‘BISCHERO’ VOCABOLO FIORENTINO DERIVA DALL’ETRUSCO?

pisello etrusco

Parte anatomica sessuale, ex voto, ritrovato presso un tempio etrusco. Gli etruschi offrivano queste parti anatomiche (quasi sempre in bronzo o in ceramica) ai loro dei per propiziarsi la loro benevolenza.

 
Anche se l’argomento può prestarsi a fare delle ‘battutacce’ o della facile ironia, noi dobbiamo esaminare l’argomento con serietà.
Oggi la parola ‘bischero’ (*), è usata con grande dovizia sia in ambiente fiorentino che toscano, ma è conosciuta ormai in ogni angolo dell’Italia.
Secondo i ‘luminari’ della lingua ‘ufficiale’ italiana essa viene usata solo in un paio di occasioni. Cito testualmente il vocabolario della lingua italiana Zingarelli. “Bischero – a) legnetto degli strumenti a corda, piccolo, per tendere  le corde; b) bischello, pezzetto di legno per chiudere l’otre”. La “bischeriera” sarebbe il luogo dove si conficcano i bischeri negli strumenti.
Ora esaminiamo come sono fatti i “bischeri” per gli strumenti musicali. Si tratta in sostanza dei cavicchi, fatti a forma di chiave, rotondeggianti, allungati, di forma ‘falloide’, nella parte inferiore e terminanti nella parte superiore con una specie di dischetto, per poter girare il cavicchio, o ‘bischero’ che si voglia chiamare.
Il ‘bischello’ o zipolo (o ‘zipillino’) come viene chiamato nelle campagne toscane, è anch’esso un piccolo legno rotondeggiante, di lunghezza variabile, un po’ rastremato alla sommità che viene infilato nel buco dell’otre per richiudere la botte, dopo aver assaggiato la qualità del vino (in particolare del vino novello).

Già da questi esempi si deduce che “bischero” è un qualcosa a forma di ‘fallo’ che viene inserito in una cavità adatta alla circonferenza del ‘bischero’.
L’accostamento quindi del ‘bischero’ usato per scopi musicali o in enologia con il ‘fallo’, organo umano e animale per la riproduzione, mi sembra fin troppo evidente. Si potrebbero fare altri esempi, ma mi sembra che si rischierebbe di cadere un po’ nel volgare e quindi mi astengo.
Noi dobbiamo provare però che la parola  ‘bischero’ derivi dell’antica lingua fiorentina : l’etrusco, con prove e documenti convincenti (**). Prima però dobbiamo parlare un po’ delle ‘offerte’ (o forse anche ex-voto) oggetti riprodotti in bronzo o ceramica, offerti agli dei (spesso riguardanti la fertilità , ma anche la guarigione da certe malattie) , che sono stati ritrovati nei santuari sparsi un po’ in tutta l’Etruria. Essi consistono in mani, piedi, dita, statuette di offerenti, uteri, intestini e molti, moltissimi falli dalle fogge più differenti. Per quanto riguarda l’organo sessuale maschile alcuni ex-voto presentano solo il fallo altri anche i testicoli.

utero e poppa

Parti anatomiche (utero e seno) offerte come ex voto a divinità etrusche
Il discorso ci porta immediatamente ad esaminare una epigrafe etrusca ritrovata a Paterno di Vallombrosa (AR) che specifica: “EIT VISCRI TUTE ARNΘ ALITLE PUMPUŚ”, che tradotto in italiano significa: “Questo ‘viscere’ ha donato Aruns Alitillius Pomponius”. Questa iscrizione è incisa su una tavoletta di offerente, della metà del III sec. a.C; l’offerente allunga la mano sinistra nella quale tiene un viscere, che dagli studiosi è stato identificato variamente: come un cuore, oppure un fegato, o un fallo.
Se è vero che ‘viscri’ può essere tradotto in senso generale con ‘viscere’ è altresì vero che il fallo in  etrusco è chiamato ‘viscri’, parola da cui deriva vocabolo fiorentino ‘bischero’.

Questa tesi verrebbe ulteriormente avallata dal fatto che nella zona del litorale maremmano, in particolar modo nel livornese, l’organo maschile viene detto popolarmente ‘budiello’ vale a dire un viscere. 
Da quanto sopra esposto, mi sembra che niente lasci un margine di incertezza al fatto che la parola del linguaggio fiorentino ‘bischero’ derivi dall’etrusco. Tuttavia la parola potrebbe avere ‘agganci’ (derivazioni) linguistici con lingue ancora più antiche. Non vogliamo però andare oltre e ci fermiamo qui.

Note:
(*) Il fallo, organo di riproduzione maschile, come pure l’organo femminile,  erano tenuti in grande considerazione dagli etruschi, anche perché essi rappresentavano simbolicamente il maschio e la femmina. Questi simboli (insieme ad altri) erano messi presso le entrate delle tombe (vedi ad esempio Cerveteri, Marzabotto, ecc.) per significare che la tomba apparteneva ad un uomo oppure ad una donna, oppure ad entrambi, se ad esempio marito e moglie venivano tumulati in una tomba di famiglia.

Tomb Markers (cippi) in situ from Cerveteri

Riproduzioni anatomiche sessuali, all’ingresso di una tomba etrusca 
(**) E’ stata spiegata da taluni l’origine di questa parola con un aneddoto che riguarderebbe una ricca famiglia fiorentina del Quattrocento, i Bischeri appunto, che si sarebbe indebitata per faciloneria. Oggi ‘bischero’ significa anche ‘facilone’, una persona poco scaltra, caratteristica non comune ai Fiorentini che sono scaltri, acuti e dotati di una grande intelligenza. 

Paolo Campidori, Copyright

Nota: Mi auguro nell’intelligenza delle persone e mi riferisco particolarmente ai “benpensanti” di non scandalizzarsi, di un argomento (Gli organi sessuali umani) che ho trattato con un pizzico di ironia, ma con serietà,  in quanto  gli etruschi non lo consideravano affatto ‘scabroso’, essendo per essi  un aspetto comune, importantissimo per la loro vita e la loro sopravvivenza. Per una donna, ma anche per un uomo, la “non-fertilità” era  la peggiore disgrazia che gli potesse capitare. Addirittura una donna “non-fertile” era sottovalutata, quasi ghettizzata!