QUEI GRAFFITI SULLA BASE QUADRATA DEL CAMPANILE DI SAN GIOVANNI MAGGIORE SONO ETRUSCHI?
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Alcune lettere, poco distinguibili,  farebbero pensare ad una epigrafe etrusca
Tempo fa, anzi molto tempo fa, ebbi occasione di parlare del campanile delle Pieve di San Giovanni Maggiore a Panicaglia (Borgo San Lorenzo), per cercare di districare una intrigata matassa relativa all’origine di questo ‘manufatto’. A distanza di tempo, e su invito di un amico, ho avuto modo di tornare sul luogo per esaminare dei ‘fregi’, che la tradizione popolare indicava come etruschi (epigrafi). Il mio stupore fu grande, ma anche la mia contentezza che vedeva confermati le mie tesi di un nucleo o più nuclei etruschi, sulla strada che da Borgo San Lorenzo conduce a Ronta. Questo perché alcuni toponimi (nomi di luoghi), posti su una delle strade che conducevano in Mugello, erano ‘sospettati’ di origine etrusca. Fra questi: La Ruza (Ruze, etr = maiale), oppure l’idronimo Faltona derivato da Fal e Thruna (trono degli dei), fino ad arrivare al toponimo Ronta, la cui origine potrebbe derivare dal semitico Arunth (nome di persona). Questo per citare alcuni esempi. In precedenza, avevo fatta l’ipotesi che la Pieve stessa, già Basilica (*) tardo romana, fosse stata costruita sui ruderi di un tempio etrusco.

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Non è da escludere che l’antichissima Pieve di San Giovanni Maggiore a Panicaglia (Borgo San Lorenzo), sorgesse sui ruderi di un antico tempio etrusco, ai bordi una delle strade più importanti che dal Mugello conducevano in Romagna

La cosa mi sembrava verosimile, anche se mancano del tutto riferimenti precisi, all’infuori di un piccolo bassorilievo con scene di caccia (?) con selvaggina, che però, non mi hanno dato una sufficiente garanzia di attribuzione. Il fatto che sulla base quadrata del campanile di San Giovanni esistessero dei ‘conci’ con dei graffiti, mi sembrò molto interessante. Mi recai sul posto, scattai molte fotografie e, una volta a casa, le studiai una ad una e su uno di questi massi ebbi l’impressione che si trattasse proprio di un’epigrafe etrusca. Ieri sono tornato sul luogo, e questa convinzione di essere di fronte ad una piccola epigrafe (una parte di un’epigrafe più lunga) non mi ha abbandonato. Ritengo infatti che su un masso ci si possa leggere la parola “avil” (visse) fino all’età di…) oppure aveles (tomba) di Aveles. Per fare degli esempi: LUCER (**) LATHERNA SVALCE AVIL XXVI ( LOCER LATERIO VISSE ANNI XXI , ritrovata a Tarquinia, sec. III-II); oppure l’epigrafe della famosa iscrizione del guerriero rinvenuta a Vetulonia: (MI) AVELES FELUSKES TUSNUTN(ES) (PA)PANALAS MINI MULUVANEKE HIRUMINIA PHERSNAXS ((IO SONO) LA STELE DI AULO FELUSCO (FIGLIO DI TUSSIDIO E DI PAPANIA . MI HA DONATO FIRMINIO PHERSNAXS (PERUGINO).

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Panicaglia, San Giovanni Maggiore, il campanile ottagonale proto-romanico, costruito sulla base di una torre quadrata longobarda o romana (tardo imperiale)

Come abbiamo già detto la base del campanile di San Giovanni Maggiore presenta delle caratteristiche longobarde, ma non è assolutamente escludibile che lo stesso possa essere una torre, facente parte di un fortilizio Romano (tardo imperiale), Ora che tutta la zona fosse territorio etrusco (forse, in precedenza, lo era stato dei Liguri Magelli) la cosa è indubbia. E’ probabile quindi che per costruire il fortilizio o la torre (campanile di San Giovanni) venissero usate le pietre di qualche tempio (non è da escludere che San Giovanni Maggiore sorgesse su un tempio etrusco), oppure dalla distruzione di una tomba adiacente al tempio o nelle vicinanze. Ciò che si nota chiaramente in questa epigrafe (?) è una A iniziale con accanto una spirale, poi altre lettere, forse una FH (V), una L (?), una S (?). E’ molto difficile trarne una conclusione. I graffiti su un masso del campanile di San Giovanni maggiore fanno dunque parte di un’epigrafe etrusca? Può darsi di si ma per il momento dobbiamo aspettare altre conferme, che, io penso (sono fiducioso) che arriveranno.
(*) Nelle Basiliche romane, che generalmente surgevano sul Foro, vi si esercitava la giustizia, non avevano quindi funzione di culto.
(**) L’antroponimo ‘Lucer’ potrebbe essere indiziato di aver originato il toponimo Luco (vedi Luco di Mugello)

Paolo Campidori, Copyright

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LA STORIA DEL CAMPANILE DI SAN GIOVANNI MAGGIORE -CAMPANILE DELLA PIEVE DI SAN GIOVANNI MAGGIORE: ROMANICO O ROMANO?

