immortalità: fu raggiungibile solo tramite l’iniziazione. L’individuo poté divenire immortale nella misura che riuscì a diventarlo, cioè combattendo, poiché seppe rigenerarsi secondo un’altra forma di esistenza, non in senso metaforico, ma positivo;

idolo del peglio
Isola: rappresentazione della stabilità spirituale; Monte: vedi isola
Incenso: vedi voce ‘Profumi’
Iniziazione: La più alta forma di iniziazione ebbe l’aspetto di un atto eroico, di una conquista ottenuta con la potenza delle qualità virili corrispondenti sul piano dello spirito alle qualità proprie dell’eroe durante il combattimento;
Labirinto: è uno dei simboli della religione babilonese- assira. Il labirinto veniva rappresentato anche dal groviglio degli intestini che formano una specie di labirinto. Questo nome deriva dall’accadico labu-irtu che equivale a ‘circonvallazioni del seno’;
Lancia: simbolo dell’aristocrazia guerriera;
Lingua toscana: il toscano è radicalmente diverso dalla lingua italiana perché deriva dagli Etruschi;
Lase: svolazzanti, vestite di lunghi camici. Gli angeli deriverebbero da queste Lase?
Leone: sinonimo di potenza e regalità, era il simbolo della monarchia Babilonese; leoni in terracotta accovacciati proteggevano l’accesso al tempio di Tell Harmal, secondo un’antica consuetudine sumerica. Il leone rappresenta gli estremi: in senso positivo come modello dell’uomo eroico, in senso negativo come simbolo del mondo diabolico. Leone è allusione alla vittoria sulle forze telluriche, oscure e titanichemonarchia Babilonese;

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Lotta: La via della luce si apre dopo una lotta accanita e incessante: potenti leoni azzannano e sbafano timidi cervi, uomini lottano con temibili fiere; una lotta furibonda pervinche nemici terribili ereditati, quali indissolubili compagni del GRANDE MISTERO CHE STA ALL’ORIGINE DELLA VITA.
Letteratura etrusca: vedi “Mitologia etrusca”
Luna: in etrusco ‘Tivr’ che significa il mese e deriva dall’accadico; vedi anche voce ‘corno’, ‘corna’
Lupo: animale sacro ad Apollo fu simbolo di luminosità;
Madre: espressione della materia prima, della massa caotica, dell’abisso oltre cui si conquista l’eternità; i culti della fertilità hanno importanza fondamentale nelle civiltà agricole arcaiche;
Marte: espressione della vittoria guerriera;
Martello: simbolo di origine nordica, al pari della folgore allude al significato generativo, di illuminazione; appare così una equivalenza fra il potere percuotente e frangente dell’ascia e del martello;
Maschile, femminile: sono i due principi, che ricorrono più spesso nella simbologia etrusca. L’uomo è associato al principio immobile e sufficiente dell’essere concepito come maschilità; la donna è il principio opposto, quello del divenire, del desiderio e del movimento concepito come femminilità. Nell’uomo venne rappresentata la potenza del cielo, nella donna quella della terra. La donna corrisponde all’acqua, al principio serpentino avvolto attorno alla verga mosaica; al caos, alla materia, al mercurio. L’uomo che possiede la donna, la costringe, evita che la sua energia si sciolga e si disperda nell’infinito;

Mater con bimbo in collo: un chiaro riferimento alla simbologia della fertilità, e della maternità;

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Mezzaluna: vedi ‘Rasoio
Mirra: vedi voce ‘Profumi’
Mito: non è la storia che può spiegare il mito, è il mito che spiega la storia. Il mito è l’unico ed insostituibile mezzo che abbiamo per penetrare il mondo degli antichi, i simboli e i miti costituiscono valide testimonianze della spiritualità di lontane civiltà;
Mitologia Etrusca: purtroppo noi studiosi del XXI secolo ancora non conosciamo un brano della loro letteratura, un racconto mitologico, e forse riusciamo a stento a tradurre una frase della loro scrittura,
Moglie: in etrusco ‘puia’ deriverebbe dall’antico babilonese ‘ahazu’;