E’ indubbio che il campanile della Pieve di San Giovanni Maggiore eserciti un grande fascino su chi l’osserva per la prima volta, ma non solo. La base massiccia e quadrata della torre con piccolissime aperture ti da più l’impressione di un qualcosa di difensivo, di un “castellum” appunto. La torre poi con la sua forma ottagonale, forma non casuale ma strategica, con i muri spessissimi, e con le aperture a diversi livelli e sui diversi lati, ti dà l’impressione che dovesse servire, agli uomini del castellum per ripararsi dietro le monofore e a sua volta poter “offendere” con frecce o altro. Ma cerchiamo di “leggere” questa importante opera d’arte, anche attraverso l’apporto prezioso degli studiosi che se ne sono occupati di recente e nel passato.
Niccolai, Guida del Mugello pag. 461
Ma la cosa artisticamente forse più interessante della Pieve è l’architettura primitiva dell’alto campanile poligonale risalente al 1000 e in cui si vorrebbero, dopo il progetto dell’architetto Castellucci, riaprire le molte leggerissime finestrine delle facciate.
Adesso il campanile non risulta molto alto. Probabilmente il terremoto del 1919 lo danneggiò seriamente.Bisogna tener conto che  Il Niccolai pubblicò il libro  nel 1914, cinque anni prima dell’evento disastroso.
Daniele Negri, Chiese Romaniche in Toscana, pag. 264
La torre campanaria , impostata su base quadrata, è costruita in aderenza al fianco sinistro, verso la parte absidale: a paramento in bozze di arenaria nella parte basamentale, si eleva su pianta ottagona all’altezza della falda di copertura della chiesa, interamente in laterizio (non è affatto vero ndr), interessata da tre ordini sovrapposti di semplicissime nonofore di grandezza progressivamente crescente (la fattura ed il materiale la rendono analoga alla vicina torre delle pieve di Borgo San Lorenzo)….I caratteri superstiti di S. Giovanni evidenziano, soprattutto nella torre poligonale in cotto, influenze di influssi stilistici di provenienza padana (c’è da notare a questo riguardo che la chiesa sorge sulla faentina, che anche in passato non doveva avere un tracciato troppo diverso dall’attuale).
Qui ci sono proprio dei rilievi grossi da fare a questo studioso. Non è vero che il campanile, esclusa la base in bozze di arenaria, sia stato costruito completamente in laterizio, come il campanile di Borgo San Lorenzo. L’informazione è completamente prima di fondamento. La torre ottagona, come la base, del resto, è tutta costruita in bozze di arenaria; solo la parte destra superiore e il coronamento sono stati rifatti, o per meglio dire restaurati, in laterizio, forse in seguito al terremoto che colpì duramente il Mugello nel 1919. Per quanto riguarda l’ubicazione sulla strada faentina, c’è da osservare che la strada antica passava dalla località Villa Magnani, superava il passo dell’Appennino a Ovest di Casaglia, e nel suo percorso oltreappenninico doveva toccare  le chiese di San Lorenzo a Bignano, Santa Maria a Riocesare (che poi darà il nome alla Badia di Susinana, detta anche di Rio Cesare, situata non sul torrente Riocesare bensì sul Senio), Sant’Andrea al Misileo, Pieve di Santa Maria a Susinana, entrando infine nel territorio di Modigliana e Faenza.
Marco Pinelli, Romanico in Mugello e in Val di Sieve, p. 40
Sopravvive soprattutto (della struttura romanica ndr), piuttosto ben conservato, lo splendido campanile poligonale, che costituisce un’evoluzione del modello più antico delle torri campanarie ravennati a sezione cilindrica, forse attraverso la mediazione di esempi quale il campanile ottagonale della chiesa di Santa Maria ad Nives a Faenza, databile genericamente ai secoli X-XI, ma che trova interessanti riscontri anche nel campanile di Badia a Settimo, a ovest di Firenze, e in un gruppo di campanili umbri. E’ possibile, quindi, che questi edifici siano stati costruiti da maestranze settentrionali giunte in Mugello percorrendo uno dei vari tracciati stradali che collegavano questa zona della toscana settentrionale con l’oltrappennino e che vi introdussero modi ed elementi atti ad articolare la massa muraria, a scandirla ritmicamente e a dotarla di suggestivi contrasti di luce ed ombra, secondo i dettami della cultura romanica padana.
Penso che lo studioso si riferisca alla chiesa di Santa Maria Vecchia, già detta “foris portam”. Questa chiesa fu eretta dai Benedettini neri di Santa Maria foris portam nel sec. IX, utilizzando materiali residui più antichi, anche romani.