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Monte: al pari dell’isola, rappresentazione della stabilità spirituale in antitesi alle acque che scorrono come gli avvenimenti attuali, come le cose che divengono;
Morale: la morale per il mondo etrusco non ebbe alcun valore assoluto. La legge non fu osservata perché buona o o perché utile, ma unicamente perché divina (però venne osservata!). Tuttavia anche gli etruschi ebbero la cognizione di ciò che è buono e utile alla società da ciò che non è buono e quindi non utile alla società. Ce lo dimostrano gli affreschi della Tomba dei Tori a Tarquinia. Quella che sembra una scena erotica è invece una ammonizione al popolo etrusco ad essere corretti nella sessualità. Infatti nell’affresco della parete, proprio sotto il tetto a forma di casa vediamo, a sinistra un atto sessuale compiuto fra un uomo e una donna (senza alcun nascondimento), e alla loro sinistra un toro (dio) che siede tranquillo sull’erba e non da segni di nervosismo; nella scena di destra vediamo un atto sessuale compiuto fra due persone dello stesso sesso (due uomini), riparati da un alberello (nascosti) e il toro (dio) che si è alzato e corre verso di loro infuriato per ucciderli. Certo non possiamo pensare che gli Etruschi avessero una morale paragonabile a quella dei cristiani e anche a quella degli antichi israeliti. Nessuno quindi potrà più dire che gli Etruschi erano un popolo perverso, godereccio dedito alla crapula. Questo può riguardare i Romani e i Greci che colonizzando gli Etruschi diedero ad essi le lo abitudini, anche le più abiette;
Morte: per gli Etruschi la morte non significò fine ma vittoria e liberazione. Secondo gli etruschi la morte si vinceva lottando e lottando si raggiungeva l’immortalità; questo è il significato dei frequenti combattimenti che si trovano scolpiti sulle urne etrusche; Vedi anche ‘Combattimento’
Morte seconda: scopo del rito funebre fu quello di strappare ogni volta l’individuo alla possibilità della seconda morte (ultraterrena);
Mugello: significa “poggi alti” e corrisponde all’accadico ‘muh-elle: muhhu’ (parte superiore, cima); ellu corisponde all’accadico ellu, elu (alta montagna o alte montagne);
Natura: per gli Etruschi la natura visse come un grande corpo animato e sacro, fu espressione visibile di un mondo invisibile;
Nazione: una nazione etrusca non è mai esistita. Genti e famiglie costituirono tanti piccoli stati aristocratici ed autonomi, ciascuno con leggi proprie, terre ed eserciti propri, usanze e culti particolari, ma tutti saldamente uniti fra loro in una superiore fusione ideale;
Ninfea: il fiore della ninfea affonda le radici nella melma dello stagno, galleggia sull’acqua e immobile fiorisce sotto i raggi del sole; fu origine del rosone. La ninfea era un simbolo diffuso nella tradizione caldaica, egiziana e minoica; i petali disposti simmetricamente significarono l’emanazione spaziale dell’unità irradiata verso la molteplicità; il simbolo della ninfea è associato spesso (tradizione egiziana) alla “chiave di vita” con particolari caratteri di resurrezione e di risveglio interiore;

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Nome: in età arcaica svelare il proprio nome a qualcuno presso i Semiti e anche per gli Etruschi (vedi ad esempio il nome segretissimo di Roma, che non doveva essere svelato a nessuno, pena condanna capitale) equivaleva a mettersi in qualche modo in suo potere;

Nudità: generalmente gli dei venivano rappresentati nudi e imberbi;

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Occidente: sede dell’immortalità;
Oggetti frantumati: ritrovati nelle tombe. Con questo gesto si volle accentrare le potenze necessarie al defunto per percorrere la via della liberazione;
Ombra: fu una forma di esistenza larvale, destinata a dissolversi dopo un certo periodo di tempo. Essa fu un’entità psichica evocabile e strettamente legata alla tomba. Gli etruschi la ritenevano dannosa e si difesero dalla stessa mediante il rito e precise norme sacrali; ombra della sera, richiama una forma larvale di vita, che secondo le nostre conoscenze, incomplete, ci impedisce di capire a fondo queste figurine allungate, di giovani imberbi e nud

Origini medio-orientali di alcune parole:

ORIGINI MEDIO-ORIENTALI DI ALCUNE PAROLE
– Bala, sanscrito forza
– Bela, sanscrito, fanciullo
– Belu, baal, bala , ebraico, aramaico, il potente, signore
– Dd – seno ugaritico
– Dad – ebraico petto
– Dada – aramaico balia
– Dadhi – sanscrito latte
– Dah, sanscrito, bruciare
– Diga accadico (mammelle)
– Duhitar – sanscrito figlia
– Harranu (Iran) – dall’accadico: via alta, carovana
– Isuh – Dardo, asta
– Kavi – Sanscrito (poeta)
– Krta, siriaco hrt (incidere); ebraico heret (stilo per incidere la scrittura)
– Labaru – “che dura a lungo”
– Nadi – sanscrito fiume
– Nadu – Accadico scorrere, versare
– Nesu – accadico “la gente”ma anche “parlata del popolo hittita”
– Parahu – Lampeggiare accadico
– Parsumu o Parsamu – accadici, persona, anziano, autorità, uomo con pieni diritti
– Patum accad. lato
– Purusha, sanscrito, persona
– Qabu – accadico: Cantare, proclamare
– Qamu – accadico ardere
– Qatu – dall’accadico: ‘potenza’, ‘autorità’ ‘Khatti’, etnico, con il quale si autodefinivano gli Hittiti ed era il nome della capitale Hittita
– Qinnu – accadico famiglia
– Rimu – Voce accadica che significa ‘amato’ – Vedi Remo (Rimush)
– Ruban, Rubam, dall’accadico: ‘principe’
– Samadu – dall’accadico ‘uniti’, insieme
– Suhartu, accadici ragazza
– Sutra corrisponde all’accadico situ (scrittura, scritto)
– Tamirtu – Accadico “il veggente” (vedere conoscere)
– Tawitu, accadico oracolo
– Veda – (Vate, veggente) deriva dall’accadico Wadum (conoscere, sapere); Veda ha significato di sapere (lat. video)
– Zagros – corrispondenza ad accadici zaqru (monte alto)

Oro: simbolo di solarità, di gloriosa luminosità, di vittoriosa conquista, di immortalità, di perfezione, di sovranità; oro è anche la rappresentazione del sole; ecco la ragione per cui gli Etruschi unirono alle ceneri dei propri morti un oggetto d’oro (ignari del fatto che sarebbe giunto un periodo satanico in cui le tombe sarebbero state profanate);

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Origini degli Etruschi: seppure gli studiosi abbiano avanzato le teorie più varie sulla provenienza e l’origine di questo Popolo, resta tuttavia il fatto che tutti concordino sulla provenienza greca ed orientale degli stessi. Gli Etruschi farebbero parte di quel grande ceppo risultante dalla degenerazione di alcuni nuclei atlantici stabilitisi sulle coste mediterranee millenni prima dell’apparire degli Elleni.
Ossuario: vedi vaso biconico  ;

Patera: gli offerenti ostentano questa offerta, all’interno della quale si trova un uovo simbolico , con il rigonfiamento del tuorlo, chiaro riferimento simbolico del sole. MI TAFINA LAZIA VILIANAS  – IO SONO LA PATERA (CIOTOLA) DI LARTH VILLIANO

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Pelasgi: I Greci dell’età classica indicavano il complesso delle popolazioni pre-elleniche della Grecia generalmente considerate autoctone ma, all’epoca, ormai estinte;
Pellicano: a questo uccello si attribuisce un’importanza simbolica notevole. Gli antichi credevano che il pellicano si lacerasse il petto per nutrire i loro piccoli. Pertanto il pellicano è simbolo dell’aspirazione non egoistica alla purificazione e simbolo del supremo sacrificio; vedi voce “Ciclo storico”
Pilastro quadrifonte: richiama alla mente la barchetta di bronzo di Vetulonia, carica di animali e di un misterioso (simbolico) pilastro quadrifonte, ed un richiamo alla divinità di Giano quadrifonte protettori dei “collegia fabrorum”;
Poli (forze passive ed attive): il cosmo e la sua potenza per gli Etruschi sta in questa antiteticità, che tuttavia rappresentava il raggiungimento della sintesi dell’unità. La donna fu espressione della potenzialità dell’uomo, in altre parole la forza passiva. Questi due principi sono rappresentati nei vari atteggiamenti amorosi e sensuali che sono stati scambiati con atti goderecci, tipici di un popolo di fannulloni dediti alla crapula e all’orgia. lo stesso significato hanno in India coppie di statue in atteggiamenti amorosi; centri intorno ai quali si avvolsero le spirali;
Pesce: rivela una comune origine primordiale; facoltà positiva di tenersi a galla quando non si tocca, espresse la possibilità di muoversi da soli e senza aiuto nell’impeto delle acque. Il pesce è ricco si simbolismo presso moltissime culture antiche, non ultime il proto- cristianesimo dove i cristiani primitivi indicavano Gesù (ICTIS);
Phersu: dio dell’Averno, principe degli inferi, deriva dal babilonese ‘persi’, dal verbo ‘parasu’ che significa separazione; a questa divinità si deve il merito di far sorgere dalla terra le fioriture delle biade;
Pomi: simbolo d’immortalità
Populonia: il nome ‘Pupluna’ significa ‘fonderia’; deriva da basi semitiche col significato di ‘Fondere’, ‘luogo della fusione; dall’aramaico ‘balbel’, ebraico ‘bilbel, arabo ‘balbala’, accadico ‘bullubum (fare leghe metalliche);
Poseidone: dio tellurico e marino, fu l’espressione delle forze elementari della corrente del divenire capace di travolgere cavallo e cavaliere;
Poteri soprannaturali: Vedi “azione virile”
Pozzetto: era un luogo dove vivano riposte le ceneri del defunto. Esso rappresentava insieme al vaso che conteneva l’urna cineraria l’utero materno, e il ritorno ‘ad uterum’ significava un ritorna alla vita;
Prile: antico lago che si trovava nella pianura sottostante Vetulonia. Deriverebbe dall’accadico ‘beri-illu (fra paludi);
Profumi: l’uso dei profumi è legato alle azioni rituali allo scopo di eccitare le facoltà psichiche. Il profumo della mirra e quello dell’incenso furono furono ritenuti magici per eccellenza. Usato ancor oggi dalla chiesa cattolica;
Quadrato: rappresenta la terra; vedi anche voce ‘Cerchio’
Quercia: simbolo dell’immortalità, poiché il suo legno, nel mondo antico e nel Medioevo, era considerato incorruttibile. Alle foglie di quercia era attribuito il potere di incantare i leoni;
Rasoio: a forma di mezzaluna per gli etruschi-villanoviani aveva una doppia valenza simbolica. La mezzaluna era uno dei tre astri insieme al sole e alla stella del mattino (Venere) che venivano adorati dai cosiddetti Villanoviani (nome convenzionale per definire una popolazione diversa dagli Etruschi, di origine orientale). Il rasoio era l’utensile con il quale i ‘Rhasenna’ (nome con il quale definivano se stessi) si depilavano seguendo un costume antichissimo.

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Rasena: significa ‘dominio’, ‘capi’. ‘signori’ e deriva dall’accadico ‘rasum’; RAS ci testimonia quindi un’arcana origine, nella lingua mesopotamica , l’accadico ‘rasu’ significa assumere il potere oppure ‘diventare potente’. Affine è l’ebraico ‘ros” che significa principe , comandante; Rasena, fra le tante ipotesi potrebbe anche significare “il popolo che adorava la luna (mezza luna)”;
Roselle: il nome significherebbe “il colle elevato” e deriverebbe dall’antico accadico ‘rasu’, ‘rasum; ugaritico ‘r’s’, ebraico ‘ros’ (elevazione, cresta) e da ‘elu, ‘ellu’ (elevazione, cresta);
Razza primordiale: gli etruschi non ricordarono mai un passato selvaggio, come sosteneva la teoria evoluzionistica, ma fu vivo in essi il ricordo dell’esistenza di razze superiori e divine, a cui fecero risalire la loro civiltà;
Rito: l’etrusco celebrò scrupolosamente il rito, con la certezza e la convinzione di COSTRINGERE e PROVOCARE le forze invisibili, restando estraneo a qualsiasi atto di culto soggettivo ed umano. L’etrusco non concepì il rito come cerimonia, come azione sentimentale, allegorica o emotiva di lode o d’invocazione per accattivarsi la benevolenza del nume, ma per imporre la propria volontà alle forze soprasensibili, per determinare effetti sulle stesse forze naturali. Scopo del rito funebre fu quello di strappare ogni volta l’individuo alla possibilità della seconda morte;
Rituale conio: è l’usanza greca, abbandonata da millenni di seppellire i morti, invece di arderli sul fuoco purificatore;
Rogo: Le fiamme del rogo significarono la distruzione di tutti gli elementi terreni e umani per creare l’essenza folgorante di un’esistenza immortale. Con il rogo le fiamme crepitanti di una catasta ardente disperdevano in una nuvola di fumo i RESIDUI PSICHICI del morto, influenze malefiche per i sopravvissuti e aprire all’eroe la via dell’eternità;
Rosone: (deriva dalla ninfea) simbolo della palingenesi, del ritrovamento della realtà interiore;
Ruota: stesso valore simbolico della croce polare;
In questo particolare di ruota di carro toscano è da notare come la tradizione etruschi-toscani sia tramandata fedelmente di generazione in generazione. Basta confrontarla con uno dei carri etruschi, che si trovano purtroppo in musei stranieri, per rendersene conto;
Sacerdote: “Selvans, sanxuneta cvera” epigrafe etrusca dove Salvans è una divinità, mentre sanxuneta deriva dal babilonese ‘sangu’ sacerdote e da ‘neta’ ‘netu’ (addetto)
Salvezza: sia degli individui che delle città per gli Etruschi si otteneva attraverso la meticolosa rituale, freddamente e giustamente eseguita. Trascurare il rito o eseguirlo in modo errato fu considerato un sacrilegio;
Sangue – nella concezione semitica, ed anche etrusca, il sangue è la sede del principio vitale.
Sarcofago: è la trasformazione dalla capanna alla casa con due spioventi, ispirata alla casa di abitazione e al tempio. Mediante lo stesso l’etrusco trovò la possibilità di avere un contatto, una comunione con il mondo divino.
Saturnia: anticamente Urina. La base ‘ura’! corrisponde ad ‘urbs’ (latino). ‘Ur’ significa cinta muraria, e corrisponde al sumero ‘uru’ (città), e da ‘sa’ e ‘atru’ (città alta);
Scettro: segno divino della potenza trionfale e della gloria reale;
Scrittura: vedi ‘alfabeto’