Carlo Calzolari – Chiesa fiorentina, pag. 243
La torre campanaria è l’unico avanzo della primitiva costruzione; su di un muro a pianta quadrata in blocchi di arenaria, si eleva con pietre aggettanti agli angoli interni, una costruzione ottagona. All’esterno della torre furono chiuse quasi tutte le aperture e tolto l’originario coronamento che forse era merlato.
Ritengo abbastanza fondata l’idea che il coronamento  della torre o campanile fosse merlato, di ciò ne parlerò in seguito
Tebaldo Lorini – Immagini del Mugello 1900-1930 pag. 132
Una cartolina degli anni seguenti il 1922 illustra la chiesa di San Giovanni Maggiore a Panicaglia, dopo il restaro del 1922.
Va il merito a questo ricercatore, di aver pubblicato un libro d fotografie del Mugello e di  aver inserito la foto della chiesa con il campanile, dopo il restauro del 1922
M. Becattini – A. Granchi – Alto Mugello, Mugello, Val di Sieve pag. 64
Un interessante campanile dell’XI secolo a sezione ottagona, impostato su un basamento quadrato, si  erge a lato del fianco sinistro della chiesa; tre ordini di monofore di dimensioni crescenti si aprono sui lati.
C. Amerighi – Mugello e Val di Sieve pag. 27
La prima cosa che colpisce è il campanile poligonale, a tre ordini di monofore, risalente al Mille circa
SALMI M. – Architettura romanica in Mugello (Riportato da Pinelli in Romanico in Mugello e Val di Sieve pag. 162)
La torre campanaria fu osservata dal Salmi prima del restauro che la riportò alle linee originarie; essa appariva , come risulta da una foto d’epoca, parzialmente intonacata e con alcune delle sue monofore occluse. Lo stesso Salmi esprime il parere che il campanile avesse, in origine, un coronamento merlato; inoltre lo colloca cronologicamente al secolo XI, sulla base dell’aspetto del paramento e sulla composizione in più cunei degli archivolti delle monofore. Quindi afferma che, poco dopo, dovette venir eseguito il raccordo tra torre ottagona e la sua base quadrata. Infine il Salmi ricorda che tale forma di torre campanaria è rarissima i n Toscana e trova riscontro solo in quello della chiesa dei Santi Gervasio e Protasio, nei dintorni di Firenze. Successivamente lo stesso Salmi ebbe a dire che il campanile di San Giovanni Maggiore è “elevato con la semplicità e la grandiosità di una torre romana”.
Quanto afferma il Salmi in questa ultima frase è quanto mai interessante. Forse il Salmi è l’unico studioso ad aver avuto questo geniale intuito  di accostare il campanile della Pieve di San Giovanni Maggiore, con quello di una torre romana, e non “romanica”. Certo se noi prendiamo ad esempio le “Torri Palatine” che costituivano la “porta principalis dextera” delle mura della città augustea di Torino, noi ci rendiamo conto che le affinità fra le due torri e la torre della Pieve di San Giovanni sono impressionanti. Possiamo anche renderci conto come poteva essere in origine la “torre” della Pieve di San Giovanni Maggiore con il coronamento merlato, come suppone il Salmi e il Calzolari. Non dobbiamo dimenticare che proprio qui a San Giovanni Maggiore, come riferisce il Niccolai, poco dopo il declino dell’Impero Romano, nel sec. VI almeno “abbiamo memoria di un Castellum che quivi esisteva, anteriore a quelli di Pulicciano e di Ronta (Niccolai, Guida del Mugello, pag 462)
Salvini e Von Borsig (da Pinelli)
Il campanile unico resto dell’antica Pieve, rappresenta uno sviluppo in Toscana dei campanili circolari ravennati e pongono l’accento sul suo carattere preromanico, dati il risalto delle messe levigate e la mancanza di una rigorosa struttura, tipica dell’architettura romanica (Salvini R. – Von Borsig  T: , Toskana, Munchen 1973). Gli stessi sostengono che la pieve fu completamente riedificata  nella prima metà del XIX secolo, ma ciò non trova il supporto di nessuna fonte.
Anche questi due studiosi pongono l’accento sul carattere preromanico, che condivido ampiamente. Mi sembra anche giusta la supposizione che la chiesa sia stata completamente riedificata nel sec. XIX. Il Calzolari, in Chiesa Fiorentina, pag 243, afferma che: “La chiesa quale oggi si presenta, è frutto di numerosi restauri e ricostruzioni; nella prima metà dello scorso secolo fu ridotta (trasformata ndr) a tre navate, abbellita di piastrelle di maiolica”.
Paolo Campidori
(Copyright P. Campidori)