scritta Montesenario RITA
Scudo: simbolo della volta celeste; insegna propria del vittorioso;

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Serpenti (avvolti su se stessi in senso opposto): vedi croce polare. L’ambiente semitico, come gli Etruschi, ! attribuivano al serpente caratteri sovrumani: serpente sacro, dio-serpente (non è confortevole ricordare che “dio serp…..” era fra le bestemmie che erano sulla bocca dei Toscani). Esso costituiva il simbolo ! della divinità della vegetazione, guardia dei santuari e dei confini, e inoltre simbolo della vita, custode dell’erba vitale, efficace nelle divinazioni del futuro, nella magia nera e diabolica.
Sfingi, tori e leoni alati: simbolici animali solari
Siena: Sena, deriverebbe da ‘sen’ ebraico (altura, rupe) e dall’accadico ‘sinnu’ (punta)
Simboli: sono qualcosa di più del linguaggio perché il linguaggio cambia con il trascorrere del tempo; mentre i simboli rimangono immutabili e universali. Ecco perché le testimonianza di una stessa conoscenza , stupiscono per la loro costante identità. Ciò è riscontrabile sul cinerario etrusco, sull’urna romana, sullo scudo germanico, sul vaso greco o incaico, sul tempio indiano, ecc. Forse il simbolo che ha più valenza sacrale è il tempio che doveva essere costruito seguendo norme ben precise, accompagnate da riti religiosi;
Simboli universali (croce, spirale, cerchio, ruota, greca, onda ): sono documenti vivi di una comune origine delle varie tradizioni e che racchiusero in una sintesi formidabile le conoscenze e le esperienze millenarie dello spirito umano;
Simposio: vedi la voce ‘Banchetto’
Sole, solarità: vedi voce ‘Oro’
Sorriso enigmatico: non appare mai sui volti dei defunti; il famoso sorriso degli etruschi è metafisico e riservato unicamente alle immagini degli dei; lo stesso sorriso si rileva anche sul celebre dipinto della Gioconda;

Spada: lo spadino che gli Etruschi portavano allacciato alla vita, era simbolo di nobiltà guerriera;

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Spirale: Stesso significato della croce polare. Più propriamente la spirale rappresenta il sole che ogni sera sprofonda nel mare a occidente e riappare il mattino seguente ad oriente. In altre parole il suo significato viene messo in relazione con la morte e con la rinascita;
Spirale doppia: proiezione piana dei due emisferi dell’uovo, ritmo ottenuto dalla evoluzione e involuzione della nascita e della morte; rappresentò una medesima forza agente in senso inverso nei due emisferi, come la indicarono le croci polari destrorsa e sinistrorsa;
Specchio: ebbe un valore simbolico e come tale nascose significati arcani al di fuori di quelli inerenti ad un modesto strumento destinato alle cure mattinali di una bella donna. Lo specchio fu elemento fondamentale della liturgia rituale; nello specchio le immagini delle divinità poste davanti a lui erano semplici riflessi di una realtà superiore; lo specchio rappresenta lo spirito divino, quando l’anima vi si guarda scopre le vergogne che ha in sé;

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Spiritualità etrusca: non ebbe dogmi, ma solo il linguaggio matematico della verità assoluta espressa nel simbolo e l’indispensabilità del rito;
Stile etrusco: una componente artistica, alla quale fino ad ora si è tenuto poco conto, per determinare l’origine ed una cronologia, più vicino possibile alla realtà;
Svastica: vedi croce polare

Stato sociale: normalmente la ricchezza degli arredi, specialmente gioielli in oro, era un metro per qualificare lo stato sociale e la ricchezza del defunto;

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Toro: era animale sacro poiché le sue lunghe corna avevano le sembianze di una mezza luna, e quindi della dea adorata dagli etruschi villanoviani;
Talamone: l’antica città di Telamon, detta città di Telamone, un Argonauta che l’avrebbe edificata. Deriva da ‘tellum’ accadico (colle, cumulo)
Tarchunus: nello specchio di Tuscania è raffigurato chiuso nel suo mantello e poggiato al lungo bastone. Da Tarchunus deriva il nome della città Tarquinia. La parola deriva
dall’assiro-babilonese ‘targumannu’, ‘targumanu’. Questo a sua volta deriva dall’accadico ‘ragamu’ (chiamare, richiamare, profetare). ‘Pavatarxies’ significa letteralmente ‘bocca di Tarchunus’ che sarebbe l’interprete delle voci degli Dei;
Tarquinia: deriva da Tarxunus, Tarchon dal nome del suo eponimo. Originariamente il nome può essere fatto risalire all’accadico ‘targuwannu, turcumannu, dall’ugaritico ‘targumianu’, dall’arabo ‘targuman (prete);
Tenda: i cosiddetti ! ‘Villanoviani’, gli antenati degli Etruschi, vivevano in villaggi, in capanne (una via di mezzo fra tende e capanne vere e proprie)di forma circolare, ovaleggiante o quadrate. La tenda, in particolare, nella simbologia biblica significa: i nomadi (Madianiti), la pagnotta d’orzo, gli Israeliti coltivatori sedentari e poveri;

Tempio: rappresentava la Casa del Signore, oppure degli dei – Vedi anche ‘casa’

Fiesole tempio arcaico

Tempio megalitico: un tempio megalitico arcaico (proto-villanoviano) è stato da me identificato in zona Montesenario-Polcanto (Firenze)

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Teoria evoluzionistica: nettamente in contrasto con l’antica sapienza etrusca e di altri popoli. Tale sapienza non concepì un progresso dell’umanità ma un regresso, una caduta istantanea, una involuzione continua dell’umanità da stati originariamente superiori; l’uomo, secondo gli Etruschi, ebbe all’origine poteri addirittura soprannaturali, fu immortale e la morte lo vinse solo per un fatto contra natura, un vero e proprio accidente che non ha niente a che vedere con la ricerca da parte degli scienziati moderni di legami scimmieschi, progenitori dell’homo sapiens. E’
assurdo sostenere ! che la civiltà ebbe origine ! da una popolazione più o meno selvatica come è assurdo pretendere che l’uomo discenda da una scimmia;
Tin, Tinia (Aplu): significa ‘il giorno’ (luce), come accadico corrisponde al nome della divinità lunare ‘Sin’. Questo nome è accompagnato dalla voce semitica ‘Nannar’ che equivarrebbe alla ‘luce celeste di Sin’;

Scritta TINSCVIL sulla zampa della chimera "Dono votivo a Tinia".jpg
Tombe a tumulo: Esempi notevoli di questo tipo di tombe si trovano a Populonia, a Firenze (Quinto), a Cerveteri, ecc. Caratteristica di queste tombe è una montagnola o collinetta che le ricopre. Il monte, come l’isola, significa la stabilità spirituale in antitesi con le acque che scorrono che rappresentano gli avvenimenti contingenti. Il cerchio col centro definito, rappresentò il cielo e la cella, a pianta quadrata, rappresentò la terra. Cielo e terra rappresentarono il principio attivo e passivo. Nel primo di tali simboli va ricercato il fallo che fu simbolizzato da una linea verticale; il secondo passivo e femminile da una linea orizzontale. L’unione di questi due simboli dette origine alla croce. La tomba a tumulo è anche una prospezione ingrandita dell’antica capanna, circolare, contenuta da un basamento e da una pseudo cupola di pietre aggettanti. Il pilone centrale doveva riferirsi al sostegno che reggeva materialmente il tetto;
Toro: animale sacro poiché con le sue corna ‘disegnava’ la forma della ‘mezza luna’: Sin dio lunare di origine mesopotamica. Prendere il toro per le corna è anche un modo di dire per affrontare una questione difficile, complicatamesopotamica.
Tre: era il numero che indicava la perfezione ed era anche un segno di appartenenza alla religione degli etruschi arcaici e villanoviani. Tre infatti erano le divinità alle quali si rifaceva l’antica religione di appartenenza: la Mesopotamia. Triade divina: Ishtar, stella del mattino (Stella a otto punte) ! (Venere); Sin, dio lunare (falce di luna); Shamash, dio del sole (disco solare con otto fasci di raggi)
Trono: analogo all’ancora. Nelle tombe chiusine è un sostegno di terracotta sul quale posa il vaso delle ceneri. Si tratta di un sostegno di terracotta o di bronzo sul quale viene posato il vaso con le ceneri. Avrebbe il significato che lo spirito nel centro immobile ha raggiunto il piano dell’assoluto. In altre parole ha vinto la seconda morte; e ancora, lo spirito dopo aver attraversato l’ondoso e irrequieto mare ha raggiunto la sua stabilità, estraniandosi da ogni natura terrena.
Triade divina: Ishtar, stella del mattino (Stella a otto punte)!(Venere); Sin, dio lunare (falce di luna); Shamash, dio del sole (disco solare con otto fasci di raggi). Simbologia raffigurata sui kudurru (Tular etruschi), pietre che segnavano i confini territotiali;
Truia: significa labirinto, e deriva dall’accadico tajjaru,
tajjartu, giro, ciclo. Pertanto l’epigrafe mi Thesa Thei; truia, cioè questo sarebbe l’utero cosmico (labirinto) di Thesa. Questo nome e uguale all’accadico ‘desu’, dasu’, che sarebbe la primavera (stagione);
Uccelli (al pari di croci, spirali, cavalli, leoni e anatre) allusero alla vittoria sulle forze telluriche, oscure o titaniche; gli uccelli nell’arte etrusca sono l’espressione di stati sovrumani, volano in un’atmosfera irreale; essi anticipano la visione cristiana dei cherubini e serafini; è allusione alla vittoria sulle forze telluriche, oscure e titaniche; sono l’espressione di stati sovrumani. gli uccelli anticipano la visione poetica dei cherubini e dei serafini.
Uccello posato sopra un ramo: rappresenta il superamento della prova, per vincere la quale no bastano le armi ma la presenza di una visione trascendente.
Ulivo (uomo inghirlandato d’ulivo): per l’iniziato la morte significò gustare trionfalmente la bevanda dell’immortalità e raggiungere l’altezza luminosa del cielo;
Universo: vedi voce ‘Cerchio’
Uomo: (insieme alla donna) cardine della simbologia etrusca; principio immobile e sufficiente inteso come virilità; Vedi anche la voce “Atteggiamenti amorosi”
Uomo primitivo: è assurdo pensare che l’uomo discenda dalla scimmia. I selvaggi cosiddetti primitivi non sono esponenti di civiltà primordiali, ma il risultato di un umanità in avanzato stato di abbrutimento;
Uovo: uovo cosmico, uovo universale simbolo dell’androgino universale, quindi simbolo della perfezione; l’energia racchiudente in sé ogni possibilità generatrice, ogni possibilità di esistenza; nel simbolismo dell’uovo le due circonferenze corrisposero a due spirali e quindi la rappresentazione della perfezione, nonché simbolo
dell’evoluzione e dell’involuzione, della nascita e della morte; L’ossuario bigoncio per la conservazione delle ceneri del defunto, come pure alcune anfore hanno la caratteristica forma ovoidale. MI MLAKAS PRUXUM – IO SONO UNA BROCCA (CHE SCIOGLIE UN VOTO)

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Uovo cosmico: Vedi voce ‘Caducèo’

Urna a forma di capanna: rappresentò il simbolo dell’utero materno, insieme all’ossario bigoncio;

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Usil: è l’aurora, il Sole che sorge; corrisponde all’accadico ‘asu’ (sorgente, che viene fuori) e ‘ilu (dio) accadico;
Utero: vedi voci ‘canopo’, ‘ossario’ bigoncio;
Vaso (spazio racchiuso dal): fu una sorte di matrice, di utero e “regressus ad uterum” fu un ritorno allo stato embrionale; spazio sacro . Nel simbolico vaso venivano riposti i resti inceneriti del defunto; il vaso significò l’individuo, la persona. Lo spazio racchiuso dal vaso, come la superficie delimitata dal cerchio, si identificò con l’universo. Paracelso affermò che chi vuole entrare nel regno di Dio deve innanzitutto entrare nella vagina materna e morirvi, in altre parole, deve entrare nel vaso. Tipico del periodo villanoviano è l’ossuario bigoncio con ciotola di copertura. L’ornamento è di forma geometrica a graffito.

Vaso etrusco in bucchero con ornamentazioni floreali.jpg
Velelu: corrisponde al nome Velelia o Velia. deriva dall’accadico (w)elelu che ha il significato di ‘piacere’, ‘gioia’;
Vello d’oro: simbolo d’immortalità

Ventaglio: simbolo di ricchezza, di regalità

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Vetulonia: corrisponde all’accadico ‘beta-alu’ e all’ebraico. Ha il significato di ‘abitato alto’;
Vino: gli Etruschi spensero con il vino gli ultimi resti incombusti onde riporli nel simbolico vaso. Il vino conferì una valenza iniziatica ai riti;
ebbe un carattere iniziatico dei riti religiosi. Con il vino gli etruschi spensero gli ultimi resti incombusti del rogo funebre per poi riporli nel vaso simbolico
Virilità: la conquista ottenuta con la potenza delle qualità virili durante il combattimento. Essa fu la più alta forma di iniziazione (essere ammesso alla conoscenza e partecipazione di riti religiosi, misteri). E’ il concetto opposto del pensiero filosofico cristiano che ripudia la guerra e ogni forma di violenza;
Visceri: spesso nei momenti più gravi per lo stato (Romano) erano stati convocati gli aruspici etruschi per restaurare antichi rituali. Questi comprendevano la divinazione, il responso cioè degli dei su fatti e su avvenimenti riguardanti il futuro. Forma principale di questa predizione era l’esame dei visceri, dai quali traevano gli auspici favorevoli o nefasti, riguardo alle guerre, alla politica e anche alle cose più ,semplici della vita di ogni giorno. Epigrafi: EIT VISCRI TURE ARNTH ALITLE PUMPUS = QUESTO VISCERE HA DONATO ATTILIO POMPONIO su statuetta di offerente, della metà del III sec. a.C. rinvenuta a Patewrno di Vallombrosa (AR). L’offerente ha in manoun viscere non bene identificato, forse un fallo.

Vita: gli Etruschi ebbero la concezione della vita come un eterno ritorno, un destino oscuro, un ciclo di nascite e di morti, delle quali l’individuo non ebbe scampo;
Vittoria: fu rappresentata da una! fanciulla alata che apre al vincitore la via dell’immortalità. L’immortalità per gli etruschi era quindi propria degli dei, ma raggiungibile dagli uomini attraverso atti di eroismo, come la guerra, i giochi ginnici, ecc.vincitore la via dell’immortalità.
Vittoria sulla morte: vedi anche “guerra e combattimento”
Vaso panciuto (ossuario biconico) ! e cerchio tracciato per terra: creano spazi e superfici sacrali; furono immagini centrate di un mondo spirituale, riflessi dell’universo;
Volterra, Velletri: hanno in comune la componente ‘etr’ che corrisponde all’aramaico ‘atra’, atr, atar che significa ‘terra’
Vulci: corrisponde al semitico malku (pr. Walku) che significa dominatore, re e quindi il significato di Vulci sarebbe ‘città regale’;
Ziro: lo spazio entro il quale! è racchiuso l’urna, è lo spazio sacrale, l’universo;
Vocabolario:
Antropomorfo: Che presenta somiglianze o affinità con l’uomo o con l’organismo umano;
Apotropaico: Che serve ad allontanare o ad annullare un influsso magico maligno;
Aruspice: In epoca etrusca e romana, sacerdote che traeva presagi dall’osservazione delle viscere degli animali sacrificati;
Bipenne: Ascia con doppio tagliente e foro mediano per il manico;
Caduceo: Verga con due serpenti simmetricamente intrecciati e due ali aperte alla sommità: simbolo di prosperità e di pace, era attributo degli araldi e di Mercurio, in qualità di messo di Giove; è oggi l’emblema dell’ordine dei medici;
Canopo: Urna con coperchio riproducente una testa umana, usata dagli antichi Egizi e dagli Etruschi per riporvi le viscere del defunto;
Ctonio; Sotterraneo; secondo la mitologia greca, appartenente all’abisso, alle profondità terrestri
.Iperboreo: Popolo favoloso che, secondo gli antichi Greci, viveva nelle regioni più settentrionali del mondo abitato;
Iniziazione: ammissione nell’ambito di una conoscenza o di una pratica riservata o segreta, quai sempre in ambito religioso;
Palingenesi: rinnovamento, rinascita, rigenerazione; sul piano religioso, con sign. catartico ed escatologico nell’orfismo e nel pitagorismo;
Pelasgico: Relativo alla mitica popolazione dei Pelasgi anche, convenzionalmente, a fasi preistoriche o arcaiche dell’ambito ellenico;

Bibliografia:

(segue)

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“Adotta un nonnino, e anche un bambino e sarai felice!”

Le opere fotografate si riferiscono, in maggior parte al Museo Archeologico di Firenze, al Museo di Cortona, al Museo Guarnacci di Volterra, al Museo Archeologico di Fiesole, al Museo e agli scavi di Populonia-Baratti.

Per quanto riguarda la bibliografia faccio riferimento ai miei libri: “Capire gli Etruschi” e “Simbologia ed origini etrusche”

